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Roma, giorni nostri. Michele Cortese (Antonio Albanese), lodigiano di nascita, è maestro elementare alla Scuola Alberto Moravia. Quarant’anni dedicati all’insegnamento, con ripercussioni sulla vita privata (due matrimoni falliti), hanno mano a mano intaccato il suo fervido idealismo e quella resistenza esternata, ad esempio, nei confronti di alunni che minacciano l’intervento paterno ove si fosse obbligati a consegnare il cellulare durante le lezioni.

Ecco perché ha chiesto l’assegnazione provvisoria ad un istituto di un piccolo paese abruzzese, Rupe, che il nostro ha idealizzato come qualcosa di ancora incontaminato, dove poter esternare il proprio credo educativo, nel nome di una salvifica cultura.

Ma una volta che la domanda sarà accettata e  Michele si recherà sul posto, la realtà gli presenterà presto il conto: una natura non così idilliaca, tra gelo ed incessanti nevicate, con rischio d’isolamento, l’Istituto Cesidio Gentile detto Jurico (poeta pastore), che ha quale determinata preside Agnese (Virginia Raffaele), prevede al suo interno un’unica pluriclasse, composta da bambini e bambine dai sette ai dieci anni, ed è a rischio chiusura ove non vi saranno almeno altre quattro iscrizioni per il prossimo anno.

Un evento d’altronde già verificatosi anni addietro nel vicino comune di Sperone ed auspicato poi dal preside dell’Istituto di Castelromito, dal quale il plesso di Rupe dipende amministrativamente, così da incrementare la propria rete di centri commerciali. Per Michele, una volta immedesimatosi nella realtà locale e con l’alleanza di Agnese e della comunità tutta, sarà l’inizio di una dura battaglia…

Diretto da Riccardo Milani, anche autore della sceneggiatura insieme a Michele Astori, Un mondo a parte ne rappresenta la prosecuzione di una personale visione dell’italica commedia, in guisa di “favola gentile”, che riesce comunque a volgere uno sguardo, acuto e puntuale, sulla realtà, preferendo, personale sensazione, alla satira cinica e amara una ben dosata combinazione, “agitata non mescolata”, tra ironia e disamina sociale.

Può inoltre contare sull’ormai consueto apporto attoriale di Antonio Albanese, sobrio, misurato, perfetto nel ruolo del maestro che vede le proprie teorizzazioni scontrarsi con le problematiche proprie del quotidiano, nella necessità di adattarvi la propria astratta purezza, resa quest’ultima anche per il tramite di una naturale mimica dello sguardo. Splendida poi Virginia Raffaele, la combattiva preside che lotta alternando disillusione e fiera risolutezza, consapevole di come gli insegnanti “siano ormai divenuti la nuova classe operaia”, tanto da avallare una sorta di spontaneo caporalato per assicurarsi qualche supplenza.

Ottimo caratterista Sergio Saltarelli nei panni di Nunzio, collaboratore scolastico (“sa fare di tutto, se lo chiami bidello non si offende”, dice Agnese a Michele), così come risulta valido l’apporto realista offerto dagli abitanti di Opi (Rupe nell’immaginario filmico) e di altri paesi gravitanti intorno al Parco Nazionale d’Abruzzo (tra gli altri, Pescasseroli e Avezzano). Genuina l’espressività di bambini e bambine, fortunatamente distante da moine e ammiccamenti.

Per quanto abbia avvertito nel corso della visione qualche cedimento narrativo, in particolar modo tra la parte centrale e quella finale, forse dovuto al voler mettere troppa carne al fuoco, congiunto ad una certa didascalicità drammatica (le difficoltà di una ragazza relative alla difficoltà di esprimere la propria identità sessuale e il suo tentativo di suicidio, con rincorsa dell’intera comunità per impedirlo visualizzata al ralenti e contornata da musica “a palla”), Un mondo a parte a mio avviso riesce a centrare il bersaglio nel mettere a fuoco determinati problemi calati nel reale, a partire dallo spopolamento dei piccoli centri, con poche persone rimaste a cimentarsi nell’ attuare quel “diritto alla restanza” teorizzato da Vito Teti, l’ostinazione a non lasciare il proprio paese d’origine, ponendo in essere quanto necessario perché qui possa realizzarsi ciò che si desidera a livello umano e lavorativo (il bel personaggio del giovane Duilio Antonucci, determinato a coltivare la terra, che si contrappone alle aspirazioni da youtuber dei teneri virgulti).

Uno spopolamento dovuto anche al calo delle nascite, cui si collega a catena la chiusura delle scuole, rendendo ulteriormente instabile l’idea dell’istruzione, della cultura in genere, quali congrue barriere difensive contro qualsivoglia stortura sociale. Ulteriore corollario, in veste di concreta forza propulsiva, una ritrovata idea di comunità, che consideri le esigenze di tutti pur nella diversità di vedute ed intenti, superando quindi i confini limitanti della politica e dell’ideologia. Il “mondo a parte” sarà allora quello che andrà a costituirsi, necessariamente e doverosamente, quale “alternativa resistente” a quanto posto in essere da un progresso non sempre evolutivo, spesso trincerato dietro una spessa e confusa coltre burocratica, orfano di una tutela della diversità in veste di fondante arricchimento.

Solo così si potrà realizzare, e tutelare, la propria più intima essenza, finalmente rivestita di una naturale umanità. Un film quindi, andando a concludere, che probabilmente molti liquideranno come “leggero”, dimenticando però quanto tale caratteristica sia diversa dall’inconsistenza, anche nella considerazione di come Milani riesca a coniugare efficacemente  riflessione e “sano” intrattenimento, andando incontro al pubblico senza cedere alla sguaiataggine e prestando una certa attenzione alla compostezza contenutistica e visuale, mantenendosi quindi distante, chiudendo un occhio sulle citate semplificazioni, dalla consueta e standardizzata confezione “pronto cuoci”.

3 risposte a “Un mondo a parte”

  1. […] della mia libertà (Rosario Errico), Orlando (Daniele Vicari), Eravamo bambini (Marco Martani) e Un mondo a parte, di Riccardo Milani. L’obiettivo è accendere nuovi riflettori sull’entroterra italiano, […]

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  2. […] lo scorso anno con Grazie ragazzi, ha vinto il premio per il Miglior Lungometraggio grazie al film Un mondo a parte. Riguardo invece il premio Migliori Cortometraggi  vi è stato un ex aequo tra Il giovane Silone […]

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  3. […] Un mondo a parte di Riccardo Milani ha conseguito il Nastro per la Migliore Commedia, mentre Migliori Attrici sono risultate Micaela Ramazzotti, protagonista del suo stesso film d’esordio, Felicità, e Isabella Rossellini per la prova da non protagonista nel film di Alice Rohrwacher La chimera. Per le prove recitative nella commedia, ex aequo tra Virginia Raffaele, protagonista di Un mondo a parte e Pilar Fogliati, per Romeo è Giulietta, film che vede premiato anche il protagonista maschile, Maurizio Lombardi. A Finalmente l’alba di Saverio Costanzo, con un cast tecnico soprattutto internazionale (quindi poco candidabile nelle cinquine in base al regolamento) sono andati i Nastri per la scenografia di Laura Pozzaglio e i costumi di Antonella Cannarozzi. […]

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