Fritz Lang (Joost Evers / Anefo, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0&gt;, via Wikimedia Commons)

I film americani di Fritz Lang sono considerati molto importanti perché rappresentano uno dei momenti in cui il cinema europeo (soprattutto quello tedesco) ha trasformato profondamente il cinema hollywoodiano. A questo periodo molto prolifico e creativo di Lang, Cineteca Milano dedica la rassegna Metropolis e il Fritz Lang americano che si terrà alla sala del Cinema Arlecchino dall’8 aprile al 15 maggio. Dopo essere stato uno dei grandi registi del cinema espressionista tedesco, Lang emigrò negli Stati Uniti negli anni ’30, portando con sé uno stile visivo e tematico molto particolare. Nella sua produzione americana, Fritz Lang ha contribuito a definire il genere noir con titoli quali Furia, La strada scarlatta e Il grande caldo e con la descrizione di atmosfere pessimiste, protagonisti ambigui e un utilizzo forte di ombre e luci drammatiche.

Il merito di Lang è stato anche quello di aver portato a Hollywood alcune caratteristiche del citato espressionismo tedesco e di averle calate nel menzionato genere. Molti suoi film americani parlano di giustizia e vendetta, linciaggi, folla violenta e corruzione delle istituzioni. Dal punto di vista stilistico, le tematiche di Lang nella prima parte della carriera si intrecciano con l’estetica espressionista: ombre marcate, scenografie deformate, spazi claustrofobici. Tuttavia, Lang supera presto l’espressionismo puro per adottare uno stile più sobrio e geometrico, in cui la composizione dell’inquadratura riflette l’ordine (o il disordine) morale del mondo rappresentato. Anche nei noir hollywoodiani realizzati dal 1935, mantiene un forte senso architettonico dello spazio, che diventa metafora di prigionia.

Il cinema di Fritz Lang è un’indagine lucida e spesso pessimistica sulla modernità. I suoi film mostrano un mondo dominato da forze — sociali, tecnologiche, psicologiche — che limitano la libertà dell’individuo. Tuttavia, proprio in questa tensione emerge la sua grandezza: Lang non offre soluzioni semplici, ma costruisce racconti in cui lo spettatore è chiamato a interrogarsi sul rapporto tra responsabilità personale e condizionamento collettivo. L’opera cinematografica di Lang attraversa quindi oltre quarant’anni di storia, dalla Germania della Repubblica di Weimar fino a Hollywood, mantenendo una straordinaria coerenza tematica. Pur cambiando contesto produttivo e genere, Lang ha continuato a interrogarsi sui medesimi nodi: il destino, il potere, il controllo sociale, la colpa, la giustizia e il conflitto tra individuo e sistema.

Uno dei temi centrali è il destino come forza ineluttabile. Nei suoi film i personaggi sembrano spesso intrappolati in meccanismi più grandi di loro, che li conducono verso un esito tragico. In opere come Destino (1921), la morte è una presenza costante e metafisica, mentre nei film successivi il fato assume una forma più concreta: diventa il prodotto di strutture sociali oppressive o di pulsioni interiori incontrollabili. Un altro tema fondamentale è il rapporto tra individuo e società, spesso declinato come conflitto tra il singolo e un sistema autoritario o disumanizzante. In Metropolis (1926), forse il suo film più celebre, la città futuristica è una macchina che schiaccia gli operai nei suoi ingranaggi. La divisione tra classi sociali viene rappresentata attraverso una potente simbologia visiva: l’architettura monumentale e verticale riflette una gerarchia rigida, quasi totalitaria.

Qui emerge anche un’altra ossessione langhiana: la tecnologia come strumento ambiguo, capace di progresso ma anche di alienazione e manipolazione. Il tema del crimine e della colpa attraversa tutta la sua filmografia. In M-Il mostro di Düsseldorf, Lang affronta la figura del mostro — un assassino di bambini — con uno sguardo sorprendentemente moderno. Il film non si limita a raccontare la caccia al colpevole, ma mette sotto accusa l’intera società: la polizia, la stampa, la malavita organizzata. La giustizia appare fragile, ambigua, talvolta brutale. Lang suggerisce che il confine tra legalità e criminalità sia meno netto di quanto si voglia credere. Proprio la giustizia è un altro nucleo tematico cruciale.

Nei film americani, come Furia (1936), Lang riflette sulla vendetta, sulla responsabilità collettiva e sul rischio del linciaggio mediatico e popolare. Il sistema giudiziario può essere corrotto o inefficace, ma anche la folla — che pretende di farsi giustizia da sola — si rivela cieca e distruttiva. L’idea che la società civile possa trasformarsi in massa irrazionale è un’eco evidente dell’esperienza europea degli anni Trenta. Lang è anche profondamente interessato al potere e alla manipolazione. Nei film della saga del dottor Mabuse, inaugurata nel 1922, il protagonista incarna il volto moderno del male: invisibile, organizzato, sistemico. In questa figura molti hanno letto un’allegoria dei totalitarismi emergenti.

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Mercoledì 8 aprile, ore 21.00: Metropolis – Edizione restaurata (Regia: Fritz Lang. Sceneggiatura: F. Lang, Thea Von Harbou. Interpreti: Brigitte Helm, Alfred Abel, Gustav Frölich. Germania, 1926, b/n, 147’, muto, versione originale sottotitolata in italiano. Musica dal vivo a cura de I sincopatici).

Sabato 11 aprile, ore 21.00. Sabato 18 aprile ore 11.00: Il grande caldo (The Big Heat, regia: Fritz Lang. Sceneggiatura: Sidney Boehm, dal romanzo omonimo di William P. McGivern. Fotografia: Charles B. Lang Jr. Interpreti: Glenn Ford, Gloria Grahame, Jocelyn Brando, Linda Bennett, Alexander Scourby, Lee Marvin. USA, 1953, 90’, versione originale sottotitolata in italiano).

Domenica 19 aprile, ore 17.00. Lunedì 27 aprile, ore 21.00: La donna del ritratto (The Woman in the Window, regia: Fritz Lang. Sceneggiatura: Nunnally Johnson, dal romanzo Once Off Guard di J.H. Wallis. Interpreti: Edward G. Robinson, Joan Bennett, Edmond Breon, Raymond Massey, Thomas E. Jackson, Dan Duryea. USA, 1944, 99’, versione originale sottotitolata in italiano).

Martedì 21 aprile, ore 21.00. Domenica 26 aprile, ore 17.00: La strada scarlatta (Scarlet Street,  regia:Fritz Lang. Interpreti: Edward G. Robinson, Joan Bennett, Dan Duryea, Russell Hicks, Rosalind Ivan. USA, 1945, 103’, versione originale sottotitolata in italiano).

Martedì 28 aprile, ore 21.00. Domenica 3 maggio, ore 17.00: Furia (Fury, regia: Fritz Lang. Interpreti: Spencer Tracy, Sylvia Sidney, Walter Abel, Bruce Cabot, Walter Brennan, Ward Bond. USA, 1936, 90’, versione originale sottotitolata in italiano).

Martedì 5 maggio, ore 21.00. Domenica 10 maggio, ore 11.00: Sono innocente (You Only Live Once, regia: Fritz Lang. Sceneggiatura: Gene Towne, Graham Baker. Fotografia: Leon Shamroy. Interpreti: Henry Fonda, Sylvia Sidney, Jean Dixon, Barton MacLane, William Gargan, Warren Hymer, Ward Bond. USA, 1937, 86’, versione originale sottotitolata in italiano).

Sabato 2 maggio ore 21.00. Mercoledì 6 maggio ore 17.00: Quando la città dorme (While the City Sleeps, Fritz Lang, USA, 1956, 100’, versione originale sottotitolata in italiano. .Interpreti: Thomas Mitchell, George Sanders, Dana Andrews).

Martedì 12 maggio ore 21.00. Venerdì 15 maggio ore 17.00: L’alibi era perfetto (Beyond a Reasonable Doubt, regia: Fritz Lang, USA, 1956, 80’, versione originale sottotitolata in italiano. Interpreti: Joan Fontaine, Barbara Nichols, Dana Andrews, Sidney Blackmer).

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