
Si celebra domani, sabato 25 giugno, la Giornata Mondiale dei Puffi: certo un omaggio al loro “papà”, Pierre Culliford in arte Peyo (foto), ricorrendo l’anniversario della sua nascita, con Columbia Pictures e Sony Pictures a tenere le redini di un evento mondiale, che vedrà migliaia di persone pronte a travestirsi da Puffo per cercare di superare il classico record da Guinness dei Primati, oltre 2510 Puffi a puffare per il mondo nell’arco di 24 ore, coinvolgendo le principali metropoli,ma anche un ottimo lancio (una mano lava l’altra…) per l’ormai prossima uscita nelle sale, dal 16 settembre, del nuovo film in 3D volto a narrare le gesta degli omini blu “alti su per giù due mele o poco più”, come cantava Cristina D’Avena, per la regia di Raja Gosnell, distribuzione Warner Bros.
La pellicola segue agli unici film d’animazione loro dedicati sinora apparsi sul grande schermo: Les Aventures des Schtroumpfs, ’65, Eddy Ryssack, in bianco e nero, e La Flûte à Six Schtroumpfs, ’76, Peyo e Eddie Lateste , adattamento della loro prima storia. Gli Schtroumpfs, questo il loro nome originale, nato per caso e senza alcun significato preciso, appaiono per la prima volta il 23 ottobre 1958, in una striscia a fumetti della quale Peyo era autore, su Le Journal de Spirou, Johan & Pirlouit ( per noi, John & Solfami).
I due protagonisti, rispettivamente uno scudiero e l’altro, suo caro amico, buffone del re, in viaggio alla ricerca del flauto a sei fori, dai magici poteri, chiamano in loro aiuto le buffe creature, le quali otterranno presto un certo successo, tanto da meritarsi una pubblicazione tutta loro, sempre ad opera di Peyo, in collaborazione col giornalista Yvan Delporte e sempre sul citato giornale.
Il primo di questi racconti si intitolava Les Schtroumpfs noirs (I Puffi neri); arrivarono in in Italia per la prima volta nel ‘63, sulla rivista Tipitì della casa editrice Dardo, con il nome di Strunfi, mentre dal ’64 fu Il Corriere dei Piccoli a pubblicarne le storie, mutando la denominazione nel definitivo Puffi, pare a causa dell’assonanza di quanto precedentemente adottato con “la parola che assomiglia tanto a sbronzo” (Alberto Sordi ne Il Vigile, ’60, Luigi Zampa).
I Puffi divengono poi a stelle e strisce, The Smurfs, con la serie animata prodotta da Hanna-Barbera Productions per l’emittente americana NBC a partire dal 1981 sino al ’90, trasmessa nel nostro paese inizialmente su alcuni canali locali, prima di essere acquistata dalla Fininvest, ora Mediaset, e trasmessa sulle sue reti, con varie repliche; sarà per aver letto le loro avventure ancora fanciullo sul citato Corrierino, mantenendo un ricordo indelebile dei malefici Puffi neri, ma degli abitanti del villaggio dalle case-fungo ho sempre apprezzato di più le strisce su carta, non so, forse rendevano meglio il senso del fantastico, della “bella favola”…

Altri tempi, quando la realtà virtuale era sfogliare un giornaletto, aprire a caso le pagine di un libro e…poof! la tua mente si librava tra boschi incantati o altri mondi, divenivi protagonista tra i protagonisti, una volta eri un nanetto blu, poi magari ti trovavi insieme ad Alice al di là dello specchio o a nuotare “come un pesce baleno” tra le monete insieme a Paperon de’ Paperoni, pronto ovviamente a puntarti contro la spingarda, costringendoti ad un brusco risveglio…





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