Archivi tag: Spencer Tracy

Napoli, a settembre una mostra dedicata a Bud Spencer

Bud Spencer (Notizie Nazionali)

Sarà inaugurata il prossimo 21 settembre a Napoli, al Pan- Palazzo delle Arti di Napoli, una mostra dedicata a Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer (omaggio alla birra preferita e all’attore Spencer Tracy), natali partenopei e, prima ancora di divenire un’icona del cinema italiano, condivisa nell’immaginario collettivo da diverse generazioni, un passato sportivo di tutto rispetto: punta della Nazionale di nuoto e pallanuoto negli anni ’50, con entrambe le quali partecipa alle Olimpiadi (Helsinki,1952, Melbourne, 1956), centroboa per la squadra della Lazio vincitrice dello scudetto nel ’56, detentore per dieci anni del record italiano dei 100 metri stile libero (59 secondi e un decimo nel 1950, per la prima volta si scende sotto il minuto), conquistando poi il titolo italiano anche nei 100 rana. L’esposizione intende infatti restituire un’immagine completa del gigante dal cuore d’oro e col sorriso da bambino, partendo appunto dalla suddetta attività sportiva e rimarcandone la poliedricità che lo spinse nel corso degli anni ad abbracciare una certa operosità in diversi settori, dall’imprenditoria alla musica. Continua a leggere

Indovina chi viene a cena? (Guess Who’s Coming to Dinner, 1967)

Guess_Who's_Coming_to_Dinner_posterSan Francisco. Joanna Joey Drayton (Katharine Hughton) è di ritorno dalle Hawaii insieme a John Prentice (Sidney Poitier), stimato medico.
I due si sono conosciuti durante il soggiorno sull’isola e, profondamente innamorati, intendono sposarsi al più presto. Joanna, cresciuta in una famiglia piuttosto agiata, il padre, Matt (Spencer Tracy) è un famoso giornalista e la madre, Christina (Katharine Hepburn), è proprietaria di una galleria d’arte, educata sulla base di principi progressisti, ritiene fermamente che i suoi genitori non troveranno nulla da ridire sulla circostanza che il suo futuro sposo sia un uomo di colore.
Ma se Christine, una volta superato l’iniziale sconcerto, condividerà la scelta della figlia, così non sarà per Matt, il quale, sorvolando sulla forza trainante di un sentimento tanto forte e sincero, non sembrerà propenso a dare la sua approvazione, preoccupato soprattutto dei tanti pregiudizi ancora presenti nella società, che a suo dire andrebbero a creare non poche difficoltà all’unione dei due giovani. I problemi si faranno ancora più pressanti una volta giunti a San Francisco i genitori di John:anche in tal caso il padre (Roy E. Glenn) esprime la sua disapprovazione, mentre la madre (Beah Richards) è del tutto d’accordo, così come monsignor Ryan (Cecil Kellaway), un amico di famiglia.
Ma la forza dell’amore va ben oltre il colore della pelle e può abbattere ogni barriera o pregiudizio… Continua a leggere

Addio Bud, gigante dal cuore d’oro

Bud Spencer

Bud Spencer

Il tempo di salutare il regista Giuseppe Ferrara ed ecco che un altro lutto colpisce il cinema italiano: è morto ieri, lunedì 27 giugno, a Roma, Bud Spencer, il corpulento Bambino di Trinità, lo sbrigativo Piedone, poliziotto dal cazzotto facile, giusto per citare alcuni titoli, tra i più famosi, di una vasta filmografia. Se ne è andato alla sua maniera, con l’umiltà che contraddistingue i puri di cuore, rivolgendo un grazie a quanti gli stavano accanto, come il figlio Giuseppe, che ne ha dato al notizia via twitter. All’anagrafe risultava come Carlo Pedersoli (Napoli, 1929) e nella sua biografia, prima ancora del cinema, risalta un palmares sportivo di tutto rispetto: punta della Nazionale di nuoto e pallanuoto negli anni ’50, con entrambe le quali partecipa alle Olimpiadi (Helsinki,1952, Melbourne, 1956), centroboa per la squadra della Lazio vincitrice dello scudetto nel ’56, detentore per dieci anni del record italiano dei 100 metri stile libero (59 secondi e un decimo nel 1950, per la prima volta si scende sotto il minuto), conquistando poi il titolo italiano anche nei 100 rana. Continua a leggere

Il fascino della diva, la determinazione della donna

AZ33Riporto di seguito la trascrizione del mio intervento d’introduzione e commento relativo alla rassegna cinematografica “Il fascino della diva, la determinazione della donna. Tre film per ricordare Ingrid Bergman a cento anni dalla nascita”, che ha avuto luogo nei giorni 11, 13 e 16 agosto presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), evento compreso nel cartellone dei Caffè artistico-letterari 2015, organizzati dal Circolo di Lettura dell’ A.R.A.S. e dall’ Assessorato alla Cultura del Comune della cittadina. Ad entrambi rivolgo nuovamente da queste pagine i ringraziamenti per la cortese ospitalità, così come rinnovo un caloroso grazie al pubblico presente in sala, particolarmente attento e partecipe nel corso delle presentazioni e proiezioni dei titoli proposti (Casablanca, Notorious e Viaggio In Italia).

************************

Ingrid Bergman

Ingrid Bergman

Buonasera a tutti, grazie per la vostra presenza, i miei ringraziamenti alla Sig.ra Zito in rappresentanza del Circolo di lettura dell’ A.R.A.S. e all’Assessore alla Cultura Bruna Falcone in rappresentanza del Comune di Roccella Jonica, per aver reso possibile la rassegna che si inaugura questa sera dedicata all’attrice svedese Ingrid Bergman, nel centenario della sua nascita (Stoccolma 29 agosto 1915).
La retrospettiva ha comportato la necessità di una scelta fra le tante pellicole interpretate dalla Bergman, decidendo infine di articolarla in tre film, idonei, a mio avviso, a rappresentare tre momenti salienti della sua carriera: Casablanca, la definitiva affermazione presso il pubblico e la critica; Notorious, l’esaltazione di una raffinata sensualità, Viaggio in Italia, la volontà di sperimentare, di calarsi in esperienze cinematografiche, e di vita, sempre diverse. La rassegna è denominata “Il fascino della diva, la determinazione della donna”, si vuole infatti celebrare, sia l’immagine propria di un’attrice dall’indubbio fascino, la cui radiosa bellezza era esaltata da un sorriso per certi versi disarmante, sia, abbandonando il set cinematografico, quella di una donna fortemente decisa ad imporsi in quel di Hollywood per far sì che le venissero affidate parti lontane dai consueti stereotipi di fanciulla romantica. Continua a leggere

Roma, Casa del Cinema : “Ingrid Bergman 100 anni dopo”

1In occasione del centenario della nascita di Ingrid Bergman (Stoccolma, 1915), l’associazione culturale Santa Marinella Viva, in collaborazione con il Nordic Film Fest e il giornalista Rosario Tronnolone, organizzerà una mostra fotografica presso la Casa del Cinema di Roma (Largo Marcello Mastroianni 1, Villa Borghese) dall’8 aprile al 23 maggio, la quale sarà comprensiva di due sezioni: Ingrid Bergman a S.Marinella, mostra curata dall’associazione culturale S.Marinella Viva – 30 immagini di Ingrid Bergman durante le estati degli anni ’50 presso Villa Bergman/Rossellini al km 58 della Via Aurelia di S.Marinella, cittadina balneare del litorale nord di Roma, che raccontano una donna felice in compagnia dei suoi figli, ma anche insieme ad attori di lustro come Gregory Peck, Alberto Sordi, Rock Hudson, nelle quali l’attrice appare in tutta la sua semplicità e naturalezza; I 62 volti di un attrice, mostra a cura di Rosario Tronnolone– immagini che ritraggono l’attrice nei suoi 62 film. L’esposizione sarà arricchita da una serie di dipinti ritraenti la Bergman della pittrice Ombretta Del Monte di Civitavecchia (RM), e da alcuni abiti ispirati all’attrice, al suo stile, realizzati da costumisti di S.Marinella: Anna Rotella, Teresa Venuto e Stefano Gagliano.

**************************

Ingrid Bergman in "Casablanca"

Ingrid Bergman in “Casablanca”

Ingrid Bergman, volto emanante una radiosa bellezza, esaltata da un sorriso per certi versi disarmante, grande fascino ed estrema sensibilità, tanto sulla scena quanto nella vita di ogni giorno, giunse dalla nativa Svezia negli Stati Uniti nel 1939, chiamata dal produttore David O. Selznick, rimasto colpito dalla sua interpretazione in Intermezzo (1936, Gustaf Molander), film del quale venne presto girato un remake made in Hollywood, diretto da Gregory Ratoff. Una volta intuito come i produttori americani intendessero sfruttare la sua immagine all’interno dei consueti stereotipi, la Bergman riuscì ad imporsi per far sì che le venissero affidate parti idonee ad accentuare quella sottile linea divisoria fra candida ingenuità ed estrema sensualità, partecipazione emotiva e sofferto distacco.

fdNel Dr. Jekyll and Mr. Hyde, 1941, di Victor Fleming, fu sua la scelta d’interpretare la cameriera Ivy anziché, ruolo propostole inizialmente, la fidanzata del “mostro”, Spencer Tracy, così come è certo esemplare la sua interpretazione di Ilsa nel cult Casablanca (1941, Michael Curtiz), idonea ad offrire alla storia del cinema l’indimenticabile immagine di una donna combattuta nell’amare due uomini con lo stesso impeto ma in modo diverso, o l’intenso, palpabile, trasporto emotivo che traspare nel ruolo (premiato con il primo Oscar della sua carriera) di una donna trascinata verso il baratro della follia dal perfido marito (Charles Boyer) in Gaslight (Angoscia, 1944, George Cukor). Continua a leggere

Addio Liz, diva dagli occhi viola

Elizabeth Taylor

Elizabeth Taylor

Addio bella Liz dagli occhi viola. Ricoverata da sei settimane al Cedar Sinai Medical Center di Los Angeles, ci ha lasciato per una insufficienza cardiaca Elizabeth Taylor, una delle ultime espressioni di quel divismo proprio della Hollywood dei tempi d’oro. Aveva 79 anni. Liz era nata a Londra il 27 febbraio 1932, da genitori americani: una volta ritornati in patria, a Los Angeles, la piccola, 7 anni, su suggerimento di un amico di famiglia, partecipa ad un provino per la Universal Pictures, casa di produzione che la metterà sotto contratto per farla esordire nel ’42 con il film There’s One Born Every Minute di Harold Young.

Passata alla MGM, la giovane attrice conosce il grande successo di pubblico appena un anno dopo con Torna a casa Lassie, di Fred M. Wilcox, trovando definitiva conferma con il successivo Gran premio di Clarence Brown, dove recita, tra gli altri, al fianco di Mickey Rooney. Ormai star di Hollywood, a soli 11 anni, Liz continua a recitare in film minori, che comunque mettono alla prova ed evidenziano sempre di più il suo talento, per arrivare nel ’49, ormai 17enne, ad interpretare il ruolo di Amy in Piccole donne di Mervyn LeRoy: abbandonate pose e ruoli da bambina, alle buone prove recitative si accompagnano ora un fascino ed una sensualità che iniziano a farsi evidenti, da poter validamente sfruttare anche in ruoli più complessi e drammatici.

Al riguardo, se appare interessante e calzante il ruolo di una ragazzina che diventa donna ne Il padre della sposa,’50, di Vincent Minnelli, con Spencer Tracy nel ruolo dell’apparentemente burbero papà, e nel sequel Papà diventa nonno, occorrerà aspettare George Stevens e il suo Un posto al sole, ’51, tratto dal romanzo di Dreiser, perché possano evidenziarsi ed apprezzarsi le doti recitative dell’attrice, capace di far risaltare con intensi sguardi e minimi gesti quei lampi improvvisi d’irrequietezza, nevrotici, che d’altronde erano propri del suo carattere.

Senza elencare tutti i suoi numerosi film, oltre le prove già citate, vanno certo ricordate le efficaci interpretazioni ne Il gigante, ’56, fluente “drammone” di George Stevens, protagonista l’ America che cambia, interrogandosi sul suo passato e guardando al futuro, con Rock Hudson e James Dean, L’albero della vita, ’57, di Edward Dmytryk, con Montgomery Clift, La gatta sul tetto che scotta, ’58, di Richard Brooks, con Paul Newman, personalmente il suo film che preferisco, Improvvisamente l’estate scorsa, ‘59, con Katherine Hepburn e ancora Clift, di Joseph L. Mankiewicz, che la dirigerà anche nel kolossal Cleopatra, ’64, sul cui set a Roma, Cinecittà, conosce Richard Burton, con il quale vivrà una storia d’amore piuttosto turbolenta e sposerà nello stesso anno, per divorziare 10 anni più tardi, risposare l’anno seguente e ancora divorziare nel successivo. D’altronde quello con Burton era già il quinto matrimonio, per un totale di otto, se non ricordo male, non sono avvezzo alle vite private delle star, interessandomi di più i loro percorsi attoriali.

Nel ‘61 vince il suo primo Oscar, miglior interprete femminile per Venere in visone, ‘60, di Daniel Mann, replicando nel’66 con Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols. Dagli anni ’70 in poi le sue apparizioni sul grande schermo iniziano a diminuire e le interpretazioni divengono sempre meno rilevanti, spesso poco convinte o manierate, iniziano i problemi di salute, nel ‘97 l’operazione per un tumore al cervello, rivelatosi benigno, e nel 2004 la rivelazione di soffrire di una grave insufficienza cardiaca, che oggi ce l’ha portata via. La sua ultima apparizione sul grande schermo nel ’94, I Flintstones di Brian Levant, nel ruolo della suocera di Fred, John Goodman, un’interpretazione non priva di una certa ironia ed autoironia, comunque esprimente la sua volontà di essere sempre e comunque protagonista, fieramente e definitivamente diva.

Bud Spencer, 80 anni tra nuoto e cazzotti

Bud Spencer

Bud Spencer

All’anagrafe risulta come Carlo Pedersoli, nato a Napoli il 31/10/’29, ha quindi da poco compiuto 80 anni, e può vantare un palmares sportivo di tutto rispetto: punta della Nazionale di nuoto e pallanuoto negli anni ’50, con entrambe le quali partecipa alle Olimpiadi (Helsinki,’52, Melbourne, ’56), centroboa per la squadra della Lazio vincitrice dello scudetto nel ’56, detentore per dieci anni del record italiano dei 100 metri stile libero (59 secondi e un decimo nel ’50, per la prima volta si scende sotto il minuto), conquistando poi il titolo italiano anche nei 100 rana.
In quel mondo a parte che spesso è il cinema, risulta invece come Bud Spencer, nome d’arte (omaggio alla sua birra preferita e all’attore Spencer Tracy) usato a partire dal 1967, sul set di Dio perdona…io no! (Giuseppe Colizzi), dopo aver preso parte con il suo reale nome come comparsa a film come Quo vadis? o Annibale e, primo vero ruolo, a Un eroe dei nostri tempi, ’55 di Mario Monicelli.

Nel citato Dio perdona…io no! recita accanto ad un tale Mario Girotti, alias Terence Hill, con il quale costituirà una delle coppie più famose del cinema italiano, con tanti film di successo, basati su trame magari ingenue, a volte anche ripetitive, ma di sicura presa presso il pubblico, in particolare quello più giovane, che non si stanca mai di rivedere le loro gesta, con Bud, gigante buono, trascinato suo malgrado in varie avventure dal compare Hill, con il quale ristabilisce i torti subiti dai più deboli menando sberle a più non posso, ricorrendo spesso ad un sempre più perfezionato e risolutivo pugno a martello, in uno stile da cartone animato, dove dopo ogni scazzottata ci si rialza sempre, dovesse anche cascarti un masso in testa, magari con qualche dente rotto e indolenzimenti vari…

Il sodalizio vero e proprio tra i due ha inizio con Lo chiamavano Trinità (’70, E.B. Clucher, alias Enzo Barboni), che arriva in un momento di crisi del nostrano spaghetti-western, ormai spremuto all’inverosimile, lo trasforma in commedia, e lo fa andare avanti per un po’, anche se secondo molti fu una sorta di virus che impedì la realizzazione di western “seri”; prosegue con …Continuavano a chiamarlo Trinità (’71, sempre Clucher regista), passando per titoli ormai cult quali …Altrimenti ci arrabbiamo! o Io sto con gli ippopotami, per arrivare un po’ stancamente a fine anni ’80, dove complici i cambiati gusti del pubblico, ora più attento e smaliziato, copioni ormai odorosi di deja vu, ed anche l’età che avanza, non è più possibile riproporre gli stessi stilemi e Botte di Natale( ’94, regia di Hill)ne rappresenta l’estremo e anche un po’ patetico tentativo.

Il nostro caro vecchio Bud ha comunque girato circa una trentina di pellicole come protagonista unico (la serie ad opera di Steno iniziata con Piedone lo sbirro, ’73, poliziotto atipico e dai modi spicci), con incursioni anche nel cinema d’autore(Cantando dietro i paraventi, Ermanno Olmi, 2003)e ha preso parte a varie serie televisive: per quanto protagonista, da solo o insieme all’amico Hill, di commedie alla buona, popolari ( nel senso “alto” del termine), meriterebbe maggiore considerazione ed una certa rivalutazione dalla critica cinematografica, se non altro per le spontanee risate che ha saputo elargire insieme al collega attraversando varie generazioni, come testimoniano i ripetuti e sempre premiati dal pubblico passaggi televisivi.
Auguri Bud, sarai per sempre il nostro eterno, eroico, gigante con il sorriso da bambino e il cuore d’oro.