(MyMovies)

La Disney-Pixar ha realizzato con Up un film praticamente perfetto, dove una volta tanto gli effetti digitali vengono usati per mettere in atto una fascinazione visiva mai fine a se stessa, che va ben oltre il semplice prodigio tecnico, con un ottima sceneggiatura (Pete Docter e Bob Peterson, anche registi), ricca di sfumature psicologiche e notevoli tocchi di poesia. Un cinegiornale in bianco e nero illustra le avventure e le fantastiche scoperte dello esploratore Muntz, a bordo del suo dirigibile: con sguardo rapito un bambino, Carl, con tanto di caschetto d’aviatore in testa, osserva estasiato, affascinato dall’intrepida figura, sognando di vivere le stesse avventure, sicuro rifugio alla sua solitudine di bimbo un po’ complessato.

Casualmente un giorno incontra Ellie, sua coetanea, anche lei cresciuta nel mito di Muntz, che così diviene il loro comune idolo e modello, anche quando viene screditato dalla comunità scientifica, che non crede alla sua scoperta di un uccello di 4 metri. Il loro sogno, anche una volta sposati, è di poter girare il mondo, arrivare sino alle Cascate del Paradiso, nel Sud America, e costruirvi lì una casetta: metteranno così da parte a poco a poco i soldi necessari per realizzare tutto ciò ( Carl è un venditore di palloncini), anche se per imprevisti vari la cifra non basterà mai, sino ad arrivare alla morte di Ellie, che lascerà tutto in sospeso.

Una vita intera raccontata in 5 minuti silenti, con la sola musica a sottolinearne i vari momenti, da quelli più lieti a quelli più tristi ( la perdita di un bambino), con toni poetici degni del miglior Chaplin: ecco ora il nostro Carl, 78enne, solo e scorbutico (le fattezze son quelle di Spencer Tracy, il carattere quello di Walter Matthau), nella sua vecchia casa ormai circondata da moderni palazzi, lottare contro la speculazione edilizia e il possibile trasferimento in una casa di riposo.

Un improvviso scatto d’orgoglio, e Carl con i suoi palloncini trasforma la casa in una specie di mongolfiera e se ne vola via, non accorgendosi però che sul portico è rimasto un boy scout cicciotto e dalle fattezze asiatiche, Ronnie, che qualche giorno prima si era offerto per una buona azione nei suoi confronti: da qui in poi si scatena la più vivida fantasia, in puro stile Disney, che nell’ “irrealtà reale” di varie situazioni fa sì che i personaggi si comportino naturalmente, come se tutto fosse credibilmente realistico.

Ogni accadimento è occasione di divertimento, tra cani parlanti per via di un misterioso collare, un uccello alto 4metri che il redivivo Muntz cerca di catturare per attuare la sua rivalsa verso la comunità scientifica e sempre con la casa trascinata da Carl sino al posto desiderato, per poi capire che in fondo è solo una casa, vi è qualcosa di più importante, come il saper fare la cosa giusta, il gusto per l’avventura, la riscoperta dei valori, vedi la profonda amicizia che si instaurerà tra lui e Ronnie dopo tante avventure.

Sembra, a volte, di non assistere ad un film, ma di interagire con Carl, elaborando le nostre ambasce così come lui elabora il proprio dolore e la sua cupa solitudine, lasciando da parte il passato, i falsi miti, riscattandoci dando possibilità ai nostri sogni e desideri più nascosti di farsi concreti, riscoprendo entusiasmo e voglia di vivere, quale che sia la nostra età.

Per circa 104 minuti restiamo letteralmente incantati e “costretti” ad entrare in contatto con la parte più intima del nostro cuore, riscoprendo quel fanciullino di pascoliana memoria, librandoci in volo come il protagonista verso quel regno della Fantasia, dove, se fosse soltanto possibile, dovremmo forse rifugiarci più spesso per riscoprire sensazioni ormai dimenticate.

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