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Regista indipendente e controcorrente, Vittorio De Seta (Palermo 1923 ‒ Catanzaro 2011) ha fatto scuola. La sua opera complessa e multiforme mantiene una straordinaria attualità. Basti pensare a due nomi su tutti, Francesco Munzi e Michelangelo Frammartino, registi giovani e pluripremiati, il cui “realismo” filmico attinge alla lezione desetiana. Ne parliamo con Paolino Nappi, italianista, esperto di cinema, autore di un saggio su De Seta, L’avventura del reale (Rubbettino 2015).

Nel libro, parla di “metodo De Seta”. Che cosa intende? Mi riferisco a un modo di intendere il cinema e di conseguenza una concezione del mondo propri di questo artista, ma anche – direi – un modo di “stare” al mondo.

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