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Un ricordo di Albert Finney

Albert Finney (Iconic Images)

Ci lascia l’attore inglese, teatrale, cinematografico e televisivo, Albert Finney (Salford, Lancashire, 1936), morto oggi, venerdì 8 febbraio, a Londra. Rilevante presenza scenica, fascino, ironia, duttilità, sono tutte doti che gli hanno consentito di spaziare in ruoli sempre diversi, connotando con una certa vitalità, propria dei personaggi rappresentati, cui non erano comunque estranee determinate problematiche esistenziali e sociali, le opere proprie del cosiddetto Free Cinema britannico, movimento cinematografico che dalla metà degli anni Cinquanta fino a buona parte dei Sessanta rappresentò una sorta di Nouvelle Vague in terra d’Albione, sostenendo la necessità di una cinematografia che fosse attenta alle inedite realtà proprie del periodo, smarcandosi quindi, in nome del realismo, dal conformismo “classico” della messa in scena. Infatti Finney, subito dopo essersi diplomato nel 1955  alla Royal Academy of Dramatic Art, intraprese l’attività teatrale per debuttare poi sul grande schermo nel 1960 (The Entertainer, Tony Richardson), dove ebbe un ruolo secondario, affermandosi nello stesso anno come protagonista in Saturday Night and Sunday Morning, per la regia di Karel Reisz, fra i titoli che diedero vita al suddetto movimento rinnovatore. Continua a leggere

Milano, Fondazione Cineteca Italiana omaggia Stanley Donen ed Asghar Farhadi

Stanley Donen (Napoli Film Festival)

Da mercoledì 26 dicembre a sabato 5 gennaio al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenterà Stanley Donen, The King of Musicals, omaggio ad un regista dall’impagabile poliedricità, dote che gli ha consentito, spesso attraverso intuizioni geniali, di andare oltre il musical quale genere cinematografico prediletto (Singin’in the Rain, codiretto insieme a Gene Kelly, 1952; Seven Brides for Seven Brothers, 1954, fra gli altri), regalandoci opere impeccabili nella loro raffinata costruzione, soprattutto commedie, quest’ultime curiosamente simili nel loro andamento generale ad una felice partitura musicale. In cartellone titoli come Due per la strada (1967), road movie romantico interpretato da Audrey Hepburn e Albert Finney o Cenerentola a Parigi (1957), protagonista ancora la Hepburn, affiancata da Fred Astaire, grandi classici quali il citato Cantando sotto la pioggia e Un giorno a New York (1949), interpretato da Gene Kelly e Frank Sinatra. Continua a leggere

Due per la strada (Two for the Road, 1967)

Audrey Hepburn (telegraph)

“Ciao Audrey… Sempre affascinante, che grazia, che portamento…”
“Ciao Tony bello, sei in vena di galanterie… L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai… Stai per vedere un mio film?”
“Eh già, una delle tue più belle interpretazioni e forse anche tra quelle meno conosciute, la Joanna Wallace di Two for the Road, diretto da Stanley Donen; la data del 20 gennaio ha segnato il passaggio dei 25 anni dalla tua scomparsa e volevo ricordarti agli amici lettori con un articolo”. “Rammento, gran bel film, procedi pure caro.”  “Una tazza di tè?”  “Sì, grazie, ben gentile, se non ti dispiace resto qui ancora un po’, fra le tue consuete allucinazioni cinematografiche, sono in buona compagnia, a quanto vedo …“
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Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express, 1974)

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Agatha Christie (in origine pubblicato a puntate sulle pagine del The Saturday Evening Post, nell’estate del 1933) ad opera dello sceneggiatore Paul Dehn per la regia di Sidney Lumet, Assassinio sull’Orient Express, diversamente dal citato componimento letterario, pone un prologo alla narrazione principale (che ha luogo nel 1935), un accadimento avvenuto 5 anni prima, il rapimento della piccola Daisy Armstrong all’interno della villa dei suoi genitori, assenti per un viaggio, del quale furono testimoni la bambinaia, la cuoca, il maggiordomo e la cameriera.
Il riscatto richiesto fu prontamente pagato, ma la bambina venne rinvenuta uccisa. Si riuscì a consegnare alla giustizia l’esecutore ma non il mandante dell’efferato crimine, la cui scia di morte trovò presto altre vittime: la madre di Daisy, attrice, deceduta per una emorragia conseguente al parto di un figlio prematuro, a sua volta nato morto, il padre, colonnello, suicidatosi, al pari della domestica Paulette, ingiustamente accusata di essere coinvolta nel rapimento.
Dopo tale antefatto, la narrazione si sposta sulla costa orientale di Istanbul, dove alcuni passeggeri si stanno imbarcando per raggiungere la stazione ferroviaria e proseguire il viaggio sull’Orient Express fino a Calais.
Tra questi vi è il famoso investigatore privato Hercule Poirot (Albert Finney), di ritorno a Londra, il quale troverà posto in carrozza grazie all’intervento del suo amico Bianchi (Martin Balsam), dirigente della Compagnie Internationale des Wagon Lits. Continua a leggere

Peter Yates, autorialità e intrattenimento

Peter Yates

Peter Yates

Il regista britannico Peter Yates è morto domenica 9 gennaio a Londra all’età di 81 anni, dopo una lunga malattia, anche se la famiglia ne ha diffuso la notizia solo ieri.
Attore di teatro sin da piccolo, si diploma presso la Royal Academy of Dramatic Art e per alcuni anni si alterna come interprete, regista e direttore di scena nell’ambito di varie compagnie teatrali inglesi.

Debutta al cinema nel 1958, come assistente alla regia ne La Locanda della Sesta Felicità, di Mark Robson, con Ingrid Bergman protagonista; dopo essere stato aiuto regista di Tony Richardson in Figli e amanti (1960), dirige nel 1962 il suo primo film, il musical Vacanze d’estate, conoscendo man mano il successo in virtù di film d’azione quali La rapina del treno postale (1967) e, soprattutto, Bullitt (1968), suo primo film americano e anche primo inseguimento automobilistico del cinema moderno, con Steve McQueen a bordo di una Ford Mustang che serpeggia abilmente attraverso le strade di San Francisco, Oscar al miglior montaggio, opera di Frank P. Keller.

Nel corso della sua carriera Yates ha diretto film di ogni genere, dal thriller alla commedia e al fantasy, restando sempre in una sorta di aurea sospensione tra autorialità e intrattenimento, sia come sceneggiatore che come regista.Tra i suoi film si ricordano: John e Mary (1969, con Dustin Hoffman e Mia Farrow), La pietra che scotta (1972, con Robert Redford), All American Boys (Breaking Away, 1979, con Dennis Christopher e Dennis Quaid) Krull (1983), Suspect:Presunto colpevole (1987), Un uomo innocente (1989). Due candidature agli Oscar: il citato Breaking Away, che ottenne quello per la miglior sceneggiatura originale (Steve Tesich) e Il servo di scena (1983), probabilmente il suo capolavoro, adattamento della pièce teatrale di Ronald Harwood, presentato anche al 34esimo Festival di Berlino dove il protagonista Albert Finney conseguì l’Orso d’argento per la migliore interpretazione.