

Si è conclusa lo scorso sabato, 31 agosto, la VI Edizione del FilMuzik Arts Festival, che si è svolta a partire da martedì 27 nel Giardino di Palazzo Amaduri a Gioiosa Ionica (RC), per la direzione artistica di Alberto Gatto (nella foto di copertina, autore Roberto Stranges). La cerimonia di premiazione ha visto la Giuria conferire, nelle rispettive categorie, alle opere che elenco di seguito, un premio simbolico, inerente alle tematiche ambientali legate alla creatività, ovvero un Bonsai Tree Lego, mentre Il premio Rocco Gatto per l’arte d’impegno civile si è materializzato nella composizione Everyone is awesome, sempre opera della nota casa di produzione dei mattoncini componibili. Nel corso della serata, il vostro amichevole cinefilo di quartiere ha potuto rivolgere alcune domande agli ospiti presenti, il regista Michael S.U. Hudson, che ha presentato i due videoclip Remember Me (Marloe) e Knocked Out (Canon), il regista e direttore della fotografia Antonio Vezzari, che ha presentato il videoclip Il disertore, brano eseguito da Turè Muschio, anche lui oggetto di un’intervista, su musica di Tony Canto e testo di Pippo Kaballà, il musicista polistrumentista e cantante Kihm, ovvero Alessio Calivi, col quale mi scuso per l’errore nel declamarne il cognome, che ha messo in scena il suggestivo concerto video musicale Kihm, Cyber Eutopia: Music From A Different World Electronic Music. Le interviste sono state già trasmesse da Radio Gamma, all’interno di uno speciale del consueto programma Sunset Boulevard, curato sempre dallo scrivente. Un grazie di cuore all’interprete Tammy per la sua preziosa collaborazione.

Miglior Videoclip: Remember Me, diretto e sceneggiato da Michael S.U. Hudson. “Il videoclip della canzone di Marloe mette in scena una semplice ma suggestiva metafora su quanto l’immaginazione, la fantasia, possano essere rilevanti per un adolescente nel perseguire un determinato sogno, conducendolo, tra stupore e meraviglia, alla scoperta di un nuovo mondo, ovvero l’età adulta. È la tappa necessaria di un viaggio dove sensazioni ed emozioni provate lungo il percorso si rivelano spesso più intense di quelle avvertite nel raggiungere la meta, preservando sempre e comunque uno sguardo primigenio su quanto ci circonda”.

Miglior Film: Riffs of Revolution, scritto e diretto da Jurica Hižak. “Al suo esordio nei lungometraggi, Hižak con Riffs of Revolution ha realizzato un’opera volutamente trash nella resa visiva, evidenziandone l’esiguità del budget a disposizione. Pone in essere sullo sfondo di un futuro distopico una satira forse grezza ma comunque efficace su come la resa eversiva della musica rock possa essere sminuita nella sua genuina trasgressività se irreggimentata dalle imposizioni di una casa discografica. La validità complessiva della colonna sonora compensa qualche lungaggine della sceneggiatura ed una recitazione a volte un po’ sopra le righe”.
Miglior Documentario: i 2 aye, scritto e diretto da Richard Philpott. “Agitando ma non mescolando gli stilemi del documentario e del film sperimentale, Philpott realizza un prequel-sequel del suo lungometraggio del 2021, i eye aye, che tende a smarcarsi da ogni categorizzazione stilistica e narrativa. Lo stesso può dirsi del protagonista, l’artista Flipot, ponendo nel corso della narrazione più di un interrogativo e varie riflessioni su quale significato possa attribuirsi nella realtà odierna all’ atto creativo in sé per sé considerato, al perdurare o meno della sua portata simbolica nel corso del tempo. A volte, sembra suggerire l’autore, è preferibile essere nessuno che qualcuno, preservando la propria essenza da logiche omologanti”.
Miglior Cortometraggio: Del padre e del figlio/The Mather Song, scritto e diretto da Mauro Lamanna. “L’autore circoscrive la narrazione tra toni realistici ed onirici, visualizzando le vicende di un adolescente introverso e problematico, orfano di madre, che reagisce con altrettanta violenza alle continue angherie esternate dai compagni di scuola. Il tutto fino a quando, sostenuto dal padre, pur nell’ambito di un rapporto conflittuale, e nel ricordo delle parole materne (“occhio per occhio si diventa ciechi”, rammentando Gandhi), raggiungerà una particolare condizione esistenziale. Un percorso di crescita soffuso di una concreta spiritualità rivelerà la sua vera natura, elevandolo al di sopra della gretta quotidianità”.

Premio Rocco Gatto per l’arte d’impegno civile a Turè Muschio, interprete del brano Il disertore, su videoclip diretto da Antonio Vezzari, per la musica di Tony Canto e il testo di Kaballà. “Ispirati da Diario di un disertore di Bruno Misefari, gli autori mettono in scena la storia di Bruno, detto “Furio il disertore”, “nato all’alba di un secolo infame, scampato al terremoto del 1908” e destinato “ad immolarsi per il 15-18”. Una ballata pacifista contro ogni guerra e sopraffazione sociale intesa a mortificare la propria individualità ed umanità, che nello scorrere delle immagini rinviene ulteriore forza contenutistica”.










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