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“Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo”- Claudio Sottocornola (Marna Edizioni)

Saggi Pop. Indagini sull’effimero essenziale alla vita e non solo (Marna Edizioni), il nuovo libro di Claudio Sottocornola, è un’opera pregevole dal punto di vista culturale, oltre che di piacevole lettura: attraverso la molteplicità delle tematiche trattate, in virtù di quel suggestivo percorso interdisciplinare e transmediale da sempre caratterizzante l’attività creativa propria di un moderno filosofo che si avvale di originali chiavi interpretative, nello scorrere delle pagine si offre una rappresentazione ermeneutica della contemporaneità e le sue derive, nella visione del declino di una civiltà e nel trionfo del pensiero debole, dove, fra scetticismo e disillusioni, determinati valori come bene, verità e, soprattutto, bellezza, possono ancora costituire un solido baluardo a difesa di quella verità insita nell’uomo, idonea a divenire un tutt’uno con esso, richiamando responsabilità individuali e collettive “nel saper scegliere quale intensità di vita e di valore vogliamo realizzare”.
Il volume è strutturato in due parti: la prima, Saggi Pop, raccoglie, in versione integrale, articoli di approfondimento su vari argomenti, pubblicati, negli anni che vanno dal 2009 al 2016, su riviste destinate a diverse tipologie di lettori, offrendo spazio tanto alla divulgazione quanto al’attività d’indagine, storica, sociologica ed antropologica. Continua a leggere

Claudio Sottocornola presenta in Calabria il suo ultimo libro, “Varietà”

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Giovedì 4 agosto e lunedì 8 agosto Claudio Sottocornola tornerà in Calabria per presentare il nuovissimo libro Varietà – Taccuino giornalistico: interviste, ritratti, recensioni, approfondimenti, ricerche su costume, società e spettacolo nell’Italia fra gli anni ’80 e ’90, pubblicato da Marna. A Locri, giovedì 4 agosto, dopo i saluti introduttivi dell’Assessore alla Cultura Avv. Anna Sofia, farà da moderatore il prof. Ugo Mollica, con interventi a cura delle professoresse Pina Cappelleri e Beatrice Bumbaca.
A Gioiosa Ionica, lunedì 8 agosto, interverrà l’assessore alla cultura Lidia Ritorto, mentre l’incontro sarà moderato da Maurizio Zavaglia, giornalista di Radio Gamma Gioiosa e de Il quotidiano del Sud, e Antonio Falcone, giornalista di Radio Gamma Gioiosa e critico cinematografico.
E’ un gradito ritorno in Calabria, quello di Claudio Sottocornola: l’intellettuale lombardo ha una storica frequentazione della Locride, dove ha spesso presentato i propri lavori e partecipato ad incontri ed eventi culturali.
Mia Martini, Beppe Grillo, Nino Manfredi, Gianni Morandi, Rita Pavone, Donovan, Enzo Jannacci, Vittorio Sgarbi e numerosi altri: sono i big che Sottocornola intervistò a cavallo tra anni ’80 e ’90, in un periodo di intensa attività giornalistica che oggi torna prepotentemente con Varietà, una raccolta delle interviste realizzate dal 1989 al 1994 (pubblicate su numerosi quotidiani come Il Giornale di Bergamo Oggi, L’Arena, Il Gazzettino, Il Quotidiano, L’Eco di Bergamo, Libertà, La Prealpina etc.), che immortala una fase cruciale nel percorso del filosofo del pop, così ribattezzato dalla critica per la sua attenzione ai linguaggi popular contemporanei. Continua a leggere

“La vita risulta l’interpretazione più impegnativa e significativa che ciascuno di noi può esprimere”, intervista con Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Varietà (Marna, 2016), l’ultimo libro di Claudio Sottocornola, rappresenta una corposa antologia di interviste ai divi storici della pop music italiana, da Mia Martini a Anna Oxa, da Ivano Fossati a Paolo Conte, da Rita Pavone a Gianni Morandi, da Marco Masini a Gianna Nannini, da Bruno Lauzi a Ornella Vanoni, con spazio anche ad attori teatrali o cinematografici ed esponenti del mondo dello spettacolo in genere.

Copyrighyt© Antonio Falcone

Copyright© Antonio Falcone

La lettura dei vari ritratti, come lo stesso autore definisce le interviste, che comprendono un periodo che va dal 1989 al 1994, si rivela entusiasmante, in primo luogo perché Sottocornola si pone di fronte agli intervistati con un atteggiamento tanto professionale quanto colloquiale, volto nel contempo a far sì che dell’artista venga fuori la sua essenza più vera, intima, genuina, ed in seconda analisi perché ci aiuta a comprendere quei mutamenti sociali avvenuti fra gli anni ’80 e ’90 e di cui il mondo dello spettacolo rappresentava una sorta di cassa di risonanza.
Un periodo in cui il culto dell’immagine e del quarto d’ora di celebrità concesso praticamente a chiunque, profetizzato da Andy Warhol, iniziavano a prendere piede, in una forma inizialmente più ruspante e genuina rispetto all’odierna entrata in scena dei vari “morti di fama” (Aldo Grasso), che sgomitando fra talent vari e il web riescono a trovare la loro effimera consacrazione “pronto uso”. Dei tanti artisti intervistati risalta dunque, grazie alle domande poste da Sottocornola, la loro veridicità, la consapevolezza di voler vivere così come si è, al di là di ciò che si è stati o di quel che si vorrebbe essere.
Ma le curiosità che mi ha suscitato la lettura di Varietà sono state tante e quindi ho contattato Sottocornola così da parlarne direttamente con lui. Continua a leggere

“Adorable Sixties”, su YouTube la terza ed ultima parte delle lezioni-concerto di Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Appuntamento martedì 31 marzo sul Canale CLDclaudeproductions di YouTube (con rinvio via link al sito dell’autore e a quello del Liceo Mascheroni di Bergamo) per la terza ed ultima parte delle lezioni -concerto sull’Unità d’Italia tenute dal Prof. Claudio Sottocornola con gli studenti del Liceo scientifico L. Mascheroni nel 2011, presso l’Auditorium della Provincia di Bergamo, nell’ambito del corso Una notte in Italia per la Terza Università di Bergamo, recentemente pubblicate su chiavetta USB.

5Dopo La chiamavano Bocca di Rosa (Cantautori) del 31 gennaio scorso, e di Miss(ing) Italia (Immagine della donna), performance incentrata sull’evoluzione della femminilità nel costume e nella società attraverso la canzone e le sue interpreti (28 febbraio), ora è la volta di Adorable Sixties, che rappresenta l’occasione per entrare nel vivo del repertorio più amato da Sottocornola. Il filosofo del pop non ha mai nascosto infatti di considerare quel mitico decennio, per lui anagraficamente associato agli anni dell’infanzia, un periodo aureo e irripetibile della Storia del secondo Novecento, quando “si affacciavano alla ribalta… personaggi come Bob Dylan e Allen Ginsberg, Andy Warhol e Lou Reed, dove cinema, letteratura, rock e arte varia si fondevano nell’elaborazione di un modello culturale che sarebbe diventato planetario”.
Anche se la musica che arrivava in Italia risultava edulcorata rispetto ai contenuti più caustici e corrosivi del rock anglosassone, dallo jé-jé al beat, dal flower power alla contestazione studentesca, il nostro Paese riuscì comunque ad elaborare in quegli anni una colonna sonora pop-rock e d’autore che sarà poi esportata in tutto il mondo. Continua a leggere

“Hasta siempre!”, Claudio Sottocornola celebra dieci anni di lezioni-concerto

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Dieci anni di lezioni-concerto sul territorio sono un traguardo rilevante per un docente-giornalista che ha provato, con successo, a trasferire la canzone pop, rock e d’autore dall’ambito del puro intrattenimento e consumo a quello della formazione, della riflessione critica, della ricerca, condotta in totale libertà da vincoli e manierismi prevalenti nel panorama ormai dominato da talent e mercato di genere. Claudio Sottocornola, ordinario di Filosofia e Storia al Liceo scientifico L. Mascheroni e di Storia della canzone e dello spettacolo alla Terza Università di Bergamo, ha infatti esordito negli anni ’80 come giornalista, recensendo e intervistando i maggiori esponenti della canzone in Italia (Paolo Conte, Ornella Vanoni, Mia Martini, Gianni Morandi, Ivano Fossati, Rita Pavone, Pierangelo Bertoli, Milva). In seguito la sua indagine si è estesa al mondo dello spettacolo in genere, offrendo memorabili ritratti di personaggi quali Nino Manfredi, Carla Fracci, Alberto Lattuada, le Gemelle Kessler, Vittorio Sgarbi, Teo Teocoli, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri. Infine ha maturato la decisione di passare “dall’altra parte del vetro”, è entrato in sala di registrazione dove, a partire dai primi anni ’90, ha studiato, interpretato, mixato brani storici della canzone italiana, e non solo, poi pubblicati nella serie L’appuntamento (tre Cd e un Dvd video). Continua a leggere

Working Class, scorre in musica il nostro continuo divenire

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Con l’appuntamento di martedì 31 luglio, Immagine della donna nella canzone, che ha come tema portante l’evoluzione della femminilità nel costume e nella società attraverso la canzone e le sue interpreti, Working Class, trasferimento dal territorio al web delle lezioni concerto tenute da Claudio Sottocornola dagli anni’90 in poi, è giunto alla sua conclusione.
E’quindi ora possibile tirare le somme e valutare concretamente l’estrema attualità del discorso storico- artistico -filosofico di Claude, l’alter ego, moderno cantastorie, del professore di Filosofia, nel voler fornire un’inedita visualizzazione del ‘900, sia nella sua portata tragicamente storica (le due Guerre Mondiali, i totalitarismi, la nascita della democrazia, le istanze giovanili, la crisi dei valori) che concretamente sociologica, foriera di cambiamenti per le generazioni che man mano si sono susseguite.
La musica più che stile di vita diviene per Claude una nuova modalità d’ interpretare la vita, spinto com’è tanto dalla passione che dalla volontà di mettere in scena attraverso le canzoni gli anni della propria giovinezza, con le sensazioni e i ricordi visualizzati sul palco a farsi efficaci tavole viventi.

Il tutto nell’essenzialità scenica a lui cara, avvalorata da modalità di ripresa arricchite da un montaggio funzionalmente accurato nel collegare la scaletta alle diverse esibizioni, garantendo un’estrema scorrevolezza all’indagine metodologica che si palesa come un efficace punto d’incontro tra la Storia e la “sua” storia, con il proprio vissuto personale.

working-class-scorre-in-musica-il-nostro-cont-L-EVV7k9Claude diviene “cercatore”, attraverso la storia delle note, di quella verità insita nell’uomo e che si fa tutt’uno con esso: sfrutta capacità affabulatorie e abilità vocale nell’individuare le caratteristiche di ogni canzone, proposta e reinterpretata rispettandone l’ispirazione originaria, dando valenza al testo colto in ogni sua sfumatura quale pista ideale da cui far decollare i propri sentimenti, i propri ricordi, le più intime suggestioni.

Ecco l’Italia della Grande Guerra (Decenni), età storica individuata, da un punto di vista musicale, come periodo in cui le canzoni iniziano a costituire, in una certa qual misura, un repertorio musicale; la matrice folk, piuttosto forte, viene mitigata da quella operistica, più aulica e “alta” e tale miscellanea tra le due contrapposte realtà viene concretizzata dalla canzone napoletana, prima, e da quella romana poi, senza dimenticare le varie tradizioni regionali.

Trio Lescano

Trio Lescano

La diffusione della musica leggera è affidata ai locali quali il tabarin o la rivista, con un progressivo alleggerimento dell’impianto operistico, ma siamo ancora lontani dall’avere un linguaggio musicale effettivamente nazionale, essendo evidente il ricorso ad una certa classicità d’estrazione letteraria.
Le cose non cambiano dopo il Ventennio fascista ed il Secondo Conflitto; intorno agli anni ’50 il nostro paese, pur avendo conosciuto, grazie all’intuizione di cantanti quali Natalino Otto, Alberto Rabagliati o il Trio Lescano, fenomeni come il jazz o lo swing, per quanto italianizzati, assiste ad una reazione conservatrice, una sorta di voglia di quiete domestica, ben simboleggiata dalle canzoni del Festival di Sanremo, melodiche, a mezza tinta, improntate ai buoni sentimenti, per quanto qua e là si potesse notare qualche atto di coraggio rappresentato da testi surreali (Papaveri e papere, I pompieri di Viggiù, La casetta in Canadà) o fortemente ironici, come Tu vuò fa’ l’americano di Renato Carosone.

Ma è anche il periodo della musica da night, con cantanti come Peppino di Capri e il suo connubio America- Napoli (Don’t Play That Song), Bruno Martino o Fred Buscaglione, il quale in particolare introduce toni fumettistici, aggressivi e moderni, anticonvenzionali anche nelle classiche canzoni d’amore, come fa notare Claude intonando Guarda che luna, per poi passare all’erotismo soffuso, denso di toni intimistici di Addormentarmi così di Teddy Reno. Il Nostro sottolinea poi, sulle note de La vie en rose (Edith Piaf), l’influenza della canzone francese, dal tono più amaro, dissacrante e caustico, con un modo di cantare e d’imporsi sulla scena, improntato ad una certa teatralità di stampo attoriale, interpretativo del testo, stile che da noi troverà tra i suoi maggiori esponenti Massimo Ranieri, sul finire degli anni ’60 (Rose rosse).

Domenico Modugno

Domenico Modugno

Occorrerà attendere la fine degli anni ’50, il 1958 per la precisione, perché l’ancora viva impostazione melodico-operistica venga drasticamente “sovvertita” e per di più all’interno del suo “tempio”, nello scenario del Festival di Sanremo, da Domenico Modugno, con Nel blu dipinto di blu, che recepisce, soprattutto nell’arrangiamento, la “lezione” dei moderni urlatori, mediandola con la classica impostazione melodica. Non a caso Claude ne sottolinea l’importanza eseguendo inoltre Meraviglioso e Resta cu’mme, evidenziandone la duttilità tra innovazione e tradizione esecutiva.

Sono i giovani i primi a percepire i mutamenti di costume (Teen Agers di ieri e di oggi) propri degli anni del Boom economico (Anni ’60), quando vi era la netta sensazione “che le cose andavano bene e sarebbero andate sempre meglio”.

Rita Pavone

Rita Pavone

Le nuove generazioni aprono la strada ai nuovi balli (molto bello il medley composto da Let’s Twist Again, La partita di pallone, Il ballo del mattone), intuiscono la nuova immagine femminile portata da Rita Pavone, così diversa dalla diva tradizionale, capace di esprimere efficacemente i primi tormenti amorosi giovanili (Cuore), efficace contraltare del candido Non ho l’età espresso da Gigliola Cinquetti qualche anno prima, apprezzano il ruspante proto-femminismo di Caterina Caselli (Insieme a te non ci sto più).

Intorno alla seconda metà degli anni ‘60, i ragazzi iniziano a vedere le loro insoddisfazioni verso un mondo che incomincia ad andar loro stretto, espresse nei testi dei Cantautori, come Fabrizio De Andrè, esponente della “scuola genovese”, con il suo ispirarsi ai cantautori francesi nell’amore manifestato verso il testo, spesso critico, pungente, e il suo farsi cantore degli emarginati, degli offesi dalla vita, di quanti sono vittime delle istituzioni, guardando al passato per metaforizzare il presente (Geordie).

 Gianni Morandi

Gianni Morandi

D’altronde, sottolinea Claude, iniziano ad avvertirsi i tuoni lontani della contestazione giovanile (Pete Seeger, Where Have All The Flowers Gone?); è prossimo il Maggio francese, cantanti come Gianni Morandi iniziano ad essere visti come emblema del disimpegno e sono quasi costretti ad allontanarsi dalla loro leggerezza, spostandosi verso tematiche più impegnative ( C’era un ragazzo che come me). In Inghilterra sul finire degli anni ’60 prende vita il “rock progressivo”, che troverà consacrazione definitiva negli anni ’70, corrente il cui obiettivo è perseguire una finalità estetica, andando oltre il puro intrattenimento, con richiami alle sonorità proprie della musica classica e del jazz.

Comunque, tra la sperimentazione propria di alcuni gruppi musicali, come La Premiata Forneria Marconi, Il Banco del Mutuo soccorso, Le Orme (Gioco di bimba) e le provocazioni miste ad un certo vittimismo generazionale (Ma che colpa abbiamo noi de I Rokes), mantengono sempre la loro valenza cantanti come Mina (Se telefonando, E se domani), forte di una notevole estensione vocale, della sua femminilità e di una certa studiata gestualità, che le consentono una carismatica caratterizzazione interpretativa del testo, o come Lucio Battisti, che insieme al paroliere Mogol conferisce un’ulteriore trasformazione alla musica italiana, delineando con una certa aggressività la problematicità e la conflittualità dei rapporti amorosi (Eppur mi son scordato di te).

Mina

Mina

Non si può dimenticare, sempre nell’ambito degli Anni ’60, l’aggressività scenica della “ragazza del Piper”, Patty Pravo, con la sua voce impalpabile, non propriamente intonata, ma così affascinante nelle sue modalità esecutive, provocatoriamente altera nei confronti del pubblico, anche nel cantare brani non proprio nelle sue corde per la loro “normalità” (Se perdo te), l’ America vista nell’ottica dei Presley nostrani, con Bobby Solo (Se piangi, se ridi) e Little Tony (Quando vedrai la mia ragazza) o il romanticismo misto a malinconia, che sa guardare alla tradizione con occhi nuovi, del Gino Paoli di Sassi o di Sapore di sale, tra i primi esempi di brano estivo non certo disimpegnato, o, con ancora maggiore forza suggestiva, di Umberto Bindi(La musica è finita).

Patty Pravo

Patty Pravo

Si passa così attraverso gli anni ’70, soffermandosi su tappe significative quali il neoromanticismo di Riccardo Cocciante(Margherita) che innesta efficacemente su un tema melodico tradizionale, quelli un po’ cupi dell’ angoscia di un amore tormentato, sino al delirio, il gusto dei cantanti per la morale e il significato (Lucio Dalla, Il gigante e la bambina, testo di Ron), i ritornelli lunghi e ariosi di Claudio Baglioni (E tu), che si contrappongono al travestitismo esibito di Renato Zero (Mi vendo).

Negli edonistici anni ’80, il culto per l’immagine impone repentini cambiamenti nel look, al servizio della dimensione scenica e della trasgressione, emergono quindi personaggi come Loredana Bertè, Rettore, e, soprattutto Anna Oxa, un po’ l’emblema di questo velocizzato cambio estetico, dal punk delle origini alla mise estremamente tradizionale, per quanto eccentricamente hollywoodiana (Quando nasce un amore). Si contrappongono a tutto ciò, come alternativa più autentica e sincera, le emozioni intense di un Vasco Rossi alla ricerca di un senso della vita, capace di visualizzare la necessità di un amore concretamente puro (Albachiara), i percorsi esistenziali di Claudio Baglioni (Strada facendo), la voglia di riscatto personale che si fa inno generazionale espressa da Eros Ramazzotti (Terra promessa).

Luciano Ligabue

Luciano Ligabue

Sfruttando la sua duttilità e la sua capacità di personalizzazione, Claude ci conduce agli anni ’90 e a quelli del “doppio zero”, ecco il tramonto degli ideali di un tempo, i giovani avvertono senso e fatica di un benessere imposto e generalizzato, l’amore, i sentimenti in genere, diventano forza e problematicità insieme (Ci vorrebbe il mare, Marco Masini), si ritrovano nuove motivazioni per fronteggiare la giungla urbana grazie anche a nuove modalità d’espressione musicale, quali un passaggio ritmato di voci gridate, il rap, che dai ghetti dei giovani di colore d’America arriva da noi (Bella, Jovanotti) o l’energia ed il vitalismo espressi dal rocker Ligabue, capace di riproporre (Certe notti) il tema del viaggio caro alla poetica dei Sixties.

Vasco Rossi

Vasco Rossi

Siamo ormai arrivati, spiega Claude, ad un mondo globalizzato, con la contaminazione di Africa, Oriente e della citata America, a far sì che l’inglese diventi lingua musicale internazionale. Ma globalizzazione non deve necessariamente far rima con omologazione: qui la figura del cantastorie e del filosofo diventano un tutt’uno, nella salvaguardia, pur in un gusto pop, delle nostre radici e della nostra identità, con la necessità, ben supportata dal progetto Working Class, di contestualizzare il nostro patrimonio musicale perché non vada perduto, recuperando il passato per meglio comprendere il nostro presente: Dimmi che non vuoi morire, brano scritto da Vasco Rossi e cantato da Patty Pravo sul palco di Sanremo, diviene allora un simbolico ed efficace trait d’union tra la trasgressione degli anni ’60 e la modernità del linguaggio musicale contemporaneo, un richiamo a ciò che siamo stati, ai nostri cambiamenti, al nostro continuo divenire.

Claudio Sottocornola e l’ Immagine della donna nella canzone, ultimo appuntamento con Working Class

claudio-sottocornola-e-l-immagine-della-donna-L-Z_NsiJUltimo appuntamento martedì 31 luglio con Working Class, il suggestivo web-concert tematico ideato e interpretato dal “filosofo del pop”, quando sarà disponibile in rete la quinta sezione del nuovo progetto, dal territorio a internet, Immagine della donna nella canzone, che ha come tema portante l’evoluzione della femminilità nel costume e nella società attraverso la canzone e le sue interpreti.

L’ultima, originale, iniziativa del professore lombardo, che ha reso così disponibili cinque percorsi scelti fra le famose lezioni-concerto tenute sul territorio fra Scuole, Terza Università, Centri Culturali e svariati luoghi del quotidiano, rappresenta una sua nuova sfida, un “laboratorio” volto a sfruttare le potenzialità della rete, per ribadire l’eclettismo creativo dell’artefice e certificare, inoltre, un itinerario di animazione culturale del territorio girato in presa diretta, “on the road”, da amici e spettatori che hanno assistito alle sue performance artistico-musicali, ma anche storico-filosofiche.

Cinque live antologici che spaziano fra canzoni e dissertazione storica, dall’analisi della condizione giovanile all’evoluzione dell’immagine femminile, approfondendo la mutazione sociale e del costume nel Secondo Novecento, mettendo in scena con quest’ultimo appuntamento canzoni come Ma l’amore no (Alida Valli), Meravigliosa creatura (Gianna Nannini), Cuore (Rita Pavone), Acqua e sale (Mina e Celentano), Un’emozione da poco (Anna Oxa) e tante altre, in gran parte riprese dall’Auditorium di Piazza della Libertà a Bergamo, ma con svariati inserti provenienti anche da eventi svoltisi in giro per l’Italia, dalla Lombardia alla Calabria, dalla Toscana al Veneto.

Testi, melodie, interpreti, che sono diventate vere icone dell’immaginario collettivo femminile, cui si sono ispirate donne di diverse generazioni nel ripensare la propria immagine, il proprio vissuto, il proprio modo di raccontarlo: ancora una volta è la canzone d’autore l’ambito privilegiato da Sottocornola, che affida alla sua visione ermeneutica del canto e della vocalità la rilettura di celebri brani, decisivi nel fotografare l’evoluzione di usi, costumi, sentimento e linguaggio della società italiana, senza temere il confronto con la musica leggera, diventandone egli stesso maschera e icona.

Il filosofo-performer ha intitolato il progetto di archiviazione dei suoi incontri con il pubblico Working Class proprio per sottolineare il rapporto sul territorio fra musica, didattica, divulgazione ed espressione globale, a contatto con il pubblico vero e vario che affolla i luoghi del quotidiano, privilegiando appassionatamente l’utilizzo di tecnologie essenziali come inerenti a un approccio estetico-performativo più “popular”, e perciò autentico e coraggioso, sottolineando il maggior impegno richiesto, per esempio, nell’utilizzo di basi standard, quasi “fogli bianchi su cui scrivere con la propria voce”, senza mimetismi o complicità estetizzanti.

L’iniziativa è supportata da Synpress 44, Terza Università, Scuole in Rete, CDpM, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (Sezione Bergamo), la rivista della scuola Ecole e Moltimedia Fattoria Digitale. Info:www.claudiosottocornola-claude.com