
Presentato il 21 novembre al RIFF – Festival del cinema indipendente di Roma, dopo l’anteprima mondiale al Black Film Festival di Montreal nel mese di settembre, Les filles et les garçons de mon âge, cortometraggio scritto e diretto dal regista italo canadese Giovanni Princigalli, si è rivelato alla visione come un’opera dalla felice resa visiva e contenutistica, riuscendo a visualizzare nell’ambito di un metaforico microcosmo il delicato passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, prima tappa del viaggio verso l’età adulta, inerente al quattordicenne Hector (Izak Hechavarria-Boudreault), che vive a Montreal in una cooperativa edilizia, insieme alla madre Iulia (Catalina Pop) e al patrigno Bruno (Tony Calabretta).
Mancano pochi giorni alla loro partenza per la California, dove andranno ad aprire una gelateria sulla spiaggia, ed Hector non riesce ad allontanare la tristezza nel dover dire addio a quel posto dove è nato e cresciuto, a quelle amiche e a quegli amici con cui ha condiviso nello scorrere degli anni i vari percorsi scolastici, i giochi, nonché i primi turbamenti emotivi relativi all’innamoramento. Hector infatti, che riceve una serie di attenzioni da Samira (Ines Feghouli), è innamorato di Noa (Mégane Proulx), e intenderebbe dichiararsi alla ragazzina prima di partire, nonostante lei sia già impegnata con Amir (Ryan Nikirad)…
Princigalli, coadiuvato dalla fotografia dai toni sfocati di Clementin Martin, pone in scena con sensibilità e delicatezza un racconto di formazione dalla ovattata consistenza onirica, propria di un ricordo lontano che va a materializzarsi sullo schermo, impreziosito dalle interpretazioni dei giovani protagonisti, rese con spontaneità, a partire da un certo naturale imbarazzo, evidente in particolare in Izak Hechavarria-Boudreault, esordiente e non professionista, che rende quindi piuttosto realistica la timidezza e la titubanza proprie di un ragazzino nel gestire le prime emozionalità sentimentali, il cui animo è squassato dall’altalenante susseguirsi di gioia e malinconia, destinato a costituire il campo di prova della crescita.
Interessante anche il parallelismo tra le preoccupazioni giovanili e quelle degli adulti: se Hector e la sua compagnia non esiteranno a consultare una tavola ouja per sapere, tra l’altro, se l’attività in California avrà o meno successo, Iulia si rivolgerà ad una chiaroveggente perché gli riveli attraverso la lettura dei fondi di caffè cosa riserverà il futuro a lei e alla sua famiglia, così come è di rilievo la sequenza del sogno di Hector, quando gli apparirà il padre defunto, a rivelargli come dovrà fare affidamento su se stesso per superare le difficoltà che andrà ad incontrare nel corso del nuovo cammino. Un cortometraggio intenso e toccante, realistico nel ritrarre ambienti, caratteri e situazioni, contornato dagli “affetti speciali” della sincera emozionalità e del trasporto empatico.
Già pubblicato su Lumière e i suoi fratelli-Cultura cinematografica e crossmedialità






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