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Ascensore per il patibolo (Ascenseur pour l’échafaud, 1958)

Parigi, fine anni ’50. Florence Carala (Jeanne Moreau) e Julien Tavernier (Maurice Ronet) sono amanti.
La donna è sposata con il ricco industriale Simon Carala (Jean Wall), alle cui dipendenze lavora Julien, che ha alle spalle un passato da militare in Algeria ed Indocina. I due progettano l’omicidio di Simon, studiano il da farsi nei minimi particolari così da simulare un suicidio, ma l’uomo, una volta portato a compimento il piano, nel salire in auto nota un particolare lasciato inopinatamente a bella vista vicino al luogo del delitto e si affretta a porvi rimedio, entrando però in ascensore proprio nel momento in cui il custode provvede a staccare la corrente elettrica. E’ sabato, Julien cerca in tutti i modi di venir fuori dall’incresciosa situazione, mentre il giovane scapestrato Louis (Georges Poujouly) si appresta a rubargli l’auto così da dirigersi insieme alla sua ragazza, la fioraia Veronique (Yori Bertin), fuori città. Florence intravede il veicolo, ma crede che alla guida vi sia il suo amante: tristi pensieri si agitano nella mente, vaga sconsolata e solitaria per le vie cittadine, incurante della pioggia, alla vana ricerca dell’uomo nei locali che era solito frequentare.
Nel frattempo i due giovani hanno fatto tappa in un motel e conosciuto una coppia di turisti tedeschi, marito e moglie, dando come generalità quelle di Tavernier, presto ricercato per omicidio una volta che Louis uccide i due coniugi nel tentativo di sottrarre loro l’auto. Intanto Florence … Continua a leggere

Bologna: 52 serate in Piazza Maggiore “Sotto le stelle del cinema”

152 sere d’estate in Piazza Maggiore, a Bologna, Sotto le stelle del Cinema, dal 21 giugno al 15 agosto, un regalo rivolto ogni anno dalla Cineteca di Bologna, nell’ambito di bè bolognaestate, alle migliaia di persone che dalla metà di giugno affollano le proiezioni: tutte le sere, appena fa buio, alle ore 21.45, si illumina uno degli schermi più grandi d’Europa, per risplendere dei migliori restauri e delle migliori copie dei classici che hanno fatto la storia del cinema.
Un cartellone unico, che si inaugurerà domenica 21 giugno, con la versione restaurata di Per un pugno di dollari (Sergio Leone, 1964), finalmente in Piazza Maggiore dopo l’anteprima mondiale alla cerimonia di chiusura del 67mo Festival di Cannes, nel 2014. E quest’anno, ecco il mantenimento della promessa di una prosecuzione della kermesse, come annunciato dal direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli: “Dopo il prolungamento delle proiezioni, inaugurato lo scorso anno, fino alla metà di agosto, quest’anno illumineremo lo schermo di Piazza Maggiore anche per la serata del 15 agosto, appuntamento sempre molto amato dai bolognesi”. Continua a leggere

Roccella Jazz Festival 2012: la serata finale

Serata finale ad effetto, fortemente emozionale ed amabilmente evocativa delle suggestioni più diverse, sabato 25 agosto, presso il Teatro al Castello di Roccella Jonica e non solo per le ottime esecuzioni musicali andate in scena: il Festival che sembrava non dovesse esserci, i suoi trentadue anni ricchi di contaminazioni e sperimentazioni ritmiche, concreto confronto e integrazione tra etnie diverse in nome del linguaggio universale della musica, che molti ormai erano pronti a dare in pasto all’oblio, ha dato prova di ritrovato orgoglio ed inedita forza propulsiva.

Ilhan Ersahin

Ilhan Ersahin

I sopra citati concetti, l’incontro tra diverse culture, la concreta valenza da conferire allo spesso abusato ed astratto termine di “musica globale”, si sono piacevolmente manifestati nella splendida esibizione del celebre sassofonista e compositore Ilhan Ersahin insieme alla sua Istanbul Sessions (Ismail Alp Ersönmez, basso; Turgut Alp Bekoglu, batteria; Izzet Kizil, percussioni): sono rimasto letteralmente stregato dalla forza delle note espresse dal suo sax, così spasmodicamente vitali, energiche, capaci sia di evocare atmosfere esotiche, orientaleggianti, sia di creare un valido e suggestivo ponte musicale volto a mitigare, nel segno di una valida continuità sinergica, le sonorità più aggressive, dure, espresse dal basso di Ersönmez (geniale il batterne le corde con una bacchetta da tamburo) e quelle dai richiami tribali espresse da Kizil alle percussioni.

Siamo di fronte ad un jazz moderno, contaminato dal rock e dal funk in egual misura, con più di un richiamo a Miles Davis, omaggiato infatti nel corso dell’esecuzione con un brano a lui dedicato, capace di cedere e credere al potere della “sana” improvvisazione, senza compiacimenti o ricercati virtuosismi, in nome di una forte ed unitiva creatività.

Pino Pecorelli

Pino Pecorelli

Chiusura a dir poco strabiliante, una volta entrati nel “gioco” della contemporanea presenza sul palco di diverse espressioni musicali scaturenti da più origini culturali, con Orquestra Todos (Alì Regep, voce, Turchia-Romania; Dan Hewson, trombone, Regno Unito; Danilo Lopes Da Silva voce, chitarra, Capo Verde; Francesco Valente, contrabbasso, basso elettrico, Italia; Gueladjo Sane, Dunduns, Djembe, Guinea-Bissau; Johannes Krieger, tromba, Germania; João Gomes, teclados, Portogallo | Mozambico; Joaquim Teles (Quiné), percussioni; Kalimba, voce, Portogallo; Marc Planells voce, sitar, ud, saz, Spagna; Marcelo Araujo, batteria, Brasile; Mucio Sá, chitarra, Brasile; Max Lisboa Voz, chitarra, Brasile; Rubi Machado, voce, Índia | Mozambico; Susana Travassos, voce, Portogallo. Direttore Mario Tronco, Italia. Direttore Musicale Pino Pecorelli, Italia).

Orquestra Todos, foto di Pino Curtale

Orquestra Todos, foto di Pino Curtale

Si tratta di un complesso progetto interculturale, integrazione tra i gruppi di Largo Intendente a Lisbona e quello dell’ Orchestra di Piazza Vittorio (nata a Roma nel 2002, ideazione e creazione di Mario Tronco e Agostino Ferrente), con musicisti che fanno uso di strumenti diversi, spesso appartenenti alla propria tradizione, un’apparente “Babele musicale” che trova rimedio alla paventata confusione grazie al potere unente della musica, che in tal caso non può che fondatamente definirsi incredibile e straordinario: una volta “partiti”, in particolare grazie all’energica e ritmica direzione di Pecorelli, tutte le diversità si sono magicamente fuse in un unico suono e in un’unica vocalità, senza alcun tradimento delle origini, tra sonorità antiche e nuove, una coralità cosmopolita capace d’incroci musicali sulla carta forse impossibili e per di più con la valorizzazione di ogni singolo elemento.

Il clou è stato rappresentato dal bis richiesto a gran voce e concretizzatosi nelle note di What a Wonderful World, che riesce a far sognare tutti i presenti, facendoci sentire uniti da un abbraccio universale, dalla forte valenza simbolica, tanto da far venire in mente, sospinte dalle note, parole come pace e fratellanza, nel loro significato più profondamente umano e non politicamente etereo e vacuo: potere della musica, la forza di un Festival che ne traduce il linguaggio in parole, riportando il concetto di cultura al suo significato più puro, comprendendovi quanto degno d’essere trasmesso alle generazioni successive.

Roccella Jazz Festival 2012: Jon Hassell Group – Tom Harrell

Conclusi gli spettacoli itineranti, Roccella Jazz Festival è tornato, da mercoledì 22 agosto, nella sua tradizionale location, con i consueti appuntamenti, il pomeriggio un evento presso l’Auditorium Comunale e la sera due concerti all’interno dell’ Anfiteatro al Castello.

Jon Hassell

Jon Hassell

Ad inaugurare la serie dei concerti serali una produzione originale di Jon Hassell Group (Jon Hassell, tromba, tastiera; Luca Aquino, tromba; Enrico Rava, tromba; Michel Benita, contrabbasso; Rick Cox, chitarra, live samples; Kheir-Eddine M’Kachiche, violino), Sketches of the Mediterranean-Celebrating Gil Evans, volta a rendere omaggio al celebre direttore d’orchestra, compositore, pianista e arrangiatore (1912-1988), che ha saputo conferire alla musica jazz un’inedita aura di creatività, dalla iniziale fase cool, a metà degli anni ‘50 (la collaborazione con Miles Davis), passando per il jazz modale e finendo con la fase elettrica degli anni ’70, caratterizzata da aperture verso il rock e la fusion.

L’esibizione del suddetto gruppo è stata certo tecnicamente ineccepibile, suggestiva ed autoriale, per quanto non propriamente trascinante nella sua compostezza, nel profondo rispetto delle sonorità espresse a suo tempo da Evans, alla ricerca di un’insolita armonia tra strumenti diversi, un rincorrersi di dissonanze stranianti, ipnotiche a volte (l’attacco iniziale del contrabbasso di Benita), e morbidezze appena accennate, rese comunque evidenti dalle note delle trombe di Rava e Aquino, per un’esecuzione che è proseguita sino alla fine senza uno stacco evidente tra i vari brani, ma con un’ affascinante soluzione di continuità garantita dalla perfetta integrazione dei vari elementi.

Tom Harrell

Tom Harrell

Subito dopo è stata la volta di Tom Harrell, The Time Of The Sun (Tom Harrel, tromba, filicorno e composizioni; Wayne Escoffery, sax tenore; Danny Grissett, piano e Fender Rhodes; Ugonna Okegwo, basso acustico; Johnathan Blake, batteria) e, quasi magicamente, ci si è ritrovati immersi in un’essenzialità musicale canonica, limpida ed elegante, che ha contribuito a creare un’atmosfera dai toni onirici: Harrell abbraccia la tromba, diviene tutt’uno con essa, alternando melodia “classica” e sperimentazione con estrema sensibilità, esprimendo una profonda armonia con tutti i componenti della sua band, lasciandogli opportuni spazi per esprimere le loro potenzialità, anche se a predominare sono state le profonde tonalità espresse dal sax tenore di Escoferry, perfettamente integrate con la timbrica di Harrell, sottolineando la particolare continuità ritmica garantita dal piano di Grissett.