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Milano, Cinema Spazio Oberdan: in rassegna 20 titoli del Trento Film Festival

Da lunedì 13, e fino a domenica 19 maggio, è in programma a Milano l’ultima rassegna del Cinema Spazio Oberdan, che lunedì 20 spegnerà momentaneamente le luci per rinnovarsi e diventare la sede di MEET, centro internazionale per la Cultura digitale con il supporto di Fondazione Cariplo. In programmazione, a cura della Cineteca di Milano, 20 titoli del Trento Film Festival, kermesse cinematografica nata nel 1952  e giunta alla 52ma edizione, incentrata su tematiche relative ad alpinismo, cultura montana ed ambiente. Tra gli ospiti di questa edizione milanese, Luigi Lo Cascio, che sabato 18 maggio incontrerà il pubblico in occasione della proiezione de Il mangiatore di pietre di Nicola Bellucci. Continua a leggere

Smetto quando voglio – Ad Honorem

(MyMovies)

“Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva un cromatografo. ‘Sto pazzo si è messo a sintetizzare il gas nervino”. Sono le parole di Pietro Zinni (Edoardo Leo), leader della ormai nota “banda dei ricercatori”, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, che ha quindi ormai intuito il terrificante piano messo in atto da Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), pur non individuando quale possa esserne l’obiettivo. Forse potrebbe essergli d’aiuto l’antico nemico Er Murena (Neri Marcorè), il quale sta scontando la sua pena a Rebibbia. Per incontrarlo Pietro chiederà ed otterrà il trasferimento, venendo così a conoscenza del perché Mercurio abbia coltivato tanta malvagità e dove intenda esternarla, dolorosi fantasmi di un recente passato che lo accomunano proprio a  Er Murena, alias Claudio Felici, l’esperienza di ricercatori universitari e la condivisione tragica di un evento che pose fine alle rispettive carriere. Pietro non ha dubbi, occorre bloccare Marcurio riunendo tutta la banda a Rebibbia con l’aiuto di Diritto Canonico, l’avvocato Vittorio (Rosario Lisma), per poi organizzare un’evasione, dalle modalità ovviamente scientifiche, ritornando in tempo per affrontare il giudizio di cui sono in attesa. Ed eccoli quindi i nostri prodi, pronti a ritornare in azione: il chimico computazionale Alberto Petrelli (Stefano Fresi), i latinisti Giorgio Sironi (Lorenzo Lavia) e Mattia Argeri (Valerio Aprea), l’antropologo culturale Andrea De Sanctis (Pietro Sermonti), l’economista Bartolomeo Bonelli (Libero De Rienzo), l’archeologo Arturo Frantini (Paolo Calabresi), l’anatomista Giorgio Bolle (Marco Bonini), l’ingegnere meccatronico Lucio Napoli (Giampaolo Morelli)… Continua a leggere

Smetto quando voglio- Masterclass

Sydney Sibilia ed Edoardo Leo

In occasione della trasmissione in tv questa sera, giovedì 23 novembre, di Smetto quando voglio-Masterclass (Rai 3, ore 21.15), riuscito sequel di quel Smetto quando voglio che nel 2014 scosse non poco l’asfittico panorama della commedia italica, ed in attesa del capitolo conclusivo, Smetto quando voglio- Ad Honorem, in proiezione in questi giorni all’interno della sezione Festa Mobile del 35mo Torino Film Festival ed in distribuzione dal 30 novembre, ne ripropongo la recensione scritta alla sua uscita nelle sale. Una trilogia che attinge tanto dal nostro passato cinematografico (I soliti ignoti, Mario Monicelli, 1958, la produzione “di genere” degli anni’70) quanto al presente delle web serie e dei serial televisivi americani, connotando il tutto con un solido lavoro di scrittura, una direzione personale, agile, un cast particolarmente azzeccato ed una notevole attenzione all’aspetto tecnico (fotografia, musiche e montaggio).
Un valido esempio ed un riuscito tentativo di rimarcare l’originalità espressiva quale ritrovata potenzialità per smuovere certo immobilismo della nostra cinematografia, spesso e volentieri accomodante nel suo assecondare il pubblico più che stimolarlo, ricercando il giusto connubio fra intuizione, creatività e considerazione per gli spettatori, offrendo loro realizzazioni capaci di sorprendere e divertire con gusto ed intelligenza.

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sqvm_onesheet_data_b_jpg_1400x0_q85Tre anni orsono il film  Smetto quando voglio scosse non poco l’asfittico panorama della commedia italica (fatte salve le consuete, per quanto sporadiche, eccezioni) nel fermo e coraggioso proposito di stimolare il pubblico  con una proposta a suo modo inedita, capace  sia di attingere al passato della classica commedia all’italiana (La banda degli onesti, 1956, Camillo Mastrocinque, I soliti ignoti, Mario Monicelli, 1958), sia di guardare al presente (le web serie e i serial televisivi americani), connotando il tutto con una regia (Sydney Sibilia) personale, agile, un cast particolarmente azzeccato ed una certa attenzione all’aspetto essenzialmente tecnico (la fotografia “psichedelica” di Vladan Radovic, il montaggio serrato di Gianni Vezzosi, la colonna sonora funzionale al girato). Ora il regista,  al tempo esordiente,  gioca un’ulteriore carta, mantenendo piacevolmente immutate le descritte caratteristiche nel riuscito Smetto quando voglio- Masterclass, secondo capitolo più che sequel,  ovvero lanciare sul tavolo un’altrettanto inedita modalità di realizzazione, relativamente alla nostra cinematografia. Continua a leggere

Un ricordo di Gigi Burruano

Gigi Burruano (tiscali.it)

Ci lascia Gigi Burruano (Maria Luigi Burruano, 1948), morto ieri, domenica 10 settembre, a Palermo, sua città natale, attore teatrale, cinematografico e televisivo il cui naturale carisma era permeato da una suggestiva combinazione di stravaganza e modestia, tanto nella vita privata quanto nel presentarsi in scena, con una recitazione acuta e defilata al contempo, nei modi, nei gesti, nelle espressioni, nello sguardo, in quel sorriso a volte sfottente, altre sospeso fra ironia e disincanto. Sono doti rese evidenti anche nelle sequenze più concitate e drammatiche, come quella che potete visionare subito dopo l’articolo, tratta da I cento passi di Marco Tullio Giordania, 2000: un amaro e violento confronto fra Luigi Impastato, interpretato appunto da Burruano, e il figlio Peppino, cui offre corpo e anima Luigi Lo Cascio, nipote dell’attore nella realtà.
Burruano iniziò ad interessarsi all’attività teatrale fin da ragazzino, assistendo alle recite di piazza, per poi calcare le scene a partire dagli anni Settanta, quando prese parte a spettacoli di cabaret dedicandosi in seguito al teatro dialettale in lingua siciliana (La coltellata, Palermo oh cara), esordendo nello stesso periodo sul grande schermo con L’amore coniugale, diretto nel 1970 da Dacia Maraini. Continua a leggere

Il nome del figlio

hghTratto dalla pièce teatrale Le prénom di Alexandre De la Patellière e Matthieu Delaporte, autori anche dell’omonima trasposizione cinematografica del 2012 (da noi uscita col titolo Cena fra amici), Il nome del figlio si è rivelato alla visione una piacevole e pregevole sorpresa, vuoi per la regia di Francesca Archibugi, agile, ariosa ed inventiva, che riesce a movimentare non poco l’impatto teatrale originario, vuoi, in particolare, per una cesellata sceneggiatura, opera della stessa regista e di Francesco Piccolo.
Quest’ultima mi è apparsa perfettamente integrata tanto con ogni singola performance attoriale, quanto volta ad una compiuta coralità.
Al riguardo è avvertibile, almeno questa è stata la mia sensazione, un piacevole sapore estemporaneo, da resa recitativa immediata, pur nell’evidente accurata e certosina costruzione del film nel suo insieme, compresi tutti gli elementi tecnici, con un plauso particolare alla fotografia (Fabio Cianchetti), alla scenografia (Alessandro Vannucci), e al ben calibrato montaggio (Esmeralda Calabria). Continua a leggere

Venezia 2014: “Giornate degli Autori/Venice Days”, il programma dell’XI Edizione

Giornate-degli-Autori-11-2104-LocandinaLe Giornate degli Autori, promosse da Anac e 100autori, realizzate nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (71ma edizione, 27 agosto-6 settembre) presiedute da Roberto Barzanti e dirette da Giorgio Gosetti, ricominciano dall’undicesima edizione per rimettersi in gioco grazie ad una selezione di dodici film e quattro eventi speciali previsti negli undici giorni di programmazione, una serie di iniziative incentrate su temi che le associazioni degli autori hanno ritenuto di stretta attualità: il tono generale ricerca la provocazione e la diversità, intese entrambe non come piacere di stupire e di scandalizzare, bensì in qualità di risposta alla richiesta di novità ed intelligenza che il pubblico ormai attende con insistenza dai grandi festival, così da non ridurli ad una semplice vetrina del consenso. Nel motto “scopriamo un nuovo pubblico per un cinema nuovo” è quindi racchiusa la sfida dei prossimi anni, uno svecchiamento deciso dei linguaggi e delle liturgie, un cinema “giovane” nelle intenzioni e nelle esigenze. Continua a leggere

Il capitale umano

il-capitale-umano-poster-esclusivo-del-film-294762Adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen Amidon, Il capitale umano, undicesima regia di Paolo Virzì, è, in primo luogo, un pregevole lavoro di scrittura (Francesco Bruno, Francesco Piccolo e lo stesso Virzì), idoneo ad offrire sullo schermo l’efficace resa di un racconto che, partendo da singole individualità, esprime nel corso della narrazione una compiuta coralità, concretizzandosi infine come un lucido apologo, morale ma non moraleggiante, in quanto affida agli spettatori ogni giudizio relativo al comportamento dei protagonisti di fronte a determinati accadimenti. Lascia comunque uno spiraglio aperto alla speranza, rappresentata, con qualche ambiguità e tutta una serie di incertezze, dalle nuove generazioni, una volte sciolte le pastoie genitoriali costituite dall’incapacità di un confronto o da aspettative di una subitanea e sfavillante crescita a propria immagine e somiglianza, imponendo sacrifici sull’altare di falsi valori e fallaci ideali.

Fabrizio Bentivoglio e Fabrizio Gifuni (Movieplayer)

Fabrizio Bentivoglio e Fabrizio Gifuni (Movieplayer)

Rappresenta poi l’ulteriore evoluzione di un autore che sin dal suo debutto (La bella vita, 1994), ha conferito una concreta prosecuzione alla tradizione della commedia all’italiana propriamente detta, capace di conciliare dramma ed ironia, senso del grottesco e acuta disamina sociale.

Tutti questi elementi, ora, servendosi del genere noir come inedita connotazione ed affascinante strumento narrativo, contribuiscono a volgere uno sguardo beffardo ed impietoso, a tratti disincantato, nei confronti di ogni singolo personaggio, anche secondario, coadiuvato al riguardo da una vibrante prova attoriale, una particolare miscellanea nei toni che avvicina Virzì ad un regista troppo presto dimenticato, Antonio Pietrangeli, come già notato da molti. Rispetto al citato romanzo gli sceneggiatori hanno provveduto a trasporre le vicende dall’originario Connecticut alla Brianza, l’immaginario paese di Ornate, mantenendone la condizione di simbolico microcosmo rappresentativo di qualsivoglia realtà dove la ricchezza sia appannaggio esclusivo dei soliti pifferai magici, ovviamente da utilizzare per accumularne altra e conferire il proprio marchio a tutto ciò che sia acquistabile, persone comprese, ed alimentare l’illusione di poter offrire a tutti identico tenore di vita, in virtù di una rapida acquisizione di quanto al momento non sia nella loro disponibilità. Continua a leggere