Addio a Esther Williams

Esther Williams
Esther Williams
E’ morta oggi a Beverly Hills Esther Williams (Inglewood, 1921), fra le ultime star della “Hollywood che fu”, nonché ex campionessa di nuoto, sport che le permise appunto d’eccellere nella qualità d’attrice in film musicali “acquatici” dove poteva mettere in luce il suo talento e far risaltare l’altrettanto notevole fascino, grazie a spettacolari coreografie e studiate esibizioni, come nella pellicola che le diede la notorietà, Bellezze al bagno (Bathing beauty, ’44, George Sidney), in cui interpretava un’insegnante di nuoto, ruolo che seguì ad una piccola parte in Joe il pilota (A Guy Named Joe, ’43, Victor Fleming), mentre il suo esordio risale al ’42, La doppia vita di Andy Hardy (Andy Hardy’s double life, George B. Seitz), film che vedeva protagonista Mickey Rooney.

addio-a-esther-williams-L-WnCUnIPersonalmente ricordo come fosse un sogno, forse ancora ragazzino vidi il film trasmesso in tv, una sequenza di Nebbia sulla Manica (Dangerous When Wet,’53 Charles Waters) dove Esther si esibiva, insieme a Tom e Jerry, in un simpatica danza subacquea che mi aveva particolarmente colpito, per poi apprezzarla ulteriormente una volta diventato più grandicello, perché mi è sempre stato difficile resistere al fascino di produzioni certo ingenue, ma che avevano dalla loro una splendida resa visiva (Technicolor) e, spesso, delle felici intuizioni nel coniugare sport, romanticismo ed ironia.
Tra i titoli più famosi La matadora (Fiesta, ’47) di Richard Thorpe, che diresse anche il successivo Su un’isola con te, On an Island with you, La ninfa degli antipodi (Million Dollar Mermaid,’52, Mervyn LeRoy, stessa denominazione della sua autobiografia, pubblicata nel 2000), incentrato sulla storia della nuotatrice australiana Annette Kellerman, malata di poliomelite, pellicola in cui l’attrice riuscì ad offrire un certo risvolto drammatico.

Il successo durò sino al ’55, quando iniziarono inevitabilmente a mutare i gusti del pubblico, il quale durante e dopo la guerra cercava nient’altro che intrattenimento e distrazione: dopo il flop di Annibale e la vestale (Jupiter’s Darling, George Sidney) ed aver girato altri tre film (The unguarded moment, ’56, L’uomo nell’ombra, Harry Keller; Raw wind in Eden, ’58, Vento di passioni, Richard Wilson; The big show ’61, Il grande spettacolo, James B. Clark) Esther lasciò il cinema per dedicarsi ad un’attività benefica, insegnante di nuoto per bambini ciechi, ed apparve sempre più raramente in pubblico.
Resterà sempre, come tante altre attrici e diversi attori, nel ricordo di un cinema d’altri tempi, capace d’esprimere la propria magia anche in un numero di danza subacqueo insieme ad un gatto e un topo e di far sognare una vita diversa tra tuffi, sorrisi smaglianti e immaginifiche coreografie.


4 risposte a "Addio a Esther Williams"

  1. Fu mia madre a far conoscere a noi figlie il mito di Esther Williams. A me è rimasta così impressa che non perdo mai una gara di nuoto sincronizzato (quando per miracolo, le mandano in chiaro), anche se il moderno sincro ha poco a che vedere con la morbidezza fastosa degli spettacoli dei film di Esther.
    Ricordo la scena finale di “Nebbia sulla manica”, in cui c’era questa canzonetta e delle scene quasi fumettistiche, con una comicità semplice ed evidente, che non s’è più vista da un sacco di tempo.

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    1. Film semplici e diretti, come tu giustamente hai evidenziato, in linea con i tempi e i gusti del pubblico, cui venivano offerti svago ed intrattenimento sempre di qualità, tra scenografie curate e colori accesi.
      Rivederli oggi fa quasi tenerezza, ma non si può che restare ammirati di fronte a certe coreografie e alle splendide esibizioni di Esther.

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  2. Ciao Antonio
    faccio pubblica ammenda di non aver mai visto un film di Esther Williams. Soltanto frammenti di film e poco altro, insomma la conoscevo ma di quelle conoscenze mai approfondite. Pensavo poi che non fosse più fra noi, il 2013 e gli anni quaranta sono lontani secoli.
    Mio padre me la citava spesso con una punta di malinconia, in ricordo di tempi difficili (c’era la guerra) ma forse più genuini.
    Fabrizio

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    1. Ciao Fabrizio, beh, nulla di grave, se ne hai voglia puoi sempre rimediare, io nel mio piccolo qualche visione te la consiglio, per riscoprire appunto quel fascino semplice e genuino che un tempo era proprio di un certo cinema, pur nella costruzione millimetrica di coreografie e scenografie. Storie semplici, ma sempre capaci di suscitare un po’ di buonumore. Io dopo certe visioni cinematografiche guardando i film “del tempo che fu” mi depuro…
      Cari saluti,
      Antonio

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