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36mo Torino Film Festival, grande cinema fra passato e futuro

E’ stata presentata lo scorso 13 novembre, con la consueta doppia conferenza stampa alla Casa del Cinema di Roma e al Cinema Massimo di Torino, la 36ma edizione del Torino Film Festival, per la direzione artistica di Emanuela Martini.
Sul manifesto ufficiale campeggia l’immagine di Rita Hayworth, una delle grandi dive del ventesimo secolo, tratta dal film Non sei mai stata così bella (You Were Never Lovelier), interpretato insieme con Fred Astaire, diretto nel 1942 da William A. Seiter.
Il cartellone prevede 133 lungometraggi (36 opere prime e seconde), 23 mediometraggi e 22 cortometraggi, con 34 anteprime mondiali, 23 internazionali, e 59 italiane, selezionati tra più di 4000 titoli. Apertura venerdì 23 novembre, al Cinema Massimo, con The Front Runner di Jason Reitman, tratto dal libro All the Truth Is Out: The Week Politics Went Tabloid del giornalista e sceneggiatore americano Matt Bai, la cui narrazione verte sulla vicenda che nel 1988 vide protagonista il senatore americano Gary Hart (interpretato da Hugh Jackman), candidato democratico alla presidenza: mentre era in piena corsa elettorale, vide sfumare qualsiasi possibilità di vittoria una volta pubblicata sui giornali la notizia di una sua ipotetica relazione extraconiugale con la modella Donna Rice Hughes; per la prima volta il pettegolezzo sulla vita privata dei politici arrivò ad occupare le prime pagine dei rotocalchi. Continua a leggere

36mo Torino Film Festival: apertura con “The Front Runner” di Jason Reitman

(Blog Screenweek)

The Front Runner diretto da Jason Reitman, con Hugh Jackman, Vera Farmiga,  J.K. Simmons e Alfred Molina, aprirà la 36ma edizione del Torino Film Festival (23 novembre – 1° dicembre).
Il film, che sarà presentato al pubblico dallo stesso regista, è tratto dal libro All the Truth Is Out: The Week Politics Went Tabloid del giornalista e sceneggiatore americano Matt Bai e racconta la vicenda che nel 1988 vide protagonista il senatore americano Gary Hart, candidato democratico alla presidenza, mentre era in piena corsa elettorale: vide svanire qualsiasi possibilità di vittoria una volta che trapelò sui giornali la notizia di una sua ipotetica relazione extraconiugale con la modella Donna Rice Hughes.
Per la prima volta il gossip sulla vita privata dei politici occupò le prime pagine dei rotocalchi; The Front Runner uscirà nelle sale italiane il 21 febbraio 2019 distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

Guardo le nuvole lassù

George Clooney

George Clooney

“Stasera molti rientrando a casa saranno salutati da cani saltellanti e figli che strillano. Il loro coniuge gli chiederà come è andata la giornata e stasera si addormenteranno. Le stelle usciranno discrete dai loro nascondigli diurni, e una di quelle luci, appena più luminosa delle altre, sarà l’ala del mio aereo che passa”.

untitledrthIl finale del film Tra le nuvole (Up in the Air, Jason Reitman, 2009) con la voce fuori campo di Ryan Bingham (George Clooney) tagliatore di teste aziendale, nuovamente in viaggio, pronto a riprendere la sua vita tra aeroporti, alberghi e automobili a noleggio, portandosi dietro tutto ciò di cui ha bisogno in un piccola valigia, dopo un momentaneo cambio di rotta (l’incontro con l’affascinante Alex, Vera Farmiga) che lo aveva riportato coi piedi per terra. Ad avviso di chi scrive una delle migliori commedie americane degli ultimi anni, con una solida sceneggiatura (Reitman e Sheldon Turner, dal romanzo omonimo di Walter Kim) capace di felici richiami alla sophisticated comedy del tempo che fu ed idonea a mettere in scena un riuscito melange fra ironia e dramma.

Tra le nuvole

47606Il titolo originale del film Tra le nuvole, di Jason Reitman (Thank you for smoking, Juno) è Up in the air, da tradursi come “campato in aria” o “in sospeso”, termini che rendono molto bene la filosofia di vita del protagonista, Ryan Bingham (George Clooney), sempre in volo da una città all’altra degli Stati Uniti, con un bagaglio leggero che allestisce meticolosamente, 322 giorni l’anno, professione “tagliatore di teste”, come vengono chiamati in gergo quegli specialisti, estranei all’azienda, cui è affidato il delicato compito di provvedere a licenziarne i dipendenti: assolutamente convinto della bontà del suo metodo, basato su un’apparente comprensione, indora la pillola con una personale filosofia spicciola a suon di frasi fatte, da bravo imbonitore, che usa anche nei corsi motivazionali che presiede, senza palesare alcuna emozione di fronte allo sgomento di chi, tra mutui in scadenza, figli all’università, incombente carovita, si vede crollare, dopo tanti sacrifici, il mondo davanti.

Ryan è refrattario ad ogni legame, ha sporadici rapporti telefonici con le sue due sorelle, di cui una sta per sposarsi, la sua casa sono gli aeroporti, “non luoghi” uguali e asettici, come gli alberghi di lusso in cui brevemente soggiorna, dove non deve neanche fare la fila, grazie alle varie carte fedeltà di cui è in possesso. Unica ambizione, raggiungere un determinato numero di miglia aeree per divenire titolare di una speciale carta che gli permetterebbe di entrare a far parte di una sorta di club esclusivo. Ma il destino gli porrà innanzi due occasioni per tornare con i piedi per terra, l’incontro con l’affascinante Alex (Vera Farmiga), suo omologo femminile (“pensa a me come se fossi te con una vagina”), e la neolaureata Natalie (Anna Kendrick), portatrice di novità in azienda: niente più voli prestigiosi e privilegi, d’ora in poi si licenzierà in videoconferenza, al prezzo di un collegamento web; ambedue, per motivi diversi, porteranno Ryan a riflettere sulla propria vita, riscoprendo gli affetti e l’amore (“tutti abbiamo bisogno di un copilota”), un percorso di redenzione e ritorno alla vita reale senza premio finale: “molti torneranno a casa accolti dalle mogli e dai figli, da cani scodinzolanti, guardando magari le stelle in cielo, una di quelle sarà un’ala del mio aereo”, commenta laconica la sua voce fuori campo.

Reitman confeziona abilmente, sotto l’apparenza da commedia sofisticata anni ’30-’40, con tensioni erotiche preliminari aggiornate al nuovo millennio (splendida la scena del confronto delle carte di credito tra Ryan ed Alex), un’opera che travalica i generi, affrontando con humour cinico un tema serio ed attuale, quello dei licenziamenti per esubero, facendo interpretare i lavoratori che li subiscono a persone che realmente hanno vissuto quest’esperienza, con dialoghi serrati ed intelligenti, che hanno quella carica eversiva propria del cinema indipendente, merito di una sceneggiatura di ferro (Reitman e S.Turner, da un romanzo di W.Kim). Mischiando ironia e dramma, perfetta risulta l’interpretazione di Clooney, niente più pose da gigione, ma un’ eleganza, recitativa e di presenza scenica, sommessa, malinconica, autoironica, tra charme e malcelato pudore, che l’avvicina al miglior Cary Grant.

Non da meno poi le due interpreti femminili, donne in apparenza diverse, ma che in fondo dalla vita vogliono le stesse cose, essendo Alex la concretizzazione pratica delle aspirazioni di Natalie (il dialogo –confronto tra le due riecheggia certi film di G.Kukor). Reitman evita il sentimentalismo ed ogni carineria di sorta, né si lascia andare a prediche moraleggianti, ci sbatte in faccia la realtà cosi com’è, spiazzandoci più volte, tenendoci sulle nuvole sino alla fine, ma con lo sguardo rivolto a terra, amaro scambio tra sicurezza virtuale e necessità reale, a volte inconscia, di mettere radici e, possibilmente, di avere qualcuno accanto.

Il Festival del Film di Roma

hhyuk7ui5894Partirà il 15 ottobre, madrina Margherita Buy, e si concluderà il 23 con il premio a Meryl Streep, il Festival del Film di Roma, che quest’anno sembra finalmente affrancarsi dalla kermesse veneziana di qualche mese precedente per affrontare un discorso cinematografico in certo qual modo originale ed indipendente, grazie anche all’effettivo sigillo impresso dall’attuale presidente, Gian Luigi Rondi, che l’anno scorso venne chiamato in corso d’opera e non riuscì che a cambiare poche cose, nonché ad alcuni felici intuizioni del direttore, Piera Detassis.

Infatti il primo ha voluto che venisse dato più spazio al mercato e più attenzione al cinema italiano del passato, con una retrospettiva su Luigi Zampa, un regista ancora in attesa di una rivalutazione definitiva, una mostra su Sergio Leone e gli omaggi ai recentemente scomparsi Luciano Emmer e Tullio Kezich, mentre la seconda che si puntasse su “una riscoperta, anche da parte di registi uomini, del ruolo e dell’importanza di grandi figure femminili”.

Il tutto sulla base, secondo quanto è stato dichiarato alla presentazione dell’evento, di una sorta di procedimento osmotico che vedrà una confluenza tra i vari generi, ma anche tra le forme del cinema, unendo il prodotto alto e basso, il film d’autore e i “capolavori”, opere note e meno note. E così non mancheranno grandi nomi, alcuni in concorso, come il film d’apertura Triage di Danis Tanovic, con Colin Farrell; Vision di Margarethe Von Trotta o Up in the air, di Jason Reitman, con George Clooney, altri fuori gara( A serious man dei fratelli Coen, Julie & Julia di Nora Ephron); tra i nostri registi in concorso, Alessandro Angelini con Alza la testa, protagonista Sergio Castellitto; Viola di mare di Donatella Maiorca, che affronta il tema dell’omosessualità femminile; fuori gara il debutto nella regia di Stefania Sandrelli con Christine e Oggi sposi di Luca Lucini.

In totale i film italiani saranno 19(5 nella selezione ufficiale: 3 in gara e 2 fuori), più altri previsti nella sezione L’altro Cinema, come il documentario di Ermanno Olmi Rupi del vino.
Comunque, aldilà delle varie sezioni in cui è suddiviso il Festival e dei film in esse presenti, il vero clou sarà dato come sempre dagli incontri con il pubblico ed in particolare dalla possibilità offertagli di esprimere la propria preferenza subito dopo aver visto ogni singolo film: in tal modo vi sarà il premio da questi espresso, in fondo vero fruitore e responsabile del successo o meno di un film, accanto a quello “formale” espresso dalla Giuria, presiediuta da Milos Forman e che vede tra i suoi membri anche Gabriele Muccino.