Archivi tag: Lucrecia Martel

Venezia 76: Lucrecia Martel presiederà la Giuria Internazionale del Concorso

Lucrecia Martel (Wikipedia)

La regista argentina Lucrecia Martel (Zama, La mujer sin cabeza) presiederà la Giuria internazionale del Concorso alla 76ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre) che, composta da 9 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi,  assegnerà il Leone d’Oro per il miglior film e gli altri premi ufficiali*. La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera. Lucrecia Martel nell’accettare la proposta ha dichiarato: “È un onore, una responsabilità e un piacere far parte di questa celebrazione del cinema, dell’immenso desiderio dell’umanità di capire se stessa”.

*Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria- Leone d’Argento – Premio per la migliore regia- Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile- Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile- Premio per la migliore sceneggiatura- Premio Speciale della Giuria- Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente

Milano, Fondazione Cineteca Italiana: le rassegne in corso

Lucrecia Martel (Movieplayer)

Da ieri, lunedì 7, e fino a lunedì  21 gennaio, Fondazione Cineteca Italiana propone al Cinema Spazio Oberdan di Milano un omaggio alla regista argentina Lucrecia Martel, fra le cineaste  più interessanti del panorama contemporaneo. In programma, insieme agli altri tre lungometraggi da lei fino ad a oggi realizzati, il suo ultimo lavoro, Zama, tratto dall’omonimo bestseller di Antonio Di Benedetto, una storia ambientata alla fine del ‘700, che mette in scena un protagonista inquieto e insoddisfatto, Don Diego de Zama, il quale cerca di divincolarsi dalla stagnante paralisi della società che lo circonda, quest’ultima visualizzata  dalla Martel soprattutto attraverso l’incisiva composizione pittorica delle immagini, che favorisce la straniante immobilità di paesaggi e personaggi, fermi come frutti che marciscono al sole. Una visione del mondo in guisa di luogo insano, melmoso, stagnante, metafora di una condizione umana segnata da arida fragilità, del tutto coerente con la poetica dell’autrice, fin dai tempi del suo esordio nel lungometraggio con La ciénaga ( La palude), rimarcando così  una autorialità autentica, capace di toccare temi universali, propri di ogni essere umano. Continua a leggere