Ho seguito la 67ma edizione della Mostra Cinematografica di Venezia da semplice cinefilo, attraverso il web, la tv, la lettura dei vari quotidiani e attendo di poter assistere alla proiezione di Somewhere di Sofia Coppola, già in distribuzione nelle sale, per poter esprimere un giudizio definitivo sul Leone d’Oro che le è stato attribuito, decretandola vincitrice di quest’edizione, ma concordo con quanto scritto dai critici cinematografici sulle più autorevoli testate: la scelta della Giuria presieduta da Quentin Tarantino, per quanto unanime, non è stata delle più felici, come d’altronde l’attribuzione degli altri premi.
Non è una questione di “conflitto d’interessi”, Sofia è l’ex fidanzata di Quentin e il Leone d’Argento, insieme all’ l’Osella per la sceneggiatura, sono stati assegnati ad Alex de la Iglesia per un film che ha detto di molti, nella sua validità complessiva, è parso fatto su misura ad uso e consumo dell’ autore “pulp”, piuttosto di perplessità per quale strada debba prendere il mondo della Settima Arte, sempre in bilico tra morte, resurrezione e fase intermedia da zombie, morto che cammina.
Somewhere è apparso ai più come un film gradevole, rigoroso dal punto di vista visivo, coerente con il percorso d’autore della regista, ma che non aggiunge in definitiva nulla di nuovo né in tale ambito né in quello della cinematografia in genere.
Sembra essersi definitivamente smarrita l’idea che i Festival, questo Festival, debbano avere tra i precipui scopi quello di ricercare, valorizzare, contribuire a dare una dimensione artistica a tutte quelle opere portatrici di una sana diversità, che magari si basano su una semplice idea, ma hanno la forza e il coraggio di credervi e portarla avanti con coerenza e determinazione e alle quali sono state spesso assegnati, anche in quest’edizione, i premi collaterali: forse è un’idea demodè, come sottolinea Fabio Ferzetti stamane sul Messaggero, ma sarebbe bello anche un tipo di cinema che stimolasse il pubblico, portandolo a porsi delle domande, a riflettere, non puntando semplicemente su un dialogo di facile presa e sull’ostentato glamour.
Veniamo al cinema italiano, presente alla mostra con quattro film in concorso e tante, forse troppe, proposte sparse nelle varie sezioni, che, concordo con Mereghetti del Corriere della Sera, probabilmente hanno dato un’idea troppo nazionalista e volta a sfruttare la Mostra come battage pubblicitario: la delusione di vedersi esclusi dal palmares dei premiati è palpabile, ma lo è anche la vitalità e la forza delle varie realizzazioni, in concorso e non, dalla diversa resa estetica e protesi a più di un ripensamento relativamente ai classici moduli narrativi, anche attingendo dal passato. Forse, e sottolineo forse, al di là dei premi e in attesa dei risultati del botteghino, un nuovo inizio che lascia ben sperare.
• LEONE D’ORO Sofia Coppola per Somewhere
LEONE D’ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA Álex de la Iglesia per Balada triste de trompeta
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA Jerzy Skolimowski per Essential Killing
LEONE D’ORO PER L’INSIEME DELL’OPERA Monte Hellman per Road to Nowhere
COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE Vincent Gallo per Essential Killing
COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE Ariane Labed per Attenberg
PREMIO MARCELLO MASTROIANNI A UN GIOVANE ATTORE O ATTRICE EMERGENTE Mila Kunis per Black Swan
OSELLA PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA Álex de la Iglesia per Balada triste de trompeta
OSELLA PER IL MIGLIOR CONTRIBUTO TECNICO Mikhail Krichman per Silent Souls
• PREMIO LUIGI DE LAURENTIIS PER UN’OPERA PRIMA Seren Yüce per Cogunluk
LEONE D’ORO ALLA CARRIERA John Woo
PREMIO CONTROCAMPO ITALIANO Aureliano Amadei per 20 sigarette
PREMIO CONTROCAMPO ITALIANO – MENZIONE SPECIALE Vinicio Marchioni per 20 sigarette





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