“Roma città aperta”, il film simbolo della Liberazione ritorna restaurato nelle sale italiane

1Da domani, lunedì 31 marzo, e per tutto il mese di aprile, in 70 sale italiane, sarà proiettato il nuovo titolo del progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema promosso dalla Cineteca di Bologna e Circuito Cinema, volto ad assicurare una prima visione ai classici restaurati: Roma città aperta, il film simbolo di una nazione, del suo popolo, dei suoi valori, della Resistenza e di una nuova Italia che nasceva dal dolore della guerra, così come del Neorealismo cinematografico in qualità d’inedita espressione della nostra cultura (vinse il Grand Prix al Festival di Cannes del ’46 e ottenne una nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale), torna a rivivere grazie al nuovo restauro che rappresenta l’apice del Progetto Rossellini. Infatti, grazie agli sforzi di Istituto Luce Cinecittà, Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale e Coproduction Office, si è reso possibile il recupero di molti film diretti da Rossellini (La macchina ammazzacattivi, India, Viaggio in Italia, Stromboli terra di Dio, Una voce umana), presentati nel corso di questi anni al Festival di Cannes, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Torino Film Festival.

Anna Magnani
Anna Magnani

La proiezione in prima assoluta del suddetto nuovo restauro, realizzato dal laboratorio della Cineteca di Bologna, L’Immagine Ritrovata, a partire dal negativo originale ritrovato nel 2004 e conservato presso la Cineteca Nazionale, ha avuto già luogo nell’ambito di una serata evento, il 3 luglio dello scorso anno, a Bologna, in Piazza Maggiore, all’interno della XXVII Edizione del festival Il cinema ritrovato, sempre promosso dalla Cineteca di Bologna. Ora invece anticipa i festeggiamenti per il 70mo anniversario della Liberazione di Roma, avvenuta tra il 4 e il 5 giugno 1944.
Il negativo originale si credeva perduto: la leggenda narra che il film fosse stato girato su stock di pellicola trovata in giro, scaduta, comprata al mercato nero, ed in effetti quando alla Cineteca Nazionale, nel 2004, riemerse un negativo, si poté verificare come si trattasse proprio di “frattaglie” di pellicola di diversa provenienza, confermando così di essere tornati in possesso proprio del negativo originale. Il lavoro di schedatura portò a un primo restauro, utilizzato come riferimento per quello realizzato in seguito usufruendo di uno standard digitale di qualità ancora più elevata (4K).

Magnani e Aldo Fabrizi
Magnani e Aldo Fabrizi

Il film venne realizzato da Rossellini a partire dal settembre ’44, tre mesi dopo la liberazione della capitale, una volta che ebbe persuaso la contessa Chiara Politi, amministratrice delegata della Cis Nettunia (Compagnia Italiana SuperFilm Nettunia), a produrre un film di ambientazione attuale di cui egli stesso sarà il regista. La prima idea della storia di Roma città aperta risale a un soggetto dello scrittore, giornalista e critico letterario Alberto Consiglio (1902-1973), La disfatta di Satana, ispirato alla figura di don Pietro Pappagallo, trucidato dai nazifascisti alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.
Il soggetto di Consiglio, ribattezzato Ieri, doveva essere il primo dei due episodi di Ieri – Domani, titolo del progetto iniziale. Un secondo soggetto, attualmente perduto, era di Ivo Perilli, Turi Vasile (non accreditato) e Rossellini, ma pare che non ne sia rimasta traccia nella sceneggiatura. I due soggetti vennero acquistati dalla Cis Nettunia, ma la struttura ad episodi fu rapidamente abbandonata e si decise di intrecciare le vicende di personaggi diversi in una storia di più ampio respiro, nella quale convergono vari accadimenti intrecciati tra loro, lasciando fluire la vitale irruenza di una visione della realtà non artefatta, spietatamente documentata nel suo stato attuale, che, senza filtri o artifici, riesce a raggiungere livelli di pathos altissimi, ambientata durante l’occupazione nazista della Capitale.

Roberto Rossellini (Wikipedia)
Roberto Rossellini (Wikipedia)

Alla sceneggiatura, basata sul soggetto originario, lavorarono dal dicembre 1944 Sergio Amidei, Consiglio, Celeste Negarville e lo stesso Rossellini, cui si aggiunsero il giornalista e scrittore Ferruccio Disnan e Federico Fellini, una volta che Aldo Fabrizi accettò di essere uno dei protagonisti del film.
Infatti Disnan e Fellini, a quell’epoca, lavoravano già da anni per il comico romano, collaborando alle stesure dei film che interpretava.
In seguito, Disnan si ritirò dal film per dissapori con Amidei.
Nel febbraio del 1945 il titolo divenne Città aperta e dopo la metà di aprile assunse quello quasi definitivo di Roma, città aperta (inizialmente citato con la virgola). Le riprese, avvenute in condizioni precarie (si girava per lo più in mezzo alla strada o in teatri di posa improvvisati, vista l’inagibilità di Cinecittà), terminarono ai primi di giugno del 1945; la prima proiezione pubblica si tenne al Festival del Quirino a Roma, il 24 settembre.
Don Pietro Pellegrini (interpretato da Aldo Fabrizi), ispirato nel soggetto, come scritto, a don Pietro Pappagallo, in fase di sceneggiatura fu modellato sulla figura di don Giuseppe Morosini, anch’egli impegnato ad aiutare la Resistenza, arrestato dalla Gestapo in seguito a delazione, torturato e fucilato il 3 aprile 1944 a Forte Bravetta. Secondo Stefano Roncoroni, fu una “sostituzione in corsa”, “sicuramente dovuta alla volontà di non evocare il luogo reale dov’era morto don Pappagallo, le Fosse Ardeatine, per non rievocare la causa che le aveva prodotte, ovvero l’attentato di via Rasella” (La storia di Roma città aperta, Cineteca di Bologna – Le Mani, Recco 2006, p. 26).

4Il personaggio di Pina, per cui si era pensato inizialmente a Clara Calamai, venne poi assegnato ad Anna Magnani, ma non era previsto nel soggetto e fu inserito solo durante la stesura della sceneggiatura, ispirato dalla figura di una popolana romana, Teresa Gullace, madre di cinque figli e in attesa di un sesto, uccisa da un soldato tedesco il 3 marzo 1944, mentre tentava di consegnare un pezzo di pane al marito Girolamo, tra i “rastrellati” e condotti nella caserma dell’81° Fanteria di Viale Giulio Cesare (la sua storia è narrata nel bel docufilm Anna, Teresa e le Resistenti, di Matteo Scarfò). Amidei racconta di avere letto la notizia dell’assassinio della donna riportata da “l’Unità” il 15 marzo. Fabrizi e Magnani con la loro interpretazione, vivida, intensa, partecipe, hanno reso indimenticabili scene quali la straziante uccisione di Pina, o la commovente e composta esecuzione di don Pietro, il quale si rende simbolo di una ritrovata coscienza e di una moralità dal valore universale (“Non è difficile morire bene, difficile è vivere bene”, saranno le sue ultime parole), per un film ancora oggi estremamente coinvolgente, meritevole sicuramente di un attento restauro per confermare e sostenere nel tempo la sua indubbia dimensione di capolavoro sempre amato dal grande pubblico, che aiuta a mantenere vivo il ricordo su un periodo storico del nostro paese, al di là dei facili revisionismi e calcolati oblii.

locandinaRoma città aperta, di Roberto Rossellini (Italia/1945, 100’) edizione restaurata. Restaurato al laboratorio L’Immagine Ritrovata nell’ambito del Progetto Rossellini promosso da Istituto Luce Cinecittà, Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale, Coproduction Office. Soggetto: Sergio Amidei, Alberto Consiglio, Ivo Perilli. Sceneggiatura: Sergio Amidei, Roberto Rossellini, Federico Fellini, Ferruccio Disnan. Fotografia: Ubaldo Arata. Montaggio: Eraldo Da Roma. Interpreti: Anna Magnani (Pina), Aldo Fabrizi (don Pietro Pellegrini), Vito Annichiarico (Marcello), Nando Bruno (Agostino, il sagrestano), Harry Feist (maggiore Fritz Bergmann), Francesco Grandjacquet (Francesco), Maria Michi (Marina Mari), Marcello Pagliero (ingegner Manfredi), Eduardo Passarelli (brigadiere metropolitano), Carlo Sindici (questore), Giovanna Galletti (Ingrid).
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Con Roma città aperta l’Italia ha riconquistato il diritto di guardarsi di nuovo in faccia (Jean-Luc Godard).


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