Archivi tag: Luca Miniero

Sono tornato

Roma, Porta Alchemica, vicino Piazza San Vittorio, 22 aprile 2017. A 72 anni esatti dalla morte fa ritorno sulla terra Benito Mussolini (Massimo Popolizio), probabilmente richiamato in vita dalle tante esortazioni italiche invocanti ordine e disciplina, mai propense, però, ad una presa di coscienza riguardo la propria responsabilità sul mancato rispetto delle regole, preferendo l’affidarsi “messianico” ad un intercambiabile “uomo della provvidenza”. Il Duce si aggira lungo le vie cittadine, nota attonito la molteplicità delle etnie, certo più stupito della gente che incontra lungo il cammino, anzi molti non perdono l’occasione per scattare un selfie con quel curioso personaggio in divisa e stivaloni, chissà, potrebbe essere una candid camera, hai visto mai che non si riesca a fare il giro dei social a suon di like o magari finire all’interno di una trasmissione televisiva… Troverà infine ospitalità all’interno di un’edicola gestita da due invertiti (la definizione è sua, nel lieto rimembrare come ai suoi tempi gente di tal guisa venisse spedita al confino …). La prodigiosa “resurrezione” verrà casualmente notata da uno sciamannato regista di documentari, Andrea Canaletti (Frank Matano), intento al montaggio del suo ultimo lavoro, un reportage sui “nuovi italiani” non così reale come vorrebbe.
Potrebbe essere l’occasione per il colpo grosso: preso contatto col nostro, viaggeranno insieme su e giù per l’Italia, a tastare il polso della gente comune; il girato sarà poi proposto a MyTv, emittente televisiva dove Andrea ha sempre cercato, invano, di far accettare le proprie idee artistiche. Continua a leggere

Non c’è più religione

religione_jpg_1400x0_q85Porto Buio, piccola isola dell’Italia meridionale, deve la sua fama al presepe vivente, una rappresentazione allestita ogni anno con alacre cura e partecipata dedizione. Per quanto ricorra ancora il mese di Marzo si stanno già svolgendo le prove sotto la solerte guida di suor Marta (Angela Finocchiaro), proscenio lo spiazzo antistante la locale chiesa. Sorge però un problema, il bambino destinato ormai da anni a rivestire i panni del neonato Redentore “ha fatto lo sviluppo” e nella mangiatoia non ci sta più …
Che fare, visto che sull’isola, forse unica tendenza in linea con l’andamento nazionale, il tasso di natalità è pari allo zero?
Un’idea risolutrice, per quanto non propriamente ben accolta dalla comunità, viene sostenuta con baldanza dal neoeletto sindaco Cecco (Claudio Bisio), nativo di Porto Buio e qui tornato dopo una fallimentare esperienza politica su al Nord: rivolgersi alla comunità tunisina che risiede in un’isola poco distante, tra l’altro rappresentata da Bilal (Alessandro Gassmann), alias Marietto, suo amico in gioventù, così come di suor Marta, convertitosi all’Islam per amore di Aida (Nabiha Akkari), ora sua moglie. Qui problemi di natalità non sembrano esserci, la collaborazione è garantita ma Bilal impone al sindaco tutta una  serie di do ut des, dalla vendita del pane arabo alla previsione di un luogo per pregare, passando per la condivisione del Ramadan e, soprattutto, alla rappresentazione della nascita di Gesù seguendo la narrazione descritta nel Corano … Continua a leggere

Bologna, al via la 22ma edizione di “Visioni Italiane”

Visioni Italiane - edizione 2016Prende il via oggi, mercoledì 24, per concludersi domenica 28 febbraio, a Bologna, la 22ma edizione di Visioni Italiane, un festival che fin dalla sua nascita, risalente al 1994, ha inteso offrire una ribalta ai registi del futuro, concentrando il proprio programma su quelle opere di formato irregolare realizzate da giovani autori italiani (cortometraggi, documentari, film sperimentali, film d’esordio) destinate spesso a rimanere per lo più invisibili e in cerca di una distribuzione. Oltre al tradizionale Concorso per corto e mediometraggi, anche quest’anno diverse le sezioni competitive saranno dedicate al documentario, ai temi dell’ambiente, del paesaggio urbano e dell’acqua, oltre a prevedere spazi riservati alle produzioni emiliano-romagnole e ai giovani autori sardi. Continua a leggere

La scuola più bella del mondo

(Movieplayer)

(Movieplayer)

Acerra, Campania. La scuola media Enzo Tortora è un edificio sgarrupato, dove, fra l’altro, l’aula dei professori è situata all’interno dei servizi igienici per gli alunni. Il corpo insegnante è del tutto rassegnato allo stato delle cose, come il professore Gerardo Gergale (Rocco Papaleo), che nella vita voleva svolgere tutt’altra professione (fumettista), il quale lascia i ragazzi allo stato brado, isolandosi con fare rassegnato e disilluso dalle loro problematiche, preferendo ascoltare musica e immaginare un mondo a misura di cartone animato. Sembrano credere ancora alla loro missione educatrice la collega Wanda Pacini (Angela Finocchiaro) e, soprattutto, il preside Arturo Moscariello (Lello Arena), intento a spedire missive al Presidente della Repubblica per portarlo a conoscenza della grave situazione. Tutta altra aria, tra efficienza e produttività, si respira alla scuola media Giovanni Pascoli, a San Quirico D’Orcia, in Toscana, diretta dal preside Filippo Brogi (Christian De Sica), al quale sta a cuore la vittoria all’annuale concorso organizzato per premiare il migliore istituto.
Insieme alla professoressa Margherita Rivolta (Miriam Leone) e con il consenso del sindaco, organizza quindi un incontro all’insegna del politicamente corretto, con gli studenti di Accra, capitale del Ghana, Africa.
Peccato che l’invito venga inviato dal bidello (Nicola Ricagnese), accettando il suggerimento del correttore automatico, al suddetto istituto di Acerra, dove viene scambiato per la risposta del Capo dello Stato … Continua a leggere

Fratelli unici

fratelli-unici-locandina-low“Imbarazzante”. E’ il primo aggettivo che mi è venuto in mente una volta uscito dalla sala dopo la visione di Fratelli unici, commedia diretta da Alessio Maria Federici (alla sua terza regia dopo Lezioni di cioccolato 2, 2011, e Stai lontana da me, 2013) su sceneggiatura di Luca Miniero ed Elena Buccaccio. Il secondo è “avvilente”, in quanto non può suscitarmi altro che mestizia il dover constatare ancora una volta come certo cinema italiano non sappia (o, meglio, non voglia, in nome del solito “gradevole intrattenimento” standardizzato) uscire dal profondo pantano di una scrittura approssimativa e di una regia di comodo, portando impudicamente sul grande schermo una realizzazione del tutto simile ad un episodio, fin troppo stiracchiato, di qualche fiction televisiva.
Il resto è affidato ad un cast dal sicuro richiamo e alla grondante melassa a tenere vagamente unita la narrazione, al grido di, tanto per volare alto, Omnia vincit amor et nos cedamus amori (Publio Virgilio Marone, Bucoliche X, 69). Continua a leggere

Bologna: la 20ma Edizione di “Visioni Italiane” dedicata a Carlo Mazzacurati

Visioni_Italiane_immagine_2014“In un paese incapace di premiare il merito, per venti anni abbiamo creato uno spazio dove mostrare le opere selezionate, esponendole al giudizio del pubblico e di autorevoli giurie.
Certamente non abbiamo scalfito un sistema impenetrabile, corti, medi, documentari e animazione continuano a faticare ad trovare un pieno riconoscimento, ma almeno abbiamo dato vita, con continuità, ad uno spazio di libertà e di confronto che poi è proseguito nella programmazione del Cinema Lumière”. Così si è espresso il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, nell’evidenziare lo spirito di un festival, Visioni Italiane, che quest’anno festeggia la sua 20ª edizione, dal sapore certo particolare, sia per l’anniversario che simboleggia, sia per la dedica con cui la Cineteca ha voluto omaggiare Carlo Mazzacurati, suo presidente da quando si trasformò in Fondazione agli inizi del 2012, fino alla prematura scomparsa, lo scorso 22 gennaio. “Quando il festival Visioni Italiane è nato, nel 1994, Carlo aveva già al suo attivo tre lungometraggi, Notte italiana, Il prete bello, Un’altra vita”, ricorda Farinelli, “Certamente il suo esempio fu importante per molti giovani filmmaker che videro in Carlo un giovante indipendente, studente del Damssdi Bologna”. Continua a leggere

Un boss in salotto

1Nord Italia. In una villetta linda e pinta, uguale a tante altre che le stanno intorno, vive la famiglia Coso: Cristina (Paola Cortellesi), casalinga ispirata, che sin dal risveglio inneggia proclami su efficienza e massima operatività, rivolti sia ai due pargoli, Vittorio (Saul Nanni) e Fortuna (Lavinia De’ Cocci), sia al marito Michele (Luca Argentero), il quale lavora come addetto marketing presso le locali Imprese Edili Manetti, in attesa di una probabile promozione. Al raggiungimento dell’avanzamento di carriera la donna collabora alacremente, cercando di attirare l’ attenzione della signora Doriana (Angela Finocchiaro), vera manager delle suddette imprese, ereditate dal padre, nonostante al posto di comando vi sia il consorte Carlo (Ale – Alessandro Besentini), non particolarmente dotato di acume finanziario.
A sconvolgere la tranquilla esistenza della sunshine family, ecco il passato ripresentarsi a Cristina nelle vesti del fratello Ciro (Rocco Papaleo) che la donna, Carmela all’anagrafe, ha fatto credere morto ai familiari, così da eliminare definitivamente ogni riferimento alle proprie origini meridionali.
Sospettato di associazione a delinquere di stampo camorristico, in attesa del processo, il presunto boss ha indicato proprio la dimora della sorella come luogo per adempiere agli arresti domiciliari …

Paola Cortellesi

Paola Cortellesi

L’anno nuovo non inizia sotto i migliori auspici per la commedia italiana: nonostante la strategia distributiva di smarcarsi dalle abituali nostrane uscite in salsa natalizia, Un boss in salotto, sceneggiato e diretto da Luca Miniero, non si discosta più di tanto dalle realizzazioni che lo hanno preceduto in sala. Sotto le ormai consuete toppe, variamente denominate (“piacevolezza complessiva”, “valide prove attoriali”, “incassi elevati”), si nasconde un vestito ormai consunto, la riproposizione della contrapposizione Nord- Sud già delineata dal regista nel dittico Benvenuti al Sud/Benvenuti al Nord, con i felici risultati espressi nel primo titolo (fedele remake del francese Giù al Nord, 2009, Bienveneu chez les Ch’its, 2009, Dany Boon) malamente tesaurizzati nel secondo. Un tema caro a Miniero, che lo aveva affrontato, con riusciti toni stranianti e surreali, sin dai tempi di Incantesimo napoletano, co-diretto con Paolo Genovese nel 2002. Il film ha un avvio abbastanza lento nel presentare le carte in tavola, la raffigurazione di una nordica provincia tutta produttività ed efficienza, al cui interno la famiglia Coso è ormai integrata, grazie soprattutto alla ferma determinazione di Cristina, ben rappresentata da una Cortellesi sicuramente brava, ma che qui deve fare i conti con un’impostazione del personaggio sin troppo forzata nella proposizione di triti clichés. Continua a leggere