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La fiamma del peccato (Double Indemnity, 1944)

Los Angeles, notte. Un’auto procede a forte velocità, attraversa un incrocio noncurante delle indicazioni semaforiche e sbanda pericolosamente: la sua corsa finisce di fronte l’entrata di un edificio dove ha sede la Pacific All Risk, una compagnia assicuratrice.
Dalla vettura discende Walter Neff (Fred MacMurray), che qui lavora in qualità di agente: il suo passo è incerto, come non può fare a meno di notare il guardiano notturno che lo accompagna in ascensore.
Giunto in ufficio, madido di sudore e sofferente, si siede alla scrivania, accende una sigaretta, prende la cornetta del dittafono ed inizia a narrare, rivolgendosi al suo superiore ed amico Barton Keyes (Edward G. Robinson), la  fosca storia in cui è rimasto coinvolto, masticando amaro nell’esternare la motivazione: “L’ho fatto per denaro e per una donna. E non ho avuto il denaro e non ho avuto la donna”. I fatti, spiega Neff, risalgono a tre mesi prima, quando, trovandosi a Glendale, venne a rammentarsi che da quelle parti abitava il petroliere Dietrichson (Tom Powers), la cui polizza assicurativa per le proprie auto era prossima alla scadenza. Decideva quindi di andarlo a trovare, così da avviare l’iter per il rinnovo. Accolto dall’affascinante moglie, Phyllis (Barbara Stanwyck), ne restava subitamente ammaliato, attrazione che si rivelò ben presto reciproca, l’attacco diretto di lui, la studiata ritrosia di lei, fra sguardi e dialoghi colmi di sottintesi. Il ghiaccio non fu difficile a sciogliersi, anzi, già da un successivo incontro la donna ebbe modo di raccontargli la propria insoddisfazione coniugale, un marito ricco, più anziano di lei, avaro e scostante nei suoi confronti, nonché incline ad alzare le mani se in preda ai fumi dell’alcool, rivelandogli poi l’intenzione di convincerlo a stipulare una polizza sulla vita, visto che nel suo lavoro un incidente era sempre possibile … Continua a leggere

A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot, 1959)

Billy Wilder

Billy Wilder

Billy Wilder (Vienna, 1906, Los Angeles, 2002) è stato un regista, oltre che sceneggiatore e produttore, egualmente geniale e poliedrico: nel corso della sua carriera ha spaziato dal noir alla commedia classica americana, alternando al riguardo, ora uno sguardo sospeso fra disincanto e dolente pessimismo, ora un beffardo, pungente, sarcasmo. Il tutto all’interno di un’essenzialità scenica unita ad una pressoché perfetta struttura narrativa, volta ad offrire il giusto risalto tanto ad ogni inquadratura quanto alle singole interpretazioni attoriali. Quest’ultime, d’altronde, si rivelano certo preziose, anzi fondamentali, per poter raccontare, visualizzandoli sullo schermo, i vari aspetti della natura umana e le sue più evidenti contraddizioni e dicotomie, all’insegna della mutevolezza repentina nell’assecondare le varie circostanze che vi si parano durante il cammino e adeguandosi ad esse mutando identità per opportunità o necessità, sia da un punto di vista psicologico che fisico; tale mutazione può poi rivestire i parametri propri dell’identificazione più totale o essere semplicemente un passaggio per la conquista definitiva del proprio io, ma sullo sfondo si stagliano come note ricorrenti l’opportunismo, l’ossessione per il profitto, pulsioni sessuali spesso malcelate o trattenute, idonee a connotare i suoi lavori delle caratteristiche proprie di validi racconti morali. Continua a leggere