Archivi tag: Sidney Lumet

Un ricordo di Albert Finney

Albert Finney (Iconic Images)

Ci lascia l’attore inglese, teatrale, cinematografico e televisivo, Albert Finney (Salford, Lancashire, 1936), morto oggi, venerdì 8 febbraio, a Londra. Rilevante presenza scenica, fascino, ironia, duttilità, sono tutte doti che gli hanno consentito di spaziare in ruoli sempre diversi, connotando con una certa vitalità, propria dei personaggi rappresentati, cui non erano comunque estranee determinate problematiche esistenziali e sociali, le opere proprie del cosiddetto Free Cinema britannico, movimento cinematografico che dalla metà degli anni Cinquanta fino a buona parte dei Sessanta rappresentò una sorta di Nouvelle Vague in terra d’Albione, sostenendo la necessità di una cinematografia che fosse attenta alle inedite realtà proprie del periodo, smarcandosi quindi, in nome del realismo, dal conformismo “classico” della messa in scena. Infatti Finney, subito dopo essersi diplomato nel 1955  alla Royal Academy of Dramatic Art, intraprese l’attività teatrale per debuttare poi sul grande schermo nel 1960 (The Entertainer, Tony Richardson), dove ebbe un ruolo secondario, affermandosi nello stesso anno come protagonista in Saturday Night and Sunday Morning, per la regia di Karel Reisz, fra i titoli che diedero vita al suddetto movimento rinnovatore. Continua a leggere

Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express, 1974)

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Agatha Christie (in origine pubblicato a puntate sulle pagine del The Saturday Evening Post, nell’estate del 1933) ad opera dello sceneggiatore Paul Dehn per la regia di Sidney Lumet, Assassinio sull’Orient Express, diversamente dal citato componimento letterario, pone un prologo alla narrazione principale (che ha luogo nel 1935), un accadimento avvenuto 5 anni prima, il rapimento della piccola Daisy Armstrong all’interno della villa dei suoi genitori, assenti per un viaggio, del quale furono testimoni la bambinaia, la cuoca, il maggiordomo e la cameriera.
Il riscatto richiesto fu prontamente pagato, ma la bambina venne rinvenuta uccisa. Si riuscì a consegnare alla giustizia l’esecutore ma non il mandante dell’efferato crimine, la cui scia di morte trovò presto altre vittime: la madre di Daisy, attrice, deceduta per una emorragia conseguente al parto di un figlio prematuro, a sua volta nato morto, il padre, colonnello, suicidatosi, al pari della domestica Paulette, ingiustamente accusata di essere coinvolta nel rapimento.
Dopo tale antefatto, la narrazione si sposta sulla costa orientale di Istanbul, dove alcuni passeggeri si stanno imbarcando per raggiungere la stazione ferroviaria e proseguire il viaggio sull’Orient Express fino a Calais.
Tra questi vi è il famoso investigatore privato Hercule Poirot (Albert Finney), di ritorno a Londra, il quale troverà posto in carrozza grazie all’intervento del suo amico Bianchi (Martin Balsam), dirigente della Compagnie Internationale des Wagon Lits. Continua a leggere

“Diari di Cineclub”, online il numero 57- Gennaio 2018

E’ online, scaricabile gratuitamente, Diari di Cineclub n. 57 – Gennaio 2018, periodico indipendente di cultura ed informazione cinematografica. Fra gli articoli di questo numero: L’anno che verrà (DdC); Diari di Cineclub: avanti tutta per un altro anno insieme (DdC); Pro Patria. Alcuni aspetti della rappresentazione della Grande Guerra nel cinema ungherese (Judit Pintér); L’estetica tra Croce ed Hegel. La filosofia come definizione del bello (Giacinto Zappacosta); Chopin e Leopardi, uniti dal Notturno (Orazio Leotta); L’indissolubile dicotomia arte/vita in On the road (Carmen De Stasio)Stanlio e Ollio: due eroi di casa nostra (Ezio Pio); Pasolini e Dostoevsky (DdC); The Place (Paola Dei); Amori che non sanno stare al mondo (Giulia Zoppi); Oltre la realtà (Mario Dal Bello); Non avrete il mio odio. L’amore ai tempi degli attentati negli Champs- Élysées (Elisabetta Randaccio); Genova calibro 9: il poliziesco italiano sotto la lanterna con il maestro Franco Micalizzi (Claudio Serra); Assassino sull’Orient Express (Murder on the Orient Express, 1974) di Sidney Lumet (Antonio Falcone); Assassinio sull’Orient Express (2017) di Kenneth Branagh (Michela Manente); La ruota delle meraviglie (Wonder Wheel) di Woody Allen, o la follia nascosta dietro il sogno americano (Àngel Quintana);  A Brian De Palma la retrospettiva del 35° TFF (Franco La Magna); Visioni del Sud (Paolo Pisanelli); Il Cantore del Sud (Cecilia Mangini); Cecilia Mangini – Visioni e passioni (DdC); Rosso. Il cinema della Rivoluzione (Antonio Loru); Tv e cinema linguaggi a confronto fra inganno e metafora (Lucia Bruni); La televisione del nulla e dell’isteria (XII) (DdC); Diari di Cineclub è contro il gioco d’azzardo: Lettera aperta a Claudio Amendola; Solo locali NO SLOT.

Assassinio sull’Orient Express

Gerusalemme, 1934.
Il celebre detective belga Hercule Poirot (Kenneth Branagh), è intento a fare colazione, accertandosi che le due uova richieste abbiano identica misura, quando viene chiamato a risolvere un caso urgente, il furto di una reliquia nella Cappella del Santo Sepolcro. Con prontezza  e sagacia il nostro smaschera il colpevole, ora vorrebbe continuare il suo viaggio, pernottando ad Istanbul; giunge però una telefonata da Londra, che ne intima il rientro.
Non resta allora che provare a prendere posto sull’Orient Express e il direttore della Compagnie Internationale des Wagon Lits, Bouc (Tom Bateman), suo amico, si adopera per trovargli una sistemazione adeguata. Nel corso del viaggio monsieur Poirot viene avvicinato da un arrogante e violento uomo d’affari americano, Edward Ratchett (Johnny Depp), per chiedergli aiuto in qualità di guardia del corpo, teme per la propria vita dopo aver ricevuto alcune lettere minatorie, ma il detective rifiuta, intuendone e svelandone l’indole criminale; durante la notte non solo una slavina blocca il treno proprio sul bel mezzo di un ponte ma, come si scoprirà il mattino seguente, Ratchett viene ucciso, gli sono state inferte dodici pugnalate, secondo un rapido esame del cadavere da parte del Dr. Aburthnot (Leslie Odom Jr.), uno dei passeggeri. Continua a leggere

“Cineteca 70”: dal 9 gennaio la prima rassegna

cineteca_70_anni_533-jpgA Milano, allo Spazio Oberdan avrà luogo per tutto il 2017 la rassegna filmica Cineteca 70: 70 film della storia del cinema di epoche diverse, in più sezioni tematiche, tutti provenienti dall’archivio della Cineteca, tutti proiettati in copie in pellicola 35mm. Tredici i film di questo mese di gennaio, come potete leggere nel calendario pubblicato di seguito, che comprende un capolavoro del periodo muto come L’uomo che ride (Paul Leni, 1928), con accompagnamento musicale dal vivo, vari classici quali Giulietta degli spiriti (Federico Fellini, 1965), Diario di una sconosciuta (Max Ophüls, 1948), L’uomo del banco dei pegni (Sidney Lumet, 1964),  Mouchette (Robert Bresson, 1967) insieme ad una serie di film forse meno celebri ma per diversi motivi molto interessanti e in qualche caso assai rari e firmati da grandi autori come A porte chiuse (Dino Risi, 1960), La mano dello straniero (Mario Soldati, 1953), Parigi è sempre Parigi (Luciano Emmer, 1951),  Napoletani a Milano (Eduardo De Filippo, 1953), Il sorriso del grande tentatore (Damiano Damiani, 1974), I giorni dell’ira (Tonino Valerii, 1967), L’amico di famiglia (Paolo Sorrentino, 2006), Sette note in nero (Lucio Fulci, 1977). Continua a leggere

Golden Globe® Awards 2016: Premio alla carriera per Denzel Washington

Denzel Washington

Denzel Washington

L’attore e regista Denzel Washington riceverà il Cecil B. DeMille Award, ovvero il Golden Globe alla carriera, nel corso della 73ma edizione dei Golden Globe® Awards, che avrà luogo il 10 gennaio 2016 presso il Beverly Hilton Hotel. A darne l’annuncio, Lorenzo Soria, presidente dell’HFPA (Hollywood Foreign Press Association), l’associazione della stampa estera a Hollywood.

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(Wikipedia)

(Wikipedia)

Denzel Washington (Mount Vernon, New York, 1954), dopo essersi fatto notare in una serie di lavori televisivi, ha esordito sul grande schermo nel 1981, con Carbon Copy (Il pollo si mangia con le mani, Michael Schultz), offrendo man mano interpretazioni volte ad evidenziarne l’impegno sociale e politico, grazie tanto ai personaggi di cui si trovava a rivestire i panni, quanto alla sua indubbia capacità recitativa, avvalorata anche da una forte presenza scenica, resa in particolare con lo sguardo e la mimica facciale. Continua a leggere

Il fascino della diva, la determinazione della donna

AZ33Riporto di seguito la trascrizione del mio intervento d’introduzione e commento relativo alla rassegna cinematografica “Il fascino della diva, la determinazione della donna. Tre film per ricordare Ingrid Bergman a cento anni dalla nascita”, che ha avuto luogo nei giorni 11, 13 e 16 agosto presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), evento compreso nel cartellone dei Caffè artistico-letterari 2015, organizzati dal Circolo di Lettura dell’ A.R.A.S. e dall’ Assessorato alla Cultura del Comune della cittadina. Ad entrambi rivolgo nuovamente da queste pagine i ringraziamenti per la cortese ospitalità, così come rinnovo un caloroso grazie al pubblico presente in sala, particolarmente attento e partecipe nel corso delle presentazioni e proiezioni dei titoli proposti (Casablanca, Notorious e Viaggio In Italia).

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Ingrid Bergman

Ingrid Bergman

Buonasera a tutti, grazie per la vostra presenza, i miei ringraziamenti alla Sig.ra Zito in rappresentanza del Circolo di lettura dell’ A.R.A.S. e all’Assessore alla Cultura Bruna Falcone in rappresentanza del Comune di Roccella Jonica, per aver reso possibile la rassegna che si inaugura questa sera dedicata all’attrice svedese Ingrid Bergman, nel centenario della sua nascita (Stoccolma 29 agosto 1915).
La retrospettiva ha comportato la necessità di una scelta fra le tante pellicole interpretate dalla Bergman, decidendo infine di articolarla in tre film, idonei, a mio avviso, a rappresentare tre momenti salienti della sua carriera: Casablanca, la definitiva affermazione presso il pubblico e la critica; Notorious, l’esaltazione di una raffinata sensualità, Viaggio in Italia, la volontà di sperimentare, di calarsi in esperienze cinematografiche, e di vita, sempre diverse. La rassegna è denominata “Il fascino della diva, la determinazione della donna”, si vuole infatti celebrare, sia l’immagine propria di un’attrice dall’indubbio fascino, la cui radiosa bellezza era esaltata da un sorriso per certi versi disarmante, sia, abbandonando il set cinematografico, quella di una donna fortemente decisa ad imporsi in quel di Hollywood per far sì che le venissero affidate parti lontane dai consueti stereotipi di fanciulla romantica. Continua a leggere