Grazie a Renato Mollica, ideatore e Direttore Artistico dell’ Epizephiry International Film Festival, giunto quest’anno alla V edizione, che mi ha indicato tra i componenti della giuria Sezione Docufilm-Docufiction, presieduta da Guillermo Laurin, Direttore del Festival del Documentario di Reggio Calabria, ho potuto appurare, toccando con mano, cosa possa esserci dietro una kermesse cinematografica, in termini di quantità e qualità lavorativa.

Sono quindi entrato in contatto con la complessa macchina organizzativa, ho visionato insieme ad altre persone, semplici appassionati come me, giornalisti e non, addetti ai lavori, rappresentanti della cultura locale, le tante opere ammesse, provenienti praticamente da ogni parte del mondo, venendo a conoscenza di una felice realtà culturale nel troppo spesso bistrattato territorio Locrideo, nata da qualcosa a metà strada tra il sogno e la concreta intuizione, e che potrebbe dare ancora di più, anche a livello di opportunità lavorative, se solo ci fosse un po’ più d’attenzione da parte dei media e delle istituzioni, a livello meramente collaborativo, senza le consuete, fagocitanti, tecniche di appropriazione.

Venendo alla selezione delle pellicole nella sopra citata Sezione, siamo rimasti tutti piacevolmente sorpresi dalla loro qualità, dalla regia alla sceneggiatura, passando per la fotografia o il montaggio.

Certo, ogni film presentava al riguardo i suoi pregi e i suoi difetti, vi era chi aveva alle spalle determinati appoggi produttivi e chi no e lo si poteva notare nella resa complessiva, chi riusciva ad interessare, a coinvolgere, anche proponendo momenti silenti ed insistendo sulle immagini, chi, al contrario, sfruttando questa tecnica, approfittava, per così dire, dell’umana pazienza, chi optava per un’impostazione estremamente classica o alternava diverse tecniche miscelando generi e richiami cinematografici, o chi, infine, optando per la cruda sperimentazione, partiva da un accentuato solipsismo per giungere a concetti più oggettivi ed universali…

Ma alla fine bisognava sceglierne solo uno, con la possibilità di presentare una menzione speciale…

E qui ha prevalso, all’unanimità, il rispetto per il pubblico, alla fin fine giudice e fruitore, cercando d’interpretare cosa avrebbe potuto interessarlo e coinvolgerlo: Magna Istria di Cristina Mantis risulta così il vincitore, racconto del viaggio verso l’Istria di Francesca, giovane donna torinese, nipote d’esuli istriani, nel tentativo di ricomporre il libro di ricette della nonna che ha perduto, venendo a conoscenza di una realtà dolorosa, spesso ignorata, la tragedia delle foibe e di chi l’ha vissuta, confrontandosi e riconciliandosi con la propria identità.

Menzione Speciale per Terre al margine. Wasted, di Alessandra Ondeggia, ambientato in una Taranto città di fabbriche, grigia e fumosa, dove un uomo affronta l’unica certezza rimastagli, quella di essersi smarrito, con la sola possibilità identificativa fornitagli dallo scorrere della mente verso un immaginario collettivo. Di seguito, l’elenco dei premi ufficiali di EIFF 2011:

Miglior cortometraggio: Historias Menores, di Daniel Mejia (Colombia, 2010, 13’, colore)

Miglior mediometraggio: Habibi, di David Del Degan (Italia, 2010, 22’, colore)

Miglior film documentario: Magna Istria, di Cristina Mantis (Italia, 2010, 77’, colore)

Miglior film d’animazione: The Twin Girls Of Sunset Street di Marc Riba & Anna Solanas (Spagna, 2010, 13’, colore)

Premio miglior sceneggiatura: Francesco Prisco, per il cortometraggio La colpa (Italia, 2011, 12’, colore)

Premio miglior fotografia 2011: Jan J. Filip, per il cortometraggio Aneta (Italia/Rep. Ceca, 2010, 10’, colore)

Premio OfficineCalabria: In My Prison, di Alessandro Grande (cortometraggio, Italia, 2010, 7’, colore )

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Menzioni Speciali

Dulce, di Ivan Ruiz Flores (cortometraggio, Spagna, 2011, 14’, colore)

Lecon de tenebres, di Sarah Arnold (cortometraggio, Francia, 2010, 15’, colore)

Prima o poi vedrai, di Emiliano Cribari (cortometraggio, Italia, 2010, 11’, colore)

Terre al margine. Wasted, di Alessandra Ondeggia (docufilm, Italia, 2010, 12’, colore)

Dioniso Sacco e la Sacra Spina di Policastro di Masino Medaglia (docufilm, Italia, 2010, 39’, colore)

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