Archivi tag: Claudio Gora

Una vita difficile (1961)

Pressi del lago di Como, 1944: Silvio Magnozzi (Alberto Sordi), una volta dismessa la divisa di sottotenente del Regio Esercito dopo l’armistizio dell’8 settembre, entra a far parte di un gruppo di partigiani; braccato dai tedeschi raggiunge un albergo, dove la proprietaria, Amalia Pavinato (Anna Volonghi), potrebbe fornirgli aiuto.
Scoperto da un milite teutonico, il nostro rischia di essere fucilato seduta stante, ma interviene prontamente a salvarlo la figlia della padrona, Elena (Lea Massari), con l’ausilio di un ferro da stiro, per poi offrirgli rifugio nel vecchio mulino dei nonni, accudendolo per tre mesi, quando, a sua insaputa, Silvio deciderà di riunirsi ai compagni di lotta.
A guerra ormai conclusa, con il paese sulla via di una faticosa ricostruzione, materiale e morale, ritroviamo Silvio a Roma, propenso a divenire giornalista; lavora infatti nella redazione de Il lavoratore, giornale schierato a sinistra, coerentemente con le sue idee, avallando un carattere sempre poco avvezzo ai compromessi; una trasferta a Como per un servizio insieme al collega Simonini (Franco Fabrizi), gli farà rincontrare Elena, che convincerà a partire con lui, per vivere insieme nella Capitale. Continua a leggere

Ricordando Anna Maria Ferrero: Totò e Carolina (1955)

Anna Maria Ferrero (Tg.com)

Ci lascia l’attrice, cinematografica e teatrale, Anna Maria Ferrero (Anna Maria Guerra all’anagrafe, Roma, 1934), morta ieri, lunedì 21 maggio, a Parigi. Si era ritirata dalle scene nel 1964, una volta sposatasi con l’attore Jean Sorel e dopo aver interpretato vari film, drammatici e commedie, dove la naturale dolcezza, non disgiunta da una lieve nota malinconica, le permise di affinare nel tempo, arricchendola di molteplici sfumature, una determinata figura di donna, coinvolta in disavventure sentimentali e relegata spesso ai margini della società, dalle quali riusciva però a venire fuori in virtù di un candore disarmante nell’affrontare comunque la vita orgogliosamente a testa alta. Continua a leggere

Festival Internazionale del Film di Roma 2013: il cartellone

Festival-internazionale-del-film-di-romaEcco tutti i titoli in cartellone per l’ VIII Edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, diretta da Marco Müller, presentata stamane e che avrà luogo nella Capitale dall’8 al 17 novembre, presso le seguenti strutture: Auditorium Parco della Musica, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e Cinema Barberini. Apertura affidata alla commedia L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi, fuori concorso, mentre i titoli italiani in competizione sono tre e tutti volti ad abbracciare, finalmente, generi diversi: I corpi estranei (Mirko Locatelli), Take Five (Guido Lombardi) e Tir (Alberto Fasulo), coprodotto con la Croazia. Un programma ricco e composito in eguale misura, intento a rappresentare, nel modo più completo possibile, la cinematografia mondiale ma senza seguire alcun parametro di classificazione, come si evince curiosando in cartellone, passando fra titoli quali Blue Sky Bones (Jian Cui), The Mole Song (Takashi Miike), Quod erat demonstrandum (Andrei Gruzsniczki), Seventh Code (Kiyoshi Kurosawa), Another Me (Sabel Coixet), Her (Spike Jonze), I Am Not Him (Tayfun Pirselimoglu), Gass (Kiarash Asadizadeh).

Interessanti anche le due retrospettive realizzate dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale: Ercole alla conquista degli schermi, a cura di Steve Della Casa e Marco Giusti, undici titoli scelti fra i quasi duecento girati in Italia tra il 1957 e il 1965, ambientati nell’antichità greco-romana, e Claudio Gora, regista e attore, curata da Emiliano Morreale. Saranno presentati i nove film da lui diretti (Emilio Giordana all’anagrafe), uno dei massimi caratteristi del nostro cinema e regista da riscoprire, isolato e originale.
Nel centenario della sua nascita il CSC-Cineteca Nazionale presenta il restauro del rarissimo La contessa azzurra (1960), colorato omaggio al mondo del varietà e del cinema muto e, contemporaneamente, lo ricorda attore con una rassegna al Cinema Trevi(8-17 novembre), che ripropone alcune delle sue interpretazioni più belle.

Mirko Locatelli (My Movies)

Mirko Locatelli (My Movies)

CONCORSO: ANOTHER ME (Isabel Coixet, Spagna, Regno Unito); BEN O DEGILIM / I AM NOT HIM (Tayfun Pirselimoglu, Turchia, Francia, Grecia, Germania); I CORPI ESTRANEI / FOREIGN BODIES (Mirko Locatelli, Italia); DALLAS BUYERS CLUB (Jean-Marc Vallée, Stati Uniti); ENTRE NÓS / SHEEP’S CLOTHING (Paulo Morelli, Brasile); GASS / ACRID / ACRE (Kiarash Asadizadeh, Iran); HER (Spike Jonze, Stati Uniti); LANSE GUTOU / BLUE SKY BONES (Jian Cui, Cina); MANTO ACUÍFERO (Michael Rowe, Messico); MOGURA NO UTA / THE MOLE SONG (Takashi Miike, Giappone); OUT OF THE FURNACE (Scott Cooper, Stati Uniti, Regno Unito); QUOD ERAT DEMONSTRANDUM (Andrei Gruzsniczki, Romania); SEBUNSU KODO / SEVENTH CODE (Kiyoshi Kurosawa, Giappone); SORG OG GLÆDE / SORROW AND JOY (Nils Malmros, Danimarca); TAKE FIVE (Guido Lombardi, Italia); TIR (Alberto Fasulo, Croazia, Italia); A VIDA INVISÍVEL / THE INVISIBLE LIFE / LA VITA INVISIBILE (Vítor Gonçalves, Portogallo); VOLANTIN CORTAO / CUT DOWN KITE (Diego Ayala, Anibal Jofré, Cile).

Guido Lombardi My Movies)

Guido Lombardi (My Movies)

FUORI CONCORSO: AU BONHEUR DES OGRES / THE SCAPEGOAT / IL PARADISO DEGLI ORCHI (Nicolas Bary, Francia); LAS BRUJAS DE ZUGARRAMURDI / WITCHING&BITCHING (Álex de la Iglesia, Spagna); GODS BEHAVING BADLY (Mark Turtletaub, Stati Uniti); THE GREEN INFERNO (Eli Roth, Stati Uniti); THE HUNGER GAMES: CATCHING FIRE / HUNGER GAMES – LA RAGAZZA DI FUOCO (Francis Lawrence, Stati Uniti); JE FAIS LE MORT (Jean-Paul Salomé, Francia); LA LUNA SU TORINO / 45TH PARALLEL (Davide Ferrario, Italia); ROMEO AND JULIET / ROMEO E GIULIETTA (Carlo Carlei, Regno Unito); SOU DUK / SAODU / THE WHITE STORM (Benny Chan, Cina, Hong Kong); SONG’E NAPULE (Antonio Manetti, Marco Manetti, Italia); SNOWPIERCER (Joon-ho Bong, Corea del Sud); STALINGRAD 3D(Fedor Bondarchuk, Russia); TALES FROM THE DARK (Simon Yam, Fruit Chan, Chi Ngai Lee, Gordon Chan, Lawrence Lau, Teddy Robin, Hong Kong); TRUDNO BYT’ BOGOM / HARD TO BE A GOD / È DIFFICILE ESSERE UN DIO (Aleksej Jurevič German, Russia, 2013,); L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO (Giovanni Veronesi, Italia); DI RENJE ZHI SHENDU LONGWANG 3D / YOUNG DETECTIVE DEE: RISE OF THE SEA DRAGON 3D (Tsui Hark, Cina).

Alberto Fasulo

Alberto Fasulo

CINEMA XXI – ANTICIPAZIONE SELEZIONE CINEMAXXI- (Il programma completo sarà annunciato e commentato in un’apposita conferenza stampa che si terrà mercoledì 23 ottobre al MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo). CONCORSO LUNGOMETRAGGI: L’AMMINISTRATORE (Vincenzo Marra, Italia); ATLAS (Antoine d’Agata, Francia); BIRMINGEMSKIJ ORNAMENT–2 / BIRMINGHAM ORNAMENT-2 / ORNAMENTO DI BIRMINGHAM-2 (Andrey Silvestrov, Yuri Leiderman, Russia); O NOVO TESTAMENTO DE JESUS CRISTO SEGUNDO JOÃO / THE NEW TESTAMENT OF JESUS CHRIST ACCORDING TO JOHN / IL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Joaquim Pinto, Nuno Leonel, Portogallo); FEAR OF FALLING (Jonathan Demme, Stati Uniti); HOMETOWN| MUTONIA (Zimmer Frei, Italia); LITTLE FEET (Alexandre Rockwell, Stati Uniti); A MÃE E O MAR / THE MOTHER AND THE SEA (Gonçalo Tocha, Portogallo); NEPAL FOREVER (Aliona Polunina, Russia); RACCONTI D’AMORE / LOVE STORIES (Elisabetta Sgarbi, Italia); RANGBHOOMI (Kamal Swaroop, India); EL ROSTRO / THE FACE (Gustavo Fontán, Argentina); SAATVIN SAIR / THE SEVENTH WALK (Amit Dutta, India); THWARA ZANJ / ZANJ REVOLUTION (Tariq Teguia, Algeria, Francia, Libano); ORLANDO FERITO – ROLAND BLESSÉ / ROLAND WOUNDED (Vincent Dieutre, Francia); PARCE QUE J’ÉTAIS PEINTRE, L’ART RESCAPÉ DES CAMPS NAZIS/ SINCE I WAS A PAINTER (Christophe Cognet, Francia). FUORI CONCORSO: RICORDI PER MODERNI / MEMORIES FOR MODERNS (Yuri Ancarani, Italia); SKURSTENIS / THE CHIMNEY (Laila Pakalnina, Lettonia).

PROSPETTIVE DOC ITALIA -CONCORSO-: CAPO E CROCE, LE RAGIONI DEI PASTORI / HEADS AND TAILS, THE REASONS OF THE SHEPERDS (Paolo Carboni, Marco Antonio Pani, Italia); DAL PROFONDO / FROM THE DEPTHS (Valentina Pedicini, Italia); FUORISTRADA / OFF ROAD (Elisa Amoruso, Italia); LETTERA AL PRESIDENTE / LETTER TO THE PRESIDENT (Marco Santarelli, Italia); RITRATTI ABUSIVI (Romano Montesarchio, Italia); THE STONE RIVER (Giovanni Donfrancesco, Francia, Italia); VACANZE AL MARE / SEASIDE HOLIDAYS (Ermanno Cavazzoni, Italia). FUORI CONCORSO: L’ALTRO FELLINI / THE OTHER FELLINI (Roberto Naccari e Stefano Bisulli, Italia); FEDERICO DEGLI SPIRITI – L’ULTIMO FELLINI (Antonello Sarno, Italia); HO FATTO UNA BARCA DI SOLDI / I MADE A WHOLE LOAD OF MONEY (Dario Acocella, Italia).

“Alberto Sordi e la sua Roma”, l’omaggio della città a dieci anni dalla scomparsa

alberto-sordi-e-la-sua-roma-lomaggio-della-ci-L-nErCcXE’ stata inaugurata venerdì 15 febbraio e sarà possibile visitarla sino al 31 marzo, presso il Complesso del Vittoriano della Capitale, la mostra Alberto Sordi e la sua Roma: a dieci anni dalla scomparsa dell’ “Albertone nazionale” (25 febbraio del 2003) si vuole rendere omaggio al celebre artista, mettendo in evidenza il suo rapporto con la città, a cavallo tra arte e vita, attraverso fotografie, filmati, lettere autografe, materiali audio e video, sceneggiature, installazioni, oggetti e documenti, molti dei quali inediti, provenienti dalla casa, dallo studio e dagli archivi privati. L’esposizione, promossa da Roma Capitale in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione per il Cinema, RAI, con il patrocinio di Fondazione Alberto Sordi, Media Partner, Il Messaggero, è a cura di Gloria Satta, Vincenzo Mollica, Alessandro Nicosia (quest’ultimo ne ha curato anche l’organizzazione generale, insieme a Tiziana Appetito).

alberto-sordi-e-la-sua-roma-lomaggio-della-ci-L-Q0bH74La Capitale è stata il grande amore di Sordi, il luogo dove hanno preso vita i suoi film, le vicende private di una biografia ricca di eventi e successi, e la mostra intende ora farli rivivere, nell’arco di un lungo periodo che attraversa il fascismo, la guerra, la ricostruzione, il boom economico, gli anni Ottanta, l’euforia dei Novanta, l’inizio del nuovo millennio, grazie ad un percorso che si delinea in due momenti: in una prima sezione rivivono Sordi e i suoi cinquantasei film girati a Roma, con circa venti approfondimenti che vedono esposti, in molti casi per la prima volta, fotografie, album personali con rassegne stampa, copioni, oggetti di scena.

In una seconda sezione, invece, vengono proposti i momenti più significativi della sua vita nella città: tra i tanti, la sua casa, il suo studio, gli articoli da lui scritti per Il Messaggero, il giorno in cui fu per ventiquattro ore Sindaco della Capitale, l’addio alla lira, il suo particolare e personalissimo rapporto con Giovanni Paolo II, le toccanti immagini del funerale a testimonianza di quanto i romani abbiano amato Sordi, rendendo omaggio alla camera ardente allestita per lui in Campidoglio e partecipando alle esequie a San Giovanni.

Alberto Sordi e Carlo Verdone

Alberto Sordi e Carlo Verdone

Sarà così possibile anche ritrovare gli innumerevoli personaggi interpretati dall’attore sullo schermo, per scoprirli più che mai attuali e vivi, simbolo di un grande uomo che, rimanendo fedele alla propria storia e alle proprie radici, ha saputo fasi maschera universale per raccontare al mondo non solo la sua amata città, ma l’Italia intera. Ce lo rammentano ora anche Carlo e Luca Verdone, nel rendergli omaggio con il documentario Alberto il grande, girato insieme e realizzato grazie al sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio, proiettato ieri sera in tre sale del Cinema Adriano di Roma, volto a ripercorrerne l’esistenza, i primi passi nella rivista e l’affermazione a livello nazionale e internazionale.

Orario di apertura: dal lunedì al giovedì ore 9.30 – 18.30; venerdì, sabato e domenica ore 9.30 – 19.30. L’ingresso, gratuito, è consentito fino a 45 minuti prima dell’orario di chiusura.
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Mamma mia, che impressione!

Mamma mia, che impressione!

Volendo ricordare, a grandi linee, nei tratti essenziali, la figura di Alberto Sordi, la sua acuta e spietata osservazione dei tipi umani e delle loro quotidiane miserie, con più di un tocco cinico, ebbe inizio alla radio, dove nel 1948 era divenuto titolare ed autore della trasmissione Vi parla Alberto Sordi (vinse la Maschera d’argento come miglior attore radiofonico nel ’49 e nel ’50). Fece esordire, fra gli altri, un personaggio a lui congeniale, avendo frequentato da giovane gli ambienti dell’ Azione Cattolica, il compagnuccio della parrocchietta, perbenista e dal caratteristico tono di voce petulante: Vittorio De Sica si entusiasmò nell’ascoltarlo e propose a Sordi di produrre insieme un film che lo vedesse come protagonista, Mamma mia, che impressione! (regia di Alberto Savarese), anche se per ottenere il grande successo di pubblico occorrerà attendere I vitelloni (‘53, Federico Fellini; ricorderete certo l’ormai famoso gesto dell’ombrello … Lavoratori!).

Un americano a Roma

Un americano a Roma

Un film dove Sordi sfrutta al meglio, forse con modalità più spontanee che concrete, la sua innata capacità di individuare determinati aspetti della società, farli propri ed esasperarli, trasferendoli in vari personaggi, è certo Un americano a Roma (’54, Steno), nelle vesti di Nando Mericoni:t-shirt, jeans a tubo, cinturone di cuoio borchiato, bracciale di eguale fattura e, immancabile, il cappellino da baseball (per non parlare dell’arredo della sua camera, gagliardetti, poster, un boccione dell’acqua “come quelli degli uffici della Quinta Strada”) e, soprattutto, una logorroica cantilena che mescola inglese, spesso con vocaboli inventati o mutuati, storpiandoli, dall’italiano, romanesco e altri dialetti, con esiti esilaranti. Tra le scene ormai leggendarie certamente quella della cena ‘mericana (marmellata, yogurt, mostarda, latte…), per poi passare all’assalto del piatto di maccheroni lasciatogli pronto da mami e attaccarsi al fiasco di vino, sino ad un attimo prima disprezzati come “roba da carrettieri”.

Vittorio Gassman e Sordi ne "La Grande Guerra"

Vittorio Gassman e Sordi ne “La Grande Guerra”

Ma sono indimenticabili anche i personaggi dove Sordi riesce ad unire il comico al tragico, l’Oreste “eroe vigliacco” de La Grande Guerra (’59, Mario Monicelli), memorabile duetto con Vittorio Gassman, o, tra i miei preferiti, il Silvio Magnozzi di Una vita difficile (’61, Dino Risi). Qui i toni si fanno soffusamente amari e dolenti, l’umorismo grottesco, alternando momenti di poesia (l’incontro con un pastore, all’alba, ubriaco, dopo un litigio con la moglie Elena, la splendida Lea Massari) e altri di grande cinema (la cena dei monarchici, gli sputi e le ingiurie sulla strada di Viareggio rivolti alle auto di passaggio) e la sua psicologia si evolve man mano acquisendo una lucidità di pensiero ed un’autorità morale esemplari.

Sordi e Lea Massari, "Una vita difficile"

Sordi e Lea Massari, “Una vita difficile”

Il culmine di tutto ciò arriverà nella lunga sequenza finale, sino al sonoro schiaffone dato da Silvio a Bracci (interpretato da Claudio Gora, figura tristemente “profetica” d’imprenditore “tuttofare”, emblema del malaffare legalizzato), allegoria di quell’ Italia che sarebbe potuta essere e non è stata, con ormai poche persone rimaste a rappresentare determinati ideali, condannati ad una vita certo difficile, ma dignitosa, lontano dai miasmi del disfacimento morale. Un paese, che, passando sopra tanti altri titoli, sarà infine rappresentato da una borghesia piccola piccola, la quale, più che lottare per un’evoluzione o un riscatto sociale nel rispetto dei valori fondanti, opterà per la prosecuzione dello status quo con tutti i mezzi possibili, dalla “classica” raccomandazione in poi, dimenticando qualsivoglia eticità e all’insegna di un profondo egoismo.

Ricordando il Moretti/Michele Apicella di Ecce Bombo, sì, ce lo meritiamo Alberto Sordi, tra alti e bassi e qualche inevitabile passo falso lungo il cammino, ha saputo rappresentare, specie quando diretto da grandi registi, la nostra beata involuzione, democrazia sulla Carta, furberie del quartierino nella pratica quotidiana.

Ricordando Leopoldo Trieste

Leopoldo Trieste

Leopoldo Trieste

Leopoldo Trieste (Reggio Calabria, 03/05/1917; Roma 25/01/2003) merita di essere ricordato, a quasi dieci anni dalla sua scomparsa, nella sua complessità di intellettuale ed artista completo, dalle mille sfaccettature, che ha saputo spaziare dal tragico al comico; nasce come drammaturgo, autore di testi teatrali e sceneggiature cinematografiche (Preludio d’amore, ’46, Giovanni Paolucci; Il cielo è rosso, ‘50 e Febbre di vivere, ’53, Claudio Gora; I fuorilegge, ’51, Aldo Vergano), prosegue nel suo percorso professionale come “attore per caso”, adattando il suo estro culturale e dando vita ad un particolare binomio vita-scena che si fortifica e si caratterizza negli anni:una timidezza, una ritrosia nel proporsi certamente insolita nel mondo dello spettacolo in genere; la notevole presenza scenica conviveva infatti con una camaleontica attitudine al mimetismo, quasi a volersi scusare di trovarsi davanti alla macchina da presa, connotando elegantemente il tutto con fine ironia e pacato umorismo, dando vita a dei personaggi secondari, i classici “non protagonisti” assolutamente indimenticabili nella loro caratterizzazione, assecondando ora i toni malinconici, ora quelli più grotteschi, anche con un semplice sguardo o espressione del viso.

uDopo la laurea in Lettere a Roma ed aver vinto alcuni premi letterari, Trieste si diploma, nel 1941, in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia della capitale, con il cortometraggio Vecchia Roma; ha già all’attivo alcune scritture teatrali (Una notte ai Quattro di picche, Nascere un uomo, Ulisse Moser, Il lago, Racconto d’amore, Trio a solo), ma è a partire dal ’45 che la sua produzione al riguardo assume caratteristiche inedite ed importanti con La frontiera, che viene rappresentato al Quirino di Roma, proseguendo con Cronaca (’46), primo dramma in Italia sull’Olocausto e N.N. , sulla gioventù del dopoguerra, che avrebbe ispirato Pietro Germi per il film Gioventù perduta (’48).Trieste si fa portatore del “realismo in teatro”con rappresentazioni scarne, crude, un teatro per stessa ammissione dell’autore, “squadrato coi martelli di pietra”, lo stesso stile che ritroveremo nei suoi unici due film come regista, Città di notte, ’58, e Peccato degli anni verdi, ’60.

hhChiamato da Fellini per interpretare lo sposino Ivan Cavalli ne Lo sceicco bianco, ’50, prendendo il posto di Peppino De Filippo, all’ultimo momento risultato non disponibile, delinea con la sua interpretazione uno dei primi ritratti d’italiano piccolo-borghese, tutto “vizi privati e pubbliche virtù”, perso nell’ immaginario alquanto squallido del suo sogno, ingraziarsi lo zio, “alta personalità in Vaticano”, per una rapida carriera d’impiegato comunale al paese:da qui in poi sarà un susseguirsi di brevi, salaci interpretazioni, più di 100 film, tre Nastri d’Argento come miglior attore non protagonista (’65, Sedotta e abbandonata, Pietro Germi; dove interpretava un nobile decaduto; ’85, Enrico IV, Marco Bellocchio; ’96, L’uomo delle stelle, nel ruolo di un reduce muto, di Giuseppe Tornatore, per il quale riceve anche il David di Donatello).

ggTra le altre caratterizzazioni possiamo ricordare il commediografo de I vitelloni di Fellini, intimamente ed ironicamente autobiografico, il pittore Carmelo Patanè di Divorzio all’italiana, Pietro Germi, film che gli dà la grande notorietà o, andando avanti negli anni, il Sig. Roberto nel Padrino Parte II , ’74, di Francis Ford Coppola, il prete censore munito di campanella in Nuovo Cinema Paradiso, ’88, di Tornatore, senza dimenticare, a dimostrazione dell’estrema duttilità, i lavori televisivi, dal Circolo Pickwick, ’68, a Il cane di terracotta, 2000, episodio della serie tv de Il Commissario Montalbano, ma non mi va di sminuirne la figura nell’ambito di un freddo elenco, soprattutto per non evidenziare l’avvertita mancanza di un simile personaggio a tutto tondo nell’attuale panorama cinematografico italiano e nella nostra società, dove sgomitate e sgambetti per assicurarsi i noti 15 minuti di celebrità a filo di telecamera, sono ormai divenuti più importanti di un sorriso, anche solo timidamente accennato, di un porgersi al pubblico apparentemente sommesso; Trieste è stato non protagonista sullo schermo, ma protagonista assoluto nei cuori di quanti lo hanno seguito e amato per anni. Copyright Antonio Falcone