Un ricordo di Christopher Plummer

Christopher Plummer (Vulture)

Ci ha lasciato ieri, venerdì 5 febbraio, Christopher Plummer (Arthur Christopher Orme, Toronto, 1929), attore, cinematografico, televisivo e teatrale, dalla notevole ed elegante presenza scenica, avvalorata poi da una recitazione sobria e piacevolmente classica, doti che gli hanno consentito di spaziare fra i vari generi cinematografici, anche in ruoli da non protagonista, sempre mantenendo, accostata alla versatilità, la naturale raffinatezza. Pur avendo studiato pianoforte, abbandonò presto l’idea di divenire concertista: attratto dalla recitazione, una volta conclusi gli studi liceali nel 1950 si iscrisse al Canadian Repertory Theatre di Ottawa, partecipando nel giro di due anni a numerose tournée, rivestendo vari ruoli, per essere infine notato dalla CBC (Canadian Broadcasting Company) che lo scritturò per alcuni radiodrammi. Dopo aver esordito a Broadway nel 1953, dove si impose in particolar modo come interprete di opere shakespeariane, cinque anni più tardi debuttò sul grande schermo, nel film Stage Struck (Fascino del palcoscenico) di Sidney Lumet, dimostrando d’interpretazione in interpretazione una grande duttilità, passando infatti da Wind Across the Everglades  (Il paradiso dei barbari, 1958), diretto da Nicholas Ray ai film per la televisione (Captain Brassbound’s Conversion, George Schaefer, 1960; Hamlet at Elsinore, Philip Saville, 1964), arrivando infine ad ottenere definitiva notorietà con il ruolo del capitano Von Trapp nel musical Tutti insieme appassionatamente (The Sound of Music, Robert Wise, 1965), accanto all’incantevole Julie Andrews, proseguendo poi con titoli come, fra gli altri, Lo strano mondo di Daisy Clover (Inside Daisy Clover, Robert Mulligan,1965), Agli ordini del Führer e al servizio di Sua Maestà (Triple Cross, Terence Young, 1966), La notte dei generali (The Night of the Generals, Anatole Litvak, 1967), Edipo re (Oedipus the King, Philip Saville, 1968), I lunghi giorni delle aquile (Battle of Britain, Guy Hamilton, 1969), Waterloo (Sergey Bondarchuk, 1970).

(Wikipedia)

Negli anni ’70 ed ’80 Plummer godeva ormai di fama consolidata, ma non sempre ricoprì ruoli da protagonista, anche se la sua raffinata arte recitativa rendeva sempre la differenza, riprendendo quanto scritto ad inizio articolo, spaziando fra teatro, televisione e cinema: in tal ultimo ambito si possono ricordare La Pantera Rosa colpisce ancora (The Return of the Pink Panther, Blake Edwards, 1975), L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King, John Huston, 1975), accanto a titoli non particolarmente eccelsi dove Plummer si adoperava sempre e  comunque, accanto ad altri famosi colleghi, per garantire un ottimo livello interpretativo (Murder by Decree, Assassinio su commissione, Bob Clark, 1978; The Silent Partner, L’amico sconosciuto, Daryl Duke, 1979; The Boy In Blue, Nato per vincere, Charles Jarrott, 1986; Dragnet, La retata, 1987, Tom Mankiewicz), che trovava poi opportuna esaltazione in opere più ricche di contenuti (Dolores Claiborne, L’ultima eclissi, 1995, Taylor Hackford; Twelve Monkeys, L’esercito delle dodici scimmie, 1995, Terry Gilliam; Malcolm X, 1992, Spike Lee, che lo dirigerà nuovamente nel 2006, in Inside Man;  The Insider, Insider ‒ dietro la verità, 1999, Michael Mann; A Beautiful Mind, 2001, Ron Howard;  Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo, The Imaginarium of Doctor Parnassus, 2009, Terry Gilliam; Beginners, Mike Mills, 2011, che gli valse l’Oscar come Miglior Attore non Protagonista). Fra gli ultimi film che lo videro protagonista, notevole fu la sua interpretazione, almeno ad avviso di chi scrive, dell’ebreo Zev Guttman in Remember, 2015, per la regia di Atom Egoyan,  segnato dalla demenza senile ma fortemente determinato a rivalersi dei mali subiti dalla sua famiglia ad Auschwitz.


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