Smetto quando voglio – Ad Honorem

(MyMovies)

“Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva un cromatografo. ‘Sto pazzo si è messo a sintetizzare il gas nervino”. Sono le parole di Pietro Zinni (Edoardo Leo), leader della ormai nota “banda dei ricercatori”, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, che ha quindi ormai intuito il terrificante piano messo in atto da Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), pur non individuando quale possa esserne l’obiettivo. Forse potrebbe essergli d’aiuto l’antico nemico Er Murena (Neri Marcorè), il quale sta scontando la sua pena a Rebibbia. Per incontrarlo Pietro chiederà ed otterrà il trasferimento, venendo così a conoscenza del perché Mercurio abbia coltivato tanta malvagità e dove intenda esternarla, dolorosi fantasmi di un recente passato che lo accomunano proprio a  Er Murena, alias Claudio Felici, l’esperienza di ricercatori universitari e la condivisione tragica di un evento che pose fine alle rispettive carriere. Pietro non ha dubbi, occorre bloccare Marcurio riunendo tutta la banda a Rebibbia con l’aiuto di Diritto Canonico, l’avvocato Vittorio (Rosario Lisma), per poi organizzare un’evasione, dalle modalità ovviamente scientifiche, ritornando in tempo per affrontare il giudizio di cui sono in attesa. Ed eccoli quindi i nostri prodi, pronti a ritornare in azione: il chimico computazionale Alberto Petrelli (Stefano Fresi), i latinisti Giorgio Sironi (Lorenzo Lavia) e Mattia Argeri (Valerio Aprea), l’antropologo culturale Andrea De Sanctis (Pietro Sermonti), l’economista Bartolomeo Bonelli (Libero De Rienzo), l’archeologo Arturo Frantini (Paolo Calabresi), l’anatomista Giorgio Bolle (Marco Bonini), l’ingegnere meccatronico Lucio Napoli (Giampaolo Morelli)…

Luigi Lo Cascio (Getty Images)

Girato in contemporanea al secondo capitolo (Masterclass), Smetto quando voglio- Ad Honorem, sempre diretto da Sydney Sibilia, anche sceneggiatore insieme a Francesca Manieri e Luigi di Capua, va a costituire la perfetta e felice conclusione di una trilogia avviata nel 2014, facendosi notare fin da subito per la sagacia espressa nell’attingere al repertorio della commedia all’italiana propriamente detta (La banda degli onesti, 1956, Camillo Mastrocinque, ma, soprattutto, I soliti ignoti, 1958, Mario Monicelli), fra ironia, dai risvolti amari, e disamina sociale, permeata però da un’inedita connotazione in virtù di un valido lavoro di scrittura e di una  regia agile, scanzonata.
Quest’ultima si dimostrava inoltre piuttosto attenta ad offrire opportuna valorizzazione tanto all’aspetto puramente tecnico (la fotografia “psichedelica” di Vladan Radovic, il montaggio serrato di Gianni Vezzosi, una colonna sonora, per le musiche di Andrea Farri, sempre funzionale al girato), quanto alle interpretazioni offerte da un cast particolarmente affiatato.
Nell’ultimo capitolo, al pari del precedente, ai suddetti stilemi va ad aggiungersi una miscellanea di elementi pop dalla varia provenienza, scaturenti in particolare dal nostro cinema di genere degli anni ’70 e dai film d’azione americani, senza dimenticare i fumetti della Marvel, fino a giungere ad una quadratura del cerchio tale da far combaciare ogni elemento narrativo delineato finora, riuscendo inoltre ad offrire una certa compiutezza, anche nel risalto delle caratteristiche psicologiche, ad ogni singolo personaggio e alle vicende ad esso correlate.

Neri Marcorè

Si palesa dunque nel corso dell’iter narrativo un definitivo ed incisivo proscenio a quanti, orfani di una reale meritocrazia, hanno visto svanire la valorizzazione dei propri talenti, disperdendo le proprie potenzialità in qualunque lavoro, magari attività non consone ai sacrifici affrontati nel corso di studi ma necessarie a sbarcare il lunario, vedendo mortificata la possibilità di una reale promozione dell’attività di ricerca, spesso piegando la propria rettitudine morale ai voleri della baronia universitaria, andando così a creare un sinistro effetto domino.
Se il cast “classico”, come lo abbiamo conosciuto nel corso di questi anni, esprime una solidale naturalezza espressiva (con un plauso particolare a De Leo e Fresi), risultano certo encomiabili le interpretazioni delineate da Neri Marcorè e Luigi Lo Cascio, entrambi villain per caso, l’uno dolente, rassegnato, disilluso, l’altro dallo sguardo allucinato e luciferino, la cui unica scintilla vitale appare ormai rappresentata da uno spietato desiderio di vendetta volto ad annichilire ogni pietas umana, nel desiderio di soffocare il proprio dolore facendolo divenire una sorta di livella parificatrice. Fra le sequenze memorabili, con regia e sceneggiatura che vanno di pari passo nel sottolineare con garbato equilibrio dialoghi e situazioni, la reunion della gang all’interno delle docce, l’evasione sulle note operistiche della rossiniana Il barbiere di Siviglia (con Fresi nei panni del Conte di Almaviva, affiancato sul palco dai due latinisti che si inventano di sana pianta un testo alternativo per guadagnare tempo), il risolutivo confronto fra Mercurio e Zinni, nell’aula universitaria dove tutto ha avuto inizio, con il secondo a rivelarsi quale inaspettata nemesi del primo.

Stefano Fresi (MyMovies)

Come avveniva in Masterclass, Smetto quando voglio – Ad Honorem soffre di un inizio un po’ lento nel susseguirsi ad incastro dei vari flashback, pur andando a costituire un valido prologo in attesa dell’azione che verrà, trovando infine opportuno sfogo nella citata sequenza del confronto fra “buono” e “cattivo”, mentre il finale si ammanta in eguale misura di speranza e cinismo: la banda ha portato a termine la sua missione e si accinge ad uscire dalla propria “casa” (l’università), quando vi vediamo fare ingresso due giovani (le cui fattezze ricordano quelle di Zinni e Petrelli), piuttosto ispirati e volenterosi riguardo le possibilità che gli riserverà il futuro, una volta laureati (“qualcosa ci inventeremo…”).
Una conclusione forse maggiormente “composta” rispetto ai precedenti capitoli, a volte più statica e prevalentemente incentrata sui dialoghi, ma idonea a sostanziare la trilogia quale valido esempio produttivo e riuscito tentativo realizzativo, volti entrambi a rimarcare l’originalità espressiva quale ritrovata potenzialità per smuovere certa inazione del’italica cinematografia, coniugando intuizione e creatività per intrattenere, sorprendere ed offrire validi spunti di riflessione nella tradizione, rinnovata con gusto ed intelligenza, della nostra migliore commedia.

2 risposte a “Smetto quando voglio – Ad Honorem

  1. Grazie- aspettavo la tua critica a questo film. Per “vissuti di studio”, diciamo così, tanti anni fa sorridevo per Hendel-Giovannini, l’etnomusicologo di “Speriamo che sia femmina” che, pur nell’obiettiva comicità del personaggio, svolgeva comunque il suo mestiere. Ma io sono della generazione di Sermonti e quindi… Ma – nonostante tutto, e forse proprio per questo – da tempo non ridevo così.

    Piace a 1 persona

    • Ricordo bene il personaggio dell’etnomusicologo nel bellissimo film di Monicelli… le ninne nanne che tormentavano Franca/Giuliana De Sio… “Smetto quando voglio” è stato una piacevole sorpresa ed un’ancora più piacevole conferma via via che la trilogia proseguiva fino a questo bel capitolo finale. Io sono di qualche anno antecedente la tua generazione, ma non ho certo faticato a riconoscermi nella situazione descritta, anzi… i piani per dare vita a qualcosa di alternativo, diciamo così, nel campo del lavoro si sprecano… Finalmente una commedia nel solco della nostra migliore tradizione capace di essere inventiva e attenta all’aspetto tecnico, facendo ridere e riflettere. Grazie, un saluto.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.