Archivi tag: Mario Riva

New York, il MoMA dedica una retrospettiva ad Ugo Tognazzi

Ugo Tognazzi (GettyImages/Il Fatto Quotidiano)

La retrospettiva “Ugo Tognazzi: Tragedies of a Ridiculous Man”, organizzata da Camilla Cormanni e Paola Ruggiero per Istituto Luce Cinecittà, insieme a Josh Siegel, curatore del Department of Film del MoMA, Museum of Modern Art di New York, ripercorrerà, dal 5 al 30 dicembre,  la carriera del grande attore attraverso 25 interpretazioni memorabili (tra le quasi 150 realizzate nel corso della sua vita), dirette da Pupi Avati, Marco Ferreri, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Carlo Lizzani, Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini, Dino Risi, Antonio Pietrangeli, Elio Petri, Ettore Scola, Luigi Zampa. La sera del 5 dicembre, sarà presente la figlia Maria Sole Tognazzi e l’inaugurazione verrà affidata alla proiezione del film Tragedia di un uomo ridicolo, così da ricordare anche Bernardo Bertolucci, scomparso lo scorso 26 novembre e al quale fu dedicata la retrospettiva al MoMA del 2010/2011. Continua a leggere

Lorella De Luca (1940-2014)

Lorella De Luca ne "Il bidone" (Wikipedia)

Lorella De Luca ne “Il bidone” (Wikipedia)

E’ morta ieri sera, giovedì 9 gennaio, a Roma, l’attrice Lorella De Luca (Firenze, 1940). Molti la ricorderanno per il ruolo di Marisa in Poveri ma belli, film diretto da Dino Risi nel ’56, che la rese nota al pubblico e la fece da subito apprezzare come une delle più valide giovani interpreti italiane, forte di una bellezza semplice, unita ad un certo candore e disincanto nel porsi in scena.
Caratteristiche proprie anche dell’altra protagonista, Alessandra Panaro (interpretava l’amica del cuore di Marisa, Anna Maria), con la quale De Luca lavorò insieme nei due fortunati seguiti del citato film di Risi (Belle ma povere, ’57; Poveri milionari, ’59) e, nel ’58, nella popolare trasmissione televisiva Il Musichiere (’57-’60, per la regia di Antonello Falqui) come vallette del conduttore Mario Riva.

Alessandra Panaro e Lorella De Luca ne "Il Musichiere"

Alessandra Panaro e Lorella De Luca ne “Il Musichiere”

Un’ Italia ancora in bianco e nero, genuina e ruspante, passata attraverso l’esperienza fascista e la lotta di liberazione, alla ricerca di una propria identità, consapevole delle tante difficoltà ma capace di fare leva sulla consapevolezza delle proprie forze più autentiche e su una coscienza ancora pura, si identificava nelle vicende sentimentali, non disgiunte da una certa attenzione al sociale, delineate nelle pellicole descritte e in altre simili nei toni ma non sempre eguali nella resa complessiva di arcadica semplicità.
Lorella De Luca, che esordì nel ’55 con Il bidone di Federico Fellini, ideale interprete di tale genere, sbrigativamente definito all’epoca neorealismo rosa, si trovò presto circoscritta nel “solito ruolo”.

Giuliano Gemma e Lorella De Luca ("Il ritorno di Ringo")

Giuliano Gemma e Lorella De Luca (“Il ritorno di Ringo”)

Poche furono infatti le mutazioni al consueto personaggio sopra descritto, nei 23 film che girò in tre anni (fra i quali Il medico e lo stregone, Padri e figli, entrambi del ’57, per la regia di Mario Monicelli; Domenica è sempre domenica, Camillo Mastrocinque; Primo amore, Mario Camerini, ‘58; il peplum Nel segno di Roma, ’59, Guido Brignone), tant’è che agli inizi degli anni ’60, mutati tempi e condizioni, l’attrice iniziò a diminuire l’attività.
Una volta incontrato il regista Duccio Tessari (suo futuro marito), divenne interprete di molti suoi film a partire da Una pistola per Ringo e Il ritorno di Ringo, ’65, con lo pseudonimo di Hally Hammond, e finendo con L’alba dei falsi dei, ’78, che rimase il suo ultimo titolo sino al ’93, quando prese parte a Bonus Malus, opera seconda di Vito Zagarrio.

Perché indagare …

Alberto Sordi

Alberto Sordi

“Buongiorno contessa Elvira, moglie mia defunta! Ammazza quant’eri brutta, ahò… Eh, tutto è trascorso così rapidamente … T’innamorasti subito di me, di Alfonso, il tuo parrucchiere …
C’avevo allora il negozietto da barbiere che mi aveva messo su mio fratello Giuseppe, ti ricordi? Rammento la prima volta che ti vidi: te volevo fà a barba! E tu ridesti … E quel sorriso suggellò il nostro amore. Poi sposi: questa casa fu mia, tutto mio. Ma in due eravamo in troppi e tu lo capisti, ah se lo capisti! Ti colpii qui, ti ricordi? Poi tu proponesti qualche cosa che io al momento non capii: Andiamo a fare una gita in montagna! Ma come in montagna? In montagna, andiamo in montagna! Andiamo in montagna. E infatti lassù, fra i canti, l’allegria, l’euforia e il grappin … Il crepaccio! Sparisti nel crepaccio! Ma come sparisti nel crepaccio? Perché? Ma chi t’ha data a’ spinta? Mah! Perché indagare …”

immIl saluto mattutino, appena destatosi, rivolto dal “conte” Alfonso Pasti (Alberto Sordi) alla moglie Elvira, defunta, come ci tiene a precisare, la cui scomparsa in circostanze “misteriose” durante una gita in montagna gli ha permesso di entrare in possesso di una discreta fortuna, presto dilapidata fra vanagloria e sogni troppo grandi per essere gestiti in mancanza di qualsiasi oculatezza.
La scena è tratta dal film Arrivano i dollari!,’57, adattamento di un racconto di Fulvio Pazziloro ad opera di un nutrito gruppo di sceneggiatori (Giovanni Grimaldi, Ruggero Maccari, Giuseppe Mangione, Gigliola Falluto) e diretto da Mario Costa.

Sordi e Turi Pandolfini

Sordi e Turi Pandolfini

Un tentativo di commedia corale, incentrata sulle figure dei cinque fratelli Pasti, improvvisamente eredi delle sostanze di uno zio morto in Sudafrica, in attesa dell’arrivo della moglie di quest’ultimo e del notaio, per conoscere le disposizioni testamentarie.
In realtà nel corso della narrazione, pur con un’attenta regia e più di una situazione divertente, finiscono per prevalere e costituire asse portante gli apporti individuali dei vari attori: dal tombeur des femmes Piero/Sergio Raimondi all’avaro Giuseppe/Nino Taranto, passando per lo sfaticato Cesaretto/Mario Riva intento a tormentare il geloso fratello Nicoletto/Riccardo Billi, ma in particolare dell’ Albertone nazionale, che fra grettezza e cinismo delinea il memorabile ritratto di un uomo meschino e opportunista.

Forte con i deboli (indimenticabile il rapporto col maggiordomo Giovanni/Turi Pandolfini, costretto ad indossare il collare del cane, magna e cocce de’ noci …) e debole con i forti, le caratteristiche del personaggio, man mano stemperate in una dimensione più circoscritta, delineeranno un ben preciso tipo d’italiano, sino ai giorni nostri, dove saranno necessari pochi adattamenti perché possa inserirsi in una dimensione più “moderna” e attuale.