Operazione sottoveste (Operation Petticoat, 1959)

Blake Edwards (Screening the Past)

La retrospettiva che il  Locarno Film Festival dedicherà nel 2020 al cineasta americano Blake Edwards (1922-2010), con un cartellone comprendente la totalità dei suoi film in qualità di regista (37 pellicole dal 1955 al 1993) ed una selezione di quelli da lui sceneggiati per altri cineasti, in particolare Richard Quine, oltre ad un’antologia dei suoi celebri lavori televisivi, rappresenterà una ghiotta occasione per esplorare un percorso filmico fra i più personali e affascinanti del cinema americano tra gli anni Cinquanta e Novanta, puntellato da molti titoli misconosciuti e poco visti, sorprendenti e rivelatori, oltre che dai grandi e più famosi capolavori.
Edwards, dopo una breve esperienza radiofonica, esordì ad Hollywood dapprima come attore e poi in guisa di sceneggiatore, per arrivare dietro la macchina da presa nel 1955 con Bring Your Smile Along (Quando una ragazza è bella), cui seguirono altre realizzazioni.

Sarà il brillante Operation Petticoat (Operazione sottoveste, 1959), ad evidenziarne il caratteristico tocco: un’ironia arguta, spesso caustica e pungente, la beffarda dissacrazione del genere, in questo caso il film di guerra, ma sempre con un occhio rivolto al passato nel mettere in scena le varie gag, rammentando al riguardo l’essenzialità visiva del cinema muto e la prevalenza dell’oggetto sul soggetto in qualità di cardini primari della comicità. Sceneggiato da Stanley Shapiro e Maurice Richlin, che mettono in campo dialoghi piuttosto brillanti, Operation Petticoat prende avvio nel 1959, quando Matt T. Sherman (Cary Grant), ammiraglio della Marina Militare degli Stati Uniti, giunge in porto: è in programma la demolizione del Sea Tiger, glorioso sottomarino reduce dal II Conflitto. Il nostro entra in quella che era la sua cabina, il diario di bordo è ancora lì, a sfogliarne le pagine la mente ritorna indietro al 10 dicembre 1941, quando il sommergibile, ormeggiato in un porto delle Filippine, subiva un pesante attacco dell’aviazione giapponese; in seguito agli ingenti danni rischiava di non poter più prendere parte ad alcuna missione, ma l’orgoglioso Sherman, al tempo tenente comandante del Sea Tiger, otteneva dai superiori il permesso di prendere egualmente il mare dopo le riparazioni essenziali, così da arrivare alla nave appoggio più vicina, magari con un equipaggio ridotto e qualche rimpiazzo.

Cary Grant (Gazette on line)

Ecco giungere allora il tenente Nicholas Holden (Tony Curtis), aspetto da fascinoso dandy ed una carriera più vicina ai salotti mondani che alla vita militare, ma anche una preziosa attitudine da maneggione: sottomarino e militari vennero così riforniti di quanto la burocrazia tardava ad approvvigionare, dalla carta igienica alla pompa idraulica. Una volta levati gli ormeggi, non senza l’intervento propiziatorio di uno sciamano e con un solo motore funzionante, accompagnato da un sinistro rumore gutturale, le traversie nel corso della missione arrivarono puntuali, da uno scalo non previsto con salita a bordo di cinque donne ufficiali ausiliarie, che muterà non poco il tono della vita a bordo, al siluramento di un camion o all’arruolamento, temporaneo, di un maiale, senza dimenticare la necessità di riverniciare il sottomarino ricorrendo alla miscelazione dei due soli colori disponibili, il minio (rosso) e la biacca (bianca), finché … Pur lontano da opere quali, ad esempio, Colazione da Tiffany o Victor Victoria, Operation Petticoat rappresenta ancora oggi un più che valido esempio di come si possa conferire opportuna sapidità ad una commedia sostanzialmente leggera, aggettivo comunque da intendersi nella sua accezione calviniana, sfruttando con sagacia la bontà della scrittura ed offrendo opportuno spazio e conseguente valorizzazione alle interpretazioni attoriali.

Tony Curtis (Trailers for Hell)

Il risultato dell’agile ed attenta regia di Edwards, idonea a rendere con vivido realismo anche sequenze come quelle degli attacchi aerei, è una messa alla berlina, graffiante ed irriverente nel suo acre sarcasmo, degli ambienti militari e dei loro componenti, a partire dal rigido ed ineffabile Sherman e del suo orgoglio bellico, messo alle strette e piegato al compromesso dalla disinvoltura esegetica dei regolamenti propria del commilitone Holden, dalla cui contrapposizione caratteriale prendono piede vari spunti ironici che vedono i rispettivi interpreti, Grant e Curtis, concedere opportuno spazio al loro diverso estro umoristico, assecondando una comicità slapstick, da cinema muto riprendendo quanto scritto ad inizio articolo. Al primo è sufficiente a far suscitare il riso, senza dimenticarne l’eleganza nel contornare di sottili battute i vari imprevisti, anche un semplice sguardo, di volta in volta, a seconda delle situazioni che si verranno a creare o in cui si troverà coinvolto, compiacente, esprimente disappunto o ferma asserzione, ma anche trattenuta concupiscenza quando le ausiliarie saliranno a bordo del Sea Tiger, evento quest’ultimo che darà luogo d’altronde ad episodi dai contorni piccanti neanche tanto reconditi, pur nei limiti del buon gusto, per quanto sia evidente, fra le righe, una certa tendenza al sessismo.

(Rare Film)

Riguardo il secondo, non si può non rimarcarne la naturalezza nel rappresentare con fare angelico e scanzonato la classica faccia da schiaffi, al colmo dell’irriverenza nel farsi beffa di qualsivoglia regola istituzionale che ne ostacoli il personale tornaconto.
La sua condotta, azzardo, potrebbe rendere in metafora le intenzioni proprie di Edwards, ovvero servirsi di un genere cinematografico  e ridimensionarne la portata nell’ adattarlo ai propri stilemi sulfurei, i suddetti toni da sberleffo, tra farsa, nel senso nobile del termine, e commedia.
Praticamente perfetto il ritmo narrativo, nonostante le due ore di durata, contraddistinto inoltre da un fluido montaggio (Ted J. Kent e Frank Gross) e da un riuscito contrappunto sonoro (David Rose ed Henry Mancini, quest’ultimo non accreditato), volto a sottolineare, ammiccando con le note, accadimenti o situazioni. Sempre godibile e mirabile, Operation Petticoat ricevette una nomination agli Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale, mentre nel 1977 diede ispirazione per una serie televisiva (34 episodi fino al 1979, due stagioni, sulla rete ABC), con John Astin nei panni di Matt T. Sherman e Jamie Lee Curtis, figlia di Tony, in quelli del tenente Barbara Duran.

Già pubblicato su Diari di Cineclub n°71-Aprile 2019


3 risposte a "Operazione sottoveste (Operation Petticoat, 1959)"

    1. Ciao Roberto, grazie. Rientra anche fra i miei film preferiti, quelli che rivedo appunto spesso per tirarmi un po’ su quando arriva il malumore. Un caro saluto e grazie di nuovo.

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