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Tempi nostri

Allegoria della Storia (Nikolaos Gysis, 1892), Wikipedia

“L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la Storia insegna, ma non ha scolari”

Antonio Gramsci (da Italia e Spagna, L’ordine nuovo, 11 marzo 1921, anno I, n. 70)

“I primi saranno gli ultimi”, l’importanza della memoria storica

Gli-ultimi-saranno-i-primi-640x250“Chiunque fa una scelta rilevante e rinuncia a tutte le altre scelte possibili è chiaro che determina in qualche modo il resto della sua esistenza” (Rossana Platone, figlia di Felice Platone, facente parte della XII Brigata Garibaldi). “Non dirò certo come gli altri che ho vinto la guerra…
No, no, non l’ho vinta la guerra … No, no, io ho provato a fare qualcosa, ma non sono che un uomo …” (Antoine Piñol, XII Brigata Garibaldi, oggi centenario).
Queste testimonianze, visibili all’interno del teaser trailer del documentario I primi saranno gli ultimi, autori Mauro Manna e Pasquale D’Aiello (quest’ultimo regista), attualmente in fase di postproduzione, rendono bene l’idea di quel moto d’animo urgente, spontaneo, caratterizzato tanto dalla forte volontà di difendere l’assetto istituzionale della Repubblica spagnola quanto dalla pregnante umanità espressa nel voler condividere un percorso comune, che tra il 1936 e il 1939 spinse migliaia di uomini e donne dalla varia nazionalità ad abbandonare la propria casa, i familiari, il lavoro, per andare a combattere contro il colpo di stato fascista perpetrato da Francisco Franco. Continua a leggere

Careri (RC) : nasce il Parco d’Autore “Francesco Perri”

Careri (RC), dal sito locride.altervista.org

Careri (RC), dal sito locride.altervista.org

“È con grande gioia e soddisfazione che l’Associazione Culturale Francesco Perri ha accolto la notizia che la Regione Calabria ha finanziato il progetto del Comune di Careri per valorizzare e far conoscere il proprio territorio, istituendo il Parco Letterario Francesco Perri. Giulia Perri, presidente dell’Associazione e nipote del grande scrittore calabrese, commenta così il finanziamento, rientrante nell’ambito dei Progetti Integrati di Sviluppo Locale 2007‐2013, nella previsione della valorizzazione dell’area sotto vari aspetti, da quello culturale a quello naturalistico, con la realizzazione di un museo e la diffusione delle opere degli autori d’Aspromonte.

“Tale progetto è stato fortemente voluto e appoggiato dall’Associazione, non per seguire una “moda” culturale, ma per evidenziare lo strettissimo legame tra Francesco Perri e la sua terra – aggiunge Giulia Perri -. Un amore antico che diventa, nelle intenzioni degli ideatori del progetto e dell’Associazione, occasione di rinnovo di questo sentimento ed occasione di rilancio di una zona di bellezza incantata, con iniziative concrete. È vero, altresì, che il territorio necessita di interventi urgenti di altra natura, come il miglioramento dei collegamenti, per esempio, e la realizzazione di infrastrutture…

Ma senz’altro le forze e le energie dei calabresi, che tanto amano la propria terra e sono orgogliosi della propria storia e delle proprie tradizioni, sapranno rendere onore ad un proprio figlio, facendone conoscere la storia e le opere sulle tracce della memoria, su sentieri attuali, bellissimi e ricchi di suggestione.
Ci auguriamo che questo sia un punto di inizio per uno sviluppo che sia culturale e turistico, al tempo stesso, avviando un circolo virtuoso di cui potrà beneficiare l’intero territorio della Locride”.
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Per ricordare la figura dello scrittore Francesco Perri, ospito volentieri un articolo scritto dalla collega Maria Teresa D’Agostino, Francesco Perri, una voce sempre viva, che potete leggere qui di seguito.

Francesco Perri

Francesco Perri

Che cosa aveva, dunque, in sé quella terra per conquistare il cuore, per essere ricordata e rimpianta in ogni angolo del mondo? Nessuno l’avrebbe saputo dire, se non forse il cuore. Così Francesco Perri nel suo straordinario romanzo Emigranti, del 1928, esprime il legame sanguigno tra il popolo calabrese – smarrito in una dolorosa diaspora – e il proprio paese. Ed è solo uno dei tanti passaggi dolenti quanto veri di una narrazione talmente viva da scuotere, ancora oggi, con la stessa intensità – se non maggiore – quanti vi si avvicinano. Eppure negli anni difficili del primo dopoguerra e del fascismo, ogni posizione, ogni giudizio era inevitabilmente esasperato, a volte anche distorto.

Così fu che Antonio Gramsci tacciò il romanzo di “antistoricità” per la questione demaniale raccontata e da lui ritenuta anacronistica, dimostrando – forse scusato dal fatto di essere allora costretto in carcere e, quindi, in una visuale incompleta – di non averne compreso proprio la profonda verità storica.
Ma Perri non reagì e vi oppose solo un nobile silenzio.
Lo stesso atteggiamento dignitoso con cui Filomena Perri, pronipote dello scrittore calabrese ed erede della sua passione per le buone letture e per l’impegno sociale, ci dice di ritenere superato quel contrasto e ci mostra – in qualità di esponente e anima della Fondazione Perri, voluta dal nipote Vincenzo Perri, di cui oggi è presidente il prof. Giuseppe Pipicella – una preziosa raccolta dei suoi articoli e di documenti originali.

fgfgdNato a Careri nel 1885 e, per motivi di lavoro, trasferitosi al nord, dove morì nel 1974, Francesco Perri ha amato e raccontato la Calabria, soprattutto la striscia di terra stretta tra il Mar Jonio e l’Aspromonte.
Per essa ha speso impegno intellettuale e posizioni coraggiose. Per un attaccamento tenace, vibrante eppure consapevole, scevro da illusioni. Antifascista, militante repubblicano, incapace di qualsivoglia compromesso, riuscì a imporsi per la fierezza della personalità e della scrittura. Atteggiamenti più morbidi gli avrebbero guadagnato, forse, migliori fortune ma proprio la coerenza gli ha consegnato stima e successi ben più duraturi. Scrittore, poeta e giornalista, trasfuse la propria passione letteraria e l’impegno civile in ogni forma di comunicazione legata alla parola.

wwwwE la sua opera è letteratura senza tempo e senza confini –Emigranti, vincitore di un concorso indetto dall’Accademia Mondadori, fu tradotto in cinque lingue, I conquistatori è oggi considerato un documento imprescindibile per la comprensione del ventennio fascista, ma l’elenco sarebbe lunghissimo – e, al tempo stesso, denuncia, fotografia di una situazione drammatica e dei tentativi di risolverla: le terre usurpate, la fame dei contadini, le rivolte sterili e irrazionali. E, poi, il dolore dell’emigrazione, quasi sempre raccontato dalla parte di chi resta: un popolo “svuotato”, sospeso in un’attesa angosciante, ferito dalle sconfitte dei figli che l’America non l’hanno trovata.

La sua è un’analisi lucida e rigorosa dell’intera questione meridionale, di cui finisce con l’additarne le cause: dalla mancanza di sviluppo all’assenza dello Stato, fino all’invadenza della criminalità organizzata come sintesi di tutte quelle cause. Tanto da far scrivere a lui, antifascista per cultura e sangue: per il giorno in cui questo, o qualunque partito, anche quello del diavolo, partisse in guerra contro le camorre locali, chiedo un posto di squadrista. Una provocazione, forte e assoluta. Come la voglia di non arrendersi. Un grido per chiamare all’azione, allora come oggi. Una lezione di vita da un artista che appartiene alla sua terra in maniera viscerale quasi, al di là del tempo.