
Resistere, assecondare un personale stile di vita, continuando ad esercitare un mestiere antico, quando si è altrettanto consapevoli di come il resto del mondo vada in tutt’altra direzione, spiegando le vele verso il facile profitto, anche illecito se garantito da tacite connivenze, sacrificando in un sol colpo i rapporti umani e la simbiosi con quanto ci circonda, è impresa certo mirabile di questi tempi, permeati da una modernità spesso fine a se stessa, lontana da un’evoluzione concretamente umana. Ne sa qualcosa Joseph Cardelli (Alexis Manenti), uno dei pochi rimasti ad esercitare la pastorizia nei terreni circostanti le spiagge di un paese della Corsica, anche usufruendo di qualche modernità, vedi l’impiego di un quad-bike nel condurre le greggi al pascolo. Allevando capre e producendo formaggio, Joseph, del tutto integrato nel territorio e fermo nei propri ideali, ricava quanto basta per sostentarsi.
Non è certo interessato all’offerta avanzata dallo sgherro di un boss locale, trecentomila euro per acquistare il suo terreno, non edificabile al momento, in attesa dei consueti accomodamenti. Altri pastori hanno invece venduto, ritirandosi sulle montagne, per cui il nostro rappresenta una vera e propria anomalia, come gli riferisce il tirapiedi tornato nuovamente a “contrattare” tramite la minaccia di una pistola. Ma nella colluttazione che ne seguirà sarà il malvivente a rimetterci la vita, costringendo Joseph alla fuga. Un aiuto inaspettato gli verrà dato dalla nipote Vannina (Maria Taquin), giunta da Parigi per trascorrere le vacanze estive in Corsica, che attraverso i social contribuirà a conferire consistenza e portata, anche politica, alla resistenza di cui Joseph si è reso simbolo suo malgrado, divenuto per tutti l’ultimo dei Mohicani, come il protagonista del noto romanzo di James Fenimore Cooper…

Scritto e diretto da Frédéric Farrucci, presentato alla 81ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, all’interno della sezione Orizzonti Extra, Il Mohicano trae origine da due documentari del 2017, sempre opera del regista corso ed ambientati nella terra d’origine, uno incentrato sulla figura del veterinario Marc Memmi, l’altro su quella del pastore Joseph Terrazzoni, dando voce al timore di quest’ultimo che un giorno avrebbe potuto ricevere la visita di uomini pronti ad esternargli “un’offerta che non si può rifiutare” riguardo l’acquisto del proprio terreno, da destinare ad attività inerenti la speculazione edilizia. Da tale “cosa accadrebbe se…” prende dunque avvio la narrazione filmica, servendosi di generi quali il noir e il western per dare vita ad un’opera suggestiva, incline a coniugare azione e denuncia sociale, nella cornice di una pregevole essenzialità. In virtù di ciò, il territorio corso, ottimamente reso nella sua asprezza e nelle sue contraddittorietà dalla fotografia di Jeanne Lapoirie, diviene ulteriore protagonista.
Farrucci rende l’incedere della violenza dapprima intuibile (le minacce rivolte a Joseph, l’uccisione del tirapiedi fuori campo) e poi gradualmente sempre più manifesto, scoperchiando così una sorta di vaso di Pandora nel rivelare la connivenza tra istituzioni e criminalità organizzata, ma anche fra quest’ultima e le forze dell’ordine, contrapponendo l’ancora vitale e selvaggia bellezza degli anfratti costieri all’aridità delle tante ville e strutture balneari sorte nelle adiacenze in nome di una cementificazione selvaggia. È quanto rimarcato nella bellissima sequenza che vede Joseph in fuga attraversare una spiaggia oramai teatro del “divertimentificio” d’ordinanza, mentre i boschi dell’entroterra, gli altopiani, vanno a costituire una metaforica riserva indiana, un microcosmo aduso a simboleggiare idoneo luogo di opposizione, consono al mantenimento del proprio credo, lontano dalle invasioni dello Stato o della società in genere, i cui componenti appaiono solitamente propensi ad infischiarsene delle tradizioni, se non quando possano rivelarsi utili alla bisogna, tra personale tornaconto ed affaristica convenienza.

Interessante poi come l’autore riesca a dare adito all’idea di quanto tradizione e modernità possano andare di pari passo o comunque rinvenire un punto d’incontro, usufruendo al riguardo del bel personaggio di Vannina, che attraverso X darà spazio alle proprie idee, rinvenendo condivisione e sostegno, tanto da offrire piena consistenza politica, riprendendo quanto scritto nel corso dell’articolo, a ciò che lo zio ha messo in atto. Nella congiunzione tra la premessa iniziale, le parole di un anziano del posto a rivelare come dapprima i terreni vicino al mare venissero lasciati alle figlie, in quanto privi di valore, e il finale, che vedrà Vannina continuare l’attività di Joseph, si prospetta un forte legame tra passato e presente, idoneo a condurre verso un futuro inedito.
Un avvenire che potrebbe finalmente rivelarsi idoneo a riaccogliere il nostro sentore ancestrale più misterioso e appassionante, esprimente la necessità di un legame paritario fra gli esseri umani e la Natura, all’interno di una circolarità dove andrà a stagliarsi comunque la ciclicità di eventi e situazioni. Un film da vedere, possibilmente in lingua originale, in quanto i dialoghi nella lingua del posto offrono, almeno a parere del vostro amichevole cinefilo di quartiere, un ulteriore aura di realismo, del tutto in sintonia con l’aspra naturalità di un territorio gravitante tra profanazione e bellezza incontaminata.
Immagine di copertina: Ufficio Stampa






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