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La fiamma del peccato (Double Indemnity, 1944)

Los Angeles, notte. Un’auto procede a forte velocità, attraversa un incrocio noncurante delle indicazioni semaforiche e sbanda pericolosamente: la sua corsa finisce di fronte l’entrata di un edificio dove ha sede la Pacific All Risk, una compagnia assicuratrice.
Dalla vettura discende Walter Neff (Fred MacMurray), che qui lavora in qualità di agente: il suo passo è incerto, come non può fare a meno di notare il guardiano notturno che lo accompagna in ascensore.
Giunto in ufficio, madido di sudore e sofferente, si siede alla scrivania, accende una sigaretta, prende la cornetta del dittafono ed inizia a narrare, rivolgendosi al suo superiore ed amico Barton Keyes (Edward G. Robinson), la  fosca storia in cui è rimasto coinvolto, masticando amaro nell’esternare la motivazione: “L’ho fatto per denaro e per una donna. E non ho avuto il denaro e non ho avuto la donna”. I fatti, spiega Neff, risalgono a tre mesi prima, quando, trovandosi a Glendale, venne a rammentarsi che da quelle parti abitava il petroliere Dietrichson (Tom Powers), la cui polizza assicurativa per le proprie auto era prossima alla scadenza. Decideva quindi di andarlo a trovare, così da avviare l’iter per il rinnovo. Accolto dall’affascinante moglie, Phyllis (Barbara Stanwyck), ne restava subitamente ammaliato, attrazione che si rivelò ben presto reciproca, l’attacco diretto di lui, la studiata ritrosia di lei, fra sguardi e dialoghi colmi di sottintesi. Il ghiaccio non fu difficile a sciogliersi, anzi, già da un successivo incontro la donna ebbe modo di raccontargli la propria insoddisfazione coniugale, un marito ricco, più anziano di lei, avaro e scostante nei suoi confronti, nonché incline ad alzare le mani se in preda ai fumi dell’alcool, rivelandogli poi l’intenzione di convincerlo a stipulare una polizza sulla vita, visto che nel suo lavoro un incidente era sempre possibile … Continua a leggere

Un ricordo di Dorothy Malone

Dorothy Malone

Ricordo di aver conosciuto l’attrice Dorothy Malone (Dorothy Eloise Maloney all’anagrafe, Chicago, 1925), che ci ha lasciato lo scorso venerdì, 19 gennaio, nel corso della visione, ero un ragazzino, del film The Big Sleep (Il grande sonno, Howard Hawks, 1946, dall’omonimo romanzo di Raymond Chandler): capelli bruni raccolti dietro la nuca, sensuale sguardo nascosto dietro un paio d’occhiali, impersonava la proprietaria di una libreria e duettava alla grande con Bogie, quest’ultimo nella parte dell’investigatore privato Philip Marlowe.
Un reciproco gioco di seduzione, fra dialoghi insinuanti e sguardi colmi di sottintesi, progressivamente inclini ad uscire allo scoperto, che andava così a costituire una fra le più belle sequenze della leggendaria pellicola.
Da qui in poi l’attrice, che aveva studiato danza dall’età di tre anni ed ottenuto premi scolastici in gare di recitazione per poi esordire sul grande schermo, dopo l’università, ricoprendo piccoli ruoli in titoli non propriamente eccelsi, quasi sempre non accreditata e comunque vedendosi sempre attribuire parti di ragazza ingenua e romantica (Night and Day, Michael Curtiz, 1946), cominciò ad essere maggiormente notata, fino a conferire inedita e risolutiva svolta alla sua carriera assecondando il cliché hollywoodiano della “bionda fatale”, tingendosi appunto i capelli ed adottando un look più aggressivo, escamotage che le permise di ottenere parti più complesse, dove il suo indubbio talento poté finalmente trovare opportuna esternazione. Continua a leggere

Lauren Bacall, lo sguardo sensuale della “vecchia Hollywood”

Lauren Bacall (Wikipedia)

Lauren Bacall (Wikipedia)

A poche ore di distanza dalla scomparsa di Robin Williams, Hollywood perde un’altra stella del suo firmamento, l’affascinante attrice Lauren Bacall (all’anagrafe Betty Joan Perske, New York, 1924), morta ieri, martedì 12 agosto, nel suo appartamento a Manhattan.
Nota col soprannome di The Look, lo sguardo, conferitogli per quel suo particolare modo di porsi dinnanzi la macchina da presa, testa leggermente china ed occhi rivolti verso l’alto, Lauren Bacall, anche in virtù di una conturbante sensualità e dell’indubbia eleganza, offriva risalto ad una presenza scenica particolare, se non unica, una combinazione fra un atteggiamento in apparenza altero e un certo disincanto, avvalorato poi da un lieve ma efficace umorismo.
A rendere ulteriormente intrigante tale già ammaliante combinazione di elementi si aggiungeva un tono di voce piuttosto caldo, vibrante di tonalità basse e roche. Tutte caratteristiche che la resero interprete ideale di molti noir e degna partner, sullo schermo come nella vita di ogni giorno, del granitico Humphrey Bogart (i due si sposarono nel 1945 e la loro unione durò fino alla morte dell’attore, avvenuta nel 1957), un sodalizio che iniziò a sprizzare scintille sul set di To Have and Have Not (Acque del Sud, 1944, dal romanzo di Ernest Hemingway), per la regia di Howard Hawks. Questi decise di farla esordire nella suddetta pellicola dopo un provino conseguente all’aver notato alcune sue foto sulla rivista Harper’s Bazaar: l’attrice infatti, che aveva esordito in teatro a soli 17 anni, una volta interrotti gli studi di recitazione presso l’American Academy of Dramatic Arts causa difficoltà economiche, si era avviata verso la carriera di modella dopo aver svolto vari mestieri, pur continuando, sostenuta da una forte determinazione, a cercare ingaggi nel mondo cinematografico. Continua a leggere

Darsi all’ippica

darsi-allippica-L-WxtZhT“(…) Mi dica, lei cosa fa quando non lavora?
“Gioco alle corse, vado in giro …”
Niente donne ?
“Di solito qualche interesse ce l’ho sempre”.
Che potrebbe includere anche me?
“Lei mi piace, gliel’ho detto”.
Sono lieta che sia così. Ma non me l’ha dimostrato molto…
“Neanche lei”.
Devo dire che anch’io sono un’appassionata di cavalli. Ma voglio prima vederli un po’ al lavoro, vedere se vincono di forza o d’astuzia, capire cos’è che li fa vincere, la loro natura…
“Ha capito la mia?”
Credo”.
“Coraggio”.
Con lei bisogna allentare le briglie, le piace essere in testa… Prendere il comando… Se rientra nel gruppo, riprende nel finale…
“Neanche lei ama le briglie”
darsi-allippica-L-_V4HuoFinora nessuno me le ha messe. Qualche idea?
“Prima dovrei vederla al lavoro sul terreno. Certo, lei ha classe, ma non so se resiste alla distanza”.
Molto dipende da chi è in sella. Devo dire che lei ha l’aria di saperci fare. Finora si è comportato ottimamente”.
“C’è una cosa che non capisco”.
Qual è la mia natura?
“Ah, ah …”
Gliene darò un’idea. Con me non serve lo zuccherino…
(…)
Estratto da un dialogo tra Vivian Sternwood (Lauren Bacall) e il detective privato Philip Marlowe (Humphrey Bogart), nel film Il grande sonno, The Big Sleep, ’46, regia di Howard Hawks, dall’omonimo romanzo, ’39, di Raymond Chandler.

Il grande sonno (The big sleep, 1946)

wqHoward Hawks (1896-1977), è stato tra i cineasti americani più eclettici e, forse per non essersi mai legato a contratti con le varie majors, ha espresso una certa indipendenza, attraversando con disinvoltura i vari generi cinematografici (dal film di guerra al gangster movie, dalla screwball comedy al western, passando per il noir), con una perfezione sia formale che di regia: la sua tecnica era di non soverchiare mai la sceneggiatura, magari sacrificando uno stile visivo personale, esaltando con efficaci primi piani la resa scenica dei protagonisti, comunque spesso caratterizzato da estrema dinamicità d’azione e perfetta corrispondenza tra questa e l’atmosfera suscitata dal plot narrativo.

E’ quanto si può notare ne Il grande sonno, uno dei suoi film più famosi, dove la sceneggiatura di W.Faulkner, L.Brackett e J.Furthman, tratta da due romanzi dello scrittore americano Raymond Chandler, intensifica l’intreccio senza concedere un attimo di respiro grazie ad uno stile di regia sobrio, essenziale, con minimi movimenti di macchina; notevole poi la resa scenica della coppia Humphrey Bogart-Lauren Bacall, la cui tensione passionale è evidente ad ogni inquadratura, con un fremito erotico palpabile, pur sottinteso, sottolineato da dialoghi allusivi (come uno vertente apparentemente sull’ippica: “certo che lei ha classe, ma non so se resiste alla distanza”; e lei, di rimando, “molto dipende da chi è in sella”).

La trama, contorta sino all’inverosimile, può così riassumersi: il vecchio generale Sternwood (C.Waldron), costretto su una sedia a rotelle, incarica l’investigatore privato Philip Marlowe (Bogart) di indagare su un misterioso ricatto ordito nei confronti delle sue figlie, in particolare della minore, Carmen (Martha Vickers), per quanto anche l’altra, Vivian (Bacall), abbia qualcosa da nascondere, avendo entrambe “tutti i vizi più ovvi e qualcuno che si sono inventate da sole”. Marlowe si troverà invischiato in una torbida vicenda, tra debiti di gioco, droga, foto osè, omicidi, scomparse, dove l’ambiente “bene” nasconde morbosità e decadenza, della quale verrà a capo, pur a prezzo di qualche compromesso, mantenendo salda la sua moralità, con l’amore di Vivian che forse potrà dare senso e speranza al futuro.

Noir insolito, senza voce fuori campo a fare da io narrante o flashback di rimando ad agevolare nella comprensione, non verte sullo rivelazione della sorpresa finale, che pur non manca:Hawks segue Marlowe passo passo, facendosi carico delle sue indagini e della sua visione delle cose, di ogni sua sensazione o pensiero, della sua ostinazione, delle sue battute taglienti, dei dialoghi tesi che ha con ogni personaggio, attento sì al risvolto giallo della storia, ma soprattutto alle sue pieghe psicologiche e morali. Il personaggio di Marlowe, che non per niente ha una certa ammirazione per il vecchio generale, si fa infatti portatore di un messaggio etico, facendo da filtro a tutte le impurità che incontra nel suo cammino, cui Bogart, con quello sguardo intriso di tristezza e disincantata ironia, dà la valenza di un moderno cavaliere, che sa a quali valori dare priorità e rilevanza nella vita.