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Lamezia Terme: il 19 febbraio debutto di “Fare Critica”, festival dedicato alla critica cinematografica e teatrale

Si svolgerà a Lamezia Terme, dal 19 al 23 febbraio, al Chiostro di San Domenico, Fare Critica, Festival interamente dedicato alla critica cinematografica e teatrale, diretto da Gianlorenzo Franzì,  (critico cinematografico e direttore artistico del Lamezia Film Fest), perseguendo l’obiettivo di delineare una riflessione sul ruolo della critica nell’epoca dei social network, ristabilendone la necessità e l’urgenza, considerando come con l’avvento del web sia stata negli anni sempre più bistrattata e spesso confusa con il giornalismo cinematografico e teatrale che, a differenza della prima, ha uno scopo meramente informativo. La critica, invece, vuole porre delle riflessioni, contestualizzando i film anche da un punto di vista sociale e culturale, legando l’opera in maniera indissolubile al suo creatore, e quindi alla necessità e all’urgenza creativa, infatti nel corso della sua storia, tanto nell’ambito cinematografico quanto in quello teatrale, ha riconosciuto ed etichettato le diverse scuole e le diverse correnti, analizzandone e raccontandone le caratteristiche e i protagonisti, spesso anticipandone gli sviluppi futuri. Un’operazione, questa, che conduce senz’altro ad apprezzare di più un’opera, perché capace di rivelarne anche gli aspetti meno espliciti, oltre a cogliere le assonanze con altre arti (dalla pittura alla fotografia, senza dimenticare musica e letteratura). Continua a leggere

Moschettieri del re. La penultima missione

(Comingsoon)

Necessaria e doverosa premessa: la visione del film Moschettieri del re. La penultima missione,  diretto da Giovanni Veronesi, anche autore della sceneggiatura insieme a Nicola Baldoni, mi ha sinceramente divertito ed una volta uscito dalla sala ho avvertito la curiosa sensazione di essere ritornato fanciullo, la mente sgombra da contorti pensieri e l’animo solleticato da un refolo gentile.
Nel constatare poi quanto  anche il pubblico in sala risultasse piacevolmente coinvolto, andavo quindi a meditare su come gran parte del merito dovesse certo attribuirsi ad un cast indovinato (con qualche distinguo che specificherò nel corso dell’articolo), coralmente incline ad andare oltre il copione nella caratterizzazione dei personaggi, assecondando una benvenuta autoironia.
Non bisogna dimenticare, inoltre, la suggestiva scenografia naturale offerta dal territorio della Basilicata, forse lontana da un approccio realistico nel visualizzare la Francia del 1650, ma del tutto congeniale ad un iter narrativo idoneo ad avallare, pur palesando un certo affanno, tanto il senso dell’avventura, più picaresco che epico, quanto una marcata impronta immaginifica, quest’ultima non del tutto compiuta.
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Nastri speciali a “7 minuti” e “Sole cuore amore”

Saranno consegnati domani, martedì 6 giugno, al MAXXI- Museo Nazionale delle Arti di Roma, nel corso della serata in cui verranno svelate le cinquine relative alle candidature della 71ma edizione dei Nastri d’Argento (la cerimonia di consegna avrà luogo il 1° luglio al Teatro Antico di Taormina), due Nastri speciali a 7 minuti di Michele Placido e Sole cuore amore di Daniele Vicari, film, come ha spiegato a nome del Direttivo Nazionale del SNGCI Laura Delli Colli, che “Segnano un significativo ritorno al cinema civile, raccontando la realtà sociale con uno sguardo, come avviene nel film di Placido, alle dinamiche dei rapporti umani e anche agli effetti di  problematiche, apparentemente solo sindacali, che influenzano la qualità delle relazioni fra gli individui. Ma soprattutto sono due film che ci parlano della quotidianità nella crisi sociale del lavoro che non c’è o è precario, soprattutto nel caso di Vicari con una sensibilità speciale nel ritratto di una protagonista che entra con forza nella galleria dei più significativi personaggi di un nuovo neorealismo”.
Un altro tema importante, quello dei giovani, quest’anno è stato oggetto di una cinquina speciale che segnala i titoli più attenti a raccontare i problemi dei ragazzi di oggi, offrendo spunti differenti anche per un’analisi del loro mondo e delle loro difficoltà. I film sono: L’estate addosso (Gabriele Muccino), Non è un paese per giovani (Giovanni Veronesi), Piuma(Roan Johnson), Slam. Tutto per una ragazza (Andrea Molaioli) e The start up-Accendi il tuo futuro (Alessandro D’Alatri).

Alice nella Città XIII Edizione, ecco i vincitori

four-kings-smCon la cerimonia di assegnazione dei premi si è conclusa oggi, sabato 24 ottobre, la XIII Edizione di Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata alle giovani generazioni curata da Gianluca Giannelli e Fabia Bettini.
La Giuria, composta da 22 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 18 anni selezionati su tutto il territorio nazionale, ha conferito il Premio come miglior film del concorso Young/Adult a Four Kings, opera prima della regista tedesca Theresa Von Eltz, con la seguente motivazione: “Per la grande efficacia e sensibilità di quest’opera prima, per la recitazione travolgente e studiata, per la sua fotografia dai colori freddi ma capaci di trasmettere calore e per il giusto equilibrio tra musiche e silenzi”. Il premio Taodue Camera d’Oro per la miglior opera prima è stato invece assegnato a The Wolfpack di Crystal Moselle, documentario già vincitore dell’ U.S. Documentary Grand Jury Prize all’ultimo Sundance Film Festival: “Per l’occhio lucido e la compiutezza con cui la regista ha raccontato una storia intensa, curiosa e difficile; per la naturalezza e la genuinità del registro usato, come per la coerenza nel seguire la vicenda in tutto il suo arco temporale; per la forza dei personaggi, che personaggi non sono”, come recita la motivazione della Giuria. Continua a leggere

Una donna per amica

1Ancora vivo il ricordo della piacevole sorpresa riscontrata con la visione de L’ultima ruota del carro, a mio avviso una concreta e riuscita evoluzione del suo autore, Giovanni Veronesi, dai consueti schemi bozzettistici e da una messa in scena spesso sciatta e confusa fra ironia e toni sentimentali, mi sono accostato al nuovo film del regista toscano, Una donna per amica, scritto insieme ad Ugo Chiti, ormai sicuro che il nostro avesse, una volta per tutte, deciso “cosa fare da grande”.
D’altronde la tematica delineata dal plot narrativo sulla carta sembrava promettere una inedita rappresentazione (nonostante i numerosi precedenti cinematografici, europei e d’oltreoceano, al riguardo) nel mettere in scena l’eterno dilemma se fra donna ed uomo possa concretizzarsi un rapporto d’amicizia, al di là di qualsiasi coinvolgimento prettamente fisico, un particolare punto d’incontro fra sensibilità e complicità all’insegna del pragmatismo esistenziale, nella compensazione reciproca di pregi e difetti caratteriali. Purtroppo al riaccendersi delle luci in sala ha prevalso un misto di delusione e straniamento, dovuto all’aver assistito, ancora una volta nell’ambito delle commedie nostrane, alla lotta fra uno stile registico comunque fluido, anche accattivante, ed una scrittura scricchiolante e prevedibile. Continua a leggere

Un fantastico via vai

1Un fantastico via vai costituisce il tentativo da parte di Leonardo Pieraccioni, regista, attore e sceneggiatore, lodevole ma in buona parte naufragato fra i flutti delle buone intenzioni, di smarcarsi dal consueto canovaccio delineato sin dai tempi del suo secondo film, Il ciclone (’96), seguente al felice esordio di un anno precedente, I laureati. Minime infatti le varianti espresse nel corso degli anni, volte man mano ad accattivarsi la simpatia del pubblico, tra toni sempre più surreali, fiabeschi, lievi, vagamente poetici, riservandosi il congeniale ruolo di giuggiolone romantico, sempliciotto e di buon cuore.
Un “disadattato in letizia”, il quale vive in un mondo a parte, con contorno di tipi lunatici, ed attende fiducioso che la vita gli possa ridare quanto in qualche modo si è preso, a partire, ovviamente, dall’amore, di solito rappresentato da un’esotica bella figliola. Ora che il consueto compagno di giochi, Giovanni Veronesi, sembra aver capito cosa voler fare da grande (vedi la recente valida prova offerta con L’ultima ruota del carro), Pieraccioni ha scelto come collaboratore alla sceneggiatura Paolo Genovese, il quale ha cercato di offrire un certo risalto alla narrazione invece d’insistere sulle bizzarrie proprie del consueto teatrino di cui sopra, delineando tanto una certa malinconia di fondo quanto il ricorso ad un banale simbolismo, che finisce col rappresentare il classico volo di Icaro, senza mai conferire un minimo di spessore o profondità.

Serena Autieri e Leonardo Pieraccioni

Serena Autieri e Leonardo Pieraccioni

Arnaldo Naldi (Pieraccioni), è un uomo cui la vita ha dato molto, un impiego in banca, una bella famiglia, composta dalla moglie Anita (Serena Autieri) e dalle due gemelle Martina e Federica.
La sua esistenza scorre avvolta nella rassicurante placenta della routine quotidiana e l’amore fra la coppia si è mantenuto costante nel tempo, anche se inizia a palesarsi quell’effetto speciale noto come “minestra riscaldata”. Arnaldo però non sembra intenzionato a mettere in atto alcuna riflessione propria di un uomo giunto alla soglia dei cinquant’anni, su quel che si è avuto, si è dato e si può ancora offrire e ricevere. Quando la moglie lo manderà via di casa per un banale equivoco, il nostro non ne farà un dramma, anzi, ispirato dalla casuale lettura di un annuncio, si presenterà come coinquilino in un appartamento abitato da quattro universitari: Camilla (Marianna Di Martino), che ha lasciato la Sicilia per nascondere ai genitori la sua gravidanza, Edoardo (David Sef), mulatto alle prese con il razzismo del padre della sua fidanzata, Marco (Giuseppe Maggio), aspirante medico con la paura del sangue ed Anna (Chiara Mastalli), la cui solarità nasconde una serie di problemi. La coabitazione, e successiva amicizia, porterà non pochi cambiamenti nella vita di Arnaldo e dei ragazzi, in un percorso di crescita reciproca. Continua a leggere

L’ultima ruota del carro

1Si è rivelata una piacevole sorpresa la visione della pellicola L’ultima ruota del carro, diretta da Giovanni Veronesi, che ha aperto, fuori concorso, l’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.
A mio parere rappresenta infatti una concreta e riuscita evoluzione dai consueti schemi bozzettistici, corredati da una messa in scena spesso sciatta e confusa fra ironia e toni sentimentali, propria di certe realizzazioni del regista toscano (penso in particolare ai sequel di Manuale d’amore), un distacco dovuto, credo, alla combinazione di due fattori. In primo luogo, infatti, vi ha certo contribuito il materiale narrativo a disposizione, la vera storia di Ernesto Fioretti, attualmente autista di produzione, che in circa quarant’anni ha svolto vari mestieri ed è stato testimone di molteplici cambiamenti avvenuti in tale lasso di tempo nel nostro paese, il quale ha collaborato alla stesura della sceneggiatura, insieme a Veronesi, Ugo Chiti e Filippo Bologna.

Alessandra Mastronardi ed Elio Germano

Alessandra Mastronardi ed Elio Germano

In seconda analisi, vuoi per i toni sinceri, vuoi per l’attenzione posta nell’imbastire una commedia corale, curandone i particolari (la bella fotografia di Fabio Cianchetti, per esempio) e puntando a valorizzare le interpretazioni piuttosto naturali offerte dall’intero cast (Elio Germano su tutti, per coerenza e duttilità), la mia impressione è che Veronesi abbia finalmente deciso “cosa fare da grande”, avvicinandosi, almeno come ispirazione concreta, alle caratteristiche della commedia all’italiana propriamente detta, nel tentativo di coinvolgere il pubblico in tale fase di passaggio puntando su una “sana” leggerezza e sulla fluidità narrativa. Ernesto Marchetti (Germano) vive a Roma e sin da bambino si è sempre trovato vittima degli eventi piuttosto che esserne attivamente coinvolto, dall’abbandono degli studi imposto dall’autoritario padre (Massimo Wertmüller), visti gli scarsi risultati, al conseguente coinvolgimento come suo aiutante nell’attività di tappezziere.

Germano e Massimo Wertmüller

Germano e Massimo Wertmüller

Il nostro ha però sempre mantenuto una certa onestà di fondo e un candore quasi fanciullesco nel seguire, magari ingenuamente, la propria istintività, come il matrimonio con Angela (Alessandra Mastronardi), la donna della sua vita che non tradirà mai, o il repentino abbandono del posto fisso come cuoco d’asilo, una volta messi in atto i primi disastri, visto che lo ha ottenuto senza tanti sforzi e nessuna preparazione grazie ad opportuna “segnalazione” di un parente della moglie, sostituito dall’avvio di un’attività autonoma come autotrasportatore, insieme all’amico d’infanzia Giacinto (Ricky Memphis). Entrerà subito nel giro giusto, grazie anche alla conoscenza di un geniale pittore d’avanguardia (Alessandro Haber, misurato ed intenso), col quale stringerà presto amicizia, accomunati da identica purezza e disincanto, ma ancora una volta Ernesto dovrà subire le onde avverse del destino, nelle forme sempre più insidiose di una rapida trasformazione della società, solo in apparenza evolutiva… Continua a leggere