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Arrivederci Oscar

A ciambra conclude la sua corsa: il film di Jonas Carpignano, scelto come rappresentante dell’Italia per l’Oscar come miglior film straniero, non è stato infatti incluso nella prima shortlist di nove titoli (selezionata tra i 92 film in gara), comunicata nei giorni scorsi dall’Academy e dalla quale verrà selezionata la cinquina che parteciperà il 4 marzo alla 90ma edizione degli Oscar, dopo l’annuncio del 23 gennaio relativo alle candidature.
Restano dunque in gara: Una donna fantastica (Sebastian Lelio, Cile); In the fade (Fatih Akin, Germania); On Body and Soul (Ildikó Enyedi, Ungheria); Foxtrot (Samuel Maoz, Israele); L’insulto (Ziad Doueiri, Libano); Loveless (Andrey Zvyagintsev, Russia); Félicité (Alain Gomis, Senegal); The Wound (John Trengove, Sudafrica); The Square (Ruben Östlund, Svezia).

A Ciambra

Ciambra, comunità Rom stanziale ai margini della città di Gioia Tauro, provincia di Reggio Calabria.
Qui vive, o, meglio, sopravvive, insieme alla sua numerosa famiglia, il quattordicenne Pio (P.Amato), adattandosi in fretta a quanto il degradato ambiente in cui è nato e cresciuto può offrirgli; beve, fuma, apprende i primi rudimenti sul furto d’auto grazie al fratello Cosimo (Damiano Amato), così come la necessità di mantenere buoni rapporti con le ‘ndrine, le famiglie di ‘ndrangheta che gestiscono e controllano le attività illecite di alcuni membri della comunità.
Pio si distacca però dagli “insegnamenti” familiari riguardo i contatti con gli immigrati africani, “i marocchini” come vengono chiamati dai Rom, divenendo amico di Ayiva (Koudous Seihon), il quale gli sarà a fianco, spalleggiandolo, una volta che il ragazzino avvertirà il dovere di provvedere al sostentamento della famiglia, quando padre e fratello saranno arrestati per furto all’interno di un’abitazione. Quella antica condizione di libertà, senza alcun capo da cui dipendere, proclamata da nonno Emiliano e rammentata al nipote è ormai destinata a scomparire, trasmutata in una schiavitù che ti inchioda ad una realtà imposta, dove quella briciola d’innocenza rimasta sarà fatta fuori dalla necessità ormai obbligata di alcune scelte, “soli contro il mondo” nella manifestazione tribale di una totale estraneità ad una società che, all’interno di una “grande omologazione”, ha ormai smarrito il senso originario della diversità. Continua a leggere

Oscar 2018: l’Italia candida “A Ciambra”

Jonas Carpigano at arrivals for 25th Gotham Independent Film Awards, Cipriani Wall Street, New York, NY November 30, 2015. Photo By: Derek Storm/Everett Collection

La Commissione di Selezione per il film italiano da candidare all’Oscar istituita dall’ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali),  lo scorso 4 agosto, su invito dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, riunita davanti a un notaio e composta da Nicola Borrelli, Cristina Comencini, Carlo Cresto-Dina, Felice Laudadio, Federica Lucisano, Nicola Maccanico, Malcom Pagani, Francesco Piccolo ha designato oggi, martedì 26 settembre, il film A Ciambra di Jonas Ash Carpignano a rappresentare il cinema italiano alla selezione del Premio Oscar per il miglior film in lingua non inglese. L’annuncio delle candidature è previsto per il 23 gennaio 2018, mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles domenica 4 marzo 2018.

Oscar 2018: 14 i titoli italiani iscritti per la candidatura

A ciambra (Jonas Ash Carpignano), Cuori puri (Roberto De Paolis), L’equilibrio (Vincenzo Marra), Una famiglia (Sebastiano Riso), Fortunata (Sergio Castellitto), Gatta Cenerentola (Alessandro Rak – Ivan Cappiello – Marino Guarnieri – Dario Sansone), Ho amici in paradiso (Fabrizio Maria Cortese), L’ora legale (Salvatore Ficarra e Valentino Picone), L’ordine delle cose (Andrea Segre), Sicilian Ghost Story (Antonio Piazza e Fabio Grassadonia), La stoffa dei sogni (Gianfranco Cabiddu), La tenerezza (Gianni Amelio), Tutto quello che vuoi (Francesco Bruni), La vita in comune (Edoardo Winspeare): ecco, selezionati fra i film italiani distribuiti sul nostro territorio tra il 1° ottobre 2016 e il 30 settembre 2017, i 14 titoli che risultano iscritti alla corsa per la candidatura del rappresentante  all’Oscar per il migliore film di lungometraggio in lingua non inglese. Lo ha reso noto oggi, lunedì 18 settembre, l’ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali): il candidato verrà scelto martedì 26 settembre, quando si riunirà l’apposita Commissione di selezione, che agisce in rappresentanza dell’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences. La designazione dovrà essere comunicata all’Academy entro lunedì 2 ottobre. L’annuncio delle nomination è previsto per il 23 gennaio 2018, mentre la cerimonia di consegna degli Oscar avrà luogo a Los Angeles domenica 4 marzo 2018.

Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema: “Gabriele Salvatores in 35 mm”

Gabriele Salvatores (Viva Cinema)

Dal 19 maggio al 4 giugno al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano Fondazione Cineteca Italiana presenta Gabriele Salvatores in 35 mm, una panoramica sulla cinematografia di Gabriele Salvatores, dalla fine degli anni ’80 ad oggi, per ripercorrere la carriera del regista di Mediterraneo, Oscar come Miglior Film Straniero nel 1991, attraverso i suoi più bei film, proiettati esclusivamente in pellicola 35mm.
Diplomatosi all’Accademia d’Arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano, Salvatores nel 1972 fu tra i fondatori del Teatro dell’Elfo, dirigendo quindi numerosi spettacoli, come Sogno di una notte d’estate, musical tratto da Shakespeare, che nel 1983 trasporrà in film, suo esordio cinematografico; dopo Kamikazen ultima notte a Milano, 1987, conobbe il successo con Marrakech Express, 1989, primo titolo di una ideale trilogia, insieme a Turnè, 1990, e il citato Mediterraneo, 1991, dedicata alla sua generazione, offendo visualizzazione allo scontro fra l’utopia di un mondo migliore e le nuove realtà del terzo millennio. Da qui in poi sarà un susseguirsi di opere sempre diverse, idonee ad evidenziare l’abilità di un regista come Salvatores, la sua mai sopita voglia di sperimentare ed innovare, a costo di lasciare spiazzati ad ogni nuova realizzazione; l’apertura della rassegna è affidata a Io non ho paura (2003), ottimo adattamento del romanzo di Niccolò Ammaniti che rivela dietro l’apparente semplicità dei fatti uno sguardo acuto su temi come il rapporto tra bambini e adulti, i riti di passaggio da un’età all’altra e la perdita dell’innocenza. Continua a leggere

La La Land

Los Angeles, oggi, un assolato giorno d’inverno. Anche un congestionato ingorgo stradale, almeno per quelle persone ancora in grado di trarre una scintilla vitale dal loro intimo più immaginifico, può rappresentare un’occasione per concedere inedito spazio ad un’indomita creatività, scatenando un gioioso happening tra le auto in fila.
E’ in questa situazione che fanno reciproca conoscenza Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling), pur se non propriamente seguendo la prassi del galateo, l’una aspirante attrice, al momento cameriera in un bar al Warner Village, e l’altro pianista jazz integerrimo, che fatica a sbarcare il lunario legato com’è ai grandi musicisti del passato e dei quali nessuno sembra più voler sentire parlare. I due avranno modo di scontrarsi in altre occasioni, fino a quando non inizieranno a frequentarsi, confidandosi i rispettivi sogni e le aspettative esistenziali, incitandosi reciprocamente a trovare le vie più opportune per la loro realizzazione. Dall’amicizia all’amore il passo sarà breve e intanto le aspirazioni cominceranno a prendere, non senza qualche difficoltà, una forma più definita: Mia tenterà la strada dell’autonomia, scrivendo ed interpretando  un monologo teatrale allestito a sue spese, Sebastian accetterà la proposta di un amico musicista, Keith (John Legend), piegandosi alla musica commerciale per necessità economica, in attesa di poter aprire un proprio locale. Continua a leggere

Ricordi

Mary Tyler Moore

Mary Tyler Moore

Settimana non foriera di buone notizie quella che sta per concludersi, anche circoscrivendola nell’ambito dello spettacolo, a parte la candidatura agli Oscar (e ai César) di Fuocoammare (Gianfranco Rosi) nella categoria Miglior Documentario.
Il mondo del cinema, così come quello televisivo, ha infatti perso alcuni protagonisti, spesso particolarmente amati dal pubblico per le riuscite caratterizzazioni conferite  ai personaggi interpretati, lasciando un ricordo indelebile. Mercoledì 25 gennaio ci ha lasciato l’attrice americana Mary Tyler Moore (Brooklyn, 1936), donna affascinante  e dotata di un notevole senso dell’umorismo, protagonista soprattutto in televisione dapprima a fianco di Dick Van Dyke nella serie The Dick Van Dyke Show (158 episodi dal 1961 al 1966), dove si fece notare per spigliatezza ed atteggiamenti anticonformisti, e poi nella sitcom Mary Tyler Moore Show (178 episodi dal 1970 al 1977, andati in onda sulla CBS), lasciando il segno nei panni di Mary Richards, figura moderna che si allontanava dai classici canoni rappresentativi della televisione del periodo nel portare in scena, nella confluenza di realtà ed ironia, una donna single, fiera della propria indipendenza ed orgogliosa del proprio lavoro, offrendo visualizzazione alle trasformazioni in atto nella società americana ed anticipando personaggi femminili che tanto sul piccolo come sul grande schermo avrebbero trovato spazio negli anni a venire. Continua a leggere