Archivi tag: CSC-Cineteca Nazionale

Alice nella Città XVI Edizione

Si svolgerà a Roma dal 18 al 28 ottobre  la XVI edizione di Alice nella città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema diretta da Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, da sempre attenta ai temi legati alle giovani generazioni: la selezione, all’interno delle sezioni  Concorso Young Adult (6 eventi speciali e 3 serie), Alice Panorama (10 titoli), Panorama Italia (in collaborazione con il KINO, 9 lungometraggi e 16 cortometraggi selezionati insieme a Premiere Film),  andrà a comporre un programma di anteprime assolute, esordi alla regia e conferme. Titolo di preapertura Johnny English colpisce ancora, diretto da David Kerr ed interpretato da Rowan Atkinson, presente oggi, domenica 7 ottobre, non solo per accompagnare il film, ma anche per partecipare ad un incontro con gli studenti delle scuole di cinema.
Andando nello specifico delle varie sezioni, il Concorso Young Adult vede 11 film partecipanti, che saranno sottoposti al vaglio di una giuria composta da 27 ragazzi e ragazze selezionati su tutto il territorio nazionale; fra le tematiche maggiormente presenti, i legami di sangue, da intendersi anche al di là dell’ambito strettamente familiare, emblematici quindi della costruzione di “altri mondi” possibili, nell’alternarsi di gesti d’amore e lotta quotidiana, ma anche rappresentativi della tensione tra reale e immaginario, fra ciò che è qui e ciò che è altrove. Continua a leggere

Venezia 74: presentato il restauro de “Il deserto rosso”

All’interno della sezione Classici della 74ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stato presentato nei giorni scorsi il restauro de Il deserto rosso, primo film a colori di Michelangelo Antonioni, a dieci anni dalla sua scomparsa. Il film, premiato con il Leone d’Oro alla 25ma Mostra nel 1964, si avvale ora di un restauro in 4K, eseguito da CSC-Cineteca Nazionale, sulla base dei negativi scena e colonna messi a disposizione da RTI-Mediaset,  con la supervisione del direttore della fotografia Luciano Tovoli  riguardo la correzione del colore, nel rispetto dei toni scelti all’epoca da Antonioni e Carlo Di Palma. Il suono è stato restaurato a cura di Federico Savina.
Il presidente di Istituto Luce-Cinecittà Roberto Cicutto, presente alla proiezione insieme, fra gli altri, al ministro Dario Franceschini, al presidente del Centro sperimentale di Cinematografia Felice Laudadio, al direttore della Cineteca Gabriele Antinolfi, ha annunciato che dal prossimo 7 dicembre il MoMa di New York dedicherà ad Antonioni un’ampia retrospettiva.

News da Cannes

30x18-Cannes2014_BDCome preannunciato lo scorso 17 aprile nella conferenza stampa di presentazione, sono stati comunicati sei nuovi titoli che andranno ad integrare il cartellone del 67mo Festival di Cannes (14-25 maggio), inseriti nella Selezione Ufficiale, ma non in corsa per la Palma d’Oro: L’homme qu’on aimait trop (In the Name Of My Daughter, André Téchiné, Fuori Concorso); White God (Fehér Isten, Kornél Mundruczó, Un Certain Regard); El Ardor (Pablo Fendrik), Of Men And War (Des hommes et de la guerre, Laurent Bécue-Renard), Geronimo (Tony Gatlif) e The Owners (Adilkhan Yerzhanov), tutti e quattro programmati all’interno delle Proiezioni Speciali. E’ stato poi presentato il ricco cartellone di Cannes Classics, sezione istituita dieci anni orsono, che permette di mettere in evidenza tutto il lavoro compiuto da Enti, Associazioni, Cineteche, Archivi Nazionali, per preservare tramite idoneo restauro capolavori o semplicemente opere dimenticate della cinematografia mondiale ed offrirgli opportuno risalto.
In segno dei tempi le proiezioni in DCP 2K o 4K DCP prenderanno il posto, volenti o nolenti, di quelle in 35mm. Continua a leggere

“Roma città aperta”, il film simbolo della Liberazione ritorna restaurato nelle sale italiane

1Da domani, lunedì 31 marzo, e per tutto il mese di aprile, in 70 sale italiane, sarà proiettato il nuovo titolo del progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema promosso dalla Cineteca di Bologna e Circuito Cinema, volto ad assicurare una prima visione ai classici restaurati: Roma città aperta, il film simbolo di una nazione, del suo popolo, dei suoi valori, della Resistenza e di una nuova Italia che nasceva dal dolore della guerra, così come del Neorealismo cinematografico in qualità d’inedita espressione della nostra cultura (vinse il Grand Prix al Festival di Cannes del ’46 e ottenne una nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale), torna a rivivere grazie al nuovo restauro che rappresenta l’apice del Progetto Rossellini. Infatti, grazie agli sforzi di Istituto Luce Cinecittà, Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale e Coproduction Office, si è reso possibile il recupero di molti film diretti da Rossellini (La macchina ammazzacattivi, India, Viaggio in Italia, Stromboli terra di Dio, Una voce umana), presentati nel corso di questi anni al Festival di Cannes, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Torino Film Festival.

Anna Magnani

Anna Magnani

La proiezione in prima assoluta del suddetto nuovo restauro, realizzato dal laboratorio della Cineteca di Bologna, L’Immagine Ritrovata, a partire dal negativo originale ritrovato nel 2004 e conservato presso la Cineteca Nazionale, ha avuto già luogo nell’ambito di una serata evento, il 3 luglio dello scorso anno, a Bologna, in Piazza Maggiore, all’interno della XXVII Edizione del festival Il cinema ritrovato, sempre promosso dalla Cineteca di Bologna. Ora invece anticipa i festeggiamenti per il 70mo anniversario della Liberazione di Roma, avvenuta tra il 4 e il 5 giugno 1944.
Il negativo originale si credeva perduto: la leggenda narra che il film fosse stato girato su stock di pellicola trovata in giro, scaduta, comprata al mercato nero, ed in effetti quando alla Cineteca Nazionale, nel 2004, riemerse un negativo, si poté verificare come si trattasse proprio di “frattaglie” di pellicola di diversa provenienza, confermando così di essere tornati in possesso proprio del negativo originale. Il lavoro di schedatura portò a un primo restauro, utilizzato come riferimento per quello realizzato in seguito usufruendo di uno standard digitale di qualità ancora più elevata (4K). Continua a leggere

Il ritorno de “Il Gattopardo”

Il_Gattopardo_manifesto1963-2013: a 50 anni dalla sua prima uscita, Il Gattopardo di Luchino Visconti farà ritorno in 70 sale italiane da lunedì 28 ottobre nella versione restaurata da Titanus, Cineteca di Bologna e dal suo laboratorio L’Immagine Ritrovata, in collaborazione con The Film Foundation di Martin Scorsese, Pathé, Fondation Jérôme Seydoux, Twentieth Century Fox e CSC-Cineteca Nazionale, con il sostegno di Gucci.
Dopo Dial M for Murder di Alfred Hitchcock, questo secondo titolo rappresenta un’altra significativa tappa del nuovo progetto distributivo della Cineteca di Bologna (in collaborazione con Circuito Cinema), Il Cinema Ritrovato. Al cinema.

Al film è abbinato, precedendone la proiezione, il documentario I due Gattopardi, realizzato da Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice, giornalisti e scrittori, autori del libro Operazione Gattopardo – Come Luchino Visconti trasformò un romanzo di “destra” in un successo di “sinistra” (Le Mani, 2013), recentemente insignito del premio Efebo/SNGCI come miglior libro di cinema del 2013: vengono ripercorse le complesse vicende che portarono alla realizzazione della pellicola, a partire dalle traversie subite dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957), uscito postumo dopo il rifiuto degli editori Mondadori ed Einaudi, grazie a Giorgio Bassani, per i tipi Feltrinelli, nel 1958, (l’anno successivo vinse il Premio Strega).

trtrNel confronto fra libro e film, si passa dalla tempesta di critiche che il romanzo suscitò, all’attenzione del Partito Comunista per la trasposizione in pellicola, arrivando infine al lungo e difficile lavoro di scrittura.
Si mirava ad una sceneggiatura che potesse soddisfare le diverse esigenze artistiche, ideologiche e produttive, anche nella considerazione delle studiate infedeltà cui Visconti piegò il testo originario, lavorando all’adattamento con i suoi collaboratori di fiducia, Suso Cecchi d’Amico ed Enrico Medioli.
Al gruppo si unirono in seguito due sceneggiatori della Titanus, Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa (che avevano già partecipato a Rocco e i suoi fratelli).

Parte sostanziale del documentario sono poi le scene inedite, ritrovate da Anile e Giannice, tagliate da Visconti dopo alcuni mesi di regolare distribuzione in sala, da allora dimenticate e mai più viste:la prima del film, al Cinema Barberini di Roma il 27 marzo 1963, prevedeva infatti una versione più lunga di quella distribuita successivamente e presentata anche al 16mo Festival di Cannes, dove vinse la la Palma d’Oro, alla quale si aggiunsero tre Nastri d’argento ( fotografia, Giuseppe Rotunno; scenografia, Mario Garbuglia; Costumi, Piero Tosi) e il David di Donatello a Goffredo Lombardo per la miglior produzione.

Claudia Cardinale e Burt Lancaster (Wikipedia)

Claudia Cardinale e Burt Lancaster (Wikipedia)

Tornando al film, fra le sequenze più famose vi è certo quella del ballo, il cui motivo musicale è costituito dalla partitura inedita di un Valzer brillante di Giuseppe Verdi, che questi aveva a suo tempo dedicato alla contessa Maffei, il cui manoscritto originale era stato acquistato presso una libreria antiquaria romana da Mario Serandrei, montatore del film e amico sia di Visconti che di Rota, e regalato al primo. La partitura per pianoforte è stata orchestrata successivamente da Rota per piccolo ensemble e utilizzata per le evoluzioni in a solo di Fabrizio e Angelica. Riguardo i rimanenti Ballabili, forse con la stessa complicità di Visconti e a totale insaputa della critica cinematografica e musicale, Rota agì secondo una delle sue consuete operazioni di recupero: orchestrati nello stesso modo, i suddetti brani facevano infatti parte della colonna sonora del film Appassionatamente (1954, Giacomo Gentilomo), fimata appunto da Rota.
Il prossimo titolo restaurato e riportato al cinema dalla Cineteca di Bologna e da Circuito Cinema sarà Les Enfants du Paradis di Marcel Carné, in sala dal 25 novembre.
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Luchino Visconti

Luchino Visconti

(…)“Del romanzo di Lampedusa non abbiamo sottaciuto un solo momento o aspetto o dialogo decisivo; in più abbiamo dato corpo ad alcuni motivi che nel romanzo sono presenti in accenni informativi. Prima di tutto la rivoluzione palermitana, le battaglie garibaldine, il linciaggio degli sbirri borbonici: tutto questo era necessario per spiegare la potenza dirompente della congiuntura storica e il rischio reale che Tancredi accetta di correre, per inseguire il suo deliberato disegno di essere alla testa dei fatti per dominare i fatti stessi. In secondo luogo il rapporto tra don Calogero e i contadini (cui più volte si accenna nei dialoghi del libro), per rendere evidente una delle componenti del prezzo e della posta in gioco nel contratto di matrimonio fra Tancredi e Angelica. In terzo luogo le conseguenze della disperata impresa di Aspromonte. Alcuni disertori dell’esercito regio che nel 1862 obbedirono all’appello di Garibaldi per seguirlo ad Aspromonte furono fucilati come disertori. Naturalmente non ci siamo presi la libertà di introdurre questo episodio nel film; ma è una realtà che echeggia nel ballo, e della quale Fabrizio è ben consapevole.

Alla fine della festa infatti, come in un commiato solenne e amaro allo stesso tempo, le carrozze degli invitati tornano alle loro case alle prime luci dell’alba, mentre il principe Fabrizio si avvia solo per le vie della vecchia città (…). Se qualcuno dicesse che in Lampedusa i modi particolari di affrontare i temi della vita sociale e dell’esistenza che furono del realismo verghiano e della “memoria” di Proust trovano un loro punto di incontro e di sutura, mi dichiarerei d’accordo con lui. È sotto questa suggestione che ho riletto il romanzo le mille volte, e che ho realizzato il film. Sarebbe la mia ambizione più sentita quella di aver fatto ricordare in Tancredi e Angelica la notte del ballo in casa Ponteleone, Odette e Swann, e in don Calogero Sedàra, nei suoi rapporti coi contadini e nella notte del Plebiscito, Mastro don Gesualdo. (…)

Del resto, il tema centrale del Gattopardo – “perché tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi” – non mi ha interessato soltanto sotto la critica spietata al trasformismo che pesa come una cappa di piombo sul nostro paese e che gli ha impedito di cambiare davvero fino ad oggi, ma sotto l’aspetto più universale, e purtroppo attualissimo, di piegare la spinta del mondo verso il nuovo alle regole del vecchio, facendo ambiguamente e ipocritamente sovraneggiare quelle da queste” (Antonello Trombadori, Dialogo con Visconti, in Il film Il Gattopardo e la regia di Luchino Visconti, a cura di Suso Cecchi d’Amico, Bologna, Cappelli, 1963, pp. 28-30).
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Claudia Cardinale

Claudia Cardinale

Il Gattopardo di Luchino Visconti, versione restaurata Italia-Francia, 1963 durata: 185’. Soggetto: dal romanzo omonimo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Sceneggiatura: Luchino Visconti, Suso Cecchi d’Amico, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Enrico Medioli. Fotografia: Giuseppe Rotunno. Montaggio: Mario Serandrei. Musica: Nino Rota. Interpreti: Burt Lancaster (Don Fabrizio, Principe di Salina), Alain Delon (Tancredi Falconeri, nipote del Principe), Claudia Cardinale (Angelica Sedara), Romolo Valli (padre Pirrone), Paolo Stoppa (don Calogero Sedara), Serge Reggiani (don Ciccio Tumeo), Rina Morelli (Maria Stella, moglie del Principe), Lucilla Morlacchi (Concetta), Leslie French (Chevalley), Pierre Clementi (Francesco Paolo), Ivo Garrani (colonnello Pallavicino), Giuliano Gemma (generale garibaldino), Mario Girotti (conte Cavriaghi), Anna Maria Bottini (la governante, M.lle Dombreuil), Lola Braccini (donna Margherita), Olimpia Cavalli (Mariannina), Ottavia Piccolo (Caterina).Produzione: Goffredo Lombardo per Titanus.

Bologna : il restauro di “Roma città aperta” in Piazza Maggiore per “Il cinema ritrovato”

bologna-il-restauro-di-roma-citta-aperta-in-p-L-w_sdC1Roma città aperta, il film simbolo di una nazione, del suo popolo, dei suoi valori, della Resistenza e di una nuova Italia che nasceva dal dolore della guerra, così come del Neorealismo cinematografico in qualità d’inedita espressione della nostra cultura (vinse il Grand Prix al Festival di Cannes del ’46 e ottenne una nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale), torna a rivivere grazie al nuovo restauro che rappresenta l’apice del Progetto Rossellini: grazie agli sforzi di Istituto Luce Cinecittà, Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale e Coproduction Office, è stato infatti reso possibile il recupero di molti film diretti da Roberto Rossellini (La macchina ammazzacattivi, India, Viaggio in Italia, Stromboli terra di Dio, Una voce umana), presentati in questi anni al Festival di Cannes, alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e al Torino Film Festival.

Roberto Rossellini (Wikipedia)

Roberto Rossellini (Wikipedia)

La proiezione in prima assoluta del suddetto nuovo restauro avverrà nell’ambito di una serata evento, mercoledì 3 luglio a Bologna, in Piazza Maggiore, all’interno della XXVII Edizione del festival Il cinema ritrovato, promosso dalla Cineteca di Bologna, che si svolgerà dal 29 giugno al 6 luglio, intrecciandosi con il cartellone estivo Sotto le stelle del cinema, programma di quaranta serate allestito ogni anno, gratuitamente, dalla stessa Cineteca.
Il restauro di Roma città aperta è stato realizzato dal laboratorio della Cineteca di Bologna L’Immagine Ritrovata, a partire dal negativo originale ritrovato nel 2004 e conservato presso la Cineteca Nazionale.

bologna-il-restauro-di-roma-citta-aperta-in-p-L-VpDEmDIl film venne realizzato da Rossellini due mesi dopo la liberazione della capitale, in condizioni precarie, usando pellicola scaduta, girando per lo più in mezzo alla strada o in teatri di posa improvvisati, vista l’inagibilità di Cinecittà.
In origine doveva essere un semplice documentario su Giuseppe Morosini, il prete fucilato a Roma dai nazisti nel ’44, ma in seguito divenne, su soggetto di Sergio Amidei e Alberto Consiglio, sceneggiatura di Federico Fellini, Amidei, nonché dello stesso regista e di Celeste Negarville (non accreditati), una storia di più ampio respiro, nella quale convergono vari accadimenti intrecciati tra loro, lasciando fluire la vitale irruenza di una visione della realtà non artefatta, spietatamente documentata nel suo stato attuale, che, senza filtri o artifici, riesce a raggiungere livelli di pathos altissimi.

Anna Magnani e Aldo Fabrizi

Anna Magnani e Aldo Fabrizi

Indimenticabili scene come la straziante uccisione di Pina, personaggio interpretato con vivida intensità da Anna Magnani (il prossimo 26 settembre ricorrerà il quarantennale della sua morte), o la commovente e composta esecuzione di don Pietro (Aldo Fabrizi), il quale si fà simbolo di una ritrovata coscienza e di una moralità dal valore universale (“Non è difficile morire bene, difficile è vivere bene”, saranno le sue ultime parole), per un film ancora oggi estremamente coinvolgente, meritevole sicuramente di un attento restauro per confermare e sostenere nel tempo la sua indubbia dimensione di capolavoro sempre amato dal grande pubblico, che aiuta a mantenere vivo il ricordo su un periodo storico del nostro paese, al di là dei facili revisionismi e calcolati oblii.