Buon compleanno, Paolo Fiorino!

Paolo Fiorino

Ho avuto modo di conoscere Paolo Fiorino, attore originario di Palmi (RC), qualche anno addietro e da quel primo incontro, una chiacchierata telefonica, sono rimasto colpito dal suo modo di porsi  sempre diretto, sincero, non scevro da una suadente e naturale eleganza.
Ero al corrente, in buona parte, del suo ricco percorso artistico a tutto tondo, comprensivo di cinema, teatro e televisione, senza dimenticare i lavori radiofonici o i fotoromanzi e qualche reclame, mi aveva colpito la sua presenza scenica, ma, una volta che stima ed amicizia reciproche si sono incrementate negli anni, ne ho ammirato anche la profonda sensibilità, come evidenziato dalla dedizione rivolta alla famiglia, la moglie Angela, con la quale ha festeggiato nel 2015 i cinquant’anni di matrimonio, i figli, i nipoti, riuscendo infine, con sacrifici e caparbietà, a coronare un sogno e a conferirgli una dimensione prettamente umana; qualche giorno fa ci siamo sentiti via telefono, ricordando l’importante compleanno, 80 anni, che Fiorino festeggia oggi, mercoledì 16 maggio, così da ripercorrere insieme le tappe salienti della sua carriera. Lo invito subito a tornare indietro nel tempo, Paolo bambino, la sua famiglia, la nascente passione per il mondo dello spettacolo…88x31

05/07/1956: la prima pubblicazione di una fotografia di Paolo Fiorino (Galleria Cet)

“I rapporti con la mia famiglia sono sempre stati buoni, certo andavo più d’accordo con mia madre che con mio padre … Che vuole, contadino, otto figli, il dopoguerra, la povertà…  Si sfogava col figlio diciamo più vivace, possiamo anche dire fuori dal normale, almeno per la Calabria degli anni 50…
Vede, ascoltavo molto la radio e mi sforzavo di parlare in un italiano corretto, fluente, cercando una buona dizione, e per questo venivo spesso deriso… Quando frequentavo le elementari, se il  maestro, Giovanni Spinelli, di cui ho un ottimo ricordo, si assentava per recarsi in corridoio a parlare con qualche collega, mi sistemavo in cattedra ed iniziavo a recitare le poesie che tanto mi appassionavano… Pianto antico di Carducci, La cavalla storna di Pascoli…
Un piccolo palcoscenico: i miei compagni, solitamente vivacissimi, restavano rapiti dal mio modo di declinare quei versi e quindi stavano buoni, con lo stupore del maestro una volta rientrato in classe, mentre io mi ero già sistemato all’ultimo banco con le braccia conserte…Intorno ai 12-13 anni iniziai a lavorare in un cinema, vendevo caramelle e gelati nell’intervallo, mi scorrevano innanzi agli occhi le immagini di film dal forte impatto drammatico, quali Catene, Tormento, I figli di nessuno, L’angelo bianco, tutti interpretati da Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson…”

Paolo Fiorino insieme a Pupi Avati (Strill.it)

“Il 18 aprile del 1956 partii da Reggio Calabria, lasciai il Rione S. Caterina dove con la mia famiglia mi ero trasferito dalla natia Palmi durante la guerra, diretto a Torino, dove mi attendeva un provino, che andò bene, torna pure in Calabria, appena avremo bisogno ti chiameremo… Però io in Calabria non ci volevo tornare, ero determinato a perseguire il mio sogno di fare l’attore, vedevo la mia carriera a Roma e qui mi recai, lavorando come cameriere in un bar di Via Veneto, coltivando la speranza d’incontrare qualcuno dell’ambiente dello spettacolo che potesse darmi una mano. L’incontro  alla fine avvenne, un attore che all’epoca aveva un ruolo nel film La donna più bella del mondo, con Gina Lollobrigida: notò la mia passione per il mondo dello spettacolo, mi disse “che bella faccia, che bella persona”, chiedendomi 2000 lire così da procurarmi la tessera di aspirante attore… Sono ancora qui che aspetto… Ebbi però modo di rivederlo, proprio sul set del film che segnò il mio debutto sul grande schermo,  Perfide ma belle, per la regia di Giorgio Simonelli, nel 1958: la tensione era alta, ma non andai in incandescenze, anche quando mi chiese di come fossi arrivato lì; gli risposi semplicemente sai, quando ci sono le qualità…”

“E da lì  fu tutto un susseguirsi di varie interpretazioni con diversi registi, così come di altrettante rinunce, alcune forse poco diplomatiche, col senno di poi…”
Mi sovviene al riguardo un  no esternato a Federico Fellini e glielo rammento, interrompendo per un attimo il suggestivo fluire della memoria: “Sì, ricorda bene, il Maestro mi aveva chiamato per la parte di un paparazzo ne La dolce vita, ma voleva che mi tingessi i capelli di biondo, capirà, considerando i tempi, le mie origini, il timore d’essere deriso… Rifiutai quindi, ma con Fellini girai in seguito Prova d’orchestra ed Intervista: negli anni ho avuto le mie soddisfazioni, vedi la collaborazione con Pupi Avati, che mi considera un po’ il suo attore feticcio, l’esperienza teatrale,  quella televisiva, avendo lavorato tanto negli sceneggiati Rai di un tempo che nelle attuali fiction. Rammento ogni esperienza con immenso piacere, fra le tante conservo un buon ricordo di un lavoro relativamente recente, Dioniso Sacco e la Sacra Spina di Policastro del regista calabrese Masino Medaglia, ma anche di cineasti come Renato Castellani, che ne Il furto della Gioconda (1978) mi ha consentito d’esprimermi in presa diretta o Davide Montemurri, col quale ho girato molti sceneggiati (da Il barone e il servitore, 1978, ad Accadde a Zurigo, 1980), il quale è riuscito sempre a porre in risalto le mie capacità”.

“Ultimamente, un po’ per l’età, un po’ per il desiderio di stare accanto alla mia famiglia, accetto solo proposte che mi consentono di girare a Roma o nella mia Calabria…
E così, di nuovo qualche diniego, per esempio quello rivolto a Fernando Meirelles, che mi voleva nel cast del film The Pope, ma, ripeto, ora è giunto il momento di gestire i miei 80 anni e di raccogliere quanto seminato, dopotutto le soddisfazioni sono state tante, anche quelle che mi ha dato la terra in cui sono nato e cresciuto, come i molti premi ricevuti che mi rendono l’attore più premiato della regione, ma, soprattutto, l’affetto sempre vivo della gente che mi incontra per strada quando ritorno a Reggio Calabria, vecchi amici o persone che ricordano le mie interpretazioni … Mi chiedono l’autografo, mi rivolgono complimenti sinceri…”Questo, signor Fiorino, credo sia dovuto all’aver saputo tenere distinta la figura dell’attore da quella dell’uomo, la parte interpretata sulla scena dalla quotidianità, non crede?
“Certamente, sulla scena vi è Fiorino Paolo, l’attore che con passione si immedesima nel personaggio applicando il Metodo Stanislavskij appreso frequentando l’Accademia d’Arte Drammatica Fersen a Roma, fuori dal set ecco Paolo che va a fare la spesa al mercato, si dedica ai suoi cari e fa tesoro di valori appresi nel tempo, quali costanza, sacrificio, amore per la famiglia e memoria delle proprie origini; il pubblico lo ha capito ed apprezzato, mi ha ripagato e continua a farlo”.

Qualche sogno nel cassetto però, all’interno di una carriera pur sempre in divenire, è rimasto, ne abbiamo parlato altre volte…
“Sì, mi piacerebbe che dal libro autobiografico Piccole fughe, scritto insieme a Isabella Serra, e dal quale è stato già tratto un cortometraggio, Attimi di fuga, 2007, per la regia di Umberto Innocenzi, venisse derivata una fiction, tutto è pronto, sceneggiatura, cast, in parte, e casa di produzione, mancano i santi in Paradiso, diciamo così, e comunque ora intendo portare a termine un altro progetto che mi sta particolarmente a cuore, la raccolta e futura pubblicazione, con rilegatura in pelle e dedica ai miei figli, Patrizio e Daniele, della rassegna stampa che, dagli anni ’50 in poi, racconta per intero il mio percorso attoriale nel mondo dello spettacolo”. La chiacchierata è volta al termine, non resta che salutare e ringraziare Paolo Fiorino per la gentile disponibilità e rivolgergli dalle pagine di questo blog affettuosi auguri per un felice e sereno compleanno insieme ai suoi cari e agli amici; le candeline sono tante, ma ad accenderle vi è la consapevolezza di aver realizzato le proprie aspirazioni e di avervi dato dimensione umana, riprendendo in chiusura quanto scritto ad inizio articolo, nella comprensione, condivisa con gli spettatori, che La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni (didascalia iniziale del film Il fiore delle mille e una notte, 1974, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini).88x31

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