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71mo Festival di Cannes, in Concorso Alice Rohwacher e Matteo Garrone

Alice Rohwacher (Il Libraio)

All’interno del cartellone relativo al 71mo Festival di Cannes, svelato oggi, giovedì 12 aprile, a Parigi, dal presidente Pierre Lescure e dal delegato generale Thierry Frémaux, vi sono due film italiani in Concorso: Dogman di Matteo Garrone, ispirato alla storia di cronaca nera del “canaro” della Magliana, interpretato da Marcello Fonte, e Lazzaro felice di Alice Rohwacher, con Nicoletta Braschi, Sergi Lopez, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno; nella sezione Un Certain Regard troviamo Euphoria, seconda regia di Valeria Golino dopo Miele, che vede quali interpreti principali Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea.
Infine, nella selezione della Cinefondation  ecco il corto Così in terra del giovane autore Pier Lorenzo Pisano, suo saggio al Centro sperimentale di Cinematografia. Continua a leggere

Cannes 2016: la selezione ufficiale

cannes-2016-poster-620x827E’ stato presentato stamane, nel corso della consueta conferenza stampa a Parigi, il cartellone della 69ma Edizione del Festival di Cannes (11 – 22 maggio). Come già annunciato nei giorni scorsi, ad inaugurare la kermesse francese, maestro di cerimonia Laurent Lafitte, sarà il nuovo film di Woody Allen, Café Society.
Nessun titolo italiano in corsa per la Palma d’Oro, contrariamente alle previsioni che davano per certa la selezione di Marco Bellocchio con Fai bei sogni, comunque nella sezione Un Certain Regard troviamo Pericle il nero, film prodotto da Valeria Golino per la regia di Stefano Mordini e Riccardo Scamarcio protagonista (dal romanzo di Giuseppe Ferrandino), in attesa di conoscere le selezioni relative alla Semaine de la Critique e alla Quinzaine des Réalisateurs (nell’una dovrebbe trovare posto la “seconda volta” di Alessandro Comodin, I tempi felici verranno presto, nell’altra Virzì con La pazza gioia e Fiore, di Claudio Giovannesi).
Fra i titoli in cartellone, ecco, anche se fuori concorso, The BGF di Steven Spielberg, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo (1982, Roald Dahl, già portato sul grande schermo nel 1989, film d’animazione inglese diretto da Brian Cosgrove e Mark Hall), mentre in competizione troviamo, fra gli altri, i nomi di Pedro Almodovar (Julieta), Ken Loach (I, Daniel Blake), Paul Verhoeven (Elle), Sean Penn (The Last Face), Jim Jarmusch (Paterson), dei fratelli Dardenne (La fille inconnue). Di seguito, la selezione ufficiale di Cannes 2016. Continua a leggere

Venezia 72: “Giornate degli Autori- Venice Days”

1E’ stato presentato ieri, venerdì 24 luglio, il programma delle Giornate degli Autori 2015, che si svolgeranno dal 2 al 12 settembre nel quadro della 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, rassegna promossa dalle Associazioni italiane degli Autori (Anac e 100autori), in accordo con La Biennale di Venezia. Dirette da Giorgio Gosetti e presiedute da Roberto Barzanti, le Giornate degli Autori – Venice Days portano ogni anno al Lido le voci del cinema indipendente di tutto il mondo, offrendo anche spazio al dialogo e alla ricerca in uno spirito che certamente va oltre la semplice passerella di anteprime cinematografiche. Numeri e nomi di questa 12ma edizione: 20 film, 15 paesi, 8 opere prime, 18 prime mondiali, 8 registe donne, un maestro del cinema mondiale come Carlos Saura, il Premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk e il fondatore dell’Odin Teatret, Eugenio Barba, protagonisti di due eventi speciali; Laurent Cantet in veste di presidente della giuria; la musa della Nouvelle Vague, Agnès Varda, al centro del progetto Women’s Tales realizzato insieme a Miu Miu. Continua a leggere

Nessuno si salva da solo

1Gaetano (Riccardo Scamarcio) e Delia (Jasmine Trinca), giovane coppia come tante, uno di fronte all’altra a cena in un ristorante. Non si tratta di un rendez-vous romantico, nessuna ricorrenza da celebrare, un semplice incontro per decidere come organizzare le vacanze dei propri figli, Cosmo e Nico. I due, sceneggiatore televisivo lui, nutrizionista lei, sono infatti separati. E’ un susseguirsi di sguardi ora indagatori ora accusatori, gesti che tradiscono un certo nervosismo, dialoghi anche violenti a rendere palpabile una certa reciproca diffidenza, mentre s’insinua, lento ma inesorabile, il sentore di un astio difficile da nascondere per entrambi, nello scambio di vicendevoli accuse relative al fallimento della loro unione. Scorrono e si rincorrono i ricordi, la volta in cui si sono conosciuti, l’attrazione reciproca che dagli iniziali sospetti e timori si trasfonde in una immediata fisicità, trascinante, intensa, coinvolgente. L’attesa del primo figlio, il matrimonio, la vita insieme ma mai propriamente in comune, persi come sono nel rincorrere le loro illusioni, fra tanti desideri repressi, per un percorso sempre più accidentato, timorosi di uno slancio nel loro rapporto come nella vita di ogni giorno, simbolo di quella generazione “nata e cresciuta sulle macerie” (il crollo del Muro di Berlino, l’11 settembre, la crisi economica), incapace di prendere una posizione riguardo gli eventi, trovando opportuno rifugio nelle proprie stesse esitazioni ed idiosincrasie. Continua a leggere

Intervista a Paolo Fiorino

paolo-fiorino-cinema-famiglia-e-un-sogno-da-r-l-xzpays“(…) Non era il successo che voleva- sarebbe stato un orto artificiale che lo avrebbe chiuso in una vita non sua- ma piccole, innocenti sortite nella favola antica che nutre il mondo, dove prendono forma, e la mantengono, incantesimi eterni”. Così si chiude il libro autobiografico Piccole fughe (Pieffe, ’95), scritto da Paolo Fiorino insieme a Isabella Serra, e queste parole mi ritornano in mente ogni volta che ho modo di chiacchierare con l’attore calabrese (Palmi, 1938), conosciuto qualche anno addietro, rimanendone piacevolmente affascinato.
La suddetta fascinazione prendeva piede non solo per la notevole biografia artistica, ma anche, e in particolar modo, per le sue qualità di uomo profondamente sensibile, dedito alla famiglia, che, fra sacrifici e caparbietà, è riuscito ad intrecciare la propria vita con un percorso cinematografico, ed artistico in generale, emozionante e ricco di soddisfazioni, certo ben lungi dal definirsi del tutto compiuto, anzi sempre in divenire, fra nuove idee e progetti da realizzare. Qualche giorno fa ho ricevuto una sua telefonata e dopo i saluti eccolo dirmi sornione: “Ma lo sa che a dicembre festeggio i cinquant’anni di matrimonio? E tutti con la stessa donna …”
Da qui è partita l’intervista che potete leggere di seguito, una chiacchierata sul citato anniversario, i recenti lavori cinematografici e l’immancabile domanda finale relativa ai progetti futuri. Continua a leggere

Bologna: “Asta Diva”, asta benefica organizzata da “Probone Italia”

Logo_PROBONE_1Domenica 8 dicembre, a Bologna, presso Sympò – ex Chiesa (Via Lame 83), alle ore 17.30, avrà luogo Asta Diva, asta benefica di oggetti e cimeli appartenuti a varie celebrità a due anni esatti dalla prima, organizzata dalla Probone Italia con il generoso aiuto di Lucio Dalla. La Fondazione ritorna quindi per un evento unico, come unici sono i pezzi che verranno battuti nel corso della serata, oggetti e cimeli donati da personaggi, ognuno famoso nel proprio ambito: della musica, dello sport, del cinema, dell’arte, del giornalismo e della moda.
Battitori d’eccezione saranno i Gemelli Ruggeri.

sgSi partirà proprio dal camicione indossato da Lucio Dalla nel tour del 1988 Dalla/Morandi, per proseguire con la bacchetta di Claudio Abbado, la fisarmonica e la bicicletta di Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, i guanti di Fernando Alonso donati da Luca Cordero di Montezemolo.
Poi si passerà dalla sedia da regista di Pupi Avati alla tavolozza di Mimmo Paladino e al manifesto del Don Giovanni autografato da Pier Luigi Pizzi, dono del Teatro Comunale di Bologna; dalla tuta indossata da Alberto Tomba nell’ultima vittoria ai mondiali (Crans-Montana, 1998) alla maglia della Nazionale di Alessandro Diamanti; dalla borsa e agli occhiali da sole di Valeria Golino e Riccardo Scamarcio alla maglia di Andrea Pirlo donata da Gianluca Pessotto.

Lucio Dalla

Lucio Dalla

Dal mondo della musica, due regine della lirica come Mirella Freni e Raina Kabaivanska hanno donato rispettivamente un top azzurro e uno scialle portati in scena; ma anche Laura Pausini, con il top indossato nel tour 2011-2012, e poi le donazioni di Cesare Cremonini, Samuele Bersani, Albano Carrisi, Tiziano Ferro, Ron o, nell’ambito del giornalismo giornalismo televisivo, di Milena Gabanelli, Alda D’Eusanio e Rosanna Lambertucci.
Ma la lista di quanti aderiranno all’evento cresce di giorno in giorno e molti saranno una sorpresa (come Fiorello).

I Fratelli Ruggeri

I Fratelli Ruggeri

La Probone Italia è una Fondazione non a scopo di lucro, nata nel 2011 con l’obiettivo di curare, assistere e aiutare le persone affette da tumori vertebrali, la stessa patologia di cui soffriva Rita Masotti, la paziente che ha lasciato in eredità una testimonianza concreta di solidarietà e speranza.
Il Presidente, Alessandro Gasbarrini, medico dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, sintetizza così lo spirito di questo progetto: “Non per forza si devono versare soldi, non per forza bisogna dedicare tempo, non per forza bisogna apprezzare il lavoro svolto… Non per forza, ma per amore”.

Per informazioni:
Fondazione Probone Italia onlus
e-mail: info@probone.org
cell. 342 5637037
http://www.probone.org

Una piccola impresa meridionale

1Scritto (insieme a Valter Lupo) e diretto da Rocco Papaleo, Una piccola impresa meridionale, sua seconda prova registica dopo il felice esordio con Basilicata Coast to Coast (2010), conferma le buoni doti dell’artista lucano, capace ancora una volta di allestire un’opera fresca, genuina e spontanea, sempre fedele ai concetti e agli schemi a lui cari del teatro-canzone, privilegiati rispetto a quelli più propriamente cinematografici.
Questi ultimi, infatti, vengono in certo qual modo sacrificati sull’altare della massima libertà espressiva, uno sprone “anarchico” capace di dare vita ad un riuscito melange fra sapida levità, poesia, ironia e toni surreali, il quale accompagna costantemente il corso della narrazione, sottolineato inoltre da una coinvolgente colonna sonora (opera di Rita Marcotulli, Arturo Valiante, Pericle Odierna e dello stesso Papaleo).

Rocco Papaleo e Giuliana Lojodice

Rocco Papaleo e Giuliana Lojodice

Costantino (Papaleo), un prete che ha lasciato il sacerdozio dopo una storia d’amore (finita male), fa ritorno al paesello, giù al Sud. Si vedrà presto confinato dalla madre Stella (Giuliana Lojodice), dopo averle reso noto l’abbandono dell’abito talare, in una vecchia proprietà di famiglia, un faro dismesso dove il padre lavorava come guardiano: occorre infatti evitare un ulteriore scandalo in famiglia, dopo che la figlia Rosa Maria (Claudia Potenza) è fuggita con un misterioso amante.
Il vecchio stabile diverrà man mano casa d’accoglienza per vari diseredati sociali: Arturo (Riccardo Scamarcio), il marito di Rosa Maria, istruttore di scuola guida con sopite potenzialità artistiche, già “disonorato” dal paese con la nomea di cornuto, la prostituta (in pensione) Magnolia (Barbora Bobulova), sorella della colf Valbona (Sarah Felberbaum), ed infine una scalcagnata impresa di costruzioni, composta da Raffaele (Giovanni Esposito) con sua figlia Mela e Jennifer (Giampiero Schiano), ex acrobata circense aspirante stuntman

Papaleo e Riccardo Scamarcio

Papaleo e Riccardo Scamarcio

Papaleo accollandosi il ruolo di voce narrante, moderno cantastorie, e vestendo i panni dell’ex prete che continua però ad essere “un tifoso di Gesù Cristo”, e per il quale la religione è più espressione di un forte sentimento interiore che la stanca reiterazione di un ideale, riesce a mettere da parte qualsivoglia intenzione di protagonismo, così da lasciare spazio agli altri personaggi, introdotti gradualmente in scena, ognuno già delineato nelle sue caratteristiche essenziali, fra problemi e crisi esistenziali in corso d’opera. Pur nell’evidente lentezza di fondo, con qualche momento di stasi (come, ad esempio, la scena del funerale, che però “prende aria” ed assume piena consistenza surreale e poetica una volta usciti dalla chiesa), Papaleo riesce ad imbastire con buona efficacia complessiva una commedia certo atipica nel nostro attuale panorama cinematografico, lontana anni luci dai soliti schemi ridanciani, validamente supportata da dialoghi ironici e capace di slanci riflessivi, offerti in chiave di riuscita metafora.

Sarah Felberbaum, Barbora Bobulova, Claudia Potenza

Sarah Felberbaum, Barbora Bobulova, Claudia Potenza

Il faro dove trova rifugio una composita umanità, roccaforte di antichi valori, offeso dalle intemperie e prontamente restaurato per una nuova destinazione mantenendone la struttura di base, diviene infatti il simbolo di come posa rendersi necessario smarcarsi da una realtà sociale troppo spesso costruita sulle fondamenta di irreggimentate convenzioni e atavici pregiudizi duri a morire: solo così sarà possibile comprendere come il nostro essere “persona”, tra pregi, difetti e le inevitabili contraddizioni, rappresenti un qualcosa di unico, da esternare e valorizzare al meglio delle proprie inclinazioni e all’insegna di quanto si riesca a dare in un determinato momento della nostra esistenza, tanto verso se stessi, quanto a coloro che ci sono vicino.

Giovanni Esposito e Giampiero Schiano

Giovanni Esposito e Giampiero Schiano

Nel “mondo a parte” visualizzato da Papaleo è allora possibile che un ex prete continui ad essere un sacerdote, perché la pace interiore e la conseguente armonia col creato trovano attuazione anche nell’accettare le diversità come nuovo parametro d’eguaglianza, o che un uomo possa vincere le sue paure esistenziali e riconciliarsi con la figura paterna, pur se dopo la morte di quest’ultima, e prendere coscienza di un estro da compositore musicale sinora soffocato per paura o scarsa considerazione di sé.
Una coppia omosessuale riesce a vivere liberamente e serenamente il proprio amore, suggellandolo col matrimonio, “per sempre e finché dura”, perché non vi è alcuna diversità nell’esprimere con gioia condivisa un forte sentimento, i proventi dell’attività di una prostituta, ormai avviata alla “normalità” familiare, possono essere proficuamente investiti, ed infine un’anziana madre, con lo sguardo finalmente limpido e sereno, può farsi carico allegorico di “una piccola impresa meridionale”, superare ogni pregiudizio ed emanciparsi, in nome di una felicità partecipata, verso la più pura e semplice accettazione, ed implicita accoglienza, di un essere umano in quanto tale.

Papaleo

Papaleo

Certo, non siamo di fronte ad un capolavoro conclamato, ma, più concretamente, ad un’opera sincera, distante da ideologie e preconcetti che si avvale delle buone interpretazioni dell’intero cast (Lojodice in testa, splendida nei suoi “vaffa” espressi a denti stretti e nell’evoluzione verso toni più concilianti e comprensivi, confluenti nel bel finale sullo scorrere dei titoli di coda), improntate essenzialmente ad una naturalezza espressiva, per un film capace di trarre linfa vitale dalla forza congiunta delle buone idee e della gentilezza del tocco, non ancora propriamente autoriale, ma piacevolmente sospeso tra sarcasmo e disincanto.