Lo scorso 29 marzo ci ha lasciati David Riondino (Firenze, 1952), artista a tutto tondo (cantautore, attore, regista, scrittore), moderno intellettuale che nel suo versatile modo di proporsi ha mescolato con disinvoltura amenità apparente e sostanziale profondità, dando concreta attuazione a quanto da lui stesso dichiarato in una intervista, fonte Wikipedia, riguardo cosa debba intendersi per “intellettuale”: “una persona fisica, che comunica, che partecipa, che sa trasformare la sua esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, che non trasforma il sapere in potere, che ha un’idea sentimentale del comunicare ed è alla ricerca di un nuovo linguaggio“.
Ne affido il ricordo alla canzone Crepuscolo del Novecento, facente parte dell’album Racconti picareschi del 1989, forse tra le meno note, ma credo ne illustri bene la lucida visione di un secolo ormai alle spalle, animato da una vivida umanità, non ancora digitalizzata, alternando amarezza, sarcasmo, disillusione e consapevolezza concreta di quale stoffa sia fatta la vita: “Ma tu prendi il tempo buono, perché presto finirà e goditi il tempo cattivo perché non durerà”. Crepuscolo del Novecento su YouTube
Immagine di copertina: David Riondino, Andreas Carter, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons





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