Archivi tag: Fred Astaire

Cappello a cilindro (Top Hat, 1935)

Londra, anni ’30. Il ballerino americano Jerry Travers (Fred Astaire) incontra il suo impresario, Horace Hardwick (Edward Everett Horton), in vista di uno spettacolo che si terrà a breve nella capitale inglese. Jerry nutre una tale passione per la danza che ogni luogo gli appare idoneo ad esternare la sua bravura, come l’improvvisato tip-tap in cui si prodiga nella camera d’albergo di Horace, disturbando però il riposo dell’indossatrice  Dale Tremont (Ginger Rogers), che dimora nella stanza sottostante.
La donna, dopo aver avvisato la direzione, si reca furente al piano di sopra: l’incontro con il galante ed eccentrico ballerino pare risolversi nel classico colpo di fulmine, anche se Dale sulle prime sembra resistere alla corte sfrenata di Jerry, il quale si prodiga ad inseguirla per tutta Londra, finché l’amore, complice anche un improvviso temporale, troverà la strada della reciprocità.
Ma un banale equivoco si mette di mezzo: Dale scambia Jerry per Horace, che è sposato con la sua cara amica Madge (Helen Broderick), per cui da qui in poi vi sarà un susseguirsi di malintesi, accompagnati da sonori ceffoni.
La resa dei conti avrà luogo a Venezia, ma solo dopo un certo scompiglio creato dal matrimonio fra Dale ed il focoso stilista italiano Alberto Beddini (Erik Rhodes), da tempo spasimante dell’affascinante modella … Continua a leggere

Ricordando Stanley Donen: Indiscreto (Indiscreet, 1958)

Stanley Donen (South Carolina Hall of Fame)

E’ morto oggi, sabato 23 febbraio, il regista cinematografico e coreografo Stanley Donen (Columbia, South Carolina, 1924), autore dall’impagabile poliedricità, dote che gli ha permesso, spesso attraverso intuizioni geniali, di andare oltre il musical quale genere cinematografico prediletto (Singin’in the Rain, codiretto insieme  a Gene Kelly, 1952; Seven Brides for Seven Brothers, 1954, fra gli altri), regalandoci opere impeccabili nella loro raffinata costruzione, soprattutto commedie (curiosamente simili nel loro andamento generale ad una felice partitura musicale). Dopo gli studi di danza classica al Town Theater della sua città natale, Donen intraprese l’attività  di ballerino, debuttando a Broadway (il musical Paul Joey), conoscendo così il citato Gene Kelly, con il quale, dopo tutta una serie di attività come coreografo in molti film, esordì nel 1949 sul grande schermo in qualità di regista, l’innovativo musical On The Town (Un giorno a New York), con la Grande Mela a fare da proscenio in luogo degli abituali studios, proseguendo due anni dopo con Royal Wedding e trovando definitiva affermazione come “il re dei musical hollywoodiani” (David Quinlan) con i sopra nominati Singin’in the Rain e Seven Brides for Seven Brothers, pregni, in particolare il primo titolo, che stigmatizza il passaggio dal muto al sonoro, di una mirabile e vivida carica espressiva, creando una definitiva sinergia fra canzoni, numeri di ballo e narrazione. Continua a leggere

Milano, Fondazione Cineteca Italiana omaggia Stanley Donen ed Asghar Farhadi

Stanley Donen (Napoli Film Festival)

Da mercoledì 26 dicembre a sabato 5 gennaio al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenterà Stanley Donen, The King of Musicals, omaggio ad un regista dall’impagabile poliedricità, dote che gli ha consentito, spesso attraverso intuizioni geniali, di andare oltre il musical quale genere cinematografico prediletto (Singin’in the Rain, codiretto insieme a Gene Kelly, 1952; Seven Brides for Seven Brothers, 1954, fra gli altri), regalandoci opere impeccabili nella loro raffinata costruzione, soprattutto commedie, quest’ultime curiosamente simili nel loro andamento generale ad una felice partitura musicale. In cartellone titoli come Due per la strada (1967), road movie romantico interpretato da Audrey Hepburn e Albert Finney o Cenerentola a Parigi (1957), protagonista ancora la Hepburn, affiancata da Fred Astaire, grandi classici quali il citato Cantando sotto la pioggia e Un giorno a New York (1949), interpretato da Gene Kelly e Frank Sinatra. Continua a leggere

Milano, MIC – Museo Interattivo del Cinema: “100 anni di Rita Hayworth”

Rita Hayworth (Marilyn-Corriere)

I’m not very good with zippers, but maybe if i had some help…” Difficile dimenticare la scena in cui Rita Hayworth, nei panni di Gilda, dopo essersi esibita in una danza tanto scomposta quanto sensuale, giocando anche con la fluente chioma rossa ed intonando Put the Blame on Mame (ma la voce è di Anita Ellis), inizia a sfilarsi un guanto e poi candidamente ammette di avere un problema con la chiusura lampo del fasciante vestito nero, invitando qualche volontario fra il pubblico, ed accorreranno subitamente, ad intervenire in suo aiuto… Una sequenza simbolica, con lo sguardo ammiccante ripreso dalla macchina da presa di Charles Vidor come a restituire quello proprio degli spettatori in sala, avvolti nel buio appena rischiarato dal fascio di luce immaginifico, a rendere sullo schermo la magia di un sogno condiviso.
Il film, è, ça va sans dire, Gilda, 1946, a fianco di Rita vi è John Ford nelle vesti di Johnny, una pellicola che condizionò molto la carriera di un’attrice poliedrica, interprete di opere drammatiche, ma anche di musical (You Were Never Lovelier, con Fred Astaire, 1942, regia di William A. Seiter), ricordando al riguardo la destrutturazione dell’iconica figura operata da Orson Welles ne The Lady from Shanghai, 1947. Continua a leggere

36mo Torino Film Festival: il manifesto omaggia Rita Hayworth

E’ dedicato a Rita Hayworth il manifesto del 36mo Torino Film Festival (23 novembre -1 dicembre), una delle grandi dive del ventesimo secolo, il cui centenario della nascita ricorre il prossimo 17 ottobre.
L’immagine è tratta dal film Non sei mai stata così bella (You Were Never Lovelier), interpretato insieme con Fred Astaire, diretto nel 1942 da William A. Seiter. “Rita più che Gilda; la ballerina vitale e agilissima che danzò con Fred Astaire e con Gene Kelly, più che la sirena sinuosa e pericolosa, simbolo della dark lady nell’immaginario collettivo” ha dichiarato il direttore artistico Emanuela Martini, “La ragazza che sapeva essere una commediante più che l’icona sexy la cui foto fu appiccicata sulla bomba sganciata sull’Atollo Bikini. Senza dimenticare Gilda, è soprattutto a questa Rita che il Torino Film Festival rende omaggio nell’anno del centenario della sua nascita”.

Milano, MIC – Museo Interattivo del Cinema: “Il musical Usa-Italia”

Poster-Band-Wagon-The_01Da oggi, martedì 14 luglio, e fino a domenica 2 agosto, a Milano, presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema (Viale Fulvio Testi, 121), Fondazione Cineteca Italiana presenta Il musical Usa – Italia, rassegna che in occasione dei 120 anni dalla nascita del cinema intende offrire una panoramica sul genere cinematografico americano per eccellenza, il musical, concentrandosi particolarmente sulla produzione oltreoceano degli anni Quaranta.

Tra i tanti nomi, da ricordare il regista Vincente Minnelli con Spettacolo di varietà (The Band Wagon, 1953), Un americano a Parigi (An American in Paris, 1951) e Il pirata (The Pirate, 1947); Busby Berkeley, maestro dell’immagine coreograficamente costruita, con Quarantaduesima Strada (42nd Street, regia di Lloyd Bacon); la coppia Fred Astaire & Ginger Rogers con Cappello a cilindro (Top Hat, diretto da Mark Sandrich); Frank Sinatra “The Voice” e Gene Kelly con Due marinai e una ragazza (Anchors Aweigh, George Sidney, 1945) e Un giorno a New York (On the Town, Gene Kelly e George Sidney, 1949).
Non poteva certo mancare un classico come Il mago di Oz (The Wizard of Oz, Victor Fleming), con una giovanissima Judy Garland. Continua a leggere

Garbo laughs again!

Ninotchka_locandina_01Appuntamento lunedì 6 gennaio in 70 sale italiane con Ninotchka, film diretto nel ’39 da Ernst Lubitsch, il quinto titolo del progetto di distribuzione Il Cinema Ritrovato. Al cinema, inaugurato dalla Cineteca di Bologna e Circuito Cinema per riportare in sala ogni lunedì e martedì i grandi classici restaurati.
“Garbo laughs! La Garbo ride!”, un lancio pubblicitario entrato di diritto nella storia del cinema quello studiato al tempo per un film a sua volta avvolto nel mito, tanto per l’interpretazione di Greta Garbo, la quale offre in una famosa scena la sua prima risata (doppiata), quanto per l’ormai tipico e consolidato Lubitsch Touch, costituito da un notevole senso dello spettacolo ed una grande abilità nella direzione degli attori.
Un personale percorso creativo, volto ad elevare a stile grazia e leggerezza, non disgiunte da una certa profondità, il quale ha rappresentato una felice costante nella produzione di Lubitsch, distante dalle esperienze espressioniste proprie del cinema della sua terra d’origine. Il regista, naturalizzato statunitense, era infatti nato a Berlino, nel 1892, e dopo una serie di esperienze come attore e regista si trasferì ad Hollywood nel ’23, chiamato da Mary Pickford, perché la dirigesse in Rosita.

untitledDa non sottovalutare poi l’apporto offerto dal trio di sceneggiatori, Charles Brackett, Walter Reisch e Billy Wilder, che lavorarono su un soggetto tratto dall’omonimo romanzo di Melchior Lengyel, ed imbastirono una storia ambientata a Parigi, città dove giungono tre inviati del governo sovietico, col proposito di vendere i gioielli confiscati alla granduchessa Swana durante la rivoluzione.
Ma l’aria della capitale europea si rivelerà presto apportatrice di inedite tentazioni e così la citata granduchessa, qui in esilio, si servirà del suo amante Léon (Melvyn Douglas) per impedire la vendita, anche se i piani di quest’ultimo per irretire i tre emissari, fra agi e lussi loro sconosciuti, saranno sconvolti, almeno inizialmente, dall’arrivo di un inflessibile commissario, la compagna Nina Yakushova (Garbo)…

Greta Garbo e Melvyn Douglas

Greta Garbo e Melvyn Douglas

Il restauro del film è stato curato dalla Warner Bros, per concessione di Hollywood Classics, e viene proposto in versione originale con sottotitoli in italiano.
Un’occasione per rivedere o scoprire sul grande schermo una commedia elegante (la splendida scenografia di Cedric Gibbons, esaltata dalla fotografia di William Daniels) e sagace, dove una certa malizia appare mitigata da una sottile, beffarda, ironia. Al riguardo è sufficiente citare “il grido di rivolta” espresso da una Ninotchka ormai convertita: “Compagni! Compagni, la rivoluzione è in marcia, le bombe cadranno, la civiltà occidentale crollerà a pezzi. Ma per favore, non adesso”. Più che il partito poterono l’amore e lo champagne …

dNinotchka rappresenta l’ultimo grande successo di Greta Garbo, che chiuderà la carriera solo due anni dopo, nel 1941, in seguito all’inatteso flop di Non tradirmi con me (Two-Faced Woman, George Cukor).
Del film, che resterà in programmazione sino al 28 Gennaio, insieme ad altri titoli di Lubitsch, i quali andranno a costituire una rassegna curata dalla Cineteca, è stato girato un remake in forma di commedia musicale nel ’57, La bella di Mosca (Silk Stockings, Rouben Mamoulian), con Fred Astaire e Cyd Charisse, mentre del ’92 è la parodia a fumetti proposta dal settimanale Topolino (Novembre-Dicembre, n. 1929, 1930, 1931 e 1932), Ciao Minnotchka!, scritta e disegnata da Romano Scarpa.