Da qualche parte del Sud Italia, nella campagna baciata da un sole abbacinante, un ragazzino, Tore (Keoma Vetrano), è a caccia in compagnia del nonno (Nik Manzi), dal quale si allontana per esplorare le zone circostanti. Spinto dalla curiosità, si avvicina all’ingresso di una grotta, al cui interno rinviene il cadavere di un uomo. Trattasi di Don Oronzo, il parroco del paese, il cui corpo porta i segni conseguenti al pasto di qualche animale feroce, sembra difficile credere che un essere umano abbia potuto farne tale scempio. Potrebbe essere una creatura mostruosa proveniente dalle Terre incolte, ideale confine che non è consigliabile attraversare. Infatti da lì a poco identica fine toccherà proprio a Tore e a un coetaneo, dopo essersi avventurati avvedutamente nei pressi di quei luoghi.

Donatella Reverchon

La popolazione è convinta che quanto accaduto sia opera di una donna venuta da fuori, detta “la strega” (Donatella Reverchon), che sarà subito rinchiusa, evitando così un probabile linciaggio. Intanto giungono nel borgo un umile fraticello (Fabrizio Pugliese), “santo eremita”, accompagnato da un corpulento “cavaliere” (Fabrizio La Monica), armato di tutto punto, che promettono agli abitanti di poter fare luce su quanto accaduto ed eliminare il male che si è insinuato tra di loro…

Fabrizio Pugliese

Scritto e diretto da Mattia De Pascali, giovane regista indipendente al suo terzo lungometraggio dopo McBetter (2017) e Beyond The Omega (2019), Le terre incolte è un film la cui visione mi ha piacevolmente coinvolto, sia per la narrazione in sé, una fiaba nera che alterna suggestivamente stilemi fantasy, thriller e horror, sia per l’afflato visivo nel suo complesso, idoneo, nella combinazione tra regia e fotografia (Gerry Ciccimarra), ma anche nell’attenzione rivolta a scenografia (Walter Taurino) e costumi (Rita Marra), a far sì che alcuni paesi del Salento (Galatina e Supersano le principali location), si trasformino in un luogo immaginario, sospeso in un tempo indefinito, i cui abitanti si ritrovano a fronteggiare un ignoto che sa di morte e dolore.

L’efficace impianto narrativo di Le terre incolte credo possa suddividersi in due parti, quella iniziale, inerente al verificarsi e al ripetersi degli eventi mortali, si presenta come una sorta di ponderato prologo, idoneo a far percepire un sottile senso d’inquietudine che s’insinua gradualmente tra la popolazione, resa agli spettatori anche per il tramite della colonna sonora (Francesco De Donatis), per rinvenire poi ulteriore spinta nella raffigurazione  dei paesani che, nella mescolanza arcaica di religione, credenze popolari e superstizione, individuano nel “diverso”, la donna forestiera accusata di stregoneria, opportuno capro espiatorio.

Una volta entrati in scena i personaggi del sant’uomo e del “braccio armato del Signore”, la storia assume contorni concretamente orrorifici, con qualche virata verso un leggero splatter dal retrogusto piacevolmente artigianale ed una punta di macabra ironia, idonee ambedue a creare sgomento e turbamento, per poi virare definitivamente verso il fantastico, quando, cercando di non spoilerare più di tanto, si rivelerà provvidenziale l’intervento di tre donne, che si sono trovate ai margini del vivere sociale, per libera scelta (Selvaggia, Denise Cimino) o per atavici pregiudizi (la citata “strega” e Rosa, Paola Medici, sorella di uno degli accompagnatori del duo salvifico).

Denise Cimino

L’autore fa dunque leva su  di una resa visiva incline a suscitare emozione, raccapriccio o semplice stupore, con una messa in scena intesa a valorizzare sia le felici intuizioni espresse nella sceneggiatura, sia i mezzi a disposizione, preferendo allestire un’aura inquietante sul cui sfondo Bene e Male andranno ambiguamente ad assumere diverse sembianze, anziché puntare sull’esibizione muscolare degli effetti speciali, comunque presenti e sempre funzionali al narrato. Le terre incolte, che a breve concluderà il suo tour nelle sale e sarà disponibile su piattaforma, ha ricevuto una Menzione d’Onore al Washington Underground Film Festival ed è stato incluso tra i titoli in nomination al Los Angeles Fantasy Fest (20-21 novembre), nella categoria Miglior film horror / thriller.

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