Ascolta l’articolo ©
(Movieplayer)

Presentato, in Concorso, alla 80ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conseguito il Leone d’Oro come miglior film, vincitore di due Golden Globes (miglior film e miglior attrice, Emma Stone), in attesa della notte degli Oscar dove si presenterà forte di undici candidature, Povere creature!  è un adattamento dell’omonimo romanzo di Alasdair Gray, 1993, ad opera dello sceneggiatore Tony McNamara, per la regia di Yorgos Lanthimos.

Il cineasta greco, coadiuvato dal sinergico apporto rappresentato da scenografia (James Price e Shona Heath), fotografia (Robbie Ryan), costumi (Holly Waddington) e colonna sonora (Jerskin Fendrix), senza dimenticare la rimarchevole fluidità narrativa assicurata dal montaggio di Yorgos Mavropsaridis, pone in scena un racconto di formazione dalle tinte gotiche, filtrate da una suggestiva e concreta visionarietà, che richiama tanto alcuni horror d’epoca (ad esempio Frankenstein*, rimando anche letterario, Il gabinetto del Dr. Caligari*, Freaks*), quanto, contornato da una buona dose di grottesco e sferzante ironia, quelle pellicole volte a descrivere, avallando un languido romanticismo, il viaggio verso “altri mondi” caro alla buona aristocrazia europea dell’800, fonte di inedite conoscenze e conseguenti mutamenti esistenziali.

Se il libro d’origine incentra l’andamento narrativo sull’incrociarsi di differenti punti di vista, la pellicola, invece, fa sì che si sviluppi assecondando la visione della protagonista Bella Baxter, un’ammaliante e camaleontica Emma Stone, vibrante di meraviglia infantile, ardore adolescenziale ed infine matura consapevolezza riguardo il perché dello suo stare al mondo, anche in forza di una libertà autodeterminatrice fieramente conquistata.

Un punto di vista che viene restituito visivamente a noi spettatori, dal grigiore del bianco e nero iniziale allo sfavillio sempre più intenso dei colori, per il tramite di prospettive rese distorte dall’uso del grandangolo o circoscritte nella circolarità dell’obiettivo fish eye. Bella, che vive in quel di Londra, è, letteralmente, una creazione del Dr. Godwin (Willem Dafoe, dolente e sulfureo), il quale ha messo in pratica su di lei i vari studi  che lo hanno portato nel corso degli anni ad una serie di esperimenti intesi ad “assemblare” diversamente gli organi ed altre parti corporee di uomini e animali, continuando quanto già messo in atto dal genitore, di cui è stato la cavia prediletta, come testimoniano il volto ridotto ad una sorta di patchwork carneo o le innovative funzionalità riservate, per esempio, all’apparato digerente.

God, come inevitabilmente è portato a chiamarlo Bella, ha impiantato nel cranio di quest’ultima, dopo averla salvata dal suicidio recuperandola in fin di vita dalle acque del Tamigi, il cervello del feto che portava in grembo, andando così a creare una novella Eva, donna incerta nei movimenti ed adusa a comportarsi come una bambina alla primigenia scoperta del mondo, posando lo sguardo su ogni cosa e desiderandone un contatto tattile e distruttivo.  Lo scienziato provvedeva poi a far sì che un brillante studente del suo corso, Max McCandles (Ramy Youssef), la seguisse giornalmente, così da prendere nota del procedere della crescita.

Bella però, in particolare una volta assaporato il “frutto proibito”, la mela che le ha consentito di conoscere il piacere in virtù dell’autoerotismo, vorrebbe abbandonare quella sorta di Eden in forma di gabbia dorata e volgere il proprio sguardo altrove, “a seguire virtute e canoscenza” (Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI). Quindi al momento il programmato matrimonio con Max non s’ha da fare, via verso Lisbona accettando la profferta del vanesio e libertino avvocato Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo, scapigliato gaudente), tra “furiosi sobbalzi” e scoperte di dolci leccornie, anche se l’uomo non sembra vedere di buon occhio l’estremo desiderio di sperimentazione della compagna.

 Infatti arriverà a rinchiuderla in una cassa, così da imbarcarsi per Alessandria, in Egitto, un nuovo itinerario cui corrisponderà un ulteriore passo verso la maturità di Bella: grazie alla conoscenza dell’anziana e disincantata signora Martha Von Kurtzroc (Hanna Schygulla) e del suo cinico accompagnatore Harry Astley (Jerrod Carmichael), andrà ad apprendere sia l’importanza della lettura di vari libri per mantenere una mente aperta e “disinibita”, sia la presenza nel mondo di tante storture, con bene e male a fronteggiarsi come “due eserciti l’un contro l’altro armati”.  

Costretti a sbarcare a Marsiglia una volta che Bella avrà dato via, in buona fede, i soldi di Duncan, questi vedrà il proprio ego vacillare una volta per tutte, in particolare quando la donna deciderà di lavorare in un bordello a Parigi, andando a conoscere non solo la naturalità nel ricevere e dare piacere, ma anche, grazie ad una collega, la necessità di schierarsi, di prendere posizione per salvaguardare la conquistata autodeterminazione emancipatrice e possibilmente procedere verso la conquista d’inediti diritti.

Rientrata a Londra in seguito alla notizia che Godwin si sta spegnendo causa un male incurabile, Bella appare pronta a riprendere il discorso interrotto del matrimonio con Max, ma dovrà far fronte al passato che ritorna, incombente e minaccioso. Riuscirà però a far evolvere l’accadimento verso una definitiva positività, sia in quanto donna, sia in quanto essere umano, concretamente  persona nel lottare per l’affermazione della propria individualità.

La già accennata visionarietà propria di Lanthimos in Povere creature! si fa fortemente bulimica nell’accentuare visivamente ogni elemento idoneo a spingere verso il surreale la visione di una società che contiene elementi propri del tempo di narrazione (l’Inghilterra  vittoriana) ed altri ad essa estranei (la visione ora romantica ora distopica di città come Lisbona o Alessandria), così delineata, almeno riporto la mia primaria sensazione, dalla trasfigurazione immaginifica propria di Bella, che le fa prospettare anche con lo sguardo la possibilità di un mondo diverso, aperto, tra l’altro, alla funzionalità di una scoperta scientifica non fine a se stessa.

La sua figura nelle molteplici varianti, bambina, adolescente, donna matura, si rende congrua cartina di tornasole nell’evidenziare la pavidità, congiunta alla stolidità, espressa da buona parte del genere maschile nel rifiutare la consapevolezza di una femminilità che vede la donna felice e realizzata nell’ambito di una condizione esistenziale autonomamente scelta, coincidente con l’affermazione definitiva di sé, in un continuo confronto con le proprie ed altrui capacità.

Ecco allora Duncan cercare di assoggettare Bella con la protervia e la sopraffazione, anche violenta, nell’incapacità di rendersi opportunatamente complice, al di là del puro e semplice coinvolgimento fisico.

E che dire del redivivo marito, che comparirà nel momento meno opportuno, incapace di assecondare la naturalezza del piacere in quanto tale, propria di uno spontaneo amplesso, tanto da voler annullare la sensualità della consorte ricorrendo anche a pratiche atroci, tentativo che comunque andrà a pagare caro. Il “Dio Padre” e il “novello Adamo” Max, pur manifestando l’intenzione che la donna resti con loro, tanto da adoperarsi nel rinvenire una sostituta in sua assenza, offrono concreta rilevanza l’uno al libero arbitrio e l’altro alla comprensione della necessità di rinvenire un determinato scopo esistenziale in virtù delle scelte dettate dalla propria personalità e inclinazione.

Ciascuno di noi infatti, per il tramite delle proprie azioni, può rendere la diversità quale effettiva portatrice di eguaglianza e non scriminante, nella considerazione della specificità di essere umano in quanto tale. Può, inoltre, conferire un inedito senso al termine creazione, quale contributo all’ideazione e non assoggettandosi come idea, così da volgere definitivamente le spalle a qualsiasi negatività che impedisca un’effettiva affermazione della propria essenza vitale, sociale e lavorativa.

Le “povere creature” del titolo saranno allora, sempre ad avviso di chi scrive, quegli uomini incapaci di compenetrarsi nelle descritte specificità, concentrandosi esclusivamente sul proprio ego e  su atavici e retrivi pregiudizi, ma anche quanti, indipendentemente dal genere, si rendono quotidianamente schiavi delle convenzioni sociali nel circoscrivere all’idea di “peccato” o di “colpa” ciò che possa arrecare spensieratezza e diletto all’interno del proprio alveo esistenziale, rendendo gli esseri umani pari a “degli insetti che strisciano sulla superficie del pianeta, persi nel tempo, e persi nello spazio e nel significato”, adattando alla conclusione dell’articolo le parole che scorrono sul finale dell’adattamento per il grande schermo del musical di Richard O’ Brien The Rocky Horror Picture Show (Jim Sharman, 1975).

*Frankenstein; or, The Modern Prometheus (Mary Wollstonecraft Godwin in Shelley, 1818), che ispirò nel 1931 il film Frankenstein di James Whale.

*Das Cabinet des Dr. Caligari, Robert Wiene, 1920

*Freaks, Tod Browning, 1932

4 risposte a “Povere creature!”

  1. […] Fotografia (Hoyte van Hoytema), Montaggio (Jennifer Lame) e Colonna sonora (Ludwig Göransson). Povere creature! di Yorgos Lanthimos ha visto premiata Emma Stone come Miglior Attrice, ottenendo poi premi per la […]

    "Mi piace"

  2. […] Fotografia (Hoyte van Hoytema), Montaggio (Jennifer Lame) e Colonna sonora (Ludwig Göransson). Povere creature! di Yorgos Lanthimos ha visto premiata Emma Stone come Miglior Attrice, ottenendo poi premi per la […]

    "Mi piace"

  3. […] Fotografia (Hoyte van Hoytema) e Miglior Montaggio (Jennifer Lame), cui seguono le quattro di Povere creature! (Emma Stone Miglior Attrice; Miglior Scenografia, James Price e Shona Heath; Migliori Costumi, […]

    "Mi piace"

  4. […] Fotografia (Hoyte van Hoytema) e Miglior Montaggio (Jennifer Lame), cui seguono le quattro di Povere creature! (Emma Stone Miglior Attrice; Miglior Scenografia, James Price e Shona Heath; Migliori Costumi, […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

In voga