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Smetto quando voglio – Ad Honorem

(MyMovies)

“Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva un cromatografo. ‘Sto pazzo si è messo a sintetizzare il gas nervino”. Sono le parole di Pietro Zinni (Edoardo Leo), leader della ormai nota “banda dei ricercatori”, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, che ha quindi ormai intuito il terrificante piano messo in atto da Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), pur non individuando quale possa esserne l’obiettivo. Forse potrebbe essergli d’aiuto l’antico nemico Er Murena (Neri Marcorè), il quale sta scontando la sua pena a Rebibbia. Per incontrarlo Pietro chiederà ed otterrà il trasferimento, venendo così a conoscenza del perché Mercurio abbia coltivato tanta malvagità e dove intenda esternarla, dolorosi fantasmi di un recente passato che lo accomunano proprio a  Er Murena, alias Claudio Felici, l’esperienza di ricercatori universitari e la condivisione tragica di un evento che pose fine alle rispettive carriere. Pietro non ha dubbi, occorre bloccare Marcurio riunendo tutta la banda a Rebibbia con l’aiuto di Diritto Canonico, l’avvocato Vittorio (Rosario Lisma), per poi organizzare un’evasione, dalle modalità ovviamente scientifiche, ritornando in tempo per affrontare il giudizio di cui sono in attesa. Ed eccoli quindi i nostri prodi, pronti a ritornare in azione: il chimico computazionale Alberto Petrelli (Stefano Fresi), i latinisti Giorgio Sironi (Lorenzo Lavia) e Mattia Argeri (Valerio Aprea), l’antropologo culturale Andrea De Sanctis (Pietro Sermonti), l’economista Bartolomeo Bonelli (Libero De Rienzo), l’archeologo Arturo Frantini (Paolo Calabresi), l’anatomista Giorgio Bolle (Marco Bonini), l’ingegnere meccatronico Lucio Napoli (Giampaolo Morelli)… Continua a leggere

Smetto quando voglio- Masterclass

Sydney Sibilia ed Edoardo Leo

In occasione della trasmissione in tv questa sera, giovedì 23 novembre, di Smetto quando voglio-Masterclass (Rai 3, ore 21.15), riuscito sequel di quel Smetto quando voglio che nel 2014 scosse non poco l’asfittico panorama della commedia italica, ed in attesa del capitolo conclusivo, Smetto quando voglio- Ad Honorem, in proiezione in questi giorni all’interno della sezione Festa Mobile del 35mo Torino Film Festival ed in distribuzione dal 30 novembre, ne ripropongo la recensione scritta alla sua uscita nelle sale. Una trilogia che attinge tanto dal nostro passato cinematografico (I soliti ignoti, Mario Monicelli, 1958, la produzione “di genere” degli anni’70) quanto al presente delle web serie e dei serial televisivi americani, connotando il tutto con un solido lavoro di scrittura, una direzione personale, agile, un cast particolarmente azzeccato ed una notevole attenzione all’aspetto tecnico (fotografia, musiche e montaggio).
Un valido esempio ed un riuscito tentativo di rimarcare l’originalità espressiva quale ritrovata potenzialità per smuovere certo immobilismo della nostra cinematografia, spesso e volentieri accomodante nel suo assecondare il pubblico più che stimolarlo, ricercando il giusto connubio fra intuizione, creatività e considerazione per gli spettatori, offrendo loro realizzazioni capaci di sorprendere e divertire con gusto ed intelligenza.

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sqvm_onesheet_data_b_jpg_1400x0_q85Tre anni orsono il film  Smetto quando voglio scosse non poco l’asfittico panorama della commedia italica (fatte salve le consuete, per quanto sporadiche, eccezioni) nel fermo e coraggioso proposito di stimolare il pubblico  con una proposta a suo modo inedita, capace  sia di attingere al passato della classica commedia all’italiana (La banda degli onesti, 1956, Camillo Mastrocinque, I soliti ignoti, Mario Monicelli, 1958), sia di guardare al presente (le web serie e i serial televisivi americani), connotando il tutto con una regia (Sydney Sibilia) personale, agile, un cast particolarmente azzeccato ed una certa attenzione all’aspetto essenzialmente tecnico (la fotografia “psichedelica” di Vladan Radovic, il montaggio serrato di Gianni Vezzosi, la colonna sonora funzionale al girato). Ora il regista,  al tempo esordiente,  gioca un’ulteriore carta, mantenendo piacevolmente immutate le descritte caratteristiche nel riuscito Smetto quando voglio- Masterclass, secondo capitolo più che sequel,  ovvero lanciare sul tavolo un’altrettanto inedita modalità di realizzazione, relativamente alla nostra cinematografia. Continua a leggere

Nastri d’Argento 2016: è Pazza gioia

show_imgA due anni dai premi per Il capitale umano è ancora una volta Paolo Virzì con La pazza gioia il regista del miglior film ai Nastri d’Argento, che premiano anche le sue attrici, Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, la sceneggiatura scritta dal regista con Francesca Archibugi e i costumi di Catia Dottori.
Come già scritto nei giorni scorsi, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese è la commedia dell’anno, mentre Lo chiamavano Jeeg Robot ottiene il Nastro come miglior esordio e per il miglior attore non protagonista, Luca Marinelli.
Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese vince anche per la canzone, interpretata da Fiorella Mannoia (ne è autrice con Bungaro e Cesare Chiodo) e vede premiati i sette protagonisti del film, con il Nastro collettivo per il cast che va ad Anna Foglietta, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak, Giuseppe Battiston, Edoardo Leo, Marco Giallini, Valerio Mastandrea. Non essere cattivo è il film dell’anno votato dal Direttivo, ma un bel sorpasso, ai voti, l’ha fatto Veloce come il vento, con Stefano Accorsi Nastro per il miglior protagonista e Matilda De Angelis, Premio Guglielmo Biraghi (che si aggiunge ai ragazzi di Un bacio di Ivan Cotroneo e a Moisè Curia, premiato con Nuovo Imaie) e Nastro per il montaggio a Gianni Vezzosi. Continua a leggere

Nastri d’Argento 2016, i premi tecnici

show_imgMaurizio Calvesi per la fotografia (Non essere cattivo e Le confessioni), Paki Meduri per la scenografia (Alaska e Suburra), Catia Dottori per i costumi (La pazza gioia), Gianni Vezzosi per il montaggio (Veloce come il vento) e Angelo Bonanni (il sonoro in presa diretta di Non essere cattivo): questi i vincitori dei primi Nastri d’Argento, selezionati nelle cinquine dei candidati 2016 da una giuria speciale del SNGCI, la cui votazione ha anticipato il verdetto che seguirà nelle altre categorie per i Nastri in vista del gran finale del 2 luglio al Teatro Antico di Taormina.
La consegna è avvenuta a Roma, presso il MAXXI, nella serata di martedì 31 maggio, che ha festeggiato candidati e premi speciali insieme al compleanno del Sindacato e dei Nastri, nati nella primavera del 1946.

“La smorfia” di Emanuele Palamara fra i vincitori all’“IndieFEST Global Film Award” (California)

IndieFEST-logo-revisedHo appreso con gioia la notizia che La smorfia, cortometraggio opera del giovane regista Emanuele Palamara, ha vinto nei giorni scorsi un importante riconoscimento internazionale, l’Award of Excellence – Special Mention all’IndieFEST Global Film Award in California (La Jolla, USA), che va ad aggiungersi agli altri premi conseguiti nel corso di questi ultimi mesi.
Emanuele è stato ospite del blog in diverse occasioni, ho avuto modo di conoscerne ed apprezzarne personalità e talento visionando e poi parlando insieme del suo corto Papà ed in seguito de La smorfia, in occasione della sua selezione in concorso al RIFF- Rome Independent Film Festival.
La storia, scritta da Emanuele insieme a Pietro Albino di Pasquale, ha come protagonista un famoso cantante napoletano, Carmine Tramontano (Gianfelice Imparato), costretto a vivere su una sedia a rotelle causa le conseguenze di un ictus, che gli ha inoltre disegnato una sorta di ghigno sul volto.
Assistito dalla sorella Nina (Marina Piscopo), la sua mente è sempre volta al proscenio del Teatro Garibaldi, sognando i trascorsi successi nonché un ritorno sulle scene. Continua a leggere

“L’arte e la vita sono strettamente correlate”, intervista a Emanuele Palamara

riffwards2014Ho avuto modo di intervistare il giovane regista Emanuele Palamara, già ospite del blog qualche anno fa, una volta appresa la notizia della selezione in concorso al RIFF- Rome Independent Film Festival, la cui XIV edizione è in corso di svolgimento (7-15 maggio), del suo ultimo lavoro, il cortometraggio La Smorfia.
La storia, scritta da Emanuele insieme a Pietro Albino di Pasquale, ha come protagonista un famoso cantante napoletano, Carmine Tramontano (Gianfelice Imparato), costretto a vivere su una sedia a rotelle causa le conseguenze di un ictus, che gli ha inoltre disegnato una sorta di ghigno sul volto.
Assistito dalla sorella Nina (Marina Piscopo), la sua mente è sempre volta al proscenio del Teatro Garibaldi, sognando i trascorsi successi nonché un ritorno sulle scene. Mi fermo qui senza svelare altro della trama, che volge verso un particolare finale.

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Emanuele, vorrei soffermarmi sulle modalità registiche nell’introdurre la vicenda che dà inizio al film, la macchina da presa che attraversa i vicoli della città, come richiamata dallo sguardo di Carmine, ed “entra” nella sua vita, dove realtà quotidiana e sogno trovano una suggestiva confluenza.

Emanuele Palamara

Emanuele Palamara

“Quando abbiamo scritto La Smorfia sapevo che la sfida sarebbe stata raccontare allo stesso tempo la staticità di Carmine e la dinamicità della sua immaginazione. Carmine vola continuamente con la sua fantasia. Come le persone che hanno questo tipo di problema trascorrono le giornate guardando la tv, Carmine osserva l’encomio che diventa l’ingresso virtuale dei suoi sogni.
Riesce a provare ogni minima emozione, sente la musica, gli applausi, le voci, e la realtà diventa l’elemento di rottura”. Continua a leggere