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Elogio della minoranza

“Sa cosa stavo pensando?
Io stavo pensando una cosa molto triste, cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone.
Ma non nel senso di quei film dove c’è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza…e quindi…”
Va beh, auguri …

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Nanni Moretti esterna il suo pensiero ad un allibito Giulio Base nell’episodio In vespa del film Caro Diario, 1993: in un mondo dominato dal caos dei valori, dove le armi dell’ideologia, pur elevate a livello fideistico, non bastano più per poter vivere decentemente, assume importanza essere se stessi, consci della propria diversità e di dove questa ti può portare, alla solitudine o ad essere parte consapevole di una minoranza di persone, mantenendo un’integrità di pensiero ed una correttezza morale di fondo, pur con gli inevitabili adattamenti e compromessi che il vivere sociale spesso richiede e facendo i conti con la propria evoluzione nel corso degli anni.

Buon compleanno Nanni

hghghtyhjutrur“(…) Questo è un metro, vedi?”
“.
“100 cm”.
100 cm …
“Oggi è il tuo compleanno, auguri!”
Grazie!
“Però è parecchio che non fai un film …”
Ma sono successe cose più importanti, è nato Pietro …
“Sì, sì, però cerca di stringere … Quanti anni è che vuoi vivere? 70, 75?”
80!
“80… Allora, tolgo 20… E questo è 80… Oggi compi 44 anni, quindi debbo andar giù fino a qua … Ecco guarda, questo è quello che resta … Auguri, eh, comunque…”
Ma … Come…
Ma no 80! Che stupido, che senso ha 80… Volevo dire 95! 95 anni volevo dire … Mi ha preso in contropiede… 80 meno 44, 80 meno 44… Devo filmare quello che mi piace, non le cose brutte…
Gli stilisti espongono le loro collezioni in un museo di Firenze? E perché devo andare a filmare? C’ è una pazza che si mette in mostra con le sue operazioni di chirurgia plastica dentro un museo? E chi se ne importa! I ritagli che ho accumulato in più di vent’anni solo perché mi facevano arrabbiare … Via! Tutto via!
(…)”.

nnnnnnnnnDialogo tra Nanni Moretti ed un suo amico, poi monologo interiore, tratto dal film Aprile (‘98 ): l’inevitabile senso del tempo che passa, tra le “merendine di quand’ero bambino che non torneranno più” (Palombella Rossa,’89) e la consacrazione dello status di “splendido quarantenne” (Caro Diario, ‘93).
E da domani per Nanni gli anni saranno 60, mentre in termini di realizzazioni filmiche ne sono trascorsi già due da Habemus Papam, in attesa del suo prossimo lavoro (al momento il titolo risulta essere Margherita), e ben 37 dal primo lungometraggio, Io sono un autarchico, girato in super8 (stessa modalità dei corti d’esordio, La sconfitta, Patè de bourgeois, ’73 e Come parli frate?,’74), proiettato al Filmstudio di Roma, portato a 16mm dopo il grande successo di pubblico e critica, distribuito dall’Arci sul territorio nazionale (sempre cineclub o sale d’essai) ed infine trasmesso dal secondo canale Rai.

ttqtUscito in un periodo in cui la commedia all’italiana era ormai incartata su se stessa, Io sono un autarchico ancora oggi risulta alla visione un film dirompente, al limite dell’arroganza, capace di rappresentare criticamente, e con toni autoironici, la generazione del dopo ’68 e degli anni ’70, dalla forte connotazione politica, fra inconcludenza e scarsa capacità analitica.
Al costruire qualcosa di valido nella vita, ad iniziare dai rapporti umani, si preferisce la chiusura in un personale castello dorato (l’autarchia del titolo si riferisce anche alla sfera sentimentale e sessuale), il distacco dalla realtà per arroccarsi in un fondamentalismo ideologico, fuggendo da tutto e da tutti, disperdendosi nei meandri di una presunta superiorità, sino a giungere alla placida accettazione dell’integrazione uniformante senza colpo ferire.

Nanni Moretti

Nanni Moretti

Tutto ciò da cui Nanni è riuscito in qualche modo a distaccarsi, dando forza alla sua voce critica, dapprima tramite l’alter ego Michele Apicella e poi in prima persona (il citato Caro Diario) così da divenire nel tempo, per quanto amato o odiato in uguale misura, uno dei più rappresentativi autori cinematografici.
Film dopo film si è imposto a livello mondiale, mantenendo quelle caratteristiche di “diversità” proprie della sua produzione sin dagli esordi, esternate anche nei settori produttivi e distributivi, nella consueta dicotomia tra assenza ufficiale ed impegno concreto (“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”, Ecce bombo, ’78), che poi, a parere di chi scrive, è l’essenza più affascinante del nostro “splendido sessantenne”, senza dimenticare lucidità e lungimiranza.

Caro diario (1993)

dsqePiù che per i toni autobiografici, sempre presenti nelle sue opere, Caro diario rappresenta un punto di svolta nella carriera di Nanni Moretti per il suo porsi al pubblico in prima persona, senza l’alter ego Michele Apicella. Sceneggiatore, regista ed interprete, Nanni divide il film in tre distinti episodi:In vespa affida alle pagine del suo diario la confidenza di “una cosa che gli piace fare più di tutte”, girare per le strade di Roma in scooter, specie ad agosto, poco traffico e possibilità di osservare i particolari dei vari quartieri, il mutare dell’edilizia con il passare degli anni, immaginare chi vi abita, esternare i propri pensieri alle poche persone che vi sono in giro, il desiderio di “ballare e non veder ballare”. Va al cinema, e non gli vanno giù certi film italiani “generazionali”, con i protagonisti, ex sessantottini, che si piangono addosso, e gli horror-splatter americani osannati da certa critica. L’episodio si conclude ad Ostia: un lungo e silente piano sequenza, con la sola musica di fondo, ci conduce al luogo dove fu ucciso Pasolini, un prato incolto e un brutto monumento a ricordare uno dei più lucidi e liberi intellettuali italiani.

Isole: la necessità di concentrarsi porta Nanni a Lipari, dove abita l’amico Gerardo (Renato Carpentieri), che da 11 anni non guarda la tv e studia l’Ulisse di Joyce. Ma l’isola è rumorosa e i due vanno a Salina, dominata dai figli unici, i cui genitori seguono come un’ ideologia i loro capricci.
La ricerca di tranquillità li porta ad Alicudi, ma Gerardo ha intanto riscoperto la tv, che qui non c’è, per cui fugge via, rinnegando a voce alta tutto ciò in cui credeva di credere.

Medici, il più diretto dei tre episodi, parte con il vero filmato di una seduta di chemioterapia cui Nanni si sottopone, per raccontarci, lucida anamnesi, il suo peregrinare dal “principe dei dermatologi” alla medicina cinese, iniziato con un prurito notturno e terminato con un tumore benigno al sistema linfatico, scoperto causalmente, dopo tante prescrizioni di medicine inutili ed esami stressanti.

Più che egocentrismo, il parlare di sè di Nanni è qui un continuo mettere in discussione i suoi vezzi e le sue idiosincrasie: restando ferme le caratteristiche di “diversità” ed “autarchia” nella personale visione del mondo, e lo sguardo critico e sardonico, il furore iconoclasta si fa meno accentuato.
In un mondo dominato dal caos dei valori, dove le armi dell’ideologia, pur elevate a livello fideistico, non bastano più per poter vivere decentemente, l’importante è essere se stessi, consci della propria diversità e di dove questa ti può portare, alla solitudine o ad essere parte consapevole di una minoranza di persone. Semplice come bere un bicchiere d’acqua, che Nanni, sguardo volto alla macchina da presa, manda giù a fine film: “non si sa perchè ma al mattino, a digiuno, fa comunque bene”.