A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot, 1959)

Billy Wilder

Billy Wilder

Billy Wilder (Vienna, 1906, Los Angeles, 2002) è stato un regista, oltre che sceneggiatore e produttore, egualmente geniale e poliedrico: nel corso della sua carriera ha spaziato dal noir alla commedia classica americana, alternando al riguardo, ora uno sguardo sospeso fra disincanto e dolente pessimismo, ora un beffardo, pungente, sarcasmo. Il tutto all’interno di un’essenzialità scenica unita ad una pressoché perfetta struttura narrativa, volta ad offrire il giusto risalto tanto ad ogni inquadratura quanto alle singole interpretazioni attoriali. Quest’ultime, d’altronde, si rivelano certo preziose, anzi fondamentali, per poter raccontare, visualizzandoli sullo schermo, i vari aspetti della natura umana e le sue più evidenti contraddizioni e dicotomie, all’insegna della mutevolezza repentina nell’assecondare le varie circostanze che vi si parano durante il cammino e adeguandosi ad esse mutando identità per opportunità o necessità, sia da un punto di vista psicologico che fisico; tale mutazione può poi rivestire i parametri propri dell’identificazione più totale o essere semplicemente un passaggio per la conquista definitiva del proprio io, ma sullo sfondo si stagliano come note ricorrenti l’opportunismo, l’ossessione per il profitto, pulsioni sessuali spesso malcelate o trattenute, idonee a connotare i suoi lavori delle caratteristiche proprie di validi racconti morali.

(Wikipedia.org)

(Wikipedia.org)

Un’esemplare sintesi al riguardo credo la si possa rinvenire nell’incipit di Double Indemnity, La fiamma del peccato, 1944: “L’ho fatto per una donna e per denaro.
E non ho avuto la donna e non ho avuto il denaro” (la voce narrante di Fred MacMurray nei panni di Walter Neff).
Some Like It Hot, sceneggiato da Wilder e I.A.L. Diamond sulla base di un film francese (Fanfare d’amour, Richard Pottier, 1935), prende avvio, come uno dei tanti gangster movie, nella Chicago del 1929, in pieno proibizionismo, un inseguimento fra le auto della polizia e quella di una banda di criminali, un carro funebre col quale portare a destinazione il “caro estinto” (una partita di alcolici). Prosegue poi in chiave di movimentata e ben congegnata pochade, una volta che due squattrinati musicisti, il sassofonista Joe (Tony Curtis) e il contrabbassista Jerry (Jack Lemmon) assistono casualmente ad uno scontro fra clan rivali e si troveranno alle calcagna proprio i membri della banda autrice dell’attentato (Strage di San Valentino, realmente avvenuta il 14 febbraio 1929), capeggiati da Spats (George Raft). Per sfuggire a morte sicura, i due, assunte le sembianze di Josephine e Daphne, si uniranno ad un’orchestra di sole donne, destinazione Miami, Florida.

Tony Curtis e Jack Lemmon (altervista.it)

Tony Curtis e Jack Lemmon (altervista.it)

Durante il viaggio avranno il loro bel da fare per mantenere integro il loro nuovo status (“non c’è niente da fare, è un sesso del tutto diverso”), in particolare una volta conosciuta la deliziosa e conturbante Sugar Kane Kowalczyk (Marilyn Monroe), cantante e suonatrice di ukulele, delusa da tanti amori sbagliati (“Se c’e un verme nella ciliegia capita sempre a me”), ma anche una volta giunti/e a destinazione sorprese ed equivoci non mancheranno.
Se Jerry/Daphne, infatti, attirerà su di sé le attenzioni del ricco ed attempato ganimede Osgood Fielding III, Boccuccia di rosa (Joe E. Brown) e dopo una notte di danze, del tutto inebriato, sembrerà dimenticare la sua “doppia condizione” (anzi finirà col rimpiangere che quella giocoforza acquisita non possa essere definitiva …), Joe (che nelle vesti di Josephine deve tenere a bada il fattorino dell’albergo) a sua volta indosserà i panni del miliardario Shell per dar vita ad un particolare piano di seduzione (“sono innocuo …”) per conquistare Sugar, prodiga dispensatrice di valide terapie a suon di baci (forte dell’esperienza nel soccorso invernale …). Ma non è finita qui, perché nello stesso albergo arriveranno per un congresso (Amici dell’ Opera Italiana), la banda di Spats e quella rivale di Little Bonaparte, con tanto di regolamento di conti a danno della prima, del quale saranno testimoni ancora una volta Joe e Jerry…

Marilyn Monroe (Wikipedia.org)

Marilyn Monroe (Wikipedia.org)

Fuga e chiarimento finale sul motoscafo di Osgood: Joe e Sugar si dichiareranno il loro amore, mentre Jerry le proverà tutte per spiegare al miliardario, perdutamente innamorato, il motivo per cui non lo può sposare. Una volta appresa la sua vera identità, Osgood non batterà ciglio, commentando semplicemente: “Beh, nessuno è perfetto”, sardonico sberleffo ai benpensanti e alle convenzioni morali, alla loro sicumera espressa nella certezza dell’identità sessuale e degno suggello di tante situazioni “hot” apportate da riferimenti non poi tanto sottintesi, anzi vera e propria colonna portante del film insieme alla ripetitività delle situazioni caratterizzanti (inseguimento, fuga e travestimento).
Curtis e Lemmon esternano la loro consueta bravura ed un evidente affiatamento cameratesco, tanto nella condizione di “normalità” che en travestì. In particolare, il primo è certo indimenticabile nel ruolo del seduttore che si finge “frigido”per essere sedotto e sedurre a sua volta, uno scambio di ruoli esaltato inoltre dal montaggio parallelo con le sequenze di Jerry/Daphne travolto/a dal ritmo della Comparsita insieme ad Osgood.
Ma la vera delizia del film è rappresentata dall’interpretazione offerta dalla Monroe, nonostante i suoi ritardi e frequenti malesseri sul set, oltre ai contrasti con Wilder e i colleghi, che crearono non pochi disagi durante le riprese, con frequenti ripetizioni anche di sequenze relativamente semplici.

Joe E. Brown e Jack Lemmon (mymovies)

Joe E. Brown e Jack Lemmon (mymovies)

Eppure il personaggio di Sugar è un vero incanto e rientra fra le sue migliori prove recitative, insieme al precedente ruolo in Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch, 1955, sempre di Wilder): vi è della sana autoironia nel suo ingresso in scena, idonea a travalicare la profonda insicurezza di fondo, enfatizzata da realistici dubbi e titubanze. L’apparente, eterea, vaghezza prende le forme man mano di un pressante e prorompente disincanto, cui si unisce un candido erotismo denso di richiami e contraddizioni.
Un particolare gioco di specchi, fra la quotidianità disarmante di Norma Jeane Mortenson (nome alla nascita della Monroe, poi battezzata come N.J. Baker), la ragazza della porta accanto, e la grande diva colta nella sua essenzialità, con la nota costante della fragilità imposta dall’incessante trasformismo che il suddetto binomio comporta. Splendide anche le sue interpretazioni di canzoni quali I’m Through With Love e I Wanna Be Loved By You. Una delle migliori commedie di sempre, i cui tempi comici e i vari ingressi in scena la rendono simile ad una ritmata e “calda” partitura jazz. Un solo Oscar, per i costumi (Orry-Kelly), su sei candidature (regia, attore protagonista, Jack Lemmon, sceneggiatura non originale, fotografia e scenografia). Well, nobody is perfect.

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3 risposte a “A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot, 1959)

  1. Wilder è uno dei pochi registi statunitensi che ho ammirato e soprattutto studiato con attenzione, e certamente questo fim è uno dei punti alti della sua filmografia. Ma devo dire che ammiro soprattuto il Wilder non della commedia, cioè film come “Giorni perduti” e, il mio preferito, “Testimone d’accusa”, davvero perfetto in ogni signola battuta e inquadratura. Ciao.

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    • Ciao Cristian. Anche per me Wilder è stato, ed è tuttora, uno fra gli autori più apprezzati nell’ambito del cinema americano ed ogni volta che rivedo un suo film mi soffermo con attenzione sulla composizione della messa in scena e sulle modalità narrative. Lo apprezzo nella sua interezza, sia come regista di commedie che di altri generi, oltre i film da te citati e “A qualcuno piace caldo”, ho una predilezione per “La fiamma del peccato” e “Viale del tramonto”, dei quali credo che scriverò a breve. Grazie della visita e del commento, ciao.

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  2. Sì, mi sono proprio dimenticato di uno dei migliori, Viale del tramonto, altra perfezione. Ciao

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