Archivi tag: Paolo Ruffini

Alice nella Città XVI Edizione

Si svolgerà a Roma dal 18 al 28 ottobre  la XVI edizione di Alice nella città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema diretta da Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, da sempre attenta ai temi legati alle giovani generazioni: la selezione, all’interno delle sezioni  Concorso Young Adult (6 eventi speciali e 3 serie), Alice Panorama (10 titoli), Panorama Italia (in collaborazione con il KINO, 9 lungometraggi e 16 cortometraggi selezionati insieme a Premiere Film),  andrà a comporre un programma di anteprime assolute, esordi alla regia e conferme. Titolo di preapertura Johnny English colpisce ancora, diretto da David Kerr ed interpretato da Rowan Atkinson, presente oggi, domenica 7 ottobre, non solo per accompagnare il film, ma anche per partecipare ad un incontro con gli studenti delle scuole di cinema.
Andando nello specifico delle varie sezioni, il Concorso Young Adult vede 11 film partecipanti, che saranno sottoposti al vaglio di una giuria composta da 27 ragazzi e ragazze selezionati su tutto il territorio nazionale; fra le tematiche maggiormente presenti, i legami di sangue, da intendersi anche al di là dell’ambito strettamente familiare, emblematici quindi della costruzione di “altri mondi” possibili, nell’alternarsi di gesti d’amore e lotta quotidiana, ma anche rappresentativi della tensione tra reale e immaginario, fra ciò che è qui e ciò che è altrove. Continua a leggere

Tutto molto bello

(comingsoon.it)

(comingsoon.it)

Forte del successo conseguito al botteghino dal precedente Fuga di cervelli, suo debutto alla regia lo scorso anno, Paolo Ruffini torna dietro la macchina da presa per dirigere Tutto molto bello, film del quale è anche interprete e co-sceneggiatore (insieme a Marco Petterello e Guido Chiesa), sempre con le spalle ben protette, sia da un punto di vista produttivo (Colorado Film) che distributivo (Medusa), dalla consueta macchina da guerra, quanto mai efficiente in operazioni di tal guisa. Ancora una volta deve registrarsi un risultato, da un punto di vista strettamente cinematografico, ai limiti della decenza rappresentativa e, soprattutto, della coerenza stilistica, espresse entrambe già in fase di scrittura. Quest’ultima appare fluttuante tra vari sketch in forma di barzelletta, visualizzata in virtù dei soliti personaggi macchietta (con l’eccezione del marziano Frank Matano, anche se alla lunga la reiterazione di gesti e battute da “disadattato con un motivo” finisce con l’essere più tediosa che propriamente coinvolgente), intenti a proclamare con enfasi degna di miglior causa battute scontate o vecchie come il cucco (errare humanum est, perseverare… ovest a far da capofila). Continua a leggere

David di Donatello 2014: “Il capitale umano” miglior film, Paolo Sorrentino miglior regista

david-di-donatello3Si è svolta questa sera, martedì 10 giugno, presso gli Studi Nomentano 5 di Roma, trasmessa in diretta da Rai Movie, la cerimonia di premiazione della 58esima edizione dei David Di Donatello, condotta, tra statici sketch e tutta una serie di peana equamente suddivisi fra “grande” e “bello”, da Paolo Ruffini “solito bischero” (no, non lo disegnano così) e Anna Foglietta, elegante e ironica. La “sfida fra i due Paoli”, Sorrentino e Virzì, ha visto vincitore il primo con La grande bellezza (9 David su 7), anche se la vittoria assoluta, considerando il felice risultato ottenuto da Pif con La mafia uccide solo d’estate, premiato come miglior regista esordiente e col David Giovani, è da attribuire, finalmente, a un cinema italiano che, grazie soprattutto all’inventiva e al coraggio dei suoi autori, riesce a ritrovare volontà e concretezza di portare sullo schermo opere originali, diversificate nello stile e idonee ad essere apprezzate anche al di là dei nostri confini.

49412Miglior film: Il capitale umano (Paolo Virzì). Miglior regista: Paolo Sorrentino (La grande bellezza). Miglior regista esordiente: Pif-Pierfrancesco Diliberto (La mafia uccide solo d’estate). Migliore sceneggiatura: Francesco Piccolo, Francesco Bruni, Paolo Virzì (Il capitale umano). Miglior produttore: Nicola Giuliano, Francesca Cima per Indigo Film-La grande bellezza. Migliore attrice protagonista: Valeria Bruni Tedeschi (Il capitale umano). Miglior attore protagonista: Toni Servillo (La grande bellezza). Miglior attrice non protagonista: Valeria Golino (Il capitale umano). Miglior attore non protagonista: Fabrizio Gifuni (Il capitale umano). Continua a leggere

David di Donatello 2014: le candidature

davi5Sono state rese note oggi, lunedì 12 maggio, da Gian Luigi Rondi, Presidente dell’Accademia del cinema Italiano, le candidature ai Premi David di Donatello 2014, 58ma edizione, così come votate dal 29 aprile al 5 maggio dai 1468 componenti la Giuria dell’Accademia.
Testa a testa tra Il capitale umano (Paolo Virzì) e La grande bellezza (Paolo Sorrentino), rispettivamente 19 contro 18, con felici risultati anche per Smetto quando voglio (Sydney Sibilia, 12 candidature), Allacciate le cinture (Ferzan Ozpetek, 11), La mafia uccide solo d’estate (Pif, 9) e La sedia della felicità (8), il film postumo di Carlo Mazzacurati, cui è stato recentemente attribuito il Nastro d’Argento dell’Anno. Già deliberati i David di Donatello 2014 al Miglior Documentario di Lungometraggio (Stop The Pounding Heart – Trilogia Del Texas, atto III, Roberto Minervini) e Cortometraggio (37°4 S, Adriano Valerio); la cerimonia di consegna avrà luogo martedì 10 giugno, presso gli studi Nomentano 5 della Rai, trasmessa in diretta da Rai Movie, con la conduzione di Paolo Ruffini e Anna Foglietta; di seguito, l’elenco completo delle candidature:

uiMiglior film: Il capitale umano (Paolo Virzì); La grande bellezza (Paolo Sorrentino); La mafia uccide solo d’estate (Pif-Pierfrancesco Diliberto); La sedia della felicità (Carlo Mazzacurati); Smetto quando voglio (Sydney Sibilia). Miglior regista: Carlo Mazzacurati (La sedia della felicità); Ferzan Ozpetek (Allacciate le cinture); Ettore Scola (Che strano chiamarsi Federico. Scola racconta Fellini). Paolo Sorrentino (La grande bellezza); Paolo Virzì (Il capitale umano). Miglior regista esordiente: Pierfrancesco Diliberto (La mafia uccide solo d’estate); Valeria Golino (Miele); Fabio Grassadonia, Antonio Piazza (Salvo); Matteo Oleotto (Zoran il mio nipote scemo); Sydney Sibilia (Smetto quando voglio). Migliore sceneggiatura: Francesco Piccolo, Francesco Bruni, Paolo Virzì (Il capitale umano); Paolo Sorrentino, Umberto Contarello (La grande bellezza); Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani (La mafia uccide solo d’estate); Francesca Marciano, Valia Santella, Valeria Golino (Miele); Valerio Attanasio, Andrea Garello, Sydney Sibilia (Smetto quando voglio). Continua a leggere

Fuga di cervelli

fuga-di-cervelli-la-locandina-definitiva-290241Anche un film del tutto inutile, brutto ed autoreferenziale, come Fuga di cervelli permette qualche spunto riflessivo, sullo stato di salute del cinema italiano in particolare, evidenziando come si sia potuto, ancora una volta, gettare alle ortiche un’idea potenzialmente valida e più volte avallata in questi anni (con risultati altalenanti), ovvero offrire risalto cinematografico a quanti per via televisiva o, recente fenomeno, attraverso il web, hanno messo in atto nuovi spunti narrativi o inediti riferimenti riguardo la comicità.
Il motivo dello spreco di cui sopra è presto detto: in primo luogo, l’ormai abituale mancanza nell’operazione di trasferimento (fatte salve le dovute eccezioni), di qualsivoglia mediazione stilistica, a livello registico e di sceneggiatura, con situazioni, tempi, recitazione del tutto simili all’impianto d’origine, dove offrono ben altra coerenza e validità, e poi la mancanza d’idee nuove unita all’incapacità di rielaborare, adeguandolo al nostro contesto socio-culturale, quanto derivato da precedenti realizzazioni.

Luca Peracino, Paolo Ruffini, Andrea Pisani, Frank Matano, Guglielmo Scilla

Luca Peracino, Paolo Ruffini, Andrea Pisani, Frank Matano, Guglielmo Scilla

E così, mentre magari altri lavori di giovani registi languono nel vuoto produttivo o distributivo, uno stralunato conduttore televisivo ed attore pronto uso (dove lo metti sta, classico ruolo da post-it) come Paolo Ruffini, conscio di avere le spalle ben coperte riguardo produzione e distribuzione (Colorado Film e Medusa Film), può esordire dietro la macchina da presa e in qualità di sceneggiatore (affiancato al riguardo da Giovanni Bognetti e Guido Chiesa), mettendo in scena un remake dello spagnolo Fuga de cerebros (Fernando González Molina, 2009, vi è anche un sequel del 2011, Fuga de cerebros: Ahora en Harvard). Attingendo a piene mani dal filone giovanilistico del cinema statunitense (da Animal House a Una notte da leoni, senza trascurare, fra gli altri, La rivincita dei Nerds, Porky’s e American Pie) e dalle nostrane commedie sexy degli anni’70, senza alcun gusto citazionista, Ruffini predilige un’ovvia operazione ricalco, basata sul più comodo “effetto Bignami”, così da potersi beare dei suoi riferimenti cinematografici e crogiolarsi nel liquido amniotico dell’immaturità ad oltranza. Continua a leggere

Pinocchio

pinocchio-L-7eNRiYPresentato nella sezione Giornate degli autori della 69ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Pinocchio, film d’animazione diretto da Enzo d’Alò, su disegni di Lorenzo Mattotti e con le musiche di Lucio Dalla, risulta un’opera certo pregevole da un punto di vista essenzialmente tecnico, ma una volta concluso lo scorrere dei titoli di coda ed accese le luci in sala, mi ha lasciato in bocca l’amaro sapore di qualcosa d’incompiuto.
La mia impressione è stata quella di una visione sicuramente capace d’incantare gli adulti non accompagnati da minore e i più piccini, ma che non riesce a suscitare un costante fluire emotivo, vivido e pulsante, lungo l’intero arco narrativo, esternandolo solo a tratti, in singole sequenze.

pinocchio-L-qC3ZJlSensazione primaria, già espressa da molti e dallo stesso d’Alò, è quella di sfogliare velocemente un libro illustrato (personalmente mi son tornate in mente alcune pagine del Corriere dei Piccoli della mia infanzia), offrendo visualizzazione ai tratti salienti dell’opera di Collodi (Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, 1883).
Messi da parte gli aspetti più pauperistici e tetri, si è puntato soprattutto sulla giocosità irruente propria dell’essere bambino, per quanto di legno, essenzializzandone i vari stadi evolutivi, che nel romanzo prevedono fame, miseria, cattiveria umana, sofferenza, interventi salvifici da morte temporanea per poter rinascere a nuova vita “adulta”.

pinocchio-L-mPofluNell’ approntare la sceneggiatura, d’Alò e Umberto Marino si sono concentrati in particolar modo sul rapporto padre-figlio, come evidenziato dal bellissimo prologo, dove vediamo Geppetto bambino intento a far volare un aquilone che perderà per poi ritrovarlo, fil rouge tra ciò che si è stati, quel che si è ora e ciò che si sarebbe voluto essere, proprio la magica notte in cui darà vita al suo figliolo, scolpendolo da un ciocco di legno. Più che un desiderio di paternità, il bambino che non ha mai avuto, il buon falegname sembra ora esternare la volontà di far rivivere il fanciullo che era un tempo, affidando a Pinocchio tutti quei sogni che non è riuscito a mettere in atto. Ma questi, da buon bimbetto appena venuto al mondo, non può fare a meno d’essere distratto da tutto ciò che il creato può offrirgli, nell’incoscienza di una gioiosa libertà affrontata con quell’ingenuità propria del suo essere e chi se ne frega, tra l’altro, degli avvertimenti di quel grillaccio del malaugurio …

pinocchio-L-HxZPKjMeglio una corsa a perdifiato tra campi e colline che stare seduto fra i banchi di scuola, l’abbecedario comprato dal “babbo babbino” vendendo la propria giacca val bene un biglietto per il teatro dei burattini dell’illustrissimo Sig. Mangiafoco e poi vuoi mettere i saggi consigli di due veri amici come Gatto e Volpe … Meno male che a farlo tornare sulla retta via, ma giusto per un attimo, vi è la buona Fatina, rappresentata come una coetanea di Pinocchio, fedelmente al romanzo (“… una bella bambina, coi capelli turchini e il viso bianco come un’immagine di cera..”, la prima apparizione, cap. XV), l’intervento soprannaturale a misura di fanciullo, atto a fargli comprendere l’importanza di un suo ravvedimento.

pinocchio-L-fHhLDJIl resto della storia, cari lettori, è certo cosa nota, mi soffermo quindi sul fascino espresso dai bei fondali color pastello, che illustrano un paesaggio toscano nei suoi tratti essenziali, o sull’inedita caratterizzazione, anche grafica, dei vari personaggi, emotivamente catturato dalla forza espressiva di alcune sequenze (il rogo intorno all’albero dove si è rifugiato Pinocchio inseguito dagli assassini, il vortice musicale e visivo che accompagna il consulto tecnico di Civetta, Grillo Parlante e Corvo, i tre medici stretti intorno al capezzale del burattino, o la visione lisergica, da buona accoglienza formale, dell’Isola dei Balocchi, paradiso solo in superficie) e un po’ meno da quella di altre (una su tutte, il sogno attraverso il quale la birba matricolata visualizza la morte della Fata, a mio avviso non così coinvolgente come quel “rivivisci” espresso tra le lacrime nella pagina scritta). Tutta da gustare, poi, l’apparizione del Pescatore Verde doppiato da Dalla, che, come già scritto, ha firmato la colonna sonora, connotandola del suo eclettismo, capace di conferire omogeneità non solo a diversi generi musicali (Rossini, assolo di clarinetto, rock, jazz, hip hop), ma all’intera narrazione.

pinocchio-L-th3Pq4Evidenti poi, qua e là, richiami al capolavoro di Luigi Comencini del ’72 (l’inquadratura dall’interno verso l’esterno, attraverso le fauci del pescecane, che- ricordate?- di notte dorme a bocca spalancata per problemi legati all’età, asma e palpitazione), per cui, in definitiva, ciò di cui ho avvertito la mancanza è una maggiore organicità complessiva:questo Pinocchio visionario, pittorico, psichedelico, a tratti poetico, fa stropicciare gli occhi ma non sempre arriva dritto al cuore, in bilico tra commozione sincera e senso di meraviglia, senza riuscire a fonderle compiutamente, nel senso concreto della “bella fiaba”, pur nel sostanziale rispetto della morale di fondo.
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Un accenno al riuscito doppiaggio, con le voci dei principali personaggi: Gabriele Caprio (Pinocchio), Mino Caprio (Geppetto), Rocco Papaleo (Mangiafoco), Paolo Ruffini (Lucignolo), Maurizio Micheli (Il Gatto), Maricla Affatato (La Volpe), Lucio Dalla (il Pescatore Verde), Pino Quartullo (Carabiniere), Andy Luotto (oste).
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Ex-Amici come prima!

78Ebbene sì, ci sono cascato ancora una volta… Da quando, nel corso di questi ultimi anni, i fratelli Vanzina, Carlo ed Enrico, si sono allontanati dalla solita pletora di film “vacanzieri”, per cercare di dar vita a commedie più strutturate e dai personaggi meglio definiti, forse memori dell’eredità paterna (Steno, Stefano Vanzina), con risultati comunque altalenanti quando non discutibili, ho sempre sperato che, accantonate sia la facile risata, spesso becera e cialtrona, sia la compiaciuta e compiacente messa alla berlina degli italici vizi, la loro non comune capacità di osservazione delle mutazioni in atto nella società, a livello di costume in particolare, riuscisse man mano a trovare non solo uno stile ben definito, ma, soprattutto, il coraggio del vero affondo.

E invece, eccomi qui, a poche ore di distanza dalla visione di Ex-Amici come prima! a dare cronaca della mia ennesima delusione: ricevuto il testimone, in odore di commercialmente calcolato spin-off, da Fausto Brizzi (Ex, 2008), i due Vanzina, entrambi sceneggiatori con Carlo in solitaria alla regia, ne riprendono la traccia da commedia corale, con più personaggi a dar vita a varie vicende sentimentali. Marco (Enrico Brignano), appena convolato a nozze con Floriana (Teresa Mannino), incontra casualmente Consuelo (Liz Solari) e riaffiorano i ricordi di un amore a suo tempo idealizzato; Max (Alessandro Gassman), in procinto di separarsi dalla moglie, ha un incontro-scontro con Sandra (Anna Foglietta), foriero di non poche sorprese; Fabio (Ricky Memphis), lasciato dalla sua compagna, è in preda alla depressione più nera, tanto da tentare il suicidio e trovare poi conforto prima sul lettino dello psicanalista e poi tra le braccia di Valentina (Gabriella Pession), anche lei infelice “ex”; Antonio (Vincenzo Salemme), novello deputato europeo asfissiato dalla moglie Nunzia (Tosca D’Aquino) desiderosa di riscatto sociale, incontra, durante il volo per Bruxelles, Olga (Natasha Stefanenko), pure lei in politica, e scatta la scintilla fatale, portatrice di importanti cambiamenti nella vita di entrambi; infine c’è Paolo (Paolo Ruffini), cazzeggiante single, ma non per molto.

Inutile girarci intorno, tergiversare su quale possa essere l’episodio più riuscito o l’attore a risultare più bravo: il film, purtroppo, scivola via piatto ed incolore sin dall’inizio, senza acquisire alcuna identità, al di fuori di una certa eleganza di ripresa e “morbidezza” nel raccordo tra le varie storie e personaggi, mettendo in atto un abile palleggio tra i vari generi, dalla pochade alla commedia sofisticata. Tutto ciò, però, non riesce a mutarne le sorti, così come le cinefile strizzatine d’occhio sparse qua e là, in particolare a pellicole d’oltreoceano, o la satira piuttosto blanda sulla nostra (triste) situazione politica, costruita ad hoc più per issare la vela verso il vento (leggero) di un paventato cambiamento che per lasciare il segno di una benvenuta e profonda staffilata, all’insegna del solito “malcostume mezzo gaudio” d’italica tradizione, l’unico, vero, riferimento al nostro paese, altrimenti fotografato, ripreso e caratterizzato come una sorta di “mondo al di là dello specchio”. Ex fidanzati, ex mariti, ex politici mangioni, ex single: nel novero manca una categoria e mi faccio carico di aggiungerla personalmente, quella degli spettatori, almeno quanti ormai stanchi, logoro gioco complice, di essere assecondati sino all’assuefazione piuttosto che stimolati.