Ricordando Anna Maria Ferrero: Totò e Carolina (1955)

Anna Maria Ferrero (Tg.com)

Ci lascia l’attrice, cinematografica e teatrale, Anna Maria Ferrero (Anna Maria Guerra all’anagrafe, Roma, 1934), morta ieri, lunedì 21 maggio, a Parigi. Si era ritirata dalle scene nel 1964, una volta sposatasi con l’attore Jean Sorel e dopo aver interpretato vari film, drammatici e commedie, dove la naturale dolcezza, non disgiunta da una lieve nota malinconica, le permise di affinare nel tempo, arricchendola di molteplici sfumature, una determinata figura di donna, coinvolta in disavventure sentimentali e relegata spesso ai margini della società, dalle quali riusciva però a venire fuori in virtù di un candore disarmante nell’affrontare comunque la vita orgogliosamente a testa alta.

(IMDb)

Il debutto sul grande schermo della Ferrero (il nome d’arte deriva dal cognome del padrino, il musicista Willy Ferrero) avvenne nel 1950, in Il cielo è rosso, tratto dall’omonimo romanzo di Gianni Berto, a sua volta esordio registico di Claudio Gora, che la diresse anche in Febbre di vivere (1953); l’anno seguente, con Le due verità, per la regia di Antonio Leonviola, affrontò  il suo primo ruolo da protagonista, per poi recitare ne I vinti (1953), Michelangelo Antonioni, e Cronache di poveri amanti (1954), Carlo Lizzani. Intanto l’incontro con Vittorio Gassman permise all’attrice di affrontare il mondo del teatro, dove ebbe modo di dimostrare la propria ecletticità nel mutare dal registro drammatico (Amleto, 1954) a quello brillante (Irma la dolce, 1958). Altri titoli degni di nota nella filmografia della Ferrero, Totò e Carolina (1955, Mario Monicelli), I delfini (1960, Francesco Maselli), Il gobbo e L’oro di Roma (1960, 1961, entrambi diretti da Lizzani).

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Totò e Carolina, probabilmente tra i titoli meno noti della vasta filmografia di Totò, viene spesso ricordato soltanto come uno dei casi più eclatanti di censura cinematografica del nostro paese, avendo subito tanti di quei tagli e “aggiustamenti” da uscire nelle sale un anno dopo la prevista distribuzione e ridimensionato nella durata complessiva: la versione “integrale”, disponibile in dvd, è frutto di una paziente opera filologica di recupero, ad opera del critico Tatti Sanguineti in collaborazione con la Cineteca di Bologna, rispettosa del montaggio originale, come voluto da Mario Monicelli, qui alla sua prima regia autonoma dopo i trascorsi con Steno.

Arnoldo Foà e Totò (antoniodecurtis.com)

In realtà, i motivi per apprezzare l’opera sono ben altri: in primo luogo Monicelli, autore anche della sceneggiatura insieme a Rodolfo Sonego, Age e Scarpelli, su soggetto di Ennio Flaiano, inizia con mano sapientemente ferma a spargere i semi di quei succosi frutti che nasceranno in seguito, cerca di staccarsi tanto dal Neorealismo che dalla comicità propria dell’avanspettacolo e vira, con punte drammatiche, verso la sapida satira di costume, pur se al riguardo l’opera si ferma allo stadio di valido tentativo, causa una certa indecisione tra i vari stilemi che la privano di una connotazione chiaramente definita, restando ferma l’abilità del regista di offrire rlievo a personaggi, ambienti e situazioni, con accorti movimenti di macchina, delineando un iter narrativo coinvolgente e scorrevole, prestando attenzione ai dialoghi e alle interpretazioni attoriali.

Totò

In secondo luogo è l’occasione per gustare ogni sfumatura della poliedricità propria del Principe della risata, qui, come già in Guardie e ladri, 1951, attore a tutto tondo, capace con pochi gesti e sguardi di passare dal comico al tragico, conferendo toni estremamente realistici e pregni di profonda umanità all’interpretazione dell’agente di P.S. Antonio Caccavallo, vedovo con un figlio e l’anziano padre a far da “donna di casa”, il quale durante una retata a Villa Borghese esce dai ranghi d’autista, desideroso com’è di una promozione (9.000 £ in più di stipendio), ed inserisce nel gruppo delle lucciole una ragazza dall’aria assente, identificata in questura come Carolina De Vico (Anna Maria Ferrero), domestica.
Il commissario (Arnoldo Foà), appurato che Carolina ha tentato il suicidio, per paura di uno scandalo intima a Caccavallo di riportarla al suo paese, alla ricerca di parenti o di “un povero fesso” che la prenda con sé, ma lungo il tragitto da Roma a Montefalcone, imprevisti e sorprese non mancheranno…

Anna Maria Ferrero e Totò (Pianeta Totò)

Le sequenze a suo tempo eliminate ed ora visibili, insieme ad alcuni dialoghi riportati all’originalità, dal “scusate eccellenza” rivolto da un agente a qualche altolocato aprendo la portiera di un’auto durante la suddetta retata, a Bandiera Rossa intonata da un gruppo di comunisti a bordo di un camion (con Totò che durante un sorpasso urla “buttatevi a destra”…), rendono la pellicola più compiuta e caratterizzata, confermando l’estrema validità del suo assunto di base, un impietoso ritratto dell’ Italia del dopoguerra, chiaramente fastidioso per i politici dell’epoca, specie se a farsene rappresentante era un attore fortemente popolare come Totò.
E’ lui infatti, affiancato dalla brava Ferrero, che dona al personaggi di Carolina una naturale dolcezza ed una profonda malinconia di fondo, fra rassegnazione e ritrovata voglia di continuare comunque a sperare, l’attonito testimone dei cambiamenti in atto in un paese in bilico tra tradizione e modernità.

(Rare Film)

Nell’incertezza su come conciliare le suddette diverse istanze  e su quale direzione prendere definitivamente, divengono parametri di riferimento un certo bigottismo, unito alla rigidità propria dell’ordine costituito: ma se la carità cristiana dei vari pretonzoli (il curato del paese) si espleta solo all’interno di un confessionale e quella dei buoni borghesi (i prozii di Carolina) nel tenere un rosario tra le mani, e se le regole codificate trovano la loro valenza in una pedissequa applicazione, allora a prevalere saranno le leggi scritte nel cuore degli uomini, quelle della bontà d’animo e della solidarietà, le uniche che possono dare ai “poveri fessi” come Caccavallo e alle donne illuse dalla vita come Carolina una vera e profonda ragione d’esistere, all’insegna del rispetto della dignità umana e della comprensione reciproca.

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