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“Bella Milano! Viaggio con la realtà aumentata nell’archivio storico dei film”

Da oggi, sabato 13 aprile  e fino all’autunno, MIC – Museo Interattivo del Cinema e MemoMI presentano Bella Milano! Viaggio con la realtà aumentata nell’archivio storico dei film, una rassegna cinematografica ed un percorso multimediale con elementi di Realtà aumentata che permetteranno al pubblico di scoprire racconti e ritratti di una Milano ormai scomparsa, nell’intento, come ha dichiarato Matteo Pavesi, direttore della Cineteca di Milano, “Di realizzare un museo della città per immagini.
Non film di finzione dove la città è uno sfondo, ma racconti documentari dove la città è il personaggio principale. Bella Milano! è un progetto che parla del territorio e dei suoi cambiamenti e si rivolge a chi vive in città, ma soprattutto a chi Milano la vuole scoprire: i turisti, i gruppi, le scuole, ma anche a chi ama la tecnologia e il suo uso costruttivo e non solo ludico”.
Al MIC è presente un immenso archivio, 35.000 titoli di film in pellicola e la visita, che può svolgersi da martedì a domenica alle ore 16.30, permette di vivere un’esperienza certo emozionante, rendendo vivo e fruibile un luogo solitamente riservato agli addetti ai lavori: i visitatori avranno infatti la possibilità di  immergersi in una Milano segreta e inedita attraverso filmati che ritraggono molteplici zone della città dal 1896 ai primi anni Sessanta. Continua a leggere

Un ricordo di Riccardo Garrone

Riccardo Garrone

Riccardo Garrone

Ci ha lasciato uno dei migliori caratteristi del nostro cinema, Riccardo Garrone, morto ieri, lunedì 14 marzo, a Milano.
Fisico prestante, elegante presenza scenica, ironia naturale e sorniona, all’insegna di un calibrato understatement, Garrone in 60 anni di carriera ha spaziato da titoli propri della commedia all’italiana ad altri più autoriali, passando anche per vari b-movies, senza dimenticare l’attività teatrale e televisiva, oltre quella di valido doppiatore, con una voce la cui tonalità ben si prestava ai personaggi cattivi dei film d’animazione (l’orso Lotso di Toy Story 3- La grande fuga, 2010, Lee Unkrich).
Nato a Roma nel 1926, Garrone frequentò l’Accademia Nazionale D’arte Drammatica Silvio D’Amico nel 1949, lo stesso anno del suo esordio cinematografico, quando Mario Mattoli lo volle nel cast di Adamo ed Eva, mentre nel 1950 iniziò a lavorare anche in teatro, con la compagnia Gassman-Torrieri-Zareschi e successivamente con la compagnia Morelli-Stoppa diretta da Luchino Visconti. Continua a leggere

Rossana Podestà (1934-2013)

Rossana Podestà

Rossana Podestà

E’ morta oggi, martedì 10 dicembre, a Roma, l’attrice Rossana Podestà (all’anagrafe Carla Dora Podestà, Tripoli, 1934).
Splendido viso, una sensualità non “urlata”, forte di un notevole fascino unito ad una particolare eleganza, dopo gli esordi come ragazza copertina, la Podestà a soli 16 anni venne scoperta dal regista Léonide Moguy, il quale la volle nel cast del film Domani è un altro giorno, dando vita così ad una carriera che fu particolarmente attiva fra gli anni Cinquanta e Settanta, accompagnando diverse fasi del cinema italiano e la sua capacità, propria del periodo, di spaziare tra i vari generi: dai prodromi della commedia all’italiana (Guardie e ladri, ’51, Steno e Mario Monicelli, in cui interpretava la figlia del Brigadiere Bottoni, Aldo Fabrizi) per arrivare alla sua declinazione sexy (spesso a fianco di Lando Buzzanca, Homo Eroticus, ’71, Marco Vicario; Il gatto mammone, Nando Cicero, ’75), passando per il peplum, il filone storico-mitologico nel quale però riuscì ad imporsi anche al di là degli italici “sandaloni”.

Sette_Uomini_DoroIl ruolo che ne confermò la notorietà internazionale fu infatti quello della protagonista in Elena di Troia (Helen of Troy, Robert Wise, ’56, girato a Cinecittà e in varie zone del Lazio), dopo aver preso parte a La rete (’53, Emilio Fernandez) ed essere stata Nausicaa in Ulisse (’54, Mario Camerini).
A svincolarla dai ruoli in costume (da ricordare, fra i tanti titoli, anche Sodoma e Gomorra, ’61, Robert Aldrich) fu il marito Aldo Vicario, che dopo il non felice risultato conseguito con Le ore nude, ’64, tratto dal racconto Appuntamento al mare di Alberto Moravia, centrò il bersaglio l’anno successivo, girando Sette uomini d’oro, particolare mix fra commedia e giallo, grande successo di pubblico che diede vita immediatamente ad un seguito, Il grande colpo dei sette uomini d’oro, pellicole dove la Podestà risaltava nel ruolo della femme fatale Giorgia, offrendo una delle sue migliori interpretazioni, fra fascino ed ironia.
Dopo aver divorziato da Vicario, l’attrice, intorno alla metà degli anni ’80, si ritirò dalla scena cinematografica: la sua ultima apparizione risale al 1985, in Segreti segreti di Giuseppe Bertolucci.

Luciano Vincenzoni (1926-2013)

Luciano Vincenzoni

Luciano Vincenzoni

Ci lascia Luciano Vincenzoni (Treviso, 1926), morto a Roma la notte di domenica 22 settembre. Tra i migliori sceneggiatori del nostro cinema, oltre a felici incursioni nei vari generi ne ha accompagnato il passaggio dalla fase del neorealismo a quella della commedia all’italiana, riuscendo al riguardo a far convivere come pochi nelle sue scritture intuizione, abilità d’osservazione e capacità visionaria, col risultato di uno sfaccettato ritratto della vita di provincia e la cultura di cui questa si alimentava, fra antichi retaggi e novità in dirittura d’arrivo.

gggrwbIl suo debutto risale al 1954, quando scrisse un soggetto da cui venne tratta la sceneggiatura della commedia Hanno rubato un tram (opera di Mario Bonnard, Ruggero Maccari ed Aldo Fabrizi, anche regista ed interprete), mentre appena due anni più tardi iniziò a lavorare con Pietro Germi ed insieme ad Alfredo Giannetti diede vita a Il ferroviere: una collaborazione quella tra Vincenzoni e il regista genovese che s’interruppe bruscamente dopo una lite, per poi riprendere negli anni ’60, quando i due fondarono la società RPA e con Age & Scarpelli realizzarono nel ‘64 il feroce Sedotta e abbandonata, grottesco apologo morale con location siciliana, pamphlet volto a scardinare retrograde mentalità.
Un film molto più duro ed impietoso rispetto al precedente Divorzio all’italiana (’61), anch’esso ambientato in Sicilia, e che va a costituire insieme a Signore & signori, ’66, i cui protagonisti appartengono il mondo della provincia del Nord-Est italico, un’ideale trilogia. Anche qui non vengono concessi sconti a nessuno, dando vita ad un’acre farsa che è tra le opere più complesse e complete tanto di Germi che di Vincenzoni.

Vittorio Gassman e Alberto Sordi ne “La grande guerra”

Vittorio Gassman e Alberto Sordi ne “La grande guerra”

Ma vi è un film in particolare di Vincenzoni che non va assolutamente dimenticato, ed è La grande guerra, scritto nel ‘59 insieme ad Age & Scarpelli e al regista Mario Monicelli, dove si affronta il tema della Prima Guerra Mondiale senza alcuna retorica: nessuna celebrazione d’ intrepidi eroi, protagonista è la gente comune, mandata a morire in condizioni miserevoli.
Lo si nota già dai titoli di testa, con immagini in primo piano di scarponi immersi nel fango, del rancio, delle sigarette preparate con avanzi di tabacco, delle lettere da casa, dettagli che evidenziano la scelta di narrare la guerra dal punto di vista della trincea. Le grandi interpretazioni di Alberto Sordi e Vittorio Gassman, così come quelle offerte dall’intero cast, l’uso del cinemascope, il dispiego di grandi masse, l’accurata ricostruzione storica, ne fanno un’opera spettacolare e un coinvolgente affresco corale.
Il film ottenne il Leone d’oro alla 20ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel ’59, ex aequo con Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini.

bbbbLa grande guerra può vantare inoltre una sorta di remake in chiave western, perché gli stessi sceneggiatori (cui si aggiunse Sergio Donati) sulla base di quella originaria scrittura diedero vita nel ‘66 al terzo capitolo della Trilogia del dollaro di Sergio Leone, Il buono, il brutto e il cattivo: complice la precisa ed accurata ricostruzione storica, la violenza assume toni parossistici e meno surreali rispetto al consueto standard leoniano, si ritrova quella commistione fra toni epici, commedia e riflessione che mette in risalto i lati più grotteschi, tragici ed assurdi di ogni conflitto e si punta sui toni della farsa e della beffa. D’altronde Vincenzoni un anno prima aveva già scritto con Leone Per qualche dollaro in più, prediligendo rispetto al capostipite Per un pugno di dollari una narrazione più asciutta, lineare e tesa, attenta all’approfondimento psicologico dei personaggi principali, unendo all’atmosfera da west di frontiera i toni da commedia del cinema italiano.

bvnvnxfgnUltima collaborazione di Vincenzoni col regista romano fu Giù la testa, ’71, scritto insieme a Donati, visivamente affascinante ma forse un po’ troppo verboso nei dialoghi. A testimonianza del suo eclettismo vanno menzionate altre scorribande nei vari generi, ora con tendenze innovative (come la commedia volta al giallo Crimen, ’60, Mario Camerini, o la denuncia sociale espressa ne La cuccagna, ’64, Luciano Salce), ora meno incisive (Gli eroi, ’73, Duccio Tessari), le collaborazioni con Carlo Lizzani (Il gobbo,’60; Roma bene, ’71) ed Elio Petri (Un tranquillo posto di campagna, ‘68), mantenendo sempre una certa vitalità inventiva tra gli anni ‘70 (Piedone lo sbirro, ‘73, e La poliziotta, ’74, entrambi di Steno) ed ’80 (Il conte Tacchia, ’82, Sergio Corbucci; Casablanca, Casablanca, ’85, Francesco Nuti), con qualche incursione anche in film americani come L’orca assassina (Orca, ’77, Michael Anderson) o Codice Magnum (Raw Deal, ’86, John Irvin).
Giuseppe Tornatore nel 2000 da un vecchio soggetto di Vincenzoni ricavò il plot di Malena, da considerarsi quindi come l’ultimo lavoro di uno sceneggiatore capace di credere sino in fondo ad un certo tipo di cinema, che faceva leva su di una scrittura scaturente da un attenta visione della realtà, lungimirante e dai toni tanto amaramente cinici quanto straordinariamente veri, senza alcun compiacimento di sorta.

Roma 2011: mostre, retrospettive e “Off Doc”

All’interno del cartellone della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, 27 ottobre-4 novembre, oltre alle sezioni “ufficiali” con i film in concorso e fuori concorso o ai vari eventi speciali, è possibile rinvenire altre interessanti iniziative. Nei giorni scorsi ho illustrato la Vetrina dei giovani cineasti italiani, ora intendo soffermarmi su altre interessanti manifestazioni, a partire dalle mostre fotografiche, passando per alcune retrospettive e finendo con una particolare sezione dedicata al documentario.

dfP.P.P. Un omaggio a Pier Paolo Pasolini (foto), installazione e allestimenti di Dante Ferretti e Francesca Loschiavo, a cura di Gian Luca Farinelli, Cineteca di Bologna, ideazione Equa, è una mostra fotografica dedicata ad uno dei più illuminati intellettuali del nostro ‘900, rappresentante di un’estrema lucidità ed indipendenza di pensiero, alla continua ricerca di una personale Verità con l’uso di ogni forma di espressione per poterla individuare, come, appunto, il mezzo cinematografico, dove riusciva a rimediare alle inevitabili carenze con indubbio afflato poetico e innato gusto pittorico. La mostra (Spazio Espositivo dell’ Auditorium della Musica), si articola in varie sezioni: nella prima, le fotografie di scena di Angelo Novi si trasformano in una sorta di documentario, volto a sottolineare i vari cambiamenti della penisola così come li ha visualizzati Pasolini nei suoi film (il diverso modo di essere periferia, dalle borgate di Mamma Roma, ’62, alla Milano industrializzata di Teorema, ’68) nella seconda, invece, vi sarà una scelta di ritratti di Pasolini, fotografato da autori quali Mario Dondero, lo stesso Angelo Novi e Roberto Villa, mentre la sezione fondamentale sarà quella rappresentata da un’installazione originale creata in esclusiva da Francesca Loschiavo e Dante Ferretti.

4567La seconda mostra è Monica e il cinema. L’avventura di una grande attrice (Foyer Sala Sinopoli – Auditorium Parco della Musica), con la quale il Festival, il Centro Sperimentale di Cinematografia e Cinecittà Luce rendono omaggio a Monica Vitti (foto), una delle nostre più grandi e poliedriche attrici, in occasione del suo compleanno, con un’esposizione volta a ripercorrerne i quarant’anni di attività, dai ruoli drammatici nei film di Michelangelo Antonioni, intervallati da qualche breve sketch brillante, al definitivo ruolo di protagonista della commedia all’italiana, a partire da La ragazza con la pistola, ’68, Mario Monicelli. Il regista ripeté con la bella Monica, Maria Luisa Ceciarelli all’anagrafe, la stessa operazione che aveva avviato qualche anno prima ne I soliti ignoti con Vittorio Gassman, valorizzandone il talento comico. Previste le proiezioni de Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, Ettore Scola, ‘70 e Scandalo segreto, ’90, purtroppo il suo ultimo lavoro, del quale è stata interprete, regista e sceneggiatrice.

Non poteva mancare poi una mostra fotografica celebrativa del 150 anniversario dell’Unità d’ Italia, a cura di Antonio Maraldi, Viva L’italia! Il Risorgimento sul set, una serie di foto (Archivio Storico del Cinema/AFE Roma, Franco Bellomo, Centro Cinema Città di Cesena, Cineteca di Bologna, Museo nazionale del Cinema, Torino, Reporters Associati Roma) di scena e fuori scena di varie pellicole, dal valore non esaustivo ma semplicemente volta a sottolineare le diversi visioni del movimento risorgimentale in Italia, in particolare l’aurea sospensione celebrativa tra trionfo ed epicità (1860, Edoardo Blasetti, ’34, Viva l’Italia, ’61, Roberto Rossellini) del passato e quella, più recente, problematica e dalle tante domande in attesa di una risposta (Noi credevamo, 2010, Mario Martone), spaziando, riguardo trattazione e resa sullo schermo, dal melodramma (Visconti), alla commedia (Magni).

trwDouglas Gordon (foto), uno dei più importanti artisti internazionali, vincitore del Turner Prize nel ‘96, proporrà una nuova versione, 24 Hour Psycho To and Fro, della sua installazione video più celebre 24 Hour Psycho, risalente al ’93: :nello spazio di AuditoriumArte, Psycho di Alfred Hitchcock sarà proiettato senza sonoro su un grande schermo alla velocità di due fotogrammi al secondo, in luogo dei soliti ventiquattro, come normalmente avviene, in modo tale che il compimento del film abbia luogo in un giorno intero; in particolare nella versione esposta la proiezione sarà su due schermi adiacenti, sempre con la stessa velocità ridotta, uno con la progressione normale, l’altro in reverse, fino ad incontrarsi con la stessa immagine per un solo secondo. Accanto a questa installazione, Douglas Gordon esporrà una serie di fotografie, Raise the Dead, che ritraggono, in forma inedita, celebri protagonisti del cinema italiano.

Tra le retrospettive, a 30 anni dalla morte il Festival omaggerà il regista Mario Camerini con la proiezione, per la prima volta, del film muto Rotaie, ’29, nella sua versione restaurata dalla Fondazione Cineteca Italiana di Milano.
Un altro omaggio è poi previsto nei confronti della regista Liliana Cavani, una serata speciale dedicata alla proiezione della versione restaurata del film I cannibali, ’69, sempre attuale riflessione sulla legittimità del potere, pellicola girata negli anni della contestazione, rileggendo in chiave di moderno apologo i valori espressi nell’ Antigone di Sofocle.

Vi è poi Decamerone Italiano, viaggio realista e surreale in dieci tappe nell’identità italiana al cinema: la Casa del Cinema, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, propone a fianco del Festival, cinque giornate, dal 31 ottobre al 4 novembre, dedicate all’identità italiana come è stata vista e raccontata sul grande schermo. La rassegna è realizzata in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, che ha fornito le copie dei film in programma: La grande guerra, Mario Monicelli, Italia – Francia, 1959; I mostri, Dino Risi, Italia – Francia, 1963; Tre fratelli , Francesco Rosi, Italia – Francia, 1981; Il papà di Giovanna, Pupi Avati, Italia, 2008; Il posto, Ermanno Olmi, Italia, 1961; I basilischi, Lina Wertmüller, Italia, 1963; Francesco, Liliana Cavani, Italia – Germania, 1988; Nell’anno del Signore, Luigi Magni, Italia – Francia, 1969; Pane e cioccolata, Franco Brusati, Italia, 1974; Pummarò, Michele Placido, Italia, 1989.

Spazio, infine, al documentario, un genere in forte espansione da qualche anno a questa parte nelle sue varie declinazioni, grazie alla sezione Off Doc, a sua volta inserita nella sezione Altro Cinema Extra, allo stesso tempo un esperimento di decentramento nel territorio, considerando lo svolgimento al di fuori dell’Auditorium, alla Casa del Cinema, e di esplorazione di nuovi territori.
Ecco le opere in programma: Antonio + Silvana = 2, Vanni Gandolfo, Simone Aleandri, Luca Onorati, Italia; Casco in volo, Gianluca Greco, Italia; Ho visto cose, Chiara Pacilli, Maurizio Tedesco, Italia; Il pranzo di Natale, da un’idea di Antonietta De Lillo, Italia; Il volto della medusa, Donata Gallo, Italia; In arte Lilia Silvi, Mimmo Verdesca, Italia; Io sono il teatro: Arnoldo Foà raccontato da Arnoldo Foà, Cosimo Damiano Damato, Italia; Piero Guccione oltre l’infinito, Nunzio Massimo Nifosì, Italia; KILLER PLASTIC-o. Tu ti faresti entrare? , Stefano Pistolini, Italia; Renato Carosone. Un americano a Napoli, Paolo Rossetti, Italia; Viaggio nel bullismo, Roberto Citran, Gianni Ferraretto,Italia; La casa dei bambini, Marco Turco, Italia.

Dorian Gray, “la malafemmina”

rtyMaria Luisa Mangini (foto), attrice di rivista e cinematografica meglio nota con il nome d’arte di Dorian Gray, è morta suicida a Torcegno, in Trentino, dove si era ritirata a metà degli anni sessanta, abbandonando definitivamente le scene.

Nata a Bolzano nel 1936, debuttò a soli 14 anni nella rivista Votate per Venere(‘50) con Erminio Macario e Gino Bramieri, proseguendo la carriera nel teatro di rivista al fianco di Wanda Osiris (Gran baldoria, di Garinei e Giovannini), Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello ed in seguito al cinema, prendendo parte a numerosi film degli anni ‘50, soprattutto commedie.

Infatti, tra i suoi ruoli più importanti va senz’altro ricordato quello dell’attrice di teatro Marisa in Totò, Peppino e… la malafemmina (’56), la “donna di malaffare” del titolo, che si innamora di Gianni-Teddy Reno, lo studente nipote dei fratelli Caponi, Totò e Peppino De Filippo; Federico Fellini la volle ne Le notti di Cabiria, affidandole il ruolo di Jessy, l’amante di Amedeo Nazzari.
Prese anche parte anche a Il grido di Michelangelo Antonioni, nei panni della benzinaia Virginia. Le fu assegnato un Nastro d’Argento come migliore attrice non protagonista, per il film Mogli pericolose, ’58, di Luigi Comencini.

Tra le altre pellicole di un certo spessore cui ha preso parte, si possono ricordare Il mattatore, ’60 di Dino Risi, Crimen (Mario Camerini), e l’ultima sua apparizione sul grande schermo, Fango sulla metropoli, ‘65.
Poi, a soli 30 anni, rimasta incinta, il suddetto ritiro dalle scene, sino al tragico odierno ritorno, riportandoci bruscamente il ricordo di una donna affascinante, dotata di un certa ironia ed autoironia, dote quest’ultima a volte piuttosto rara nel mondo dello spettacolo, capace con classe ed intelligenza di saper andare, brillantemente, ben oltre il solito ruolo di “bellona di turno”.

Sciuscià (1946)

ffg4yVittorio De Sica (1901-1974) debutta al cinema come attore, nel ruolo di bel giovanotto dai modi eleganti e garbati, fatuo ma di buon cuore, perfezionato ulteriormente da Mario Camerini (da Gli uomini, che mascalzoni…, ’32, a Grandi Magazzini, ’39), esordendo come regista (insieme a G. Amato) nel ’40, con la commedia Rose scarlatte, cui seguono opere basate su sentimento ed ironia (Maddalena zero in condotta, ’41), o su temi storici (Un garibaldino in convento, ’42).

Dopo la guerra, alla sua indubbia capacità di fare spettacolo (stile di regia semplice, movimenti della macchina da presa ridotti ad un’essenzialità funzionale, sobrietà nella messa in scena e nell’esposizione narrativa) si aggiunge una presa di coscienza che darà nuovo impulso alla sua naturale predisposizione a gettare uno sguardo sulla realtà, sull’uomo ed i suoi comportamenti, sospesa tra lucidità e commossa partecipazione, cui contribuì la collaborazione con Cesare Zavattini, sceneggiatore di Sciuscià (con lo stesso De Sica, C. G. Viola, A. Franci e S. Amidei):nella Roma postbellica in mano agli Americani, due ragazzi, Pasquale (Franco Interlenghi) e Giuseppe (Rinaldo Smordoni) lavorano come “sciuscià” (lustrascarpe, dall’inglese shoeshine); dandosi da fare anche in piccoli traffici di borsa nera, realizzano il loro sogno, comprare un cavallo bianco, ma a causa del fratello maggiore di Giuseppe, sono coinvolti in un furto ed arrestati, tacendo i nomi dei veri ladri e finendo al riformatorio, dove Pasquale parla credendo che l’amico sia stato torturato. Giuseppe si sente tradito e si lega ai suoi compagni di cella, fuggendo con loro in seguito ad un incendio:Pasquale mette le guardie sulle loro tracce, ritrova l’amico in groppa al cavallo bianco e lo affronta; durante il litigio Giuseppe cade da un ponte, sbatte la testa e muore, mentre il cavallo scappa via.

Primo film straniero a ricevere un Oscar speciale, non essendoci ancora uno specifico, appare sospeso tra favola e film verità, con il surrealismo fiabesco caro a Zavattini (il cavallo bianco, utopico simbolo di migliori condizioni di vita, oltre che della giovinezza ed innocenza perdute) e la sua “poetica del pedinamento”( la macchina da presa che si muove al passo dei personaggi) nella prima parte, mentre la seconda si incentra sui dettagli, sulla psicologia dei ragazzi, atto d’accusa contro il sistema di giudizio e carcerazione dei minori, che eleva alla massima potenza la violenza già presente nella società: il mondo dei ragazzi diviene speculare a quello degli adulti e suo antagonista, vive in base a regole diverse, con conseguente reciproca incomprensione. Lo stile è disadorno, la fotografia sgranata e sovraesposta, senza alcuna preoccupazione per la pulizia formale o la sintassi cinematografica, raggiungendo in crescendo punte di estremo pathos, sino al tragico grido di dolore di Pasquale nel vedere il corpo esanime dell’amico, che risveglia la nostra coscienza, spingendoci a gridare con lui per le tante ingiustizie e violenze che ancora oggi i più deboli sono costretti a sopportare.