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Buon compleanno, Paolo Fiorino!

Paolo Fiorino

Ho avuto modo di conoscere Paolo Fiorino, attore originario di Palmi (RC), qualche anno addietro e da quel primo incontro, una chiacchierata telefonica, sono rimasto colpito dal suo modo di porsi  sempre diretto, sincero, non scevro da una suadente e naturale eleganza.
Ero al corrente, in buona parte, del suo ricco percorso artistico a tutto tondo, comprensivo di cinema, teatro e televisione, senza dimenticare i lavori radiofonici o i fotoromanzi e qualche reclame, mi aveva colpito la sua presenza scenica, ma, una volta che stima ed amicizia reciproche si sono incrementate negli anni, ne ho ammirato anche la profonda sensibilità, come evidenziato dalla dedizione rivolta alla famiglia, la moglie Angela, con la quale ha festeggiato nel 2015 i cinquant’anni di matrimonio, i figli, i nipoti, riuscendo infine, con sacrifici e caparbietà, a coronare un sogno e a conferirgli una dimensione prettamente umana; qualche giorno fa ci siamo sentiti via telefono, ricordando l’importante compleanno, 80 anni, che Fiorino festeggia oggi, mercoledì 16 maggio, così da ripercorrere insieme le tappe salienti della sua carriera. Lo invito subito a tornare indietro nel tempo, Paolo bambino, la sua famiglia, la nascente passione per il mondo dello spettacolo…88x31 Continua a leggere

Locarno 2014: la retrospettiva sarà dedicata alla “Titanus”

u585La 67ma edizione del Festival del film Locarno (6–16 agosto) dedicherà una retrospettiva alla casa di produzione italiana Titanus, fondata nel 1904 da Gustavo Lombardo, nell’intenzione di riscoprire in tutta la sua ampiezza, grazie alla stretta collaborazione con l’attuale Titanus, il ruolo avuto nel cinema italiano dalle origini fino ad oggi, incentrando in particolare l’attenzione su quello che viene definito “il periodo d’oro”, dal dopoguerra agli anni Settanta.
Il programma sarà quindi comprensivo tanto di opere ormai entrate nella memoria collettiva, quanto di realizzazioni meno conosciute, dai melodrammi diretti da Raffaello Matarazzo che hanno visto protagonista la coppia Amedeo Nazzari- Yvonne Sanson ai film rivelatori di grandi autori (Fellini, Visconti, Lattuada, Olmi, Pietrangeli, Zurlini), passando per il neorealismo rosa di Luigi Comencini (Pane, amore e fantasia; Pane, amore e gelosia) e Dino Risi (Poveri ma belli e relativi seguiti), senza dimenticare i maestri di genere (Bava, Margheriti, Freda) o i nostri grandi interpreti come, fra gli altri, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassmann, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale.

Carlo Chatrian (cinematografo.it)

Carlo Chatrian (cinematografo.it)

Il Direttore artistico della kermesse, Carlo Chatrian, ha dichiarato: “L’idea di raccontare la storia del cinema italiano attraverso la sua più grande “fabbrica di sogni” si collega direttamente a quel percorso di rilettura del passato, volto a rompere steccati e pregiudizi consolidati che caratterizza la programmazione del Festival. Guardare all’universo Titanus è gettare uno sguardo a quel laboratorio dove il cinema popolare e quello d’autore si confondono e si nutrono vicendevolmente. L’idea di spettacolo che sta alla base della spinta creativa di Lombardo padre e figlio è trasversale ai generi e alle epoche, trova una sua unità nel senso di una narrazione capace di rappresentare un paese senza eliminarne le diversità. È specchio di un’Italia la cui identità è frutto di un continuo processo di ricostruzione, pensato a partire da linee di frattura che non vengono mai camuffate. Un’Italia capace anche di proiettarsi oltre i suoi confini e pensare collaborazioni ambiziose con le major americane o con altre grosse società di produzione francesi. (…) (…)”.

uu56La retrospettiva, sostenuta per il secondo anno dalla Posta Svizzera, è organizzata in collaborazione con la Cineteca di Bologna, depositaria del Fondo Titanus, il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, l’Istituto Luce Cinecittà e la Cinémathèque suisse di Losanna. Numerose le istituzioni europee e americane che riprenderanno il programma: la Cineteca di Bologna, la Cineteca Nazionale, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la Cinémathèque suisse, Les Cinémas du Grütli di Ginevra, il Filmpodium di Zurigo, la Film Society of Lincoln Center di New York, l’American Cinematheque e la USC School of Cinematic Arts di Los Angeles.

Catene (1949)

gggRaffaello Matarazzo (1906-1966) è stato, nell’ambito del nostro cinema popolare, uno degli autori più validi e apprezzati dal grande pubblico, il quale riusciva ad identificarsi nelle sue rappresentazioni più di quanto avvenisse con il coevo filone neorealista, pur se il regista ne manteneva i contatti, a livello di estetica piuttosto che di ideologia, grazie ad una descrizione ambientale estremamente veritiera, sulla quale venivano installati temi cari alla tradizione italiana, e propri della cultura collettiva, quali, tra gli altri, il melodramma e l’opera lirica.

Dopo i trascorsi di critico cinematografico e di revisore di soggetti cinematografici alla Cines, Matarazzo esordisce nel ’33 con il suo primo lungometraggio, la commedia Treno popolare, proseguendo per questa strada sino al primo dopoguerra, quando si vede offrire dalla Titanus la regia di un melodramma a basso costo, Catene, che si rivelerà un enorme successo, dando vita ad una serie di film, sei con la stessa coppia di protagonisti, Amedeo Nazzari ed Yvonne Sanson, ricalcandone tematiche e caratteristiche generali.

Napoli. Guglielmo (Nazzari), meccanico, e Rosa (Sanson), sono una coppia felice, due bambini, la cui tranquillità familiare viene turbata dal casuale arrivo dell’ex fidanzato di Rosa, Emilio (Aldo Nicodemi), un poco di buono, che, ancora invaghito di lei, la tormenta ricordandole la loro relazione. La donna, per quanto combattuta, è perentoria nel tenerlo a distanza ed esasperata dalle sue continue minacce di rivelare tutto al marito e dalla proposta di partire insieme, accetta un incontro, a scopo chiarificatore, ma viene raggiunta dal consorte, il quale, in seguito ad una colluttazione, uccide involontariamente Emilio; costretto a fuggire in America e poi fatto rimpatriare per il processo, Guglielmo viene assolto (“delitto d’onore”) grazie a Rosa, che su consiglio dell’ avvocato, si proclama adultera…

Sulla base di una solida sceneggiatura (Aldo De Benedetti e Nicola Manzari), costruita sui canoni classici dell’accumulo, sia di figure che di moduli conosciuti, oltre che su un progressivo incremento drammatico, sfruttando comunque una situazione verosimile e ben calata nel reale, la regia di Matarazzo si rivela attenta a sostenere il ritmo con una certa efficacia, vedi il citato crescendo del dramma che viene spesso assecondato da un uso accorto delle musiche, a sottolineare gesti ed azioni dei protagonisti come situazioni particolari (il flashback sulle note di Torna, Murolo che canta Lacreme napuletane nelle baracche degli emigrati, la notte di Natale).

Ottima anche la direzione degli attori, che, visti i temi, ed una contrapposizione tra bene e male piuttosto netta, si poteva prestare a gratuiti eccessi; si delineano poi le caratteristiche proprie dei personaggi del cinema di Matarazzo: l’uomo lavoratore, onesto e dai forti ideali, la donna angelicata, dalla passionalità repressa, che quando cede ai sentimenti dovrà subire un processo di degradazione, umiliata tanto da chi le vuole bene che dalla giustizia, per poi definitivamente sublimarsi nell’ “estremo sacrificio”, nel riscatto salvifico di chiara matrice cattolica, nel cammino che attraverso la sofferenza porta al perdono.

Sono, in sostanza, estremizzati i valori e i sentimenti di un’Italia contadina, non ancora oggetto del boom economico, che infatti connoterà del successo tale filone sino alla fine degli anni ’50, per poi scemare progressivamente, anche se echi della filmografia di Matarazzo possono facilmente riscontrarsi in varie fiction o soap nostrane, pur se non con lo stesso rigore e validità di messa in scena, così come alcune sue tematiche sono state mutuate e adeguatamente personalizzate in molte opere di Pedro Almodovar.