Archivi tag: Tony Curtis

Operazione sottoveste (Operation Petticoat, 1959)

Blake Edwards (Screening the Past)

La retrospettiva che il  Locarno Film Festival dedicherà nel 2020 al cineasta americano Blake Edwards (1922-2010), con un cartellone comprendente la totalità dei suoi film in qualità di regista (37 pellicole dal 1955 al 1993) ed una selezione di quelli da lui sceneggiati per altri cineasti, in particolare Richard Quine, oltre ad un’antologia dei suoi celebri lavori televisivi, rappresenterà una ghiotta occasione per esplorare un percorso filmico fra i più personali e affascinanti del cinema americano tra gli anni Cinquanta e Novanta, puntellato da molti titoli misconosciuti e poco visti, sorprendenti e rivelatori, oltre che dai grandi e più famosi capolavori.
Edwards, dopo una breve esperienza radiofonica, esordì ad Hollywood dapprima come attore e poi in guisa di sceneggiatore, per arrivare dietro la macchina da presa nel 1955 con Bring Your Smile Along (Quando una ragazza è bella), cui seguirono altre realizzazioni. Continua a leggere

Un ricordo di Roger Moore

Roger Moore

Un’eleganza innata, il portamento signorile unito ad una certa prestanza fisica, il leggiadro sense of humour naturalmente esternato, senza alcuna posa esibizionistica, già dallo sguardo colmo d’ironia e disillusione, sono tutte doti che hanno reso e renderanno indimenticabile l’attore britannico Roger Moore (Sir Roger George Moore, Londra, 1927), morto ieri, martedì 23 maggio, a Crans-Montana, Svizzera.
Qualità quelle descritte del tutto in sincrono con le capacità recitative, volte ad adattare quanto elargito da Madre Natura al personaggio che si trovava ad interpretare, come nel caso del suo ruolo più famoso, l’agente al servizio segreto di sua Maestà creato da Ian Fleming nel 1953, James Bond 007 (il doppio zero del numero identificativo indica la licenza di uccidere), impersonato da Moore in ben sette film, a partire da Agente 007 – Vivi e lascia morire (Live and Let Die, 1973, Guy Hamilton) e finendo con 007 Bersaglio mobile (A View To a Kill, 1983, John Glen). Continua a leggere

A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot, 1959)

Billy Wilder

Billy Wilder

Billy Wilder (Vienna, 1906, Los Angeles, 2002) è stato un regista, oltre che sceneggiatore e produttore, egualmente geniale e poliedrico: nel corso della sua carriera ha spaziato dal noir alla commedia classica americana, alternando al riguardo, ora uno sguardo sospeso fra disincanto e dolente pessimismo, ora un beffardo, pungente, sarcasmo. Il tutto all’interno di un’essenzialità scenica unita ad una pressoché perfetta struttura narrativa, volta ad offrire il giusto risalto tanto ad ogni inquadratura quanto alle singole interpretazioni attoriali. Quest’ultime, d’altronde, si rivelano certo preziose, anzi fondamentali, per poter raccontare, visualizzandoli sullo schermo, i vari aspetti della natura umana e le sue più evidenti contraddizioni e dicotomie, all’insegna della mutevolezza repentina nell’assecondare le varie circostanze che vi si parano durante il cammino e adeguandosi ad esse mutando identità per opportunità o necessità, sia da un punto di vista psicologico che fisico; tale mutazione può poi rivestire i parametri propri dell’identificazione più totale o essere semplicemente un passaggio per la conquista definitiva del proprio io, ma sullo sfondo si stagliano come note ricorrenti l’opportunismo, l’ossessione per il profitto, pulsioni sessuali spesso malcelate o trattenute, idonee a connotare i suoi lavori delle caratteristiche proprie di validi racconti morali. Continua a leggere

Tony Curtis, l’ironia e l’eleganza della “vecchia Hollywood”

Tony Curtis

Tony Curtis

Capita, a volte, qualche settimana strana, triste, dove gli eventi si susseguono uno dietro l’altro, spesso non sempre forieri di buone notizie: in questi ultimi giorni è stato così per il mondo del cinema, candidatura all’ Oscar de La prima cosa bella di Paolo Virzì a parte. Appena il tempo di dispiacerci per la morte del nostro Vincenzo Crocitti, ed ecco giungere la notizia delle scomparse di Arthur Penn, poi quella improvvisa di Sally Menke, sceneggiatrice di tutti i film di Tarantino, dell’attore statunitense Joe Mantell, 94 anni, affermatosi recitando al fianco di Ernest Borgnine nel film Marty, vita di un timido, ruolo per il quale venne candidato all’Oscar nel ’56. Memorabile resta la sua recitazione con Jack Nicholson in Chinatown di Roman Polanski e nel sequel Il grande inganno, suo ultimo film, diretto dallo stesso Nicholson nel ‘90.

Ieri, giovedì 30 settembre, abbiamo appreso dalla figlia Jame Lee della dipartita di Tony Curtis, dopo una lunga malattia. Aveva 85 anni. Tra gli ultimi esponenti della “Hollywood che fu”, Bernard Schwartz, questo il suo vero nome, nasce in pieno Bronx, i suoi genitori sono poveri immigrati che lo affidano, insieme ai due fratelli più piccoli, ad un istituto: un’infanzia certo difficile, tra indigenza e frustrazione che vanno però di pari passo con la forte voglia di venirne fuori. Dopo un breve periodo in Marina, a 23 anni, attirato dagli agi dorati del mondo del cinema, trasformatosi dapprima in James, poi Anthony ed infine nel definitivo Tony Curtis, si presenta ad Hollywood, dove viene messo sotto contratto dalla Universal, che decise di investire sulla sua formazione.Il suo primo ruolo non accreditato è nel film Doppio Gioco (Criss Cross, 1949) cui seguono poi numerose pellicole, in particolare commedie brillanti (Operazione sottoveste, ’59 di Blake Edwards) dove giocando con l’innata presenza scenica, l’innegabile fascino, una buona dose di humour garbato e spesso vertente, con qualche ammiccamento, al sottinteso, si conquista il suo posto al sole.

Non sono comunque da sottovalutare anche i ruoli drammatici (La parete di fango, una candidatura agli Oscar, o Lo strangolatore di Boston, nel ruolo del serial killer Albert DeSalvo, senza tralasciare la parte di Antonino in Spartacus di Kubrick). Certo, per tutti gli amanti del cinema, sarebbe un crimine dimenticare la splendida, triplice, interpretazione di Joe/ Josephine/ miliardario afflitto (fintamente) da impotenza e prontamente guarito dalla meravigliosa Sugar/ Marilyn Monroe in quel capolavoro di comicità e sberleffi al comune ben pensare che è, ancora oggi, A qualcuno piace caldo, del geniale Billy Wilder; come sarà difficile dimenticare per tutti noi, ragazzini negli anni ’70, il ruolo da protagonista, in coppia con Roger Moore, nella action comedy televisiva The Persuaders/ Attenti a quei due, ripagando il grande pubblico che lo segue con affetto, delle sempre più sporadiche apparizioni sul grande schermo, spesso non all’altezza delle sue migliori interpretazioni. Ma basterà per un attimo chiudere gli occhi e visualizzare una scena del citato A qualcuno piace caldo, Curtis sdraiato su un divano nei panni del miliardario Shell, con la Monroe china su di lui che si prodiga per la sua guarigione a suon di baci ed è, e sarà sempre, storia del cinema.