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“Over the rainbow”: il viaggio come metafora della vita nella nuova lezione-concerto di Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Martedì 16 aprile all’Auditorium del Liceo Mascheroni di Bergamo Claudio Sottocornola, nell’occasione dei suoi 60 anni, proporrà in anteprima assoluta Over the rainbow, un suggestivo live nella forma a lui cara della lezione concerto, che, con canzoni come California Dreamin’,Walk On The Wild Side, San Francisco, Certe notti, Ciao amore ciao, L’isola che non c’è, attraversando America, Inghilterra ed Italia, andrà a toccare la tematica del viaggio, all’insegna della sperimentazione e della memoria storica, coinvolgendo ambiti disciplinari diversi, dalla storia alla filosofia, dalla letteratura all’arte visiva, dalla musica alla spiritualità. Se già Marcel Proust sosteneva che “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”, il tema del viaggio, del percorso verso nuove mete, a partire dagli anni ’60, anche in coincidenza conl’irrompere del movimento giovanile, assume sempre più carattere iniziatico, divenendo, in generale, metafora della vita e della evoluzione individuale e collettiva, personale e sociale, sia esso geografico o storico,  esistenziale o metafisico, psichedelico o spirituale. Continua a leggere

Ricordando Bogie: Il mistero del falco (The Maltese Falcon, 1941)

Humphrey Bogart e Lauren Bacall

Humphrey Bogart e Lauren Bacall

“Ciao ragazzo, l’altra sera ti abbiamo visto metter su, ancora una volta, la videocassetta de Il mistero del falco, cosa bolle in pentola?”  Sia benedetta la complessità delle mie allucinazioni che prevede,  fra una densa coltre  fumogena e un bianco e nero d’antan, anche la traduzione simultanea… “Ciao Lauren, ciao Bogie… Un doppio bourbon?”  “Ancora con quella roba da poppanti, latte e cacao, vai a capire cosa non funziona dentro quella tua testa bislacca … Al diavolo, lo sai cosa mi piace …” “Ok, non ti arrabbiare … A te Lauren, va bene il latte? Ecco il whiskey, Bogie… Allora, ricorrono 60 anni dalla tua scomparsa e quindi pensavo di renderti omaggio ed offrire un ricordo ai lettori con la recensione del film che ha dato il via alla tua definitiva affermazione …” “Però, son trascorsi così tanti anni da quando vi ho lasciato … Converrai con me, figliolo, che dove io e Lauren siamo ora il tempo ha diverse modalità nel suo incedere, siamo distanti dai vostri continui affanni… Ricordi quel che sostenevo, vero? La differenza tra la vita e un copione cinematografico è che il copione deve avere un senso … Procedi pure, vediamo un po’ cosa vien fuori da quel contorto groviglio che ti ritrovi nel cranio…” Continua a leggere

L’estate addosso

lestate-addosso-manifesto-675x905-675x905Roma, oggi. Il diciottenne Marco (Brando Pacitto) è un giovane introverso e tormentato, i cui pensieri relativi all’esistenza o, meglio, alla sua fine, sembrano rincorrere costantemente un punto d’incontro fra Leopardi e il Goethe de I dolori del giovane Werther (1774).
I suoi genitori hanno divorziato, vive con il padre e sta per sostenere l’esame di maturità, che supererà, anche se le idee riguardo il futuro son ben poche e piuttosto vaghe.
L’ amico Vulcano (Guglielmo Poggi) lo invita a partire insieme verso la California, ma per Marco il viaggio risulta troppo costoso e quindi sembrerebbe costretto a passare l’intero periodo estivo nella Capitale, anche a causa di un incidente con lo scooter: investito da un’auto si ritrova infatti con fratture ad un braccio e ad una gamba.
Proprio tale infortunio si rivelerà provvidenziale, in quanto con il risarcimento elargito da una celere agenzia assicuratrice il nostro potrà volare verso gli States, meta San Francisco, dove Vulcano si è premurato di trovargli alloggio presso i suoi amici Matt (Taylor Frey) e Paul (Joseph Haro).
Ulteriore accortezza, accostargli una compagna di viaggio, Maria (Matilda Lutz), meglio conosciuta come la suora per il suo essere piuttosto rigida e conservatrice, cui Marco non sembra riservare però alcuna simpatia. Continua a leggere

Indovina chi viene a cena? (Guess Who’s Coming to Dinner, 1967)

Guess_Who's_Coming_to_Dinner_posterSan Francisco. Joanna Joey Drayton (Katharine Hughton) è di ritorno dalle Hawaii insieme a John Prentice (Sidney Poitier), stimato medico.
I due si sono conosciuti durante il soggiorno sull’isola e, profondamente innamorati, intendono sposarsi al più presto. Joanna, cresciuta in una famiglia piuttosto agiata, il padre, Matt (Spencer Tracy) è un famoso giornalista e la madre, Christina (Katharine Hepburn), è proprietaria di una galleria d’arte, educata sulla base di principi progressisti, ritiene fermamente che i suoi genitori non troveranno nulla da ridire sulla circostanza che il suo futuro sposo sia un uomo di colore.
Ma se Christine, una volta superato l’iniziale sconcerto, condividerà la scelta della figlia, così non sarà per Matt, il quale, sorvolando sulla forza trainante di un sentimento tanto forte e sincero, non sembrerà propenso a dare la sua approvazione, preoccupato soprattutto dei tanti pregiudizi ancora presenti nella società, che a suo dire andrebbero a creare non poche difficoltà all’unione dei due giovani. I problemi si faranno ancora più pressanti una volta giunti a San Francisco i genitori di John:anche in tal caso il padre (Roy E. Glenn) esprime la sua disapprovazione, mentre la madre (Beah Richards) è del tutto d’accordo, così come monsignor Ryan (Cecil Kellaway), un amico di famiglia.
Ma la forza dell’amore va ben oltre il colore della pelle e può abbattere ogni barriera o pregiudizio… Continua a leggere

Inside Out

inside-out-posterPresentato, fuori concorso, al 68mo Festival di Cannes, Inside Out, film d’animazione simbolo di una ritrovata creatività della Disney Pixar, può essere definito tranquillamente, senza alcun timore di esagerare, un’opera straordinaria e non tanto per la godibile ed armonica messa in scena, perfetta sotto ogni aspetto tecnico, o per l’originalità narrativa, visto che l’idea di una centrale di controllo delle emozioni all’interno della nostra testa si può far risalire alla stessa Disney, il cartoon di propaganda bellica Reason and Emotion (1943, Bill Roberts), senza dimenticare Woody Allen* e la serie televisiva della Fox, Herman’s Head (71 episodi per tre stagioni dal ’91 al ’94).
La straordinarietà del film infatti, ad avviso di chi scrive, va ravvisata soprattutto nella tangibile sensibilità manifestata da sceneggiatori (Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley) e registi (ancora Docter, coadiuvato da Ronnie Del Carmen) nel proporre una metafora delicata, profonda e divertente, relativa a determinate fasi di passaggio nella vita di ciascun individuo (Gli esami non finiscono mai, citando Eduardo De Filippo), quando le emozioni primarie si trovano a dover fare i conti con i ricordi e, a volte, gli inevitabili rimpianti che ci legano alle esperienze passate. Continua a leggere

Adaline – L’eterna giovinezza

1Ebbene sì, lo confesso: sono un inguaribile romantico (una vera iattura, visto come al giorno d’oggi i sentimenti, lungi da me il voler generalizzare, volgono verso la “praticità”) e in quanto tale non potevo salutare che con gioia un film idoneo a visualizzare, ricordando i cari “vecchi” melodrammi made in Hollywood, quella particolare atmosfera, suggestiva e poetica, capace di unire fantasia e realtà, raziocinio e sentimento, all’interno di una plausibile, drammatica, concretezza.
Il tutto avvolto da un senso d’irrazionale magia, conferente ad elementi quali il caso o le coincidenze un sentore fiabesco alle nostre esistenze sempre più standardizzate. E’ quanto ho rinvenuto nel corso della visione di Adaline-L’eterna giovinezza, diretto da Lee Toland Krieger su sceneggiatura di J.Miss Goodloe e Salvador Paskowitz. Il regista, puntando in particolare sulla splendida interpretazione della protagonista, Blake Lively, ha saputo mettersi al servizio di una valida scrittura, capace di giocare, con fare sornione, su diversi paradossi, temporali in primo luogo, spiegati attraverso un’apparente plausibilità scientifica, sottolineata da una voce fuori campo in funzione di misterioso narratore. Continua a leggere

Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie

Apes_Revolution_-_Il_pianeta_delle_scimmie_-_Poster_USA_midSequel de L’alba del pianeta delle scimmie (2011), riuscito, ad avviso dello scrivente, prequel/reboot dell’originale Planet of the Apes (Franklin J. Schaffner, 1969, liberamente tratto dal romanzo La planète des singes di Pierre Boulle, 1963), soprattutto per l’idoneità a replicarne quel particolare sentore di suggestiva e al contempo sinistra inquietudine, Apes Revolution* aggiunge uno sceneggiatore, Mark Bomback, al duo proprio del citato film precedente (Amanda Silver e Rick Jaffa), mentre relativamente alla regia il timone passa da Rupert Wyatt a Matt Reeves.
Quest’ultimo, anche a costo di una certa “normalità” nel visualizzare sullo schermo un valido lavoro di scrittura, per quanto a volte sin troppo lineare e prevedibile nell’incedere narrativo, con acume e finezza di mestiere si è messo al servizio di una continuità piuttosto fedele alle antecedenti vicende.
Il risultato è un onesto film d’intrattenimento, capace di coinvolgere, emozionare ed offrire spunti riflessivi in odor di metafora su tematiche non nuove ma sempre idonee a suscitare attenzione nella loro attualità, come la violenza pronta a scatenarsi in qualità di fallace e sbrigativo intervento risolutore nel dirimere varie problematiche, quali, in tal caso, quelle relative all’integrazione, in particolare quando entrano in gioco, con tutto il loro carico di ambiguità, la gestione del potere o interessi economici di varia natura. Continua a leggere