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Doris Day, lo smagliante sorriso della “vecchia Hollywood”

American actress and singer Doris Day, circa 1955. (Photo by Silver Screen Collection/Getty Images)

Ci lascia Doris Day (Doris von Kappelhoff all’anagrafe, Cincinnati, Ohio, 1922), morta oggi, lunedì 13 maggio, a Carmel, California, cantante ed attrice cinematografica, indimenticabile interprete di film musicali, ma anche drammatici, oltre a brillanti commedie in cui poteva dare adito alla sua naturale propensione verso una comicità  spigliata, cui si univa quel particolare fascino, in parte oggetto di attenti studi relativi all’immagine ad opera del consorte Martin Melcher, impresario musicale, costituito da un suggestivo punto d’incontro tra timidezza e sfrontata esuberanza, sempre ostentando un’integra moralità da brava ragazza americana, quest’ultima spesso bersaglio di perfide battute, come quella, famosa, esternata da Groucho Marx: “E’ da tanto che sto in giro, mi ricordo perfino di quando Doris Day non era ancora vergine”. La passione per la musica ed i successivi studi rivolti alla danza e al canto ricevettero certo influenza dalla professione paterna (organista, maestro di coro ed insegnante di violino), iniziando ad affermarsi come cantante sul finire degli anni ’40, quando incise i primi dischi e  prese parte a varie trasmissioni radiofoniche, per esordire infine al cinema nel 1948 con Amore sotto coperta (Romance On The High Seas), regia di Michael Curtiz, con il quale l’attrice girò altri tre film (Musica per i tuoi sogni, My Dream Is Yours, 1949; Chimere, Young Man With A Horn, 1950;  I’ll see you in my dreams, 1951). Continua a leggere

Milano, Cinema Spazio Oberdan: una personale dedicata a John Huston

John Huston (Disney Wiki-Fandom)

Dal 23 luglio al 12 agosto  Fondazione Cineteca Italiana presenterà al Cinema Spazio Oberdan di Milano una personale in 19 lungometraggi dedicata a John Huston (1906 – 1987) , uno dei massimi registi dell’intera storia del cinema, oltre che uomo di forte personalità, errabonda e avventurosa, dai svariati talenti (pugile, militare di carriera, giornalista, attore, sceneggiatore, documentarista, regista). Le sue opere sono permeate di un vigoroso senso dell’avventura, dal coraggio della sfida, quest’ultima spesso incentrata sulla ricerca di un’illusoria ricchezza, tanto a lungo bramata quanto rapida a sfuggire di mano, nonché della sconfitta, anche quando si mette in piedi una lotta per ciò in cui si crede, una ritrovata luce nell’incedere quotidiano che andrà presto a spegnersi; nel corso della sua carriera si è cimentato in tutti i generi cinematografici, plasmandoli e modificandoli a suo piacimento: dal noir al western, passando per la commedia e il kolossal.
Fra i 19 titoli in cartellone l’unico senza la regia di Huston risulta Chinatown, per il quale Roman Polanski affidò al collega la parte di Noah Cross, un vecchio magnate senza scrupoli di indimenticabile forza espressiva. Continua a leggere

Roma, “Palazzo delle Esposizioni”: “Hollywood Icons. Fotografie dalla Fondazione John Kobal”

Prende il via oggi, sabato 24 giugno, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la mostra fotografica Hollywood Icons. Fotografie dalla Fondazione John Kobal, organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo e presentata dalla John Kobal Foundation in associazione con Terra Esplêndida: un’esposizione incentrata su 161 ritratti, organizzata per decadi, dagli anni Venti fino ai Sessanta, presentando così i divi principali di ciascun periodo, iniziando con le leggende del muto come Charlie Chaplin e Mary Pickford, continuando con gli interpreti dei primi film sonori (Marlene Dietrich, Joan Crawford, Clark Gable, Cary Grant) e concludendo infine con grandi attori del dopoguerra quali Marlon Brando, Paul Newman, Marilyn Monroe, Sophia Loren e Marcello Mastroianni.
Il collezionista e storico del cinema John Kobal, nonché giornalista e scrittore, morto nel 1991 all’età di 51 anni, a partire dai tardi anni sessanta cercò di ricongiungere il lavoro silente svolto dietro le quinte dai tanti fotografi di scena con i loro negativi originali, incoraggiandoli a produrre nuove stampe per mostre che allestì in tutto il mondo, in luoghi come il Victoria & Albert Museum e la National Portrait Gallery a Londra, il MoMA a New York, la National Portrait Gallery a Washington DC, il Los Angeles County Museum of Art. Continua a leggere

Rassegnazione e determinazione

rassegnazione-e-determinazione-L-LiZzS6“Rhett! Rhett… Rhett! Rhett…”
Entra…
“Rhett…”
Melania? E’ …? Riposi in pace, l’unica persona veramente buona che abbia conosciuto. Una signora, una vera signora. Così è morta, per te va proprio bene“.
“Non essere disgustoso…
Le volevo bene, davvero…”
Non me ne sono mai accorto…
Ma ti riconosco il merito di averla apprezzata in extremis…

“Come non apprezzarla? Pensava a tutti meno che a se stessa.
Le sue ultime parole sono state per te…”
Che ha detto ?
“Ha detto: sii buona con tuo marito, ti ama tanto…”
Non ha detto altro?
“Sì, mi ha chiesto di vegliare su Ashley…”
rassegnazione-e-determinazione-L-zQMg9wCosì hai anche il consenso della ex moglie, eh?
“Come sarebbe… Che vuoi fare?”
Ti lascio, mia cara.
Ora ti occorre solo il divorzio e il tuo sogno con Ashley si avvererà
”.
“Oh no! No, no! Ti sbagli!
Ti sbagli, ti assicuro, non voglio il divorzio! Oh Rhett, stasera mi sono resa conto…Ho capito di amarti, ti sono corsa dietro per dirtelo…Caro, caro…”
Ti prego, non continuare. Separiamoci con un po’ di dignità, niente scenate”.
“Che dici? Oh caro, ascoltami, devo averti amato da sempre, solo che ero così sciocca da non saperlo…Ti prego, credimi…Tu mi ami, lo ha detto Melania…”
Lo credo. E che ne farai di Ashley?
“Non era vero amore…”
Era una buona imitazione, però… Fino a stamane… No, è inutile.
Ho tentato di tutto. Se tu mi fossi venuta incontro a mezza strada, magari, quando tornai da Londra…

“Oh, fui così contenta di vederti! Ma tu Rhett eri indisponente…”
Anche quando eri ammalata, per colpa mia, sperai inutilmente che tu mi cercassi e non lo facesti”.
“Volevo farlo, volevo tanto vederti, ma temevo di essere respinta…”
Abbiamo fatto di tutto per non capirci, ma ora è tardi.
Finché c’è stata Diletta potevamo ancora essere felici: in lei vedevo te tornata bambina, come eri una volta, prima che la guerra e la miseria t’ indurissero il cuore. T’assomigliava e avrei voluto viziarla come avrei voluto fare con te. Sparita lei, tutto è finito
”.
“Oh Rhett, ti supplico, non dire così, mi dispiace, mi dispiace tanto, di tutto…”
rassegnazione-e-determinazione-L-729aMwCara, sei davvero una bambina: credi dicendo mi dispiace di cancellare il nostro passato?
Su, prendi il mio fazzoletto… Pare impensabile ma nei momenti più gravi non hai mai il fazzoletto
”.
“Rhett, Rhett… Dove vai?
Vado a Charleston, torno a casa mia”.
“Ti prego, ti prego…Portami con te!”
No. Ne ho abbastanza di tutti.
Cerco la pace. Vedrò se la vita può darmi ancora un po’ di serenità e di dolcezza. Tu sai cosa intendo
”.
“No… So solo che ti amo…”
Questa è la tua disgrazia”.
“Rhett! Rhett… Rhett! Rhett… Se te ne vai che sarà di me? Che farò?”
Francamente, me ne infischio”.
rassegnazione-e-determinazione-L-OcioKB“Non voglio perderlo, non voglio… Ci deve essere il modo di ricondurlo a me…
Oh, non posso pensarci ora, se no divento pazza, ci penserò domani… Eppure devo pensarci, devo pensarci…
Che cosa posso fare?
Cos’è che conta nella vita?”
(…) (…)
“Tara! A casa… A casa mia… E troverò un modo per riconquistarlo! Dopotutto, domani è un altro giorno!”

Dialogo tra Rhett Butler (Clark Gable) e Rossella O’ Hara (Vivien Leigh), nella scena finale di Via col vento, Gone With The Wind, 1939, regia di Victor Fleming, dall’omonimo romanzo di Margaret Mitchell (1936).

Accadde una notte (It Happened One Night), 1934

accadde una notte
“Una storia semplice per gente semplice”: fu questo imperativo a guidare il regista Frank Capra e lo sceneggiatore Robert Riskin nell’adattare per il grande schermo il racconto “Night Bus” di Samuel Hopkins Adams, dando così vita, tra varie difficoltà produttive e l’ostilità dichiarata dei due protagonisti, al film “Accadde una notte”. Ellie Andrews (Claudette Colbert), giovane miliardaria, è decisa a sposare l’aviatore King Westley ( Jameson Thomas ), nonostante la disapprovazione del padre ( Walter Connoly ), che lo ritiene un vanesio arrampicatore sociale; fugge quindi di casa per poter raggiungere l’amato a New York, adattandosi a viaggiare in autobus, sul quale incontra il giornalista Peter Warne (Clark Gable ), che, riconosciutala, si offre di assisterla in cambio di uno scoop esclusivo. I due saranno costretti a condividere varie esperienze e momenti di intimità, come dormire nella stessa stanza di un motel, pur se con una coperta ( “le mura di Gerico” ) tesa tra le pareti atta a dividerli; dopo varie peripezie ed equivoci, Ellie, sostenuta dal padre, abbandonerà sull’altare King per sposare Peter; nel finale, dalla stanza di un albergo il suono di una trombetta annuncia la caduta delle “mura di Gerico”, ormai pericolanti…

Il film, anticipatore tra l’altro dei “road movie”, vide la critica americana indecisa se classificarlo come una “screw comedy” (commedia bizzarra) o una “sophisticated comedy” ma in realtà più che l’appartenenza ad un genere a risaltare è l’abilità di Capra nel confezionare una commedia deliziosamente romantica e poetica, che non deborda mai nel facile sentimentalismo, costellata di situazioni ardite (almeno per l’epoca ) e allusioni sessuali, con gag memorabili (come la scena dell’autostop, dove le belle gambe della Colbert si rivelano più efficaci del pollice di Gable); particolarmente attenta appare l’introspezione psicologica dei personaggi: per l’affascinante e viziata ereditiera si tratta di un vero e proprio viaggio di formazione, costretta com’è ad uscire dal suo agiato mondo di bambagia e a confrontarsi con la triste realtà di un America in preda alla Grande Depressione; anche il personaggio di Peter ha una sua evoluzione, pian piano da tanti particolari e da vari gesti si scoprirà che sotto la ruvida scorza di uomo burbero e rudemente gentile si cela una grande irreprensibilità morale.

Fu il primo film a vincere i cinque Oscar “fondamentali” (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista e miglior sceneggiatura non originale), ebbe un grande successo di pubblico e divenne un vero e proprio modello per molti altri film, americani e non, trionfo di un’ideologia che oggi potrà apparire ingenua, ma a suo modo ancora efficace, secondo la quale gli uomini onesti e di buona volontà, anche nei momenti più bui, possono perseguire il loro diritto alla conquista della felicità.