Dedicato alla memoria dei propri genitori, il nuovo film da regista di Giovanni Veronesi (anche sceneggiatore, insieme a Ugo Chiti ed Edoardo Agnello), rappresenta un tentativo, riuscito in parte, di uscire da schemi bozzettistici per affrontare temi intimistici e di più ampio respiro. Genitori & figli:)agitare bene prima dell’uso supera il classico schema degli episodi separati per la coralità e l’interazione tra le varie storie, con tanto di voce fuori campo a fare da filo conduttore, cercando di tratteggiare un ritratto degli adolescenti al di fuori del solito clichè buono per gli spot o i contenitori televisivi pomeridiani.

Il film presenta un discreto avvio, un serrato dialogo al telefono tra Rossana (Margherita Buy) e sua madre e subito dopo una furibonda lite tra il marito Alberto (Michele Placido) e il figlio Gigio (Andrea Fachinetti), brillante studente universitario in procinto di partecipare ad un provino per “Il grande fratello”. Alberto, professore in un liceo romano, forse per conoscere, se non comprendere, quanto gli sfugge del pensiero delle nuove generazioni, assegna un tema in classe dal titolo: “Genitori e figli: istruzioni per l’uso”.

Veniamo così a conoscenza della quattordicenne Nina (Chiara Passarelli), che attraverso il suo componimento porta a galla la triste situazione familiare, i genitori (Luciana Littizzetto e Silvio Orlando) in via di separazione dopo continui litigi, e il fratellino che coltiva idee razziste sfocianti nell’odio. Nina è una ragazza timida e sensibile, capace di guardare con occhio critico sia il mondo degli adulti che quello dei suoi coetanei.

Si confida con le amiche, ma ha l’intelligenza di non seguirle sino in fondo, come quando, facendole vivere la verginità come un peso, le consigliano di partecipare ad una sorta di programma di deflorazione in serie attuato da un loro compagno cinese (“è extracomunitario, vuole farsi apprezzare”). Sarà la nonna paterna (Piera Degli Esposti), apparsa all’improvviso e dal passato “maledetto”, a dargli la giusta indicazione al riguardo, e la cui morte vedrà riunita, pur se per un breve momento, la famiglia. I litigi infatti continueranno, tanto che il film si conclude con lo scontro tra Alberto e Gigio con cui era iniziato e la voce di Nina a commentare con disincanto che ad una certa età si può anche sbagliare da soli.

Sceneggiatura vivace, con ottimi spunti degni di maggiore attenzione (il bimbo razzista), qualche compiacimento un po’ volgare (il ragazzino cinese sverginatore) e scivoloni verso la fiction televisiva, attenta, come l’anodina regia, a non fuoriuscire dai canoni della commedia di facile presa, indecise entrambe se puntare su toni emozionali, analisi sociale, con tanti, forse troppi, temi attuali, o risate estemporanee, senza riuscire a creare un valido amalgama. Per gli stessi motivi gli ottimi interpreti (Buy, Placido e la Degli Esposti in particolare) pur abili ad evidenziare comportamenti e contraddizioni proprie del mondo degli adulti, non riescono a divenire veri personaggi.

Peccato, perché l’idea di un viaggio di formazione all’interno di un atavico conflitto generazionale, con tema dominante l’incomprensione reciproca, e con un rapporto genitori-figli che non verrà mai a troncarsi del tutto, sorretto da una linea di sangue che ne garantirà sempre il riavvicinamento, qualsiasi cosa accada, era passibile di maggiore approfondimento. Provaci ancora, Veronesi.

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