Archivi tag: Praga

Un ricordo di Miloš Forman

Miloš Forman (Alchetron)

Ci lascia Miloš Forman, regista cinematografico ceco, naturalizzato statunitense (Forman Ján Tomáš, Čáslav, Boemia, 1932), morto ieri, venerdì 13 aprile.
Una volta diplomatosi, a metà degli anni ’50, alla FAMU di Praga (Facoltà di cinema dell’Accademia delle Muse), Forman, dopo una serie di esperienze come attore, sceneggiatore ed aiuto regista, ed aver preso parte all’opera collettiva volta a girare le immagini per Laterna magika, spettacolo teatrale di mimo, danza, musica e cinema muto, esordì in autonomia sul grande schermo nel 1963, con il mediometraggio Konkurs (Il concorso), realizzando poi nello stesso anno il suo primo lungometraggio, Černý Petr (L’asso di picche), grazie al quale divenne fra i maggiori esponenti della Nová Vlna, la “nuova onda” di rinnovamento che attraversava in quel tempo il cinema cecoslovacco.   Continua a leggere

La migliore offerta

la-migliore-offerta-L-jsXOt4Virgil Oldman (Geoffrey Rush), stimato antiquario ed apprezzato battitore d’asta, ha dedicato totalmente la sua vita al lavoro e osserva il mondo con distacco, senza entrarvi materialmente in contatto (indossa sempre i guanti, anche a tavola).
Vi è comunque qualcuno con cui condivide il segreto di una condotta professionale non proprio adamantina, l’amico Billy (Donald Sutherland), grazie al quale riesce ad entrare in possesso, tra l’altro, di ritratti femminili dal valore inestimabile, oggetto di una sua personale, segreta, collezione. Un giorno Oldman riceve la telefonata di Claire Ibetson (Sylvia Hoeks), una giovane donna che gli chiede di occuparsi della valutazione dei beni della villa lasciatele dai genitori: la circostanza che la ragazza non si faccia mai vedere (ne sente la voce, dalla stanza in cui si è rinchiusa), unita alla scoperta di alcuni ingranaggi risalenti ad un prezioso reperto, l’automa di Jacques de Vaucanson, ne intaccheranno man mano la ruvida scorza …

Geoffrey Rush e Jim Sturgess

Geoffrey Rush e Jim Sturgess

Scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, La migliore offerta mi è parso un film pregevole sotto ogni punto di vista, che fa dell’atmosfera, sospesa, e dell’ambiguità di ogni situazione, i propri punti di forza, con la suspense, inserita in un apparato complessivo da classico noir, predominante sull’emozionalità propriamente detta. L’opera, comunque, non può essere circoscritta in un genere ben preciso, specie se si considera come base essenziale una storia d’amore soffusa di una certa melodrammaticità, cara al regista, qui mitigata in quanto frammista ad altri modelli cinematografici, quali il giallo e il thriller.
Ho trovato affascinante l’ambientazione astratta, un pregevole crogiolo visivo (ottima la fotografia di Fabio Zamarion) comprendente varie città europee (Milano, Trieste, Vienna e Praga) e sempre coinvolgente l’abilità registica nel comporre fluidamente le immagini, “giocando” anche sui movimenti di macchina, assecondati dall’ottima prova di Rush, che impone la sua presenza sullo schermo.

Sylvia Hoeks

Sylvia Hoeks

La sua caratterizzazione, a tratti dolente, di un uomo distaccato, sorprendentemente ingenuo nella visione del mondo, integrato relativamente alla professione, ma disadattato riguardo le relazioni umane e sentimentali in particolare, ben si integra con le altre interpretazioni, l’incedere sornione di Sutherland, la pudica ritrosia di Sylvia Hoeks, o l’apparente normalità espressa da Jim Sturgess, nei panni di Robert, un giovane restauratore confidente di Virgil.
Tutto contribuisce a mettere in scena un raffinato intarsio sui rapporti arte/vita, sul “falso che nasconde sempre qualcosa d’autentico” e su quella simulazione, complicato gioco di specchi, che può essere presente in ogni rapporto umano, complice la nostra innata dualità, ad iniziare dall’amore, qui funzionalmente sublimato a ciò che è artistico (la galleria dei ritratti femminili, nel bunker di Virgil), oltre che, spesso, una sua derivazione, nelle varie esternazioni estetiche, riguardo le quali gioca anche un determinante ruolo la propria sensibilità.

Donald Sutherland

Donald Sutherland

Peccato per il calo di tensione evidente nella parte finale, dove, mi unisco a quanto già scritto da altri, una volta caduti i veli che coprivano un’amara realtà, Tornatore sembra preso dalla frenesia di spiegare quanto già era chiaro o comunque intuibile, svelando con ridondanza, anche dal punto di vista visivo, ogni meccanismo messo in funzione a sostenere la messinscena (in parallelo col prendere forma del suddetto automa). Si riscatta però nella bellissima sequenza conclusiva, avvolta dalla suggestiva musica di Ennio Morricone: la visualizzazione della lucida illusione di un uomo ancora una volta solo, tradito dalla vita e dalle sue implicazioni proprio quando aveva deciso d’affidarsi ad essa, incondizionatamente. La migliore offerta è un film certo da vedere, per la narrazione vivida, partecipe, in cui è evidente il gusto del racconto, il sentirlo proprio, con la volontà di far avvertire identiche sensazioni agli spettatori: a fine proiezione, almeno questa è stata la mia sensazione, si è presi da una certa inquietudine su quale “migliore offerta” ci potrà riservare la nostra esistenza, ove non l’abbia già fatto, una volta che si sia deciso di metterci in gioco e di conferirvi qualcosa di veramente prezioso.

Un ricordo di Herbert Lom

Herbert Lom

Herbert Lom

Il nome di Herbert Lom, all’anagrafe Herbert Karel Angelo Kuchacevič ze Schluderpacheru, probabilmente non dirà nulla a molti, a meno che non citi il suo ruolo più famoso, quell’ispettore capo Dreyfus, che ha interpretato a partire da Uno sparo nel buio, (A Shot in the Dark, ’64, Blake Edwards) contraltare, “martirizzato” in puro stile slapstick, della goffaggine del detective Closeau- Peter Sellers: dal taglio del dito con la ghigliottina per i sigari, passando per il tic che si presenterà da qui in poi puntuale ogni volta che verrà semplicemente nominato il maldestro sottoposto, senza dimenticare il ricovero in apposita struttura, sino al piano da mad doctor per eliminare il poliziotto (La pantera rosa sfida l’ispettore Closeau, The Pink Panther Strikes Again, ’76, sempre per la regia di Edwards)… Indimenticabile anche il “grido di battaglia”: “Dammi dieci uomini come Closeau e io ti distruggo il mondo”.

Herbert Lom e Peter Sellers

Herbert Lom e Peter Sellers

L’attore ceco (Praga, 1917) è morto a Londra lo scorso giovedì, 27 settembre: nel corso della sua carriera ha recitato circa in cento pellicole, e in ognuna ha lasciato il segno per la sua interpretazione, sempre calzante nel ruolo affidatogli e contraddistinta da un certo elegante aplomb. Debutta nel film ceco Zena pod křížem, ’37, Vladimir Slavínský, progredendo man mano da semplice attore di supporto a ruoli di non protagonista o interprete principale, in particolare una volta trasferitosi in Inghilterra, nel ’39, iniziando ad apparire in molti film inglesi; interpretò due volte il ruolo di Napoleone Bonaparte (Il nemico di Napoleone, Carol Reed, ’42 e Guerra e pace, ’56, King Vidor), lo si è visto in grandi produzioni cone Spartacus, Stanley Kubrick, ’60, o El Cid, ’61, Anthony Mann, e lo si ricorda con piacere affiancare (era il sig. Harvey) Sellers e Alec Guinnes in quel condensato di humour tipicamente british che è La signora omicidi(The Ladykillers, ‘55, Alexander Mackendrick).

Nel video, una scena tratta da La pantera rosa sfida l’ispettore Closeau.